Tom Coraghessan Boyle.

Gli amici degli animali.

Parte 2.

Titolo originale: WHEN THE KILLING'S DONE.
Traduzione dall'inglese di: ANDREA BUZZI.
2014 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 978-88-07-03116-8.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 9.
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Sus scrofa.
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Alma si sveglia dopo sogni di spossatezza - il suo io onirico
talmente sfinito che non riesce nemmeno a pensare, le
gambe di pietra, le braccia di piombo, le mani cos deboli
che ce la fa s e no a tirare indietro le coperte e infilarsi nel
letto - allo spuntare della prima luce incerta - che gioca sul
soffitto sopra di lei, non del tutto pronta a invaderlo, gli alberi
ancora scuri fuori dalla finestra aperta -, macilenta, esitante.
Dalla parte del mare arriva uno sciacquio sommesso e
continuo, indistinguibile dal brusio dell'autostrada che sussurra
alla parete dietro di lei, rotto soltanto dal lontano grido
solitario di un uccello sospeso sopra le onde. Rimane l sdraiata,
a riconciliarsi con il mondo, inchiodata dalla sensazione
che ci sia qualcosa che non va, finch pian piano si accorge
di un forte aroma penetrante che si fa strada dall'ingresso,
viene su dalle scale, si insinua sotto la fessura della porta e la
riporta bruscamente alla sua infanzia: il bacon che sfrigola in
padella, esalando effluvi di sali e nitrati e tutto il suo contenuto
di grassi animali.
Le ci vuole un momento per capire: questa  la sua infanzia.
Per quanto improbabile possa sembrare, soprattutto in
una casa di vegetariani alle - strizza gli occhi verso la sveglia
digitale - sei e trentadue del mattino, una figura genitoriale
sfaccenda in cucina, fruga tra pentole e tegami, prepara la
macchina del caff e il tostapane, dispone sul fondo di una
padella antiaderente senza coperchio fettine di carne di maiale
affumicata seguendo un disegno a croce. Ci saranno
schizzi di grasso su tutta la cucina, sul pavimento, sulla teiera,
e l'odore di carne bruciata, come la puzza del fumo di
sigarette in un locale per non fumatori, ristagna negli angoli,
nel tappeto, nelle pieghe delle tende, per settimane, forse
mesi. E gi arrabbiata ancora prima di buttare indietro le
coperte e posare i piedi per terra - anzi, non arrabbiata, perch
dopo tutto  sua madre, arrivata senza preavviso insieme
al patrigno la sera prima all'ora di cena - ma scombussolata
nei suoi ritmi. Contrariata. Agitata. O forse... ma che importa?
I fatti sono questi: Tim  sull'isola, in cucina c' sua madre,
e lei ha un appuntamento a Ventura alle sette e quarantacinque
per colazione.
Katherine Kat Boyd - dopo la morte del marito aveva
rinunciato al nome Takesue e risposandosi aveva scelto di
conservare il cognome da nubile, perch quello era e cos le
stava bene -, cinquantanove anni,  piccola, tozza, afflitta da
un diabete insorto in et adulta e da una crescente dipendenza
da vodka e tonica light. I capelli color pesca sono tagliati
alla paggetto, il che la fa sembrare pi giovane di quello che
 - o in ogni caso la prendono per una sui cinquanta, cinquantacinque
- e preferibilmente indossa blue jeans e maglietta,
l'uniforme della sua generazione. Ha insegnato alle
classi terze della Coeur d'Alene Elementary di Venice per
ventidue anni, ora  in pensione a Scottsdale. Ha un'antipatia
per l'oceano, una paura e un'avversione che rasentano
l'odio, e di nebbia ne ha avuto a sufficienza. Al momento, ha
dentro tanta di quell'energia che non sa cosa farsene, e quindi
cucina. Alma il bacon non lo toccher (non mangia pi
carne da quando in seconda media si  convertita al vegetarismo
sotto l'influenza della sua migliore amica, una ragazzina
indiana con entrambi i genitori medici che per tutte le
medie aveva seguitato a farsi un puntino rosso di casta sulla
fronte) ma Ed s. E magari anche lei un pochino.
Sebbene in realt non ne sia consapevole, in qualche modo
sta rivendicando il proprio diritto sul territorio, e in effetti
perch mai dovrebbe sentirsi un'estranea nella cucina della
casa di sua figlia? Ha riordinato le tazze sui ganci sotto la
credenza, girandole con la faccia in fuori, ha avviato la lavastoviglie,
ha passato lo straccio sul pavimento di piastrelle e
poi l'ha passato una seconda volta per eliminare le strisce, e
ha sintonizzato la radio su una stazione sulla quale pu canticchiare.
Al momento c' Cat Stevens, il paladino dei musulmani,
che canta Peace Tram, prima c'erano i Carpenters e
prima ancora quelli che avevano fatto Up Up and Away in
My Beautiful Balloon. Il bacon soffrigge e sfrigola che  un
piacere. Lo punzecchia con la forchetta, poi lo toglie fettina
dopo fettina per asciugarlo su un pezzo di carta da cucina.
Abbassa il fuoco sotto la padella, aggiunge pomodori, peperoni
e cipolla per preparare huevos rancheros, e una volta che
le uova si saranno solidificate vi aggiunger una generosa innaffiata
di tabasco. Poi, quando Alma sar andata al lavoro e
Ed si sar installato davanti alla TV con le sue uova al bacon e
il suo Bloody Mary mattutino, scalder il forno e romper le
uova per la pastafrolla.
Al piano di sopra, Alma si sfila la camicia da notte ed
entra nella doccia. Per un momento il vapore si alza intorno
a lei, ma la doccia non  mai abbastanza calda, il boiler ha
qualche problema, e a un tratto, improvvisamente, diventa
fredda. Ritraendosi dal getto gelido, uno choc elettrico, pelle
d'oca all'istante, urta con il gomito contro la maniglia di alluminio
della porta della doccia e si lascia sfuggire un'imprecazione
smozzicata che rimbomba. Dev'essere sua madre
che sta usando l'acqua calda per riempire la teiera, oppure
(Dio non voglia) ha acceso la lavastoviglie, nel qual caso il
resto della doccia sar un esercizio di masochismo, i piedi
freddi sulle piastrelle, gli schizzi degli spruzzi ghiacciati sulle
caviglie... Sta per picchiare un colpo sul muro e darle un
grido quando improvvisamente torna l'acqua calda e lei mette
la testa sotto il getto, girandosi velocemente per distribuire
il calore. Sebbene la doccia l'aiuti a pensare - probabilmente
c'entra l'effetto rilassante dell'acqua corrente e i pori
che si aprono - si mantiene rigorosamente nel limite dei cinque
minuti, controllando il tempo con l'orologio subacqueo
che Tim le ha regalato l'anno scorso per il compleanno. Basta
appena per farsi lo shampoo, sciacquare i capelli, mettere
il balsamo, sciacquare di nuovo e pettinarli con lo spray per
capelli ricci, soprattutto quando l'acqua diventa gelida per
quindici secondi, ma non vuole sprecare acqua, considerata
l'attuale, eterna siccit causata dal disboscamento, dal riscaldamento
globale e dalla domanda che aumenta esponenzialmente
di giorno in giorno perch le imprese edili devono
fare profitti e costruiscono continuamente nuovi condomini.
Senso di colpa,  ci che caratterizza i suoi consumi. Senso di
colpa per il fatto di essere viva, di aver bisogno di cose, di
usare risorse, aprendo il rubinetto o accendendo il fuoco sotto
il fornello.
La lancetta dei minuti avanza, i secondi ticchettano, e lei
si sciacqua per la seconda volta e chiude i due rubinetti con
nove secondi di anticipo. Rabbrividendo, si strofina energicamente
con l'asciugamani, poi si passa il rasoio elettrico di
Tim sulle gambe e prende un asciugamani per arrotolarlo sui
capelli. Intanto, avvolta dal vapore e dagli stucchevoli profumi
che i produttori riescono comunque a mettere nei loro
preparati per la cura dei capelli che le etichette dichiarano
neutri, sente l'odore di carne bruciata, ma perch mai affumicano
il bacon? Non bastano sale e sostanze cancerogene?
Dietro il vetro appannato della porta del bagno, le giunge
debolmente la voce della madre che, in cucina, canta accompagnando
brani orecchiabili.
La sera prima, proprio mentre si stava sedendo a cenare
con un film che aveva preso al videonoleggio tornando a casa
dal lavoro (poca roba, verdure saltate e riso integrale, Madame
Bovary nella versione originale di Jean Renoir), avevano
suonato il campanello. Aveva messo in pausa nel momento in
cui Emma, seno prosperoso e spalle larghe, la boccuccia arricciata
e le sopracciglia disegnate secondo la moda degli anni
trenta, stava arrivando dal medico di campagna in una
bucolica fattoria fra i muggiti delle vacche e un gruppetto di
maialini che tiravano attaccati alle mammelle, pensando che
fosse qualche venditore, salvo aprire la porta e trovarsi davanti
sua madre e il patrigno scavato dall'alcol, entrambi con
le braccia ingombre di sacchetti della spesa. Sua madre aveva
insistito per mettersi a cucinare (Stiamo morendo di fame
tutti e due, sai che detesto mangiare per strada) e dieci
minuti dopo erano tutti e tre in piedi nella piccola cucina, lei
con un sak e ghiaccio e sua madre e Ed con due bicchieroni
di vodka appena allungata con uno schizzo di tonica e una
scorzetta di limone sottile come un foglio di carta, mentre
sua madre rimescolava un improvvisato sugo per gli spaghetti:
Vegetariano per te, tesoro, melanzane, peperoni e funghi,
con un po' di salsiccia di tacchino a parte per tuo padre.
Cio, voglio dire per Ed.
Solamente quando furono seduti al tavolo della sala con
cucina a vista e dopo che era stato servito il terzo giro di
aperitivi, le verdure saltate e il riso in un contenitore riposto
in fondo al frigo per occasioni future e la pasta fumante nei
piatti, sua madre si interrog ad alta voce su dove fosse Tim.
Ha fatto tardi al lavoro o che? Chin la testa sul piatto di
spaghetti e fece un cenno verso di lei con il bicchiere, facendo
tintinnare leggermente i cubetti di ghiaccio. Tutto a posto
fra voi?
S, disse Alma, con la sensazione di eludere la verit
almeno nella sostanza, sebbene non lo stesse affatto facendo
e anzi lei e Tim erano in armonia come non mai, anche di
pi. Va bene. Questa settimana  sull'isola.
Il patrigno - capelli bianchi, problemi alle anche, sei anni
pi di sua madre che per sembravano il doppio - prese una
forchettata di pasta al sugo rosso, poi la mise gi e chiese:
Come procede quella faccenda? Bene?.
Lei rispose automaticamente, sapendo di avere gli occhi
della madre puntati addosso. S, certo, naturalmente. Mai
andata meglio.
Hai visto quell'articolo che ti ho mandato? Quello del
Sun? Sua madre le si avvicin con aria confidenziale; non
aveva ancora toccato il suo piatto, perch lei era cos, parlare,
bere, parlare ancora e intanto la pietanza si raffreddava.
La salsiccia che aveva disposto lungo il bordo interno del
piatto era stata accuratamente tagliata in sei o sette pezzetti,
nessuno dei quali aveva tuttavia ancora intrapreso il viaggio
dal piatto alla bocca.
Improvvisamente, il vuoto nella testa. Articolo? Che articolo?
Quello sulle proteste. Nella foto c'era il vostro palazzo e
si vedeva la finestra del tuo ufficio al secondo piano, e davanti
gente, come si dice, che picchettava con i cartelli. La madre
lanci un'occhiata a Ed, poi torn a guardarla. Si citava
il tuo nome tre volte, o quattro... Erano quattro, Ed?
Ed fece un vago cenno di assenso. Stava pensando a
tutt'altro; la domanda (Come procede quella faccenda?) soltanto
un tentativo di mostrarsi socievole. Era l'insegnante di
educazione fisica nella scuola di Alma e si erano sposati solo
dopo che lei si era laureata. La conosceva appena, e conosceva
Tim ancora pi marginalmente: si erano incontrati una
volta, o forse due, in uno dei rari viaggi sulla costa insieme
a sua madre. Gli piaceva lo sport. Gli piaceva parlare di
questa squadra o quell'altra, le percentuali di battuta del
tizio, che i Diamondback avevano bisogno di un lanciatore.
Di uccelli,
ecologia, della conservazione delle isole, delle isole stesse,
non sapeva praticamente nulla e quel poco che sapeva era
vago e irrilevante, come quello che stava succedendo nella ex
Iugoslavia o fra i Dayak del Borneo. Ma lei non lo biasimava.
Era come tanti, viveva in un mondo di aziende, affari, TV,
oblio.
Il tono di sua madre era difensivo. Ho sottolineato il tuo
nome. In blu. La matita blu che uso per le parole crociate,
me lo ricordo benissimo. E non dirmi che non te l'ho mandato,
non sono ancora cos svampita.
Me l'hai mandato, mamma, grazie, dev'essere in giro da
qualche parte, probabilmente in ufficio... Cerco di tenere un
fascicolo per ogni progetto, reazioni dell'opinione pubblica
e via dicendo, come documentazione. Non che interessi a
qualcuno.
Si sent invadere da una familiare sensazione di paura,
l'impressione che la situazione fosse fuori controllo, che ci
fosse qualcosa di preciso da portare a termine, qualcosa che
avrebbe risolto tutto quanto, che per non riusciva a individuare
o a ricordare esattamente cosa fosse. Fatto sta che la
AP aveva pubblicato la storia della protesta davanti agli uffici
del Park Service e tutti i gruppi per i diritti degli animali
del paese erano saltati su quel treno. Dave Lajoy (erano passati
ormai due anni dal suo proscioglimento pubblico, ma lui
ancora ostentava il trionfo come un petto carico di medaglie)
aveva guidato la protesta, marciando alla testa del manipolo
di trenta o quaranta manifestanti che scandivano i loro slogan,
in buona parte studenti del City College e della University
of California, Santa Barbara. La cosa andava avanti da
un mese e lei aveva preso l'abitudine di parcheggiare la macchina
dall'altra parte della marina, nella zona dei ristoranti e
dei negozi per turisti, per evitare l'assalto quando entrava nel
parcheggio dell'ufficio con la Prius di Tim.
Al mattino doveva vedersi con Frazier Carter, della Island
Healers, Annabelle Yuell, sua omologa del Nature Conservancy,
e Freeman proprio in uno di quei ristoranti (il Docksider),
per evitare i dimostranti e poter discutere in santa pace
i passi successivi della Fase tre del progetto di eradicazione
dei maiali. Davanti a un'omelette. Latte macchiato. T speziato
tailandese super zuccherato. E una vista che spaziava
oltre gli alberi delle barche verso il punto in cui il canale si
apriva dipanandosi fino ai piedi dell'isola di Santa Cruz, dove
Tim non era impegnato in operazioni di inanellamento
delle uriette, o di conta o controllo dei nidi, ma nella cattura
delle aquile, aquile reali, che poi sarebbero state trasferite
sulla costa.
Sua madre stava dicendo qualcosa, e fu come se si fosse
svegliata in quel momento. Scusa, mamma. Grazie, lo dico
sinceramente. Grazie che pensi a me. Solo che tutta questa
faccenda, questo progetto,  complicato, ecco. E io non... Lo
so che dovrei chiamarti pi spesso, ma...
La forchetta cal sul piatto e sua madre abbass gli occhi,
avvolgendo i lunghi fili di pasta sui rebbi con l'aiuto di un
cucchiaio da minestra, poi poggi di nuovo il tutto sul bordo
del piatto. Non sto dicendo questo, osserv, voglio solo
che tu sappia che ti penso, tutto qui. Guard Ed. Anche
noi abbiamo il nostro bel daffare, sai... per tanti versi essere
in pensione  pi stressante che insegnare. Comitati, tornei
di bridge, sempre tornei. E il golf. Te l'avevo detto che Ed mi
sta insegnando a giocare a golf?
Ah, gi, disse Ed risvegliandosi alla vita per la prima
volta da quando si erano seduti, fra un po' la portiamo al
tour Pga femminile. Tua madre  davvero un talento naturale,
lo sapevi?
Sua madre sorrideva, gli occhi caldi, le fossette sulle
guance. La vodka nel bicchiere mandava riflessi argentei, come
un raro metallo purificato. Dette un lungo sguardo burroso
al marito, subito complici.
No, disse Alma scuotendo la testa da una parte all'altra
in un gesto esagerato; ora sorrideva anche lei, sollevata, o
comunque rasserenata, almeno per il momento. Non lo sapevo
proprio.
Adesso in bagno sta ripulendo lo specchio dalla condensa
cos da potersi truccare, il suono della voce della madre,
un contralto dolce e vibrato, perfezionata dagli anni passati
a cantare assieme agli alunni di terza Lean on Me, The Man
in th Mirror e The Lion Sleeps Tonight, stranamente confortante.
Si scopre a canticchiare pure lei mentre si veste. Questa
riunione, come tutte le riunioni organizzate da lei,  informale,
per cui si veste come per una qualsiasi giornata lavorativa:
una maglietta di Micah Stroud e sopra un gilet di
pile, pantaloncini di velluto a coste color marrone chiaro e
scarponcini da trekking scamosciati. Siamo alla fine di ottobre,
il sole  ormai alto, niente nebbia, ma sulla costa fa sempre
freddo, e lei il gilet (anzi, i gilet: ne ha tre, marrone, rosso
scuro e ruggine) se lo mette tutto l'anno, d'estate con una
maglietta e d'inverno con una camicia a maniche lunghe o un
pullover. Sono comodi e pratici al tempo stesso. Questa mattina
non ha in programma di andare sull'isola, e nemmeno in
settimana, ma  sempre pronta a farci una scappata da un
momento all'altro e le diverse tasche e scomparti del gilet
sono l'ideale per tenerci la crema solare, il burro di cacao,
il coltellino svizzero, la bussola, le mappe, la bottiglia d'acqua
e via dicendo. Alla fine, toglie l'asciugamani dai capelli, si
pettina e scende le scale seguendo l'odore di bacon dove trova
sua madre con Ed, e la cucina in uno stato disastroso.
Sua madre, straordinariamente dinamica considerata la
notevole quantit di vodka ingurgitata la sera prima fra la
cena e il letto, le cinguetta un allegro buongiorno. Caff,
tesoro? le chiede, indicando il contenitore di Pirex a mo' di
invito.
Okay, s, risponde Alma. Ma devo portarmelo dietro,
sono gi in ritardo, mettimelo in... Allunga la mano per
prendere la sua tazza preferita, quella con l'immagine del
cinghiale con le zanne esposte che le ha regalato Freeman
per scherzo, ma non la trova. A quanto pare, per qualche
insondabile ragione, sua madre ha cambiato di posto a tutto,
non solo alle tazze, ma anche al tostapane, alla caffettiera, al
microonde e pure alla radio. La pattumiera  sparita. Le foto
sul frigo sono raggruppate a casaccio. E dov' finito il calendario?
Qui per c' il caff e sua madre che glielo versa chiedendole
se ha tempo per mandar gi un boccone. No, mamma,
devo scappare, risponde lei mentre Ed, ancora snello e atletico
nonostante le anche, si aggira per la stanza con il suo
Bloody Mary mattutino per accomodarsi al tavolo dove l'aspettano
un piatto di croccante bacon e un mucchietto di
uova strapazzate, alla messicana. Giorno, dice.
Giorno, Ed. Abbozza un sorriso e lo stesso fa lui.
Ha tutto? Poggia la tazza e si palpa le tasche, poi passa
nell'altra stanza a prendere il computer, gli occhiali da sole e
il raccoglitore ad anelli, e un attimo dopo corre via in un
turbine di rimpianti. Vorrei stare con te questa mattina,
dice dirigendosi verso la porta, ma ci vedremo stasera. E,
mamma, non stare a cucinare, perch volevo portarvi in quel
ristorante di pesce, d'accordo?
Allaccia la cintura di sicurezza, mette il computer e il
bloc notes sul sedile di fianco, la tazza nell'alloggiamento, la
macchina ronza silenziosa sotto di lei. Poi esce dal vialetto e
si immette nel traffico in uscita dalla rampa della freeway, gi
bloccato allo stop in fondo all'isolato. Per entrare in direzione
sud deve curvare a sinistra all'incrocio, percorrere il
canyon di condomini per due isolati in direzione nord, quindi
prendere il cavalcavia sulla freeway e girare a destra sulla
rampa sud. Mentre svolta sulla statale precedendo una piccola
decappottabile gialla che sta andando troppo veloce,
qualcosa sfreccia da una parte all'altra della carreggiata davanti
a lei, una macchia, un'ombra, e lei inchioda provocando
la strombazzata della decappottabile; sotto la ruota posteriore
sinistra sente un urto mortale. Un attimo dopo, con
il cuore che martella nel petto, accosta mentre la decappottabile
fila via, guardando ansiosa nello specchietto retrovisore
per capire che cos'ha investito, la creatura, l'animale (uno
scoiattolo, era uno scoiattolo?) che si contorce sulla banchina
dietro di lei.
Passano altre macchine, tre o quattro, mentre la sua mano
cerca le frecce di emergenza e scende dalla macchina.
Dall'altro lato della strada, incongrua in questo quartiere di
palazzoni, c' una costruzione bianca in stile coloniale con
modanature scure, un ampio prato e un gruppetto di alberi
del paradiso che la riparano dalla freeway che corre dietro e
sotto la casa. Querce, pensa lei, devono esserci delle querce
laggi, altrimenti cosa ci fanno gli scoiattoli? Qui gli scoiattoli
sono rari, la vegetazione nativa  stata sostituita da piante
ornamentali e agrumi, e la loro nicchia  stata invasa dal
ratto dei tetti che prospera fra gli avocado, gli aranci e i nespoli
del Giappone che i costruttori hanno piantato per loro
diletto. Ma - adesso si sta avvicinando, vede i suoi occhi,
color marrone scuro, e accesi dallo choc - questo  decisamente
uno scoiattolo, uno scoiattolo grigio occidentale, Sciurus
griseus, al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Il peso della macchina gli ha spappolato le zampe posteriori
e la coda, incollandole al fondo stradale in una poltiglia
viscida di pelo, cartilagini, ossa e sangue. La testa e il collo
sono rigidi e gli arti anteriori, le minuscole zampette con i
suoi lucidi unghielli neri simili alla mina di una matita,
grattano spasmodicamente l'asfalto compatto come per liberarsi.
Cerca di mantenersi fredda: rischia di arrivare in ritardo a
una riunione che contribuir a definire la sorte di numerose
specie inserite in un ecosistema unico mentre l'animale davanti
a lei, questo sfortunato individuo,  in soprannumero
nel suo territorio. Ma quando si trova l davanti a quegli occhietti
tremanti, liquidi, insondabili, fissi nei suoi e osserva il
pelo, nero in punta, in bell'ordine, e il perfetto arco color
panna sul petto, si sente invadere dalla commozione. Un essere
perfetto e lei l'ha ucciso. O mutilato. Mutilato senza
possibilit di recupero. Ma cosa pu fare? Spostarlo nel rigagnolo
con la punta della scarpa? Avvolgerlo in qualcosa - un
giornale, il vecchio paio di pantaloncini che Tim tiene nel
bagagliaio da indossare sotto la muta subacquea - e portarlo
dal veterinario? O alla Protezione animali? O semplicemente...
porre fine alle sue sofferenze?
Fatto sta che la decisione le viene sottratta perch in quel
momento un bambino che conosce vagamente - un ragazzino
sui dodici o tredici anni che sta nei condomini di lusso
con vista sull'oceano di fronte all'albergo - arriva con il suo
skateboard ed emette un fischio sommesso. Ehi, dice passando
lo sguardo da lei allo scoiattolo agonizzante, che
schifo. L'ha investito lei?
S, risponde, ma come mai la sua voce  ridotta a un bisbiglio?
Come mai tutto a un tratto  sull'orlo delle lacrime?
Prima che possa dire un'altra parola, prima che possa
pensare, il ragazzino si fa avanti di sua iniziativa e passa con
le ruote sulla testa dell'animale facendone schizzar fuori filamenti
grigi e rosa di materia cerebrale che sembrano spaghetti.
Ha scelto il Docksider per la colazione perch  vicino
all'ufficio, ha una vista impagabile e un menu eccellente.
Frazier - della Nuova Zelanda, dove ha fondato Island Healers
e dove le specie invasive praticamente sono pi numerose
di quelle native, un vero uomo fiero della propria capacit
di cavarsela su qualsiasi terreno, con qualsiasi animale -
avrebbe senza dubbio preferito un bar senza la bench minima
pretesa, ma elevare un po' l'atmosfera non  certo un
male. In pi, nonostante l'aria rude di cui si ammanta cos
come gli aborigeni si avvolgono in una pelle per ripararsi dal
freddo della notte, lei comincia ad accorgersi che conosce il
buon vino, la nouvelle cuisine e l'Armagnac, meglio di tutte
le persone che ha incontrato nei palazzi del potere a Sacramento
o a Washington. Quanto a Freeman e Annabelle, sono
solo felici di essere fuori dall'ufficio e di avere sotto gli
occhi una tovaglia invece di un tavolino sgangherato con in
mezzo un bricco di caff e un cestino di vimini pieno di
ciambelle rafferme.
Ovviamente, le cose non vanno proprio per il verso giusto
fin dall'inizio, perch quando finalmente trova un posto
per l'auto, si scaraventa all'altro capo del parcheggio e poi
gi per le scale che portano al ristorante,  in ritardo di tredici
minuti e tutti sono seduti ad aspettarla, gi alla seconda
(la terza?) tazza di caff, che parlano senza fermarsi un attimo.
Per un istante, guardando le loro facce in attesa mentre
si affretta verso il fondo del locale, bloc notes e computer
sotto il braccio e i capelli che svolazzano dietro di lei come
un paracadute sgonfio, pensa di chiedere scusa (raccontando
il contrattempo con lo scoiattolo, il traffico sulla freeway,
i semafori, tutti rossi come se un perfido burocrate
dell'assessorato
al traffico li avesse sincronizzati seguendo la sua Prius
sullo schermo di un computer) ma le scuse sono cose da
bambini, ragazzini come quello con lo skateboard e le sue
ruote assassine che dovr spiegare a sua madre la macchia di
sangue sul tappeto, e decide di scivolare sulla sedia accanto
ad Annabelle limitandosi a mormorare: Mi dispiace.
Ma la situazione  rilassata, tutti sulla stessa lunghezza
d'onda, a lavorare per lo stesso obiettivo senza animosit,
bisticci o lotte intestine. Che importa se ad Annabelle  affidato
un territorio nove volte pi grande di quello del Park
Service? Che importa se il ranch principale, che sorge esattamente
sulla propriet del Nature Conservancy,  il gioiello
dell'isola e Alma darebbe un occhio della testa per potersi
stabilire nella vecchia casa Stanton e invece le tocca accontentarsi
dello Scorpion? E che importa se Carey Stanton,
scorticato vivo da qualche funzionario del Park Service
vent'anni fa, ha ceduto la propriet al Nature Conservancy
invece che a lei e Freeman e al popolo degli Stati Uniti d'America?
E che importa se Annabelle da Wet Bone, nell'Ida-
ho, ha insistito per acquisire una cointeressenza sulla Island
Healers, al punto che Freeman era uscito due volte dalla
stanza sbattendo la porta? Che importa? In questa storia ci
sono dentro tutti, sono tutti amici, vecchi amici ormai, e
stanno facendo colazione insieme in un locale fatto apposta
perch ognuno si senta a proprio agio e possa ascoltare quello
che ciascuno a turno riferir sui progressi della Fase prima e seconda
a quella attuale, il punto culminante dell'intera campagna: la
Fase tre, mano libera ai cacciatori, con tanto di cani, fuoristrada,
elicotteri e proiettili senza piombo, ormai arrivata al
quarto mese.
Freeman  attento alla linea. Ordina uva, cottage cheese e
caff, Nero, senza latte. Non  sovrappeso, o almeno non
per quello che lei pu vedere, ma  uno di quegli uomini che
sembrano grossi dappertutto, grosse le spalle, le braccia, i
polsi, le dita, grosse persino le unghie della mano, la testa
massiccia, il collo grosso come uno dei pali che tengono su il
molo. L'unica cosa incongrua sono i piedi, sproporzionatamente
piccoli, tanto che sembra sempre fluttuare, come un
palloncino gonfiato a elio.
Frazier (quarantasei anni e bello corpulento anche lui,
pantaloncini kaki da escursionista e camicia multitasche a
maniche corte dello stesso colore, capelli brizzolati con taglio
tattico, le gambe tranquillamente allungate sul passaggio)
ordina il Breakfast del Capitano, crepe di granchio, frutta
fresca, uova alla Benedict, pane a lievitazione naturale tostato
e saturo di burro, e contorno di patatine e cavolo in
insalata. Rovescia l'erogatore dello zucchero sulla tazza che
poi riempie fino all'orlo, met e met. E alla fine fa un sorriso
alla tavolata. Un lavoraccio inseguire maiali su e gi per
quei canyon, dice. Bisogna avere calorie da bruciare. E
magari una birra o due e un piccolissimo goccetto alla fine
della giornata.
Piccolissimo? ripete Alma sorridendogli mentre la cameriera
si libra su di loro, tutti quanti in allegria. Piccolissimo
per Frazier significa un quarto di litro, minimo, che poi 
quanto pu contenere la fiaschetta d'argento decorato. L'aveva
visto qualche volta farvi ricorso durante le camminate lungo
la linea della recinzione in cerca di tracce di maiali, e alla
sera, quando si sedevano al tavolo da picnic per cenare davanti
al ranch di Christy Beach dall'altra parte dell'isola, era capace
di farsi fuori una mezza dozzina di lattine e mai, nemmeno
per un istante, aveva notato in lui la minima alterazione. Un
quarto di litro di brandy messicano pi mezza dozzina di birre
in un organismo sudato fradicio e non un gesto impreciso,
niente parole biascicate, solo un flusso costante di chiacchiere
molto kiwi sugli argomenti pi disparati. Lei guarda la cameriera,
poi fa un cenno ad Annabelle per vedere cosa prende,
prima di dedicarsi alle crpe con fragole e crme fraiche.
Annabelle (esattamente la stessa et di Alma), capelli
biondo platino, sopracciglia trasparenti e ciglia invisibili, oggi
 vestita da ufficio, con un abito di seta blu e mezzotacco
in tinta di una tonalit inquietantemente simile al colore degli
occhi. Quanti negozi avr dovuto perlustrare per trovare
quella mise, si chiede Alma immaginandosi frotte di commesse
schierate per le consultazioni e le plurime fasi di valutazione
dei riflessi di luce sulla stoffa e la sfumatura precisa
degli occhi. Dove lo trova il tempo? Per non parlare dei soldi.
Come Alma, non  sposata, ma a differenza di Alma in
questo momento non ha un legame, e lavorare per una non
profit al servizio dell'ambiente non  certo la via alle ricchezze
terrene. Dev'essere una vera cacciatrice di saldi. Oppure
ha soldi suoi. Alma la guarda allontanare il menu con un
gesto languido del polso e alzare lo sguardo sulla cameriera.
Credo che prender l'omelette di spinaci e formaggio di
capra, e per contorno insalata, indivia. La servite con vinaigrette
all'aceto balsamico, giusto? Niente salse?
La cameriera (non pi di diciannove o vent'anni, una coda
di cavallo che scende fino alla vita e una minigonna cos
corta che si direbbe arrivi dritta dritta da una prova mattutina
con le majorette) risponde affermativamente e quindi si
gira verso Alma. Ha scelto, signora?
S, dice lei restituendole il menu e lanciando un'occhiata
rapida alla tavolata, prendo un porridge organico.
Con latte scremato.
La Fase prima del progetto (Amministrazione, Infrastruttura e
Acquisizione) prevedeva il reperimento dei fondi dai signori
di Washington e, nel caso di Annabelle del Nature Conservancy,
l'assunzione di personale ulteriore per la gestione del
progetto, l'acquisto di attrezzature e provviste e la raccolta
delle offerte da parte delle ditte appaltatrici per le recinzioni
e la caccia. Per non parlare dei rapporti con la stampa scatenata
(7 milioni di dollari a cacciatori stranieri per eliminare i
maiali dall'isola di Santa Cruz, recitava un titolo del Press
Citizen) e la campagna in corso da parte della pattuglia Dave
Lajoy-Anise Reed, in tribunale e nel parcheggio di fronte
agli uffici di Ventura. La Fase seconda, la divisione dell'isola in cinque
zone allo scopo di costruire settanta chilometri di recinzione
a prova di maiale cos da poter condurre le operazioni
di caccia in sequenza nelle diverse zone fino a liberarle dai
maiali, era stata portata a termine in primavera, il che significa
che la Fase terza  in pieno svolgimento. Dopo di che (e
secondo le stime pi attendibili potranno volerci fino a cinque
anni per arrivare alla loro completa eradicazione da tutta
l'isola) si passer alla Fase quarta, in cui le recinzioni verranno
controllate per altri due anni per assicurarsi che
l'eradicazione sia completa, e infine si rimuoveranno le recinzioni riportando
l'isola allo stato in cui si trovava prima che gli uomini
lo alterassero. Questo almeno  il piano. E l'auspicio. Il fervido
auspicio di tutti loro.
Be', s, sta dicendo Freeman, la tazza sospesa a mezz'aria
mentre batte il tempo seguendo un suo ritmo interiore,
abbiamo piantato i cartelli e inviato comunicati stampa informando
che tutta l'isola, e non solo la propriet del Nature
Conservancy, rimarr chiusa al pubblico mentre la caccia 
in corso. Ne stiamo facendo una questione di salute pubblica.
Con la promessa che una volta bonificata la Zona Uno,
consentiremo alle persone di tornare e apriremo le aree di
campeggio allo Scorpion.
Appena possibile, interviene Alma, con uno sguardo
attorno al tavolo. Non vogliamo dare alla gente ulteriori
motivi di lamentela oltre a quelli che gi ci sono.
Oh? Frazier le fa un sorriso sardonico. Si lamentano?
Non ne sapevo niente.
A dire il vero, chi li pu biasimare, dice Annabelle,
voltandosi verso di lui.
Io, dice Alma.
Non gli piace vedere la violenza, come non piace a me,
a noi. La vita  sacra, io ci credo. Eppure...
Eppure con tutte le volte che gli  stato spiegato - la
voce di Alma  salita di tono - non capiscono, perch non
vogliono capire. Per quella gente la logica non significa niente.
Gli obiettivi a lungo termine. I pareri degli esperti. Sente
che la caffeina sta lavorando rendendola nervosa, inducendola
a parlare troppo, a interrompere le persone; ha bisogno
di mettere qualcosa nello stomaco, ha bisogno del suo porridge
e del suo latte scremato. Ma di tutto ci abbiamo gi
parlato e ora ci tocca fare buon viso a cattivo gioco. Per un
bene pi ampio. Per le volpi.
O viso cattivo a buon gioco, dice Freeman. Sconsolato.
Meno male che i tribunali sono dalla nostra parte. Alma
sente un sorriso salirle alle labbra e poi svanire. Fa per prendere
la tazza di caff, poi ci ripensa e riporta le mani in grembo.
Per il momento, dice Annabelle. Ma non possiamo
contarci. Tutte le volte che uno di quei pazzi richiede un'ingiunzione
io tremo al pensiero di quello che pu succedere
se ci capita un giudice che semplicemente non capisce.
Amen, dice Alma, anch'io. Non dormo la notte pensando
a cosa accadrebbe se ci fermassero adesso, che abbiamo
impegnato i fondi, quando le settimane, addirittura i
giorni, possono fare la differenza per le volpi. Insomma,
gira lo sguardo sulla tavolata, talmente presa dalla foga che
non riesce a spegnere l'interruttore, hanno un sacco di soldi
alle spalle. Avete visto il loro sito web? Il contatore che indica
quante persone hanno fatto donazioni? E poi i giornali
locali. Gli editoriali? Stanno bellamente manipolando l'opinione
pubblica. Cinicamente. Stupidamente. Per funziona.
Insomma, il maiale nell'occhio del ciclone.
Cala il silenzio, come se tutto ci fosse troppo da sopportare,
specialmente alle otto e trenta di una giornata splendida,
con il sole che sorge dall'acqua e i pellicani bruni (salvati
per un pelo dall'estinzione quando la gente si  resa conto
che il DDT non era esattamente una vitamina) che planano
bassi a testimoniare la salute della locale popolazione di acciughe.
Non  giornata da timori e dubbi,  una giornata da
festeggiare, da uova alla Benedict e dolci, per decidere e concertare
l'azione.
Questo Lajoy, dice Frazier dopo un attimo, alzando lo
sguardo dalle mani intrecciate, ogni tanto ci va a lavorare o
cosa? Si direbbe che abbia a disposizione un sacco di tempo.
Cristo, tutte le volte che vado gi sembra che sia l nel parcheggio
a marciare insieme ai suoi stramaledetti cartelli. E
devo dire che quei dannati slogan (Nazisti, Assassini di animali
e via discorrendo) mi danno proprio sui nervi. Fa una
pausa, tastandosi il taschino in cerca delle sigarette. Camel.
Ne tira fuori un pacchetto prima di riprendersi. Quasi dimenticavo:
niente fumo nei locali pubblici in questo meraviglioso
stato. Insomma, quello che voglio dire  che forse la
Fase prima doveva essere Eliminare Dave Lajoy. Solleva il
braccio sinistro e chiude un occhio per prendere la mira,
l'indice della mano destra come un grilletto che fa partire un
colpo immaginario: Pumi.
Posso pagarteli io i proiettili? chiede Freeman.
Non che io sia un violento o niente del genere,  solo
che certe specie, o certi individui di quella specie, a volte
vanno eliminati per salvare tutti gli altri, giusto, Alma?
Eutanasizzati. Una parola che mi piace. Purch sia attaccata a un
confetto calibro '223.
Be', naturalmente. Risata generale, spirito di gruppo, cameratismo,
e poi il cibo  buono, porzioni abbondanti, e c'
il sole che illumina uno per uno gli alberi delle barche nel
porto e accende le sartie mentre le isole fluttuano laggi
all'orizzonte. Tutto bene, tutto a posto. Ma  Alma quella a
cui tocca subire le conseguenze di qualunque azione di Lajoy;
 lei che deve presentarsi nelle occasioni pubbliche a
spiegare con tutta la pazienza di cui  capace la logica che sta
dietro alle eliminazioni, lei  quella a cui tocca aprire il giornale
del mattino e vedersi davanti il proprio nome come uno
schiaffo in faccia, e comincia a essere stanca.
Il ripristino di un ecosistema non  mai cosa facile, forse
 addirittura impossibile. Sta pensando a Guam, un caso disperato.
O alle Hawaii. La Florida. Posti in cui sono state
introdotte talmente tante specie che  difficile dire quali sono
quelle native e quali no. La sera prima ha provato a fare
una sintesi per sua madre, che ci si era messa d'impegno, sul
serio, e Alma voleva che lei capisse ci che stava facendo, o
quanto meno quello che stava passando. Aveva aspettato un
momento di pausa nella conversazione - Ed si era alzato per
riempire i bicchieri, il filosofico acciottolio dei cubetti di
ghiaccio dall'erogatore, la tonica che sibilava rilasciando il
gas - e poi aveva detto: Prendiamo Tim, per esempio.
S, disse sua madre, prendiamo Tim. Vuoi dire che
non sar qui nemmeno per il tuo compleanno? Perch non
so tu, ma come prima cosa io al mattino ho intenzione di fare
un dolce, torta al cioccolato con glassa al caff. E qual  il
gelato che ti piace, Vanilla Swiss Almond? Pi tardi Ed va a
prenderne un mezzo chilo. O magari un chilo. Che ne dici di
un chilo, Ed?
Te l'ho detto, mamma, sta catturando le aquile reali. 
necessario perch abbiamo scoperto che sono loro a uccidere
le volpi. Sai, molta gente non si rende conto...
E via cos con il suo tono da maestrina, snocciolando una
parabola di cause ed effetti che potrebbero sembrare un
brutto scherzo cosmico se non fossero cos catastrofici. Tutto
era cominciato durante la guerra quando la Montrose Chemical
aveva rilasciato del DDT, che risalendo la catena alimentare
aveva impedito lo sviluppo corretto delle uova di
aquila calva. Le aquile calve - aggressive, fortemente territoriali
e principalmente piscivore - morirono e dalla costa arrivarono
le aquile reali, che predano animali di terra, colonizzando
le isole, attratte dall'abbondanza di risorse alimentari
costituite da cinghiali, Sus scrofa, che a loro volta non avrebbero
dovuto trovarsi l. Poi per (e qui faceva una pausa per
lasciare che la lezione procedesse da sola) non si pu mai
prevedere in che modo un ecosistema reagir non soltanto
all'introduzione di elementi, ma anche alla loro eliminazione.
Il sovrapascolamento delle pecore aveva tenuto a bada
l'invasione del finocchio, ma una volta sparite le pecore il finocchio
aveva dilagato diffondendosi con arbusti praticamente
impenetrabili alti tre metri, che fornivano un riparo
ideale ai maiali. E cos, aveva detto, lo sguardo della madre
vivace ma un po' meno attento, non c' pi l'aquila calva a
tener lontana l'aquila reale, che nidifica ed  affamata, ma i
maiali disponibili sono sempre meno. E quindi, che cosa
pensi che mangeranno?
Ed, che nel frattempo si era trasferito sul divano dove
sembrava seguire due incontri di baseball contemporaneamente
senza audio, alz gli occhi e disse: Le volpi. Le piccole
e astute volpi nane.
Fu solo quando uno dei biologi cominci ad accorgersi
del declino nella popolazione che si inizi a catturare le volpi
e a dotarle di radiocollare. A met degli anni ottanta la popolazione
su tutta l'isola era cospicua, pi o meno tremila individui.
Alla fine degli anni novanta era ridotta a un decimo e
nessuno sapeva spiegarsi le cause di quel calo.
Correvamo il pericolo di assistere a un'estinzione della
volpe. Sotto i nostri occhi, aggiunse. Guarda. And a
prendere il portatile e lo mise sul tavolo della cucina, orientando
lo schermo in modo che potesse vederlo anche Ed, e
tir fuori l'immagine di un'aquila reale fieramente appollaiata
sul proprio nido con i resti di una ventina di volpi sparpagliati
al suolo, alcune delle quali avevano ancora il radiocollare.
Questa  la nostra prova. Abbiamo seguito il segnale
radio ed ecco quello che abbiamo trovato.
E cos bisogn catturare e allontanare le aquile, cosa non
semplice. In un primo momento avevano provato a prenderle
in volo, con una rete dal portellone di un elicottero, ma era
come cercare di acchiappare farfalle su un ottovolante, e
quand'anche ci fossero riusciti, restava il problema delle
aquile sopravvissute all'autunno. Fu Tim ad avere l'idea di
attirare gli uccelli con una carcassa collegata a una trappola
a molla che scattando lanciava in aria una rete e le imprigionava,
e funzion, almeno fino a un certo punto. Nel frattempo
i biologi catturarono quante pi volpi possibile e le chiusero
in gabbia per avviare un programma di riproduzione in
cattivit, da cui fino a questo momento erano nati ottantacinque
cuccioli che sarebbero stati messi in libert non appena
sparite le aquile reali e introdotte le aquile calve dall'Alaska
per ripristinare una ragionevole colonia riproduttiva. L'idea
era che le aquile calve avrebbero tenuto a bada le aquile reali,
che quindi, una volta eliminati i maiali, sarebbero state
scoraggiate dal nidificare sull'isola.
A questo punto, la domanda che tutti si ponevano, la
domanda che Dave Lajoy ripeteva incessantemente a gran
voce, sulla stampa e nelle piazze, e la domanda che le aveva
fatto sua madre, era: Ma perch non cercate di prendere i
maiali vivi? E riportarli a terra, che so, per allevarli? A scopo
alimentare? Con tutta la gente che muore di fame nel
mondo.
Credetemi, rispondeva lei, se avessimo potuto l'avremmo
fatto. Ma nessuna agenzia federale l'avrebbe mai
permesso. Il pericolo  troppo grande.
Il fatto  che questi maiali selvatici, quelli dell'isola di
Santa Cruz, erano una discreta popolazione che da
centocinquant'anni non aveva contatti con altre popolazioni, e quindi
potevano trasmettere leptospirosi, afta epizootica, mutazioni
di virus e batteri comuni col rischio che imperversassero
in tutta l'industria suinicola d'America lasciandola in ginocchio
nel fango. Per cui non c'era altra scelta che eutanasizzarli.
A fucilate, due ciascuno, la prima al cuore, la seconda
alla testa, come previsto dalle linee guida della American
Veterinary Association. Un lavoro pulito. Veloce e definitivo
come il destino. E le carcasse? Tutta quella carne di maiale
cresciuto libero? Le carcasse sarebbero state lasciate dov'erano
per la gioia dei corvi e a beneficio del terreno.
Il punto  che, sta dicendo Frazier pulendosi l'angolo
della bocca da un po' di uovo e salsa olandese, il novanta
per cento dei maiali viene preso subito, ma il restante dieci
per cento ci fa morire. E non si pu correre il rischio di mancare
anche solo un individuo, perch per quanto ne sappiamo
potrebbe trattarsi di una scrofa gravida e allora la storia
ricomincerebbe da capo.
Il porridge va gi come un mattone, la cosa sbagliata da
ordinare, decisamente la cosa sbagliata. Improvvisamente il
suo stomaco  in fiamme, troppo caff, troppa tensione, sua
madre, lo scoiattolo investito, il traffico per arrivare fin l, e
deve raddrizzarsi sulla sedia e starsene rigida finch il bruciore
non le passa. Non  che le sta venendo un'ulcera?
Quand' che cominciano le ricognizioni aeree, la settimana
prossima?  questo che pensate di fare? chiede Freeman
appoggiandosi sul tavolo, la scorza del pompelmo accanto
a un gomito, la tazza di caff accanto all'altro. La penna
nel taschino ha lasciato una macchia di Rorschach blu
scuro sulla camicia azzurra e le punte d'argento del cravattino
di cuoio sono ossidate, o forse sporche di inchiostro. Ma
i suoi occhi sono vivaci. Tiene molto all'idea del sovrintendente
del parco come uomo d'azione, sul modello del leggendario
Bill Ehorn, che vol a San Miguel per sparare personalmente
all'ultima asina gravida, mettendo cos fine all'occupazione
dell'isola da parte dei muli che vi erano stati introdotti,
e Alma capisce che punta a un invito a partecipare.
Frazier annuisce cordiale. Nella migliore delle ipotesi.
Perch a terra stiamo gi ottenendo buoni successi, ma dobbiamo
andare su in montagna e poi scendere a valle. E vi
dico che si parte con l'eliminazione solo se si riesce a radunare
tutto il gruppo. Se c' la possibilit che sfugga anche una
sola bestia, lasciamo perdere. Perch, capite, questi sono
animali molto intelligenti, dicono che siano pi intelligenti
dei cani, addirittura intelligenti come un bambino di tre anni,
ma a mio parere li supera anche il pi stupido dei cani...
Comunque, quelli comunicano fra di loro e vanno a nascondersi.
E a quel punto  un incubo.
Alma cerca con gli occhi la cameriera dall'altra parte del
locale, pensando di accelerare un po' la faccenda e farsi portare
il conto, ma la cameriera la fraintende e porta il bricco
del caff. Frazier, facendo ampi gesti, le porge la tazza con
una strizzata d'occhio per farsela riempire, poi riprende a
spiegare come, se da un lato la parte aerea  indispensabile,
la vera caccia si svolge a terra, ora che i cani (i suoi cani, dalla
Nuova Zelanda) sono usciti dalla quarantena. Poi, mentre
Freeman e Annabelle allungano la tazza per un rabbocco e
Alma, coprendo la sua con il palmo della mano, le mormora
Il conto, per favore, tira fuori la storia dei maiali Giuda,
una questione cos complicata che le vengono i brividi tutte
le volte che lui vi accenna.
Annabelle, che quanto lei fin qui  stata coinvolta solo
marginalmente nei dettagli della caccia, le d un'occhiata divertita
e ripete, abbassando la voce: Maiali Giuda?. La sua
espressione dice fammi divertire.
Frazier fa una pausa, registrando quell'espressione e gira
lo sguardo sul ristorante, sulla cameriera che si allontana, sulla
vista fuori dalla finestra, poi lo riporta su di lei. Eh s, dice.
Molto efficaci in un'operazione come questa. Vedi - si protende
sul proprio piatto e la inchioda con gli occhi - sfruttiamo
a nostro favore i loro impulsi sessuali, e se la cosa ti sembra
sleale, be', cara mia, forse lo . Ma questa  una guerra. Una
guerra senza quartiere. E addio porcellini.
Okay, dice Annabelle facendogli un sorriso, possiamo
anche essere d'accordo, ma che cosa intendi?
Ne catturiamo il maggior numero possibile sperando di
trovare un paio di femmine in calore; sono animali che in
questo clima si riproducono tutto l'anno, quindi non  cos
difficile come si potrebbe pensare, soprattutto se le
chiudiamo in gabbia con un maschio per un giorno o due. Poi gli
mettiamo il radiocollare e le liberiamo. E talmente proteso
in avanti che quasi le salta in grembo e Alma, seduta rigida a
lottare contro una colica gassosa,  costretta a ricordare a se
stessa che cos o cos per lei non fa differenza, purch lui
trovi un qualche rimedio come pu. E ti sorprender, soggiunge
lui, o forse no, forse  esattamente quello che ti aspettavi.
Ma ognuna di queste femmine finir con avere tutta una
schiera di maschi attorno, a grufolare, lottare e annusarle,
anche il pi furbo dei cinghiali, per quanto anziano, paranoico
e coperto di cicatrici, verr fuori di corsa dalla tana per
provarci, e magari si trascina dietro un intero squadrone di
scrofe del cazzo e anche di individui giovani, in calore o meno,
per stare vicino all'azione. Una specie di discoteca suina.
E poi?
Poi li localizziamo e andiamo a prenderli.
Fa una pausa per bere un sorso di caff, mentre loro tre
si immaginano mentalmente lo scenario, la cotenna ruvida, i
musi mobili, sesso fra i maiali. E credetemi, aggiunge,
nessuno ne uscir vivo.
Poi, dopo aver pagato il conto con la carta di credito e
aver salutato tutti quanti, si ritrova da sola nel bagno delle
donne, con la luce delle dieci del mattino che entra dalle alte
finestre in vetrocemento. Dovrebbe essere al lavoro. E ci andr,
si dice, fra un minuto, lasciando la macchina dov' e
camminando in modo da prendere un po' di sole in faccia e
battere sul tempo i dimostranti, mescolandosi ai turisti e
sgattaiolando dall'ingresso laterale senza che quelli nemmeno
si accorgano di lei, ma per il momento ha solo bisogno di
schiarirsi le idee. E respirare, respirare a fondo. Il dolore
all'addome non  passato, anzi, sembra peggiorato, come se
avesse ingoiato un qualche acido, idraulico liquido, la stricnina
di Emma Bovary, il brodifacoum. L'immagine di un topo
le attraversa la mente, le zampette in movimento, gli occhi
fissi.  il caff, dev'essere quello. E il porridge. Come le
 venuto in mente di prendere il porridge? Avrebbe dovuto
limitarsi a pane tostato, liscio, ma al solo pensiero di quel
bolo friabile, abrasivo, sbriciolato che le si ferma in gola, deve
correre a uno dei WC e all'improvviso le torna su tutto, il
caff, il porridge, i resti della pasta di sua madre e un lievissimo
sentore evanescente di sak Onikoroshi, troppo sak,
sak con ghiaccio.
Si sente subito meglio. Tira lo sciacquone due volte, guardando
l'acqua turbinare nella tazza, ma l'odore non se ne va
e in quell'istante sente aprirsi la porta dei bagni, un rumore di
passi e un picchiettare di tacchi. In un primo momento pensa
ad Annabelle, ma non pu essere perch l'ha vista scendere le
scale parlando animatamente con Frazier dieci minuti fa. Come
minimo. I tacchi si avvicinano e lei resta immobile quando
la maniglia si abbassa un paio di volte e la persona apre la
porta del WC accanto e si siede con un sospiro, seguito da un
sibilante scroscio di urina. A quel punto esce, va al lavandino
e beve una sorsata dalle mani a coppa per sciacquarsi la bocca,
pensando che vorrebbe avere con s uno spazzolino da
denti (o delle mentine; deve ricordarsi di fermarsi da qualche
parte in centro a comprarle); vorrebbe trattenersi un momento
per ritoccarsi il rossetto e sistemarsi i capelli, ma non osa
perch sente l'occupante del WC strappare la carta igienica e
non vuole farsi vedere. Non in quel momento. Non dopo che
ha vomitato. Esce e scende le scale, dicendosi che si rinfrescher
nella toilette dell'ufficio, che si prender una Coca e
un pacchetto di cracker per mettere qualcosa nello stomaco.
E mentine, assolutamente mentine.
Proprio sotto il ristorante, sulla passeggiata che gira attorno
alla marina, c' un negozietto per turisti con la solita
accozzaglia di cose, dalla Xamamina alle creme solari, cappellini
di paglia per chi va a vedere le balene, cartoline, magliette,
pupazzetti per i marinai d'acqua dolce, bibite, caff
caldi, panini confezionati, cracker e formaggio in porzioni
singole sottovuoto, mentine, caramelle e riviste di cui tutti
hanno sempre bisogno. Sta per entrare - una bancarella con
un grappolo di palloncini metallizzati, papaveri di plastica
infilati in una palla di polistirolo che sembra una rossa fiammata
cartacea, magliette appese a un filo con le mollette come
il bucato - ma poi si ferma. C' una donna giovane, una
ragazza, seduta a uno dei tavolini di plastica bianca davanti,
le spalle rivolte ad Alma e i capelli tinti, rosso rame, che le
scendono sulla schiena in una cascata di ricci curati. Ma non
 Alicia? E che sta facendo, la pausa pranzo? Guarda l'orologio.
Alle dieci e mezza del mattino?
Prima di decidere cosa fare ( Alicia? E lei  pronta a
parlarle, a redarguirla, a chiederle come mai in assenza del
suo capo non  alla scrivania a guardare le email, a rispondere
al telefono, Cristo santo?), la luce cambia come se qualcuno
avesse messo la mano davanti all'obiettivo e un uomo
esce dalla porta reggendo un vassoio di cartone con sopra
due tazze di caff e un pacchetto di ciambelline ricoperte di
zucchero. Le sembra di conoscerlo, no? L'orecchino, il pizzetto,
i sorprendenti occhi azzurri, incongrui in una faccia da
sudamericano, o mezzo sudamericano, un messicano, o meticcio
che dir si voglia, ma chi...?
E poi l'illuminazione. Perch lui la riconosce all'istante e
in quello stesso istante lei riconosce lui, in un'ondata di ricordi,
proprio mentre Alicia volta la testa sbirciando da sopra
la spalla per vedere cosa lo stia trattenendo. Alicia, che
sbianca in volto e sfugge il suo sguardo. Alicia, che si fa piccola
piccola. Alicia pizzicata. Lui invece (Wilson, ecco come
si chiama, Wilson)  serafico. Si avvicina al tavolo con tutta
calma, posa il vassoio e si gira a guardare Alma, ferma sulla
porta del negozio in cui l'aspettano la sua Coca-Cola, i cracker
col formaggio e le mentine. Poi, disinvolto come se stesse
posando per una foto, le scocca un sorriso, un bel sorriso,
a tutta bocca, effervescente, come se fossero i migliori amici
del mondo, e lentamente avvicina la sedia ad Alicia, le passa
un braccio attorno alle spalle e l'attira a s.

 Capitolo 10.
Prisoners' Harbor.

 a casa, in quello che gli piace chiamare solarium, alza
gli occhi dal giornale del mattino e butta uno sguardo fuori
dalla finestra agli uomini che ha chiamato per posare rotoli
d'erba su ci che resta del prato rinsecchito. La faccenda gli
ha provocato un conflitto interiore - i prati sono un disastro
per l'ambiente, certo, ma lui deve mantenere alto il valore
immobiliare, quantomeno del suo immobile, ha pure scartato
due ditte che volevano percorrere la via degli erbicidi a
favore di questi qua, amigos di Wilson, che tirano su tutto
quanto e posano teli di plastica per bloccare le erbacce - ma
il fatto  che il vecchio prato, quello che aveva trovato all'acquisto
della casa nel lontano 1993, era in condizioni penose.
Ora, con l'erba a rotolo - ne hanno gi posato due lunghe
strisce, come fosse un tappeto - avr un perfetto prato inglese
verde come nelle riviste patinate, e non bisogna nemmeno
aspettare che cresca. Non  una questione di vanit o di essere
da meno dei vicini o cose del genere, ma di difendere il
proprio investimento, perch questa casa  il miglior investimento
che abbia fatto in vita sua, una splendida costruzione
in stile neocoloniale ispanico situata su una collina, a due
piani con travi di legno intagliato nelle stanze principali e
grate di ferro lavorate dappertutto, quasi cinquecento metri
quadrati di spazio abitabile su mezzo ettaro di terreno che
ora, dodici anni dopo l'acquisto, vale quattro volte quello
che l'ha pagata. Se avesse comprato una miniera d'oro, non
avrebbe fatto un affare migliore.
Il solarium  al secondo piano, rivolto a sud, e il suo
sguardo spazia oltre le schiene piegate dei lavoranti messicani
(sono tre, due a capo scoperto, uno con un berrettino da
baseball bianco sporco e la scritta El Jefe tracciata sopra, apparentemente
con un pennarello nero) fino alla parete a
stucco di fronte e sul tetto della casa dall'altra parte della
strada con vista sull'oceano, cinque isolati pi in l. Oggi (
la fine di ottobre, aria tersa e frizzante) si vede l'isola di Santa
Cruz, il canale si apre sotto di lui come un piccolo stagno
tranquillo e le piattaforme petrolifere allineate lungo la costa
sembrano pietre messe l per attraversare un fiume. Certo, in
questa stagione il vento pu alzarsi da un momento all'altro
e le condizioni diventare proibitive, questo lo sanno tutti, e
se Anise non si sbriga ad arrivare gli toccher chiamarla per
ricordarglielo. Ma le previsioni parlano di venti da leggeri a
moderati e lui sta cercando di modificare il suo atteggiamento,
di non essere cos assillante, sempre sul punto di esplodere;
quando arriva, arriva, pensa portandosi alla bocca un cucchiaio
di muesli e guardando un impercettibile alito di vento
titillare le foglie degli alberi che fiancheggiano la strada.
Rita, la madre di lei,  in citt, arrivata in volo da Port
Townsend, nello stato di Washington, e se a lui la cosa non fa
n caldo n freddo, per Anise  diverso, ovviamente  diverso,
e quando arriveranno, se arriveranno, se riescono a darsi
una cazzo di regolata e capire che nel canale comandano i
venti e in questa stagione fa buio presto, prender la BMW e
andranno gi alla marina, salteranno sul Paladin e faranno
una gita alle isole, andata e ritorno in giornata. Per svago.
Per prendersi una giornata di pausa dai picchetti fuori dagli
uffici del Park Service e, non incidentalmente, per saggiare i
limiti dell'autorit del Park Service: l'isola  ufficialmente
chiusa a tutti i visitatori perch vogliono procedere all'eliminazione
senza testimoni.
Ma quel pensiero  sufficiente a indisporlo. Mette gi il
cucchiaio, la ciotola, il giornale, l'intruglio col latte, il tavolo
di vimini trema per la violenza del gesto e lui balza in piedi
sul pavimento di cotto messicano, camminando, perch non
ce la fa a stare seduto, a mangiare, a leggere. I cani, avvertendo
la sua inquietudine, si alzano dalla cuccia nell'angolo e gli
vanno incontro, la coda che sferza i fianchi ossuti, ma non gli
sono di alcun conforto.  come se gli fosse caduto dentro un
martello, un fiotto di rabbia e frustrazione che parte dal ventre
e arriva su su fino alla sommit del cranio infiammandogli
le radici dei capelli tanto da fargli male, male sul serio. Tutte
le cause che ha intentato sono state rigettate dalla corte perch
i giudici lavorano per il sistema e il sistema  il National
Park Service. E adesso chiudono le isole con i loro tipici modi
autoritari, senza curarsi di quello che dice la volont popolare,
senza curarsi di tutte le petizioni che piovono sul loro
tavolo o di tutti i manifestanti l fuori che scandiscono slogan,
perch contano sul fatto che nessuno attraverser il canale
con il mare grosso. Con il Civil Rights Movement si poteva
saltare su un autobus e andare gi in Mississippi, con il
Vietnam si potevano portare le persone a Washington in
macchina, con l'autobus, con il treno e con l'aereo. Qui no.
E loro lo sanno. I figli di puttana.
In quel momento - i lavoranti che stendono rotoli di prato,
il vento che agita gli alberi e la testa in fiamme - vede la
macchina di Anise all'ingresso e il suo grazioso braccio bianco
allungarsi per digitare il codice che far scivolare il cancello
sulle ruote cos che lei possa entrare, insieme a sua madre,
e la giornata pu cominciare.
Fuori in mare ci saranno non pi di dieci gradi, e la temperatura
percepita  ancora pi bassa per via del vento gelido,
ma la madre di Anise insiste per starsene sul ponte fuori
per tutta la traversata. Ancora prima che scendesse dalla
macchina ha provato a dirle che faceva un gran freddo, ma
lei l'ha messo a tacere. Credi che non conosca queste isole?
ha detto, alzando le sopracciglia fino a farle confluire
con le rughe che corrono verso l'attaccatura dei capelli. La
faccia  la copia di quella di Anise, inquietantemente identica
in ogni dettaglio, neanche la figlia fosse stata clonata
invece che generata come tutti quanti, stessa fronte ampia, viso
rotondo e mento forte, occhi che ti inchiodano a tre metri di
distanza, la conchiglia perfetta delle orecchie e la leggera
proiezione in fuori del labbro superiore, molto sexy, il tutto
incorniciato da un ondeggiante uragano di capelli biondo
cenere fra cui qualche ciocca elettrica che comincia a ingrigire.
 alta, spalle larghe, pi snella di Anise, ma muscolosa,
ancora muscolosa, nonostante debba essere attorno ai cinquantacinque.
Come minimo. Indossa un paio di jeans e stivali
da cowboy, una camicetta a maniche corte e un fazzoletto
attorno al collo. Il malconcio giubbino di pelle foderato di
pile, unica concessione al clima,  annodato in vita. Niente
trucco, niente gioielli.
Dopo avergli posto la domanda retorica, lei aveva aggiunto
stringendo a s Anise: Ora che Bax  morto e probabilmente
anche Francisco, credo di essere la persona ancora
in vita che le conosce meglio - quantomeno l'isola dove stiamo
andando. Aveva sorriso girando la faccia verso quella di
Anise come per baciarla, e la baci, sulla punta del naso, una
breve pressione leggera delle labbra che lo aveva messo a
disagio senza che riuscisse veramente a capire perch. Giusto,
tesoro?
Ma va bene cos. Va tutto bene. Il mare  una nuvola su
cui lui ora sta fluttuando, vivendo l'attimo, per scappar via, e
di minuto in minuto sente che l'umore sta migliorando. Le
onde sono contenute. Sole senza traccia di nuvole e nemmeno
un filo di nebbia. I delfini fanno capriole in aria. Il motore
non perde un colpo. E se lo spinge al massimo per tutta la
traversata  perch non vede l'ora di arrivare anche solo a
scopo perlustrativo, ma la sua speranza (la speranza di tutti
loro)  di poter sbarcare allo Scorpion, e se non allo Scorpion,
almeno allo Smugglers', cos che per la prima volta dopo
tutti questi anni Rita possa vedere che cos' rimasto del
posto. Abbandonarsi ai ricordi, raccontare storie, parlare
delle pecore e dei corvi e di com'era stare seduti attorno a un
fuoco nelle sere d'estate a strimpellare la chitarra, unendo la
sua voce a quella della figlia pubescente, alta e allampanata,
mentre la luna si alzava dal canale con il suo ventre tondo e
le volpi nane e le moffette con le orecchie all'indietro ululavano.
O abbaiavano. O insomma facevano quello che sapevano
fare. Anise se ne sta fuori sul ponte insieme alla madre,
a chiacchierare, pi o meno tutto il tempo, Rita  di un umore
cos lieve che sembra aver trangugiato un'intera boccetta
di Xanax, e per quanto lo riguarda non c' problema. Per lui
 un piacere, un onore, accompagnarla e se questo vuol dire
ascoltare e riascoltare vecchi racconti, amen. Se fa contenta
Rita (e qui d una sbirciata da sopra la spalla per guardarle,
tutte e due sulle sedie a sdraio, le teste vicine e il vento fra i
capelli) fa contenta Anise. E ci che fa contenta Anise per lui
 pi che sufficiente. O questo almeno si dice, spingendo a
fondo la leva del gas mentre compare la baia di Scorpion.
Prima di gettare l'ancora pensa bene di perlustrare con il
binocolo il molo, la spiaggia e la stradina di terra battuta che
gira dietro alla parete di roccia sulla destra, perch  l che si
trova la casa ed  l che saranno i ranger, se ci sono. Rita,
sferzata dal vento, rossa in volto, si sporge ben oltre il parapetto
nella barca sballottata dalle onde. Si  portata un binocolo,
un piccolo 8x22 da birdwatching che ha tirato fuori
dalla borsa. Ecco, grida con voce resa acuta dall'eccitazione,
quella non  una jeep? La jeep di Bax?
Adesso entra in scena Anise, che si scherma gli occhi con
una mano fin quando la madre non le passa il binocolo. Ci
mette un po' a regolare il fuoco, tenendosi in equilibrio sulle
gambe semiflesse. Non so, dice, quella  una macchia
gialla o  solo la mia immaginazione?
Da dove  seduto lui, sul ponte, non riesce a vedere niente
se non un cumulo di vecchie attrezzature arrugginite del
ranch che il Park Service ha trascinato fin l dalla casa e poi
abbandonato nell'erba alta appena sopra la linea della marea.
Probabilmente contavano di portarle via, di ripulire il
posto, ma siccome per caricare i rottami su una chiatta e trasportarli
a terra ci voleva una gru, qualche genio del Park
Service aveva deciso che dovevano restare l come una curiosit,
un artefatto storico, a ricordo dei tempi in cui la madre
di Anise stava l a occuparsi delle pecore. Forse l in mezzo
vede qualcosa che un tempo poteva essere stata una jeep, ma
ci vuole fantasia per costringere le linee a unirsi ed  troppo
preso ad andare da una parte all'altra con il binocolo, in cerca
di autorit, cacciatori, armi, segugi, elicotteri, per prestarvi
altro che uno sguardo fugace.
Decide quindi di calare l'ancora e mettere in acqua il canotto.
Che cosa faranno, gli spareranno? Non vede nessuno,
niente, non il minimo accenno di movimento a parte gli uccelli
di ripa che badano agli affari propri in una colorata scia
zampettante. Il fuoribordo parte subito, una lunga ondata
tranquilla passa sotto di loro e in un attimo stanno planando
verso il molo, Anise e sua madre inchiodate davanti, i volti
irrigiditi nell'attesa, e per un istante le vede entrambe bambine,
due scout durante un'uscita sul campo, salsicce alla
brace e ritorno alle origini. Ovviamente c' un cartello, proprio
davanti al molo, nel punto in cui attracca la barca turistica
per far scendere i passeggeri, e dice quello che gi sanno:
ISOLA CHIUSA A TUTTE LE ATTIVIT/DIVIETO DI SBARCO
FINO A NUOVO AVVISO. L'AUTORIT DI GOVERNO DEGLI STATI
UNITI.
Invece loro sono l, a dieci metri di distanza, con Anise
che solleva un'obiezione dietro l'altra (Forse non dovremmo...)
e sua madre, Rita, con voce bassa e suadente, che
dice: Che male c'? Insomma, hai sentito qualche sparo?
Hai visto qualcuno? Mi basta solo... Voglio soltanto sentire
la terra sotto i piedi, tutto qui. Per cinque minuti. Non chiedo
altro.
E lui pensa: Figli di puttana, intanto che manovra la barra
del timone per girare bruscamente la prua e disporsi parallelamente
alla costa. Gridando per farsi sentire sopra il frastuono
del motore, dice: Magari se approdiamo sulla spiaggia
possiamo sempre dire di non aver visto il cartello. Si alza
qualche spruzzo. Lascia andare la manopola del gas, il gommone
scivola dolcemente su un'onda che li porta a riva e lui
solleva il motore; un lungo fremito e il sospiro della sabbia
sotto di loro. Tutto  bagnato e luccicante, le conchiglie, i
sassi, i minuscoli esserini che vivono nella risacca.
Rita  gi fuori dalla barca, agile e veloce di gambe, tira la
cima intrecciata di nylon giallo per portarla in secco e tutti e
tre saltano gi dal gommone.
Wow, dice Rita, le mani sui fianchi e neppure un accenno
di fiatone, ma guardatela!  Ci che vede lei  l'isola
di venti e passa anni prima, ma quello che vede lui  il cartello di due metri piantato nella sabbia, la copia esatta di quello
al molo, fatto della stessa lamiera dei segnali stradali, e prima
di accorgersi che ce n' un altro poco pi in l sulla spiaggia
e un altro ancora pi avanti, si chiede se li abbiano fatti fare
dai carcerati di Soledad o di qualche altra prigione. Bizzarro,
sarebbe, se quei divieti fossero stati fabbricati dietro le sbarre
per tener lontane le persone da un posto dove di sbarre
non ce ne sono.
 allora - mentre Rita si abbandona alle esclamazioni e
Anise la segue lungo il pendio che porta alla casa, che da
quel punto si intravede appena a circa cinquecento metri di
distanza, le tegole verdi sul tetto, il sole che dardeggia su
tutto quanto - che due idioti del Park Service in tutto lo
splendore delle loro uniformi si precipitano fuori dalla porta.
 colto di sorpresa, suo malgrado, perch  esattamente
quello che si aspettava, no? Anise! abbaia, la voce aspra e
rabbiosa come quella di un cane. Ehi, muovi il culo e torna
alla barca!
Lei  quindici metri avanti e sua madre poco pi in l.
Rita!  le urla, e quando lei si volta punta il dito verso i
due uomini lontani agitando il braccio sopra la testa come un
allenatore in terza base che richiama indietro i suoi runner.
C' un attimo di sospensione. Il volto largo e interrogativo di
Anise, quello della madre, identico, che spunta dietro il suo,
poi tutte e due si mettono a correre e corre anche lui, verso la
barca, verso la cima, per tirarla nuovamente in acqua e allontanarsi
prima che gli tocchi sorbirsi un'altra ramanzina, o peggio
la sgradevole farsa di un altro arresto.
 una manciata di secondi. I ranger, uno con i baffi, l'altro
senza, non si scomoderanno a correre perch questo in
qualche modo intaccherebbe la loro dignit, o almeno cos
pensa lui, ma a ogni buon conto filano come il vento. Anise,
per parte sua, vola. Si tiene in allenamento andando in palestra
perch essere in forma e avere un bell'aspetto fa parte di
quello che  e di quello che fa, ed eccola accanto a lui, la
spuma delle onde che gli bagna le caviglie, il gommone di
nuovo in mare, i ranger che guadagnano terreno e il sole
sempre l con i suoi raggi. In tutto questo, la sorpresa (ma
com' che riesce a osservare la scena con tanta calma?)  Rita.
Per un istante, ha pensato che volesse star ferma ad aspettarli,
aggredirli, spiegargli per filo e per segno chi  lei e quali
sono i suoi diritti e come quell'isola sia sua, non loro, e se
solo provano a metterle un dito addosso si spalancher il
cielo e si solleveranno i mari, invece  riuscito a far scattare
la reazione di fuga in lei, che infatti si gira e scatta verso la
spiaggia.
Il motore si accende con una rombante accelerata e un
rapido sbuffo rabbioso di gas. Anise agita il braccio come
per richiamare l'attenzione di una squadra di soccorritori.
Quelli del Park Service stanno arrivando, rigidi (no, non corrono,
non  da loro, perch qui rappresentano l'autorit, il
quid, l'uomo), ma Rita non lascia nemmeno che si avvicinino.
Sa correre. Per una donna anziana, o quanto meno di
mezza et avanzata o come si dice, si muove come una macchina
ben oliata, gli stivali da cowboy - due serpenti intrecciati
ricamati sulla tomaia in rosso e blu - che percuotono la
sabbia e poi sguazzano nella bassa barriera della risacca, acqua
alle ginocchia, e poi  sulla barca e la barca  gi a trenta
metri dalla costa. Dai gas, falla volare. Ha il respiro affannoso,
l'eccitazione gli frulla dentro come fosse gioia, ne ha la
forma e la definizione, solo che la gioia si accompagna a un
sovraccarico di rabbia, e allora sposta la barra del timone
tutta a sinistra e il gommone torna indietro descrivendo un
ampio arco proprio mentre i ranger arrivano sulla battigia.
Riesce a distinguerne perfettamente le facce e vede che hanno
la bocca aperta e urlano qualcosa, qualche minaccia o
maledizione ufficiale.
Facciano pure. Che gridino finch vogliono. Molto lentamente,
con la massima flemma, alza la mano destra mostrando
il medio, tanto per fargli capire quello che pensa.
Dave Lajoy non  tipo da arrendersi tanto facilmente. O
con un sorriso. O da arrendersi punto e basta. La madre di
Anise vuole sbarcare, vuole fare un giro nella sua vecchia
propriet, e questo  tutto. Continua a pensare che  un peccato
che non sia venuta a farsi un giro con la barca turistica
un paio di mesi fa, quando chiunque sulla faccia della terra
era padrone di gironzolare a proprio piacimento e addirittura
di passare la notte in campeggio - avendo una tenda e un
permesso, naturalmente - o che avrebbe potuto venirci in
aprile o maggio o in qualsiasi altro momento a parte ora,
perch ora sta sballottando al largo con il Valadin e ora vuole
l'accesso. E quindi dopo aver battuto in ritirata da Scorpion
Beach, aver issato a bordo e legato il gommone, mette
la prua a est verso la punta di San Pedro, dirigendosi verso
l'altro ranch poco pi in l, a Smugglers' Cove.
Anise e la madre sono in cabina con lui, le mani in movimento
e le bocche che blaterano incessantemente (Che corsa!
continua a dire Rita e tutte e due scoppiano a ridere)
perch si stanno gustando il piacere di aver battuto quegli
sfigati del Park Service sul terreno della strategia, sul terreno
dell'astuzia, niente male, no? Non si volta indietro a guardare,
anche se pu immaginare le due figure sulla spiaggia sempre
pi piccole, che magari si torcono le mani lamentandosi
l'un l'altro dell'ingiustizia del mondo. Che se ne faranno ora
dei loro atti di citazione e delle loro scintillanti manette nuove
acquistate con i soldi dei contribuenti? Gli fanno pena,
davvero. Ma intanto guarda avanti, in cerca di altre imbarcazioni,
in particolare di vedette della Guardia costiera, perch
dopo tutto quelli hanno le ricetrasmittenti. Il motore scoppietta.
Il tempo  sempre sereno. Sono le undici e mezza del
mattino e tutto va bene, a destra la scogliera che pare una
sentinella, davanti l'oceano che si apre in tutta la sua vuota
immensit, blu e ondeggiante. Proviamo a Smugglers', dice,
e Anise gli lancia un'occhiata.
Mentre sta scartando un panino da porgere alla madre -
hummus con peperoni al forno e pane ai fiocchi d'avena,
niente carne sebbene Rita sia un'impenitente carnivora -
Anise si domanda a voce alta se sia una buona idea. Non ci
converrebbe andarcene, approfittando del vantaggio?
No, cazzo. Non  arrabbiato, n deluso e nemmeno
sulla difensiva.  solo intenzionato a fare quello che deve e
non vuole sentire ragioni. Non vogliamo almeno vedere che
cosa stanno combinando? Insomma, monitorare la situazione.
A pensarci bene, avremmo dovuto portarci dietro Toni
Walsh. Si sente il dolce gorgoglio e il ronzio del motore, lo
sciabordare dell'acqua sui fianchi dello scafo. Tu che ne
pensi, Rita?
Io? Alza lo sguardo su di lui, gli occhi ancora accesi da
un luccichio di divertimento. Io voto per il programma,
perch  cos, come dire... divertente. Proprio divertente.
Distoglie lo sguardo e si china per tirar fuori una birra dal
frigo portatile sotto la panca. Poi si siede, inarca la schiena
come per allentare la tensione e apre la birra con un plop
celebrativo. Mi piacerebbe tantissimo vedere la casa che c'
l, dice con una nota seduttiva nella voce. Sai, ai tempi era
abbandonata, almeno finch non ci si stabilirono i cacciatori.
Anise te l'ha mai raccontato?
S, gliel'aveva raccontato. Gli aveva parlato del trauma di
tutta la faccenda, del fidanzato, Bax, in quel momento mezzo
invalido e impossibilitato a fare granch rispetto allo sterminio,
e dei proprietari che facevano pressioni sui comandanti
delle chiatte perch ignorassero le richieste di Rita di trasportare
le pecore al mercato, che loro invece volevano che
restassero l per farle sforacchiare a carissimo prezzo dagli
sportivi, la strage che continuava ancora ma sotto una diversa
copertura. E poi di loro tre che si erano ritrovati a vivere
a Oxnard, in una casa senza ascensore con una sola camera
da letto, esattamente il punto da dove erano partiti, un cortile
grande come una porcilaia invece di duemilacinquecento
ettari di terreno su cui scorrazzare, e invece di non vedere
mai nessun coetaneo e di non sapere assolutamente nulla
sulla moda, i brani pi ascoltati e le trasmissioni televisive
che le arrivavano con un anno di ritardo, Anise si ritrov in
una classe. In varie classi. Con una serie di insegnanti diversi
e circondata da un flusso ininterrotto di volti di adolescenti
snob, e se non fosse stata quello splendore che era nonch
l'incarnazione stessa dei sogni erotici di un adolescente (qui
si tratta di una sua estrapolazione) non ce l'avrebbe fatta.
Rita trov un posto come cameriera. Il fidanzato, ormai anziano,
si ristabil. Almeno in parte. Non riusc a trovare lavoro
perch a Oxnard non c'erano allevamenti di pecore, la
gamba gli faceva ancora cos male che stare in piedi per pi
di dieci minuti di fila era un inferno e certamente alla sua et
non era disposto a trovare un lavoro a salario minimo in una
ferramenta o simili, cos riprese a bere. E Rita pure. Durarono
sei mesi, poi lui mor e Anise, pian piano, con cautela, con
l'osservazione, sfruttando al meglio le sue doti, le cicatrici
dell'isolamento, la voce e la chitarra, divent Anise.
No, dice lui. Non me l'ha raccontato.
Scherzando, Anise allunga una mano e gli d una strizzatina
al polpaccio, poi dice: Sai bene che te l'ho raccontato.
Pi o meno seimila volte.
S, fa lui. D'accordo. Per volevo sentirlo dalla fonte."
Ha un panino in mano e (d un'occhiata all'orologio per
vedere se  gi passato mezzogiorno) anche una birra. Perch
no? Perch non divertirsi, fare un po' di festa se ne ha
voglia? Il mare  ancora sgombro, anche se l'isola  sigillata
come la cella di un carcere, solo che qui i prigionieri stanno
fuori.
La voce di Rita  roca e stanca, ma racconta la storia con
forzata allegria, come se tutto ci non avesse pi nessuna
importanza, come se ormai avesse superato il dolore per lo
sfratto, per la separazione dal fidanzato e non ultimo da sua
figlia, come se una vita di ozio e chiacchiere da bar in quel
mortorio di Port Townsend fosse esattamente ci che aveva
sempre sperato. Lui ascolta come farebbe uno storico, una
mano sulla ruota del timone mentre con l'altra si porta alla
bocca ora il panino ora la birra, poi la Smugglers' si apre
davanti a loro proprio nel momento in cui una barca della
Guardia costiera, i lampeggianti accesi e qualche idiota sul
ponte, si dirige verso la punta pi lontana tagliando la baia.
Non riesce a crederci. Per mette gi il panino, mette gi la
birra e gira il timone tutto verso sinistra come se ce l'avesse
scritto nel DNA, riprendendo la direzione da cui provengono,
in tutta innocenza, come se fossero semplici turisti che costeggiano
l'isola, felici di fare un giro in barca in una delle
ultime belle giornate dell'autunno.
E il cuore, gli batte forte? Altroch. Vogliamo parlare
della pressione alta? dice sforzandosi di ridere. Le donne si
girano a guardare da sopra la spalla; tutta l'ilarit  svanita.
Ci stanno inseguendo? chiede lui, controllando la voce.
Si rifiuta di guardare, cos come in autostrada non guarda
nello specchietto retrovisore quando ha un poliziotto dietro,
in base alla teoria che se sei troppo agitato ti beccano di sicuro.
Mostrati rispettoso, fagli capire che ti sei accorto della
loro presenza e non superare i cento, niente fretta e niente
paura.
No, risponde Anise, no, mi sembra di no.
Sempre dritto, senza spingere troppo sul gas, il rilievo
bitorzoluto di San Pedro Point che si staglia laggi oltre la
prua. Non dice una parola. Guarda il capo che si avvicina e
corregge leggermente la rotta, in direzione nord-est, come se
volesse rientrare verso la costa, ed  quello che pensano
Anise e sua madre, che per oggi pu bastare, forze nemiche preponderanti,
chiuso, si torna a casa. Poi l'insenatura scompare
insieme alla scia e alla vedetta della Guardia costiera (alla
fine gli spioni gi allo Scorpion non hanno chiamato nessuno
via radio) e quando il capo  ormai un puntolino alle loro
spalle cambia nuovamente direzione, riportandosi sulla rotta
che hanno seguito dallo Scorpion.
Anise e sua madre sono immerse nella conversazione,
ogni gobba, spuntone di roccia o scarpata riporta alla memoria
fiumi di ricordi, e non si accorgono del cambiamento di
rotta, o almeno non ne fanno cenno. Ora per che le sue intenzioni
sono inequivocabili, Rita alza gli occhi e dice: Dove
stai andando? Stai tornando indietro?.
Lui annuisce, consapevole dello sguardo di Anise su di
lui. Pensavo che potremmo spingerci un po' pi in l e dare
un'occhiata a Prisoners', sulla propriet del Nature
Conservancy. Non saranno mica dappertutto, no?
Prisoners' Harbor, il principale porto d'accesso a Santa
Cruz, si trova sulla costa nord, appena dopo il collo sottile
a est che visto dall'alto d all'isola un aspetto curioso, come un
grosso plesiosauro bruno che allunga il suo testone massiccio
in cerca di qualche creatura degli abissi dalla pinna veloce.
Una lunga striscia di litorale che si apre ai piedi di una
catena montuosa e la valle che corre per cinque chilometri
fino al ranch principale, dove c' ancora il defunto vigneto, e
dove l'abitazione del ranch, con il suo stagno e i suoi orti,
fornisce al Conservancy una base operativa che sembra un
pezzetto di paradiso. C' gi stato, due volte, in occasioni pi
felici, o comunque prima che iniziasse lo sterminio, e la collocazione
del ranch, che guarda verso la sua valle privata in
un angolo dimenticato dal mondo, gli aveva smosso qualcosa
dentro. Aveva avvertito una fitta di bramosia, come se dopo
aver percorso il globo in lungo e in largo avesse trovato la sua
vera casa, salvo scoprire che apparteneva a qualcun altro. La
voleva. Voleva vendere la casa che aveva comprato, ipotecare
la vita e acquistare quel posto, chiudere tutte le porte alle
proprie spalle e che il mondo andasse a farsi fottere. Proprio
cos. Chiudere tutto. Vivere come Adamo. O come il selvaggio
che alla fine del secolo scorso era arrivato a remi dalla
costa con nient'altro che una cassetta di mele, una fionda e
un paio di ami da pesca e si era stabilito sul colle di Gull
Rock, brullo e cosparso di guano, cibandosi di uova di
gabbiano e di tutto ci che riusciva ad abbattere con una fionda
e un sasso. Addosso nient'altro che uno sbrindellato perizoma,
estate e inverno. Si lasci crescere barba e capelli. Contemplava
il cielo.
Ovviamente, era soltanto un sogno, una fantasia adolescenziale.
Tutto, ogni metro quadrato di qualsiasi posto, 
propriet di qualcuno, e un selvaggio dei nostri giorni, o un
magnate di centri audio-video che nutrisse anche solo una
vaga idea di vivere come un selvaggio, verrebbe braccato e
rinchiuso in men che non si dica in un manicomio dentro a
una cella imbottita. Sta pensando a tutto ci, alla vita selvatica,
alla pace, all'eternit e allo stato di natura dell'uomo,
mentre doppiano Coche Point e si avvicinano all'arco scintillante
di China Beach, usando il promontorio alle loro spalle
come riparo nel caso che la vedetta della Guardia costiera sia
stata effettivamente allertata e li venga a cercare, e fra un
morso e l'altro al panino si gira verso Rita per sentire cos'ha
da dire in proposito. Hai mai sentito le storie del selvaggio
che un tempo viveva qui? Mastica, deglutisce, immaginando
se stesso mentre agita una lancia sopra la testa vestito di
un perizoma. Anni fa, dico. All'inizio del secolo.
Lei ci pensa un momento, lo sguardo perso chiss dove
che poi si accende nel ricordo. Ne parlava sempre Francisco,
dice, piegata in avanti sulle ginocchia, una lattina di
birra in una mano e il panino nell'altra, la testa che dondola
leggermente seguendo il movimento della barca. Era una
specie di leggenda, solo che era vera. Fra l'altro, succedeva ai
tempi, prima del Proibizionismo, quando l'azienda vinicola
era in attivit e via dicendo. Suo padre, il padre di Francisco,
gli diceva che il tipo era un bracconiere, che rubava le pecore
per mangiarne quello che poteva abbandonando il resto ai
corvi.
Non aveva tutte le rotelle a posto, no? Insomma, nutrirsi
di uova di gabbiano, dormire all'addiaccio e tutto quanto,
il perizoma...
Era un danese, anche se il danese pi basso della storia,
appena un metro e cinquanta. O almeno cos dicono. E non
si limitava a dare la caccia alle pecore, uccideva anche volpi,
moffette, la ghiandaia azzurra isolana, tutto ci su cui riusciva
a mettere le mani che, immagino, cuoceva alla meglio su
un fuoco di legnetti recuperati dal mare e poi si abbuffava.
Arrosto di maiale, dice lui automaticamente; l'intenzione
 quella di fare una battuta, o almeno un po' di ironia,
ma non riesce a sorridere o anche a ridere perch quel pensiero
lo fa infuriare nuovamente. In questo momento sono l
in giro, pensa, a far fuori animali. E noi ci ridiamo sopra. In
lontananza scorge il molo di Prisoners', una striscia minuscola
in pieno sole, ma almeno nessuna imbarcazione. E nessun
elicottero.
Quindi era carnivoro, interviene Anise con un sorrisino
acido, punzecchiando la madre. Proprio come te, mamma.
Rita ricambia il sorriso, poi si fruga nella tasca interna in
cerca di un paio di occhiali da sole blu iridescenti e li inforca
come se volesse nascondersi. Giusto, dice, perch  cos
che siamo stati creati. Fa una pausa per bere un sorso di
birra. E poi adoro il sapore dell'agnello.
Gi, dice Anise, senza pi sorridere, e carne vuol dire
assassinio.
Questa mi sembra di averla gi sentita.
Be',  cos.
Non mi pare che la pensassi cos quando vivevamo al
ranch.
E dai, ero solo una bambina. Cosa vuoi che ne sapessi.
Adesso tiene lo sguardo inchiodato sulla madre e in mezzo
agli occhi si formano due rughe di irritazione. Tu invece
avresti dovuto saperlo. Con quello che avevamo visto, insomma,
quel famoso giorno con i corvi e i cacciatori. Tu magari
non l'avevi capito, ma quello fu il trauma pi grosso
della mia vita...
Insieme alla scuola media di Oxnard.
Non sto scherzando. Te lo dico io: le bestie sono intelligenti.
Provano dolore. Hanno gli stessi diritti che hai tu.
Mi ricordo una volta, dice Rita, ignorando l'appello e
sollevando uno stivale gocciolante per poggiare il piede sul
ginocchio e quindi abbandonarsi di nuovo sul sedile con un
sospiro, durante la tosatura, quando quei vaqueros dopo
che avevamo messo via la lana fecero un gran casino e arrostirono
un cucciolo - la testa, ti ricordi? Misero la testa direttamente
sul carbone e poi la aprirono per prendere le cervella...
Non voglio sentirlo.
...e quel bel grasso bianchiccio e cremoso che tu spalmavi
come burro su una fetta di pane abbrustolito nel forno.
Questo lo sapevi, Dave? Anise una volta era ghiotta di carne
di montone.
S, be', anch'io, dice lui, cercando di fare da paciere.
Finch non ho visto la luce. Ma in ogni caso, capisci che
dobbiamo fermare questa caccia ai maiali... Insomma,  una
follia. Nessuno, nemmeno quello che dirige il macello, vorrebbe
vedere abbattere bestie per nulla. Neanche tu, giusto?
Quello che le sta chiedendo  se sta dalla loro parte o no,
ma Anise si intromette e risponde per lei: No, assolutamente.
Lei  contraria quanto noi. Lo sarebbe chiunque.
La guardano entrambi, il porto che si avvicina, le onde
che spumeggiano lungo la riva e sopra il chaparral, tutto a
chiazze e riarso dal sole, in attesa della pioggia. Lei posa la
birra sul portabicchieri e alza la testa per dare uno sguardo
ferocemente inflessibile prima a lui e poi a sua figlia: Certo
che sono contraria, dice sputando fuori le parole. E uno
spreco di ottima carne.
Quella sera, dopo aver offerto a entrambe una cena chic
e parecchio costosa in un nuovo ristorante francese di cui a
quanto pare Anise ha sentito parlare chiss dove, nel corso
della quale si era lanciato in una sciagurata discussione con il
cameriere sulle modalit di preparazione della sua sogliola
alla mugnaia, che aveva dovuto rimandare indietro due volte,
mentre Anise storceva il naso sulla sorte della sogliola
(Se decidi di votarti al vegetarismo, non puoi fare le cose a
met, Dave, cos  da vigliacchi) e Rita sorrideva acida portandosi
alla bocca deliziosi bocconi di un filet mignon al sangue,
le accompagna all'appartamento di Anise senza fare
commenti e poi torna a casa a controllare il prato nuovo. E
se va troppo forte e un poliziotto che conosce vagamente lo
ferma per chiedergli quanto ha bevuto e se sa che il limite di
velocit nelle strade urbane  di cinquanta chilometri all'ora
e infine lo lascia andare con una ramanzina,  solo perch 
stata una giornata, insomma, complicata. Sta ripercorrendo
la serie di eventi che gli ha terremotato l'umore - la frustrazione
a Prisoners' Harbor quando l'elicottero  apparso dal
nulla sorvolando la barca a bassa quota finch non si  deciso
a virare mettendo la prua verso il mare aperto, mentre tutto
attorno una voce squillante lo avvertiva che LSOLA  CHIUSA
A TUTTI I VISITATORI, RIPETO, LSOLA  CHIUSA, Anise
che ci aveva messo cos tanto a prepararsi che erano arrivati
con quarantacinque minuti di ritardo sulla prenotazione e
prima di potersi sedere gli era toccato prostrarsi davanti a
quel piccolo maitre francese di merda con la puzza sotto il
naso, poi il cameriere, il pesce e il modo in cui Rita assaporava
il suo filet mignon come se volesse succhiarne il sangue
goccia a goccia - mentre apre il cancello e scivola sul vialetto
accolto dalle luci con sensore di movimento montate sopra la
porta del garage.
 mezzanotte passata.  stanco. Irritato. Deconcentrato.
La portiera della macchina si apre, la radio si spegne sulla
jam session di qualche gruppo anonimo che avr sentito diecimila
volte, ma perch, Cristo santo, nei programmi non c'
mai qualcosa di diverso, qualcosa di poco noto, nuovo e sconosciuto,
il lato B, anche solo il lato B, tanto per dare un po'
di tregua alle persone prima che vadano a spararsi un colpo?
Scende sul solido selciato del vialetto, con la familiare sensazione
del marinaio che sente la terra muoversi sotto i piedi.
Per un attimo rimane fermo a godersi il fresco della notte, le
stelle, ad ascoltare il silenzio e il sommesso brusio dell'autostrada.
Poi, mentre sta rovistando nel bagagliaio in cerca della
torcia prima di incamminarsi sul nuovo manto erboso,
lussureggiante e soffice, ammirandolo e congratulandosi con
se stesso per aver scelto la soluzione dei rotoli invece di mettersi
a spargere semi dovendosi preoccupare di uccelli, erbacce
e chiazze vuote finch l'erba non  cresciuta, percepisce
un movimento, in fondo, lungo il perimetro del giardino.
Il suo primo pensiero - e qui si irrigidisce tutto, pronto a
lanciare un grido di avvertimento o meglio ancora di minaccia
-  che si tratti di qualche intruso, scassinatore, ladro, poi
per vede le ombre, due, ingobbite sul terreno, e pensa ai
cani, ma i cani sono in casa dove li ha lasciati, Gli ci vuole un
po' per rendersi conto che si tratta di animali della natura,
bestie selvatiche, che vengono a godersi ci che lui lascia per
loro. Molto lentamente, con esagerata cautela, scivola attorno
alla macchina e con tutte e due le mani, una che gira la
chiave e l'altra che tiene il portellone per impedirgli di spalancarsi,
silenziosamente apre il bagagliaio. Il bagliore della
lucina di cortesia, poi trova la torcia e lo richiude soffocando
con la pressione della mano lo scatto della serratura. Intanto
pensa: Coyote? O solo il cane di un vicino?
Si costringe a restare fermo immobile finch dal buio non
gli giungono suoni quasi impercettibili. Che cosa sente? Un
sommesso fruscio bagnato, il flebile brusio di un respiro o di
denti che masticano, poi un fremito, un trapestio e poi pi
niente. Ha quasi paura di alzare i piedi e quindi avanza senza
sollevarli, un centimetro alla volta, il cilindro scuro della torcia
davanti a s puntato come un telecomando; vuole avvicinarsi
prima di accenderla, vuole avvicinarsi il pi possibile
prima che la luce esploda e gli animali fuggano via. Sente
l'eccitazione crescere in lui, il richiamo dell'ignoto, del recondito,
il mondo nascosto che si aggira nelle ore morte della
notte. Un passo avanti, poi un altro. E poi, sul limitare del
prato, ombre che celano altre ombre come se la notte fosse
infinitamente profonda, come se la notte fosse un oceano,
come se si trovasse in una grotta sott'acqua in cerca del
caracide cieco, fa scattare l'interruttore.
Due procioni che lo fissano, gli occhi accesi quasi che la
fonte di luce fossero loro, le zampette nei loro guantini grigi
ferme a mezz'aria e visibili per una frazione di secondo, poi
si girano come se lui non ci fosse e tornano a fare quello che
stavano facendo. Ossia, constata, scavare. Si chinano in
avanti, raspano il terreno, poi si rimettono seduti sulle zampe
posteriori cacciandosi qualcosa nella cavit scura della
bocca. Muove la luce sulla superficie del prato, i fili d'erba
aggrappati ciascuno alla propria ombra, e vede che in effetti
il nuovo tappeto erboso  costellato di buche, simile a un
paesaggio lunare o al campo pratica da golf. Gli ci vuole un
secondo -  la natura, sono creature selvatiche, l'intruso  lui
e loro sono i legittimi proprietari delle montagne che corrono
ininterrottamente lungo la costa fino all'Alaska sin da
quando i ghiacciai non sono pi soggetti alla forza di trazione
- prima di mettersi a urlare. Via di l! Via!  grida cercando
di inquadrarli con il raggio di luce e di battere le mani
nello stesso tempo; ora sta correndo e guarda le due mobili
sagome brune battere riluttanti in ritirata fuggendo sul prato
devastato verso il muro, che non rappresenta certo un impedimento.
Al mattino, dopo un esame pi accurato, compone il numero
di Bruce Diaz, l'amico di Wilson i cui uomini hanno
posato il prato. Lascia squillare il telefono otto volte prima di
riagganciare (la pazienza non rientra fra le sue virt) e riprovare.
Al quinto squillo risponde una donna in spagnolo
("Bueno?) e lui rimane per un attimo senza parole prima
di riscuotersi e dire: Quiero hablar con Bruce? Por favor?.
Si sente un fruscio e un sibilo, voci che si mescolano e si
separano, l'abbaiare soffocato di un cane. Poi la voce di Bruce,
troppo forte, lo investe: S?.
Bruce?
S?
Sono Dave Lajoy.
Silenzio.
Ieri avete posato un prato nuovo qui da me.
S, certo. Dave. Okay. Certo.
Be',  pieno di buche. Insomma, torno a casa a mezzanotte,
senza ancora aver avuto nemmeno modo di vedere il
lavoro, accendo la torcia e vedo buche dappertutto, mucchietti
di terra ed erba secca.
Altro silenzio.
Bruce, sei l?
Procioni, dice finalmente lui, come se fosse restio a
pronunciare il nome dei colpevoli. Vanno in cerca dei vermi...
lombrichi, hai presente? I vermi fanno parte del prodotto,
sono necessari, capisci? Per l'ossigenazione, come
concime. Liberati dei procioni e nel giro di una settimana
non ci saranno pi buche, nemmeno il ricordo.
Sente che sta arrivando, che gli sta montando dentro, e
non riesce a fermarla. Vuoi dire che non ti prendi neanche
il disturbo di muovere il culo e venire a dare un'occhiata?
Stiamo parlando di un prato nuovo. Nuovo. Non ho pagato
per ritrovarmi con questa merda dozzinale tutta bucherellata.
C' una spiacevole enfasi sull'epiteto merda, perch
adesso la pressione sta salendo, si sente rosicchiare internamente
come da tanti unghielli nei loro guantini grigi. Posso
bloccare l'assegno prima che tu emetta un fiato.
La voce che gli arriva dalla cornetta  talmente bassa che
fatica a sentirla. Dieci e mezza, dice Diaz. Per ti dico che
sono i procioni. Possiamo anche posare un prato nuovo di
zecca domani, ma la situazione non cambier di una virgola.
Diaz - alto, il fisico di un peso massimo ormai sfasciato -
arriva un'ora e mezza dopo e si ferma sul prato insieme a lui
a guardare sconsolato i carotaggi che costellano un po' ovunque
il manto erboso, una specie di grande coperta verde
smangiata dalle tarme. Gli dice che sostituir le due strisce
pi danneggiate senza costi aggiuntivi, poi alza la testa e lo
fissa dritto negli occhi. A condizione per che prima ti liberi
dei procioni.
E come faccio?
Chiama la Protezione animali, gli risponde; poi torna
al suo pick-up, il cancello gli si apre davanti come per magia
e lui se ne va.
La Protezione animali - incredibilmente rispondono al
primo squillo - lo informa, attraverso la ruvida voce di un
tronfio buffone che pare una guardia giurata, che non catturano
procioni. La cosa non lo mette di buon umore. Fra
quando Bruce Diaz se n' andato e la telefonata, l'ha chiamato
Anise per chiedergli che cosa sta facendo perch magari
si sbaglia, ma non erano d'accordo che sarebbe passato
a prendere lei e sua madre per andare sulle colline a una
degustazione di vini nella Santa Ynez Valley, e forse lui 
stato un tantino brusco con lei. Ora per, prima che possa
ribattere ( l l per dire Be', e allora che cazzo vi pagano a
fare?), la persona dall'altro capo del filo, l'impiegato della
Protezione animale aggiunge: Per abbiamo qui le trappole,
pu tranquillamente venire a prenderle e noleggiarle per
una giornata. Altrimenti abbiamo anche la formula del noleggio
lungo.
Questo lo coglie alla sprovvista. Che cosa intende per
trappole? Cio, non  che provocano danni agli animali,
no?
No, no, no, si tratta di trappole Havahart, le stesse che
si usano per i ratti e i topolini, soltanto che sono pi grandi.
Un bel po' pi grandi, spero.
Dalla cornetta gli giunge uno strano suono aspirato, come
se il tipo dall'altra parte stesse soffocando uno sbadiglio.
O una risata. Magari trova che tutto ci sia buffo. Magari ha
scelto di lavorare alla Protezione animali semplicemente perch
lo fa ridere, perch si diverte. Le servir un pick-up o
un SUV, dice alla fine.
Ci pensa su un momento. Poi, con il telefono incollato
all'orecchio, gi avviandosi verso la porta per tirar fuori dal
garage lo Yukon, gli viene in mente di chiedere: E le esche?.
Burro di arachidi. Il burro di arachidi funziona sempre.
Lo adorano, mi creda. Se invece vuole qualcosa di speciale,
basta che apra una scatola di sardine e tutti i procioni del
vicinato si azzufferanno per accaparrarsele - insieme a un
buon numero di gatti e di opossum.
Altra pausa, fra i disturbi della linea che gli ansimano
nell'orecchio. Non resta che un particolare, che incombe come
un tronco sommerso circondato da una scia di fuochi
fatui. Okay, va bene, ma una volta che li ho presi, che me ne
faccio?
Degustazione di vini. Ai suoi occhi, non  che una scusa
per sbronzarsi come pirati in pieno pomeriggio, il genere di
attivit che richiama turisti e torpedoni di pensionati, ma in
definitiva  contento di esserci andato. Per qualche ora si 
distratto, e dopo la seconda tappa - in un posto che gli piaceva,
cantine buie e umide, grandi botti di quercia una accanto
all'altra come monumenti a tutti i fegati cirrotici del
passato - si  veramente rilassato come non gli succedeva da
settimane. Non che la mattina prima, uscendo dalla marina
in barca, non avesse sentito allentarsi la tensione, ma il tempo
di arrivare all'isola ed era gi di nuovo tutto in subbuglio.
Quindi la degustazione di vini era stata una gradevole tregua.
E con Rita si era divertito: lei sembrava trovarlo simpatico
e persino rispettarlo, a differenza della madre della sua
ex moglie, che lo scrutava con quegli occhi neri da siciliana
come se fosse l'Anticristo e faceva un salto sulla sedia ogni
volta che lui entrava nella stanza, gemendo: O Signore, ma lui
si deve sedere qui?
Avevano pranzato tardi, praticamente una cena, in un localino
all'aperto a Santa Ynez, citt artificiosamente pittoresca,
poi erano tornati lungo la 154 facendo il San Marcos
Pass nel limpido tramonto del tardo pomeriggio e quindi la
strada che si snoda verso Santa Barbara, con le isole di Santa
Cruz e di San Miguel in bella vista davanti a loro come su un
vassoio, continui cambi di prospettiva mentre scendevano
sui tornanti contemplando la sera che calava nel grigio addensarsi
dell'oscurit sopra di loro e le isole che si allungavano
verso occidente come rossi festoni illuminati. Rita osserv
quanto era bello e Anise intervenne per dire che era d'accordo.
Magari dovrei scriverci una canzone, mormor Anise,
con un bisbiglio complice. Intitolala les Flottantes disse
sua madre e per quanto lui fosse calmo e anche lui fluttuasse
tranquillamente, non pot fare a meno di buttare l una battuta
acida: Che ne dite di Killing Floor?(1) O no. L'hanno gi
fatta, giusto?.
A casa, ancora mezzo brillo, parcheggi la BMW in garage
accanto allo Yukon (Andiamo da te, e poi magari facciamo
quattro passi fino a uno dei ristoranti gi in paese, aveva
detto Anise) e aveva risposto che per lui andava bene, si sentiva
perfettamente sobrio. Poi si ricord delle gabbie e nella
luce calante port le due donne sul prato a esaminare le devastazioni
dei procioni, e posizionare le gabbie, armare il
meccanismo e spalmare burro di arachidi su tutti i vassoi
delle esche divent una specie di gioco. A un certo punto
Anise era entrata in casa a prendere una bottiglia di vino e lui
le aveva urlato di guardare se nella dispensa c'erano delle
sardine (c'erano) e quando lei torn fuori misero tre sardine
sopra il burro di arachidi in ciascuna gabbia, poi si ritirarono,
soddisfatti del lavoro, a sorseggiare vino mentre la notte
scendeva su di loro.
E ora, all'alba, si sveglia di soprassalto, perch c' qualcosa
che non va, decisamente, ma che cos'? Stava sognando...
cosa? Un inseguimento, terrore, volti del passato che
riemergono diacronicamente per irridere i suoi fallimenti e
le sue manchevolezze. Un'altura. Una caduta. Risate sgangherate
come l'odio. Si mette a sedere. Sposta i dreadlock
dalla faccia. Gli prude la testa. Gli brucia lo stomaco. Ha un
leggero mal di testa, che comincia a farsi sentire sotto forma
di un sommesso crepitio. Davanti al lavabo del bagno, mentre
osserva intontito la propria immagine nello specchio e
riempie e scola meccanicamente due bicchieri d'acqua del
rubinetto, si ricorda delle trappole.
Pieno di determinazione, rientra in camera da letto per
mettersi un paio di pantaloni corti e una felpa, si infila i sandali
(in materiale sintetico, non di cuoio, perch il cuoio
consente agli assassini di fare altri profitti), poi esce nel fresco
del mattino, chiudendo i cani dietro di s perch non corrano
fuori a combinare qualche pasticcio con le trappole. In
realt non si aspetta ancora di aver preso qualcosa, non la
prima notte, ma ci nonostante si ritrova ad accelerare il passo.
Ieri, quando  andato a prendere le trappole, l'impiegato
della Protezione animali - quello della voce da spaccone,
rauca, troppo forte e troppo compiaciuta - aveva risposto
alla domanda che gli aveva fatto al telefono. Lei che cosa ne
vuole fare? gli aveva ribattuto. Era magro come un grissino,
gli occhi ravvicinati e i capelli pettinati all'indietro a mo' di
lontra marina. La decisione  sua. Noi per qui non possiamo
tenerli. E il possesso di animali selvatici  vietato.
E allora cosa devo fare... liberarli da qualche parte? Su
in montagna? Fece un gesto alle sue spalle, fuori dalla finestra
dove si stagliavano i monti di Santa Ynez affollando il
cielo.
Questo  quello che pensa sempre la gente, rispose
l'uomo, ma quando questi animali vengono trasferiti per
loro  dura. Non conoscono l'ambiente e sono disorientati.
In pi, pu star sicuro che al novanta per cento il territorio
disponibile  gi occupato.
Cosa sta cercando di dirmi?
L'uomo scosse la testa lentamente da una parte all'altra.
Io non sto cercando di dirle proprio niente. Per questi
animali sono un problema, giusto? Un sorriso sardonico gli
si stamp sulla parte inferiore della faccia. Le iridi erano infossate,
come se la pressione della messa a fuoco fosse troppo
per loro. E lei che lo ha detto. Stanno danneggiando la
sua propriet, il suo prato, ha detto. Giusto? Si interruppe
e alz le mani come per declinare ogni responsabilit, poi
alz le spalle e le lasci ricadere in un gesto studiato. A nostro
modo di vedere sta a lei decidere cosa farne.
E cos eccolo qui, ad aggirarsi furtivo nell'erba ancora
bagnata di rugiada. Stamattina c' nebbia, brandelli impalpabili
che vagano impigliandosi nei rami pi bassi degli alberi
e salgono verso l'alto come a tirare gi il cielo. Ha deciso
di utilizzare due trappole invece che una sola, pensando che
siccome i procioni erano due probabilmente avrebbero preferito
avere ognuno la propria gabbia, ma lui non  un etologo
(n un trapper, se  per quello) e pu soltanto sperare in
bene.
La trappola pi vicina, quella che ha messo in centro al
prato,  grigia e vuota come la nebbia, o almeno cos gli sembra
finch non arriva praticamente sopra e vede un mucchietto
di pelo schiacciato contro la rete metallica. Solo che
il colore  completamente sbagliato,  bianco e non marrone,
biondo o anche fulvo. Tutto a un tratto gli viene in mente
che  pericoloso, dentini che bucano, tagli che si infettano,
rabbia, e chinandosi per guardare meglio sta in guardia, invece
vede il grosso gatto d'angora ipernutrito che sta due
case pi in l, quello che lui caccia in continuazione fuori
dalla sua propriet in quanto reo del peccato mortale di dare
la caccia agli uccelli. Gli occhi come pozze imploranti, attacca
a fare le fusa.
Per un attimo medita di riportarlo indietro, trappola e
tutto, ai proprietari, una coppia di anziani che apparentemente
non fa che scaricare generi alimentari dal bagagliaio
della macchina quasi che temessero un assedio, poi per ci
ripensa, passa la mano sull'esterno della trappola e solleva la
porticina. Il gatto schizza subito fuori come sparato da un
getto d'aria, poi per si ferma a leccarsi e lo fissa a lungo
prima di allontanarsi trotterellando sul prato con la coda ritta.
Il burro di arachidi, constata,  intatto, ma le sardine sono
sparite. Sta pensando che gli toccher ripristinare l'esca,
chiedendosi come far a evitare di riprendere lo stesso gatto
tutte le notti, quando alza lo sguardo verso la seconda trappola,
che ha messo laggi contro il muro, nel punto esatto in
cui ha visto il procione alzarsi e arrampicarvisi sopra. A quella
distanza non pu dirlo con certezza, ma gli sembra che ci
sia qualcosa rintanato in fondo alla trappola, un addensarsi
scuro di ombra, e si rende conto che quello non  un gatto.
Muovendosi circospetto (non vuole spaventarlo, di qualsiasi
animale si tratti) si accosta alla gabbia da dietro, dove la
porticina di metallo abbassata lo ripara alla vista. In quel momento
si accorge del canto degli uccelli, come se una mano
invisibile avesse appena acceso la colonna sonora del mattino.
Dall'oceano arriva un odore fresco e pulito. Tutto  immobile.
Quando  vicino, si sposta a destra per sbirciare dentro dal
lato lungo della gabbia, e le ombre si separano - sono in due
- per poi tornare a fondersi. Due procioni, proprio loro, gli
occhi fissi su di lui, le zampette strette attorno alla rete come
prigionieri in un penitenziario. Gli ci vuole un attimo per capire
che il pi grosso, che se ne sta ritto sulle zampe posteriori
mostrandogli il ventre grigio quasi senza pelo,  la madre e
l'altro il piccolo, il cucciolo o come lo si vuole chiamare. Poi
per si inginocchia per guardarli meglio e gli animali si rannicchiano
di nuovo e il pi grosso, la madre, scopre i denti.
Che cosa prova lui? Meraviglia, certamente, eccole qui le
forme misteriose della notte in carne e ossa, catturate, alla
sua merc, la loro esistenza tangibile e verificabile come la
sua. Soddisfazione. Giustificazione. E una strana sensazione
di potere, di superiorit della specie (l'hanno aggredito, sia
pure inconsapevolmente, sia pure in modo naturale) e ora
sono nelle sue mani e pu decidere di farne quello che crede.
Per un lungo momento, inginocchiato, li guarda e basta, e
loro gli restituiscono lo sguardo, come se capissero che ora
sono suoi, che sono stati catturati da un predatore pi grande,
pi dotato, che qualsiasi speranza di fuga o anche di sopravvivenza
possano aver nutrito  inesistente. Dopo un po'
il ginocchio comincia a indolenzirsi e lui si siede nell'erba
ripiegando le gambe sotto il corpo nella posizione a fiore di
loto, una posizione che prende ovunque si trovi (in uno dei
suoi negozi, sul tappeto davanti al grande schermo del televisore,
fuori nel patio o sul prato) quando ha bisogno di un
momento di raccoglimento, di scendere nel profondo, di
concentrarsi per vedere, vedere veramente.
E quello che vede  sangue: gli artiglietti nei guantini grigi
delle zampe anteriori dei due animali ne sono punteggiati,
macchioline rosso vivo dove la pelle  graffiata, e il pi grosso
ha dei tagli rossi agli angoli della bocca. L'enormit della
cosa lo colpisce con la forza di un pugno: si sono accaniti
sulla rete d'acciaio da quando la porta  calata dietro di loro,
per tutta la notte fino al far del giorno, lacerandosi la pelle,
soffrendo, sanguinando.
Balza immediatamente in piedi, in preda a un senso di
urgenza. Adesso vuole soltanto rimetterli in libert, ma dove?
Torna a guardare i monti che sbucano dalla nebbia. Si
vede sollevare la gabbia afferrandola per la maniglia (o forse
trascinandola; dev'essere pesante), metterla sul sedile di dietro
del SUV mentre le bestie annaspano e soffiano terrorizzate,
poi farsi tutta la strada che corre sul fianco della collina,
pi in alto possibile, per liberarli in fondo a qualche sentiero.
All'inizio saranno titubanti, come nei documentari sulla natura,
ma alla fine usciranno, incapaci in quei primi istanti di
cogliere tutto il cambiamento del loro destino, e poi, con la
testa china, quasi comici, correranno via nei cespugli. S. Per
poi morire di fame o lottare con la fauna locale, con i coyote,
i puma e tutto quello che c' lass, gitanti in mountain bike,
piromani, cacciatori, oppure tornare indietro subito e riprendere
gli scavi nel suo prato.
 un busillis. Gli sembra di essere ancora addormentato,
ancora in sogno, gli animali che entrano ed escono dalla gabbia
a loro piacimento, il musino luccicante per l'olio delle
sardine, il prato risistemato e i lombrichi rintanati gi in fondo.
Non saprebbe dire per quanto tempo rimane l. Ma nella
tasca il telefono sta vibrando da un bel po', a intermittenza,
e deve riscuotersi se vuole andare gi a Ventura e combinare
qualcosa insieme a quelli che stanno picchettando, soprattutto
dopo che ieri li ha bidonati per la degustazione di vino,
cosa che ora gli sembra quanto mai frivola. Idiota. Irresponsabile.
Poi si accorge che il sole sta dissolvendo la nebbia, il
tepore sulle spalle, sulla schiena e sul collo, e qualcosa gli fa
alzare gli occhi dalla gabbia oltre il muro, il cancello e il tetto
di tegole rosse della casa dei vicini, l dove il lungo rosario
dentellato dell'isola di Santa Cruz improvvisamente riempie
l'orizzonte, con i suoi fianchi cesellati accesi dal solido velo
della prima luce del mattino.
Sa che far tardi, molto tardi, e che gli toccher chiamare
Anise e Wilson per avvertirli, decine di cose gli passano per
la testa tutte insieme. Pensa di coprire la gabbia con una coperta
o con un telo da imbianchino per proteggere gli animali,
magari fermandosi a prendere una brioche e una tazza di
caff, tanto per mettere qualcosa nello stomaco. Invece no,
adesso non c' tempo, non c' tempo per niente. Se chiamer
- e deve farlo, si dice - dovr farlo dalla barca.
 Note.
1. Killing Floor  un blues degli anni Trenta, ripreso anche da Jimi Hendrix.
Qui Dave allude all'eliminazione degli animali in corso sulle isole. [N.d.T]


Capitolo 11.
Il Black Gold.

Quella sera si ferma in ufficio fino a tardi, inchiodata alla
scrivania ben oltre l'ora in cui gli altri sono andati a casa.
Non che qualcuno andr mai a chiederle conto dei suoi orari
o che si senta costretta a timbrare il cartellino come un
operaio visto che il suo capo  lei stessa e i suoi tempi di lavoro
sono flessibili, ma  una persona coscienziosa, tutto
qua, e quando arrivano le quattro e mezza lei non alza nemmeno
la testa. La riunione a colazione era lavoro, certamente,
ma si  mangiata via un pezzo di giornata e ci sono cose
con cui deve mettersi in pari. Cose vitali. Ordini di acquisto.
Email. Gli ultimi conti da Island Healers, che bisogna pagare
con cadenza mensile. E, non ultimo, il computer di Alicia.
Quando finalmente Alicia  rientrata, un quarto d'ora
dopo di lei, non le ha detto una parola e Alicia, esitante, rossa
in faccia, gli occhi che sfuggivano la questione (apostasia,
n pi n meno), ha mormorato soltanto che le dispiaceva di
aver deciso di prendersi una pausa caff un po' prima del
solito, ma che stava morendo di fame perch si era svegliata
tardi ed era uscita di casa senza fare colazione e siccome tanto
in ufficio non c'era niente da fare aveva pensato che non
fosse un problema. Alma, mortificata lei per prima, si era limitata
a fissarla con tutta la freddezza di cui  capace. Poi era
arrivata l'ora di pranzo e Alicia era rimasta inchiodata alla
scrivania. Ostentatamente. Alzandosi solo per andare alla
macchinetta a prendersi una Diet Pepsi e poi, mezz'ora dopo,
in bagno, rispondendo al telefono con quella sua voce
sospirosa, aggiornando dati, battendo sui tasti, le dita che si
muovevano in un rapido ticchettio fra gente che andava e
veniva, telefoni che squillavano e le luci al neon in alto che
ronzavano.
Le ombre si erano allungate, il pomeriggio aveva battuto
in ritirata, scendendo alla fine nell'oceano. Alle cinque e
mezza, fine dell'orario di lavoro, Alicia si era alzata, trafficando
brevemente con borsa e zainetto e quindi mormorando:
Ci vediamo domani mattina; infine se n'era andata
chiudendosi la porta alle spalle. Era passata un'ora intera,
assorbita dal lavoro, prima che Alma andasse al computer di
Alicia, e un'altra mezz'ora prima che lo spegnesse. Cercava
irregolarit, contatti esterni, email che potessero scoprire il
gioco della sua segretaria, ma non c'era altro che la solita
corrispondenza di lavoro. Eppure Alicia era insieme a Wilson
Gutierrez, aveva una relazione intima con lui, che le teneva
il braccio attorno alle spalle, le aveva posato davanti il
vassoio con il caff e i dolcetti come se corteggiarla, servirla,
fosse un'abitudine, e questo era troppo sotto ogni punto di
vista. Ma poteva essere causa di licenziamento? C'era qualcosa
negli accordi contrattuali del Park Service con i suoi
dipendenti che vietasse le frequentazioni con il nemico? E
per di pi durante l'orario di lavoro? O forse la cosa ricadeva
nella libert di parola, di associazione, eccetera?
A ogni buon conto, sono le sei passate quando finalmente
esce dall'ufficio, e in cielo non c' pi traccia di luce. Gli
yacht attendono pazienti agli ormeggi, in qualche cabina si
vedono soffuse luci ambrate, l'acqua  piatta come il pontile
soprastante che corre parallelo. Si sente il debole riecheggiare
di un tonfo, un suono talmente smorzato che prima di
arrivare a lei  gi sigillato e incartato due volte, e alzando lo
sguardo vede una barca da lavoro (i sub che pescano uni, i
ricci di mare) che scivola accanto alle file spettrali degli alberi
delle navi, luci che pulsano lentamente, in cerca del suo
ormeggio.  un momento rubato alla giornata, un momento
di tranquillit e una sospensione, ma lei non si attarda. Ha
sempre avuto il passo svelto, va sempre spedita, e si muove
rapida, schivando bambini, fumatori esiliati, coppie a passeggio.
Mentre passa davanti al Docksider le giunge all'orecchio
una musica che fuoriesce dal piano di sopra, un gruppo
che si trascina stancamente sulla cover di un brano dei tempi
di sua madre, ed  in quel momento che si ferma cos bruscamente
che il runner dietro di lei deve scansarla all'ultimo per
non andarle addosso, rischiando il frontale con due donne
che camminano verso di loro. Lei vede allarme e fastidio dipingersi
sulla faccia delle donne sotto la tesa sventolante dei
cappelli, c' un mormorio di scuse, un intrico di braccia e
gambe (quelle del runner luccicano come se fossero fluorescenti),
poi l'uomo si allontana e una delle due donne grida
qualcosa, ma lei non ascolta. E inchiodata dove si trova.
Sua madre. Nella confusione della giornata se n' completamente
dimenticata. Sua madre sta preparando una torta
di compleanno. L'aspetta per andare a cena fuori come promesso.
In questo preciso momento sar sicuramente seduta
in soggiorno sulla sedia coi braccioli, insieme a Ed, a esagerare
con la vodka, le immagini caotiche sulla CNN che passano
via come nuvole in un cielo appiattito. Sentendosi in colpa,
Alma tira fuori dalla borsa il cellulare e fa il numero di
casa.
Sua madre risponde al primo squillo.
Mamma, sono io. Volevo solo dire che ho dovuto lavorare
fino a tardi e...
Il giorno del tuo compleanno?
Be', s. Sono saltate fuori delle cose. Sente una nota
falsa nella propria voce, una teatralit amatoriale - ma perch
quando parla con sua madre sembra sempre che voglia
nascondere qualcosa? Mentre in realt non  cos? Perch
molte cose sono venute fuori, una delle quali (la duplicit di
Alicia) disorientante e inquietante come non le capitava pi
da un pezzo. A parte i manifestanti, cio. Che tendono ad
abbandonare la postazione al calar del sole. Adesso per
sto uscendo; sar a casa in mezz'ora, mezz'ora al massimo.
Sto preparando da mangiare.
Ma io volevo portarvi fuori, offro io...
Ho detto a Ed: Ed, Alma ha lavorato tantissimo, e voglio
che oggi per lei sia un giorno speciale, niente stress, hai
capito quello che voglio dire, come quando eri bambina, e
Ed era d'accordo con me. Pausa. Se proprio vuoi uscire,
possiamo andare al ristorante domani, ma offriamo noi, assolutamente.
Poi mette una mano sulla cornetta e d una
voce a Ed per conferma. Giusto, Ed?
Ma domani c' il concerto, ricordi? Tim ha preso i biglietti.
Nessuna reazione.
Avevi detto che saresti venuta tu con me, visto che Tim
 sull'isola.
E chi  che suona?
Micah Stroud. Te l'ho detto, penso che ti piacer. ...
- sta per dire Pressappoco come quello che stavi ascoltando
stamattina, solo meno banale, meno pop, perch nelle sue canzoni
c' passione, passione autentica, e impegno, ma si ferma
in tempo - Non so. Comunque ti piacer. Fidati.
Okay, benissimo. Per lasciamo perdere il ristorante. Le
lasagne sono gi in forno, niente carne. Fatte in casa. E sia
a Ed che a me una tranquilla serata casalinga va benissimo.
D'accordo?
Sta per rispondere D'accordo nel ricevitore perch la
giornata  stata lunga e l'idea di farsi coccolare da sua madre
sta cominciando ad allettarla, in effetti che senso ha che tua
madre si installi nella camera degli ospiti se poi non ti lasci
un po' andare? Solo che in quel momento arriva alla macchina
e tutto a un tratto la capacit di formulare una frase compiuta,
o anche solo di parlare, l'abbandona. Perch la macchina,
parcheggiata in un punto poco illuminato di fronte al
porticciolo artificiale con le barche ormeggiate e i turisti che
passeggiano,  di nuovo tutta coperta di scritte. Quel fatto,
quella scoperta, dopo Alicia e Wilson Gutierrez, dopo il sottofondo
degli slogan dei manifestanti che interrompevano di
continuo i pianissimo dei quartetti d'archi come se il canale
di musica classica fosse disturbato,  uno choc pi o meno
simile a un tamponamento improvviso o a un cane che ringhia
scagliandosi contro il finestrino dell'automobile accanto
alla sua. Dal telefono, stretto nella mano che ora ricade abbandonata
lungo il fianco, esce il sommesso lamento della
voce di sua madre, che nella situazione va perduto: Alma,
sei l? Alma?.
Stavolta il colore della vernice  rosso, o almeno sembra
rosso sotto le luci giallognole della strada lungo tutta la passeggiata,
e il messaggio, anche se il significato  lo stesso, 
orientato a un utilizzo pi generale. La scritta, tracciata con
la bomboletta a lettere tondeggianti e congiunte una all'altra
che partono dal cofano e invadono il parabrezza impedendo
la visuale, dice: Assassina di maiali. Soltanto questo. Un epiteto
e un'accusa vergate in un'unica parola che, deve ammetterlo,
almeno nel suo caso,  incontestabile.
Per un lungo momento rimane impietrita, accusando il
colpo. Lei  un'assassina, di maiali, di topi, del finocchio selvatico,
del fiordaliso giallo e dei tacchini introdotti da fuori
che a suo tempo bisogner eliminare, un'assassina al servizio
di un'istanza superiore, del ripristino, del recupero, della salvaguardia,
ma sempre un'assassina. Si sente assalire dalla tristezza,
con tutto il suo contorno purulento - e dalla fatica,
anche dalla fatica, una spossatezza che la infiacchisce come il
primo feroce assalto del freddo invernale; si protende in
avanti e comincia a raschiare la vernice rosso scuro dal vetro
con lo sportellino di plastica del cellulare.
Il concerto  al Lobero, in centro, un teatro restaurato
che scricchiola e geme al lento ritmo vitale di un secolo
fa, quando il mondo era un posto pi grande e abitato da
meno gente. In piedi insieme a sua madre sulle piastrelle spagnole
appena fuori dagli alti portoni di legno, Alma non pu
fare a meno di pensare a quel mondo in cui la popolazione
era meno di un terzo di quella attuale, in cui la gente non era
in esubero, e sparpagliata ai quattro angoli della terra consentiva
la rigenerazione di fiumi, foreste, animali. Millenovecentoventiquattro,
si legge sulla targa davanti. Prova a immaginarselo.
Non le ragazze con i capelli alla maschietta, i
gangster e via dicendo, ma le persone all'indomani della
guerra che vivevano di poco o niente, e l'influenza che era
arrivata con la guerra, popoli confinati dalla geografia e dai
limiti della produzione alimentare, giungle rigogliose, le vette
delle montagne ancora inviolate, mari che pullulavano di
pesci, mammiferi e invertebrati: doveva essere cos all'epoca
in cui il teatro era stato costruito, esattamente nel punto in
cui sorgeva quello vecchio, risalente al 1873, quando il mondo
era ancora pi grande.
Vuoi un altro bicchiere di vino? le chiede sua madre.
Per l'occasione ha indossato un tailleur pantalone celeste, si
 truccata gli occhi e si  appropriata di un paio di orecchini
pendenti prendendoli dal portagioie in camera da letto. Ha i
tacchi, si  sistemata i capelli fissandoli con la lacca.  carina,
radiosa per la serata che l'aspetta. E anche questo  carino.
No, direi di no, risponde Alma, scuotendo la testa per
dare maggior enfasi al diniego. A casa si sono gi scolate un
bicchiere a testa per entrare nello spirito, e poi un altro (in
un bicchierino di plastica, perch cos lo servono al baracchino
fuori dal teatro) appena arrivate. Ad Alma piace arrivare
in orario, le piace arrivare in anticipo, riconoscendo lei
per prima in questo un pizzico di nevrosi - in aeroporto non
 tranquilla finch non  davanti al gate con un giornale in
mano ben prima che sullo schermo sopra il banco del check-in
compaia l'annuncio del suo volo - e lei e la madre sono le
prime della fila. Il che non significa che non sia pronta a staccare
la spina, a godersi la sensazione di leggerezza che le d
il secondo bicchiere mentre la sera fresca le alita intorno, pi
che lieta di chiacchierare con le persone dietro di loro, due
studentesse universitarie, fan sfegatate di Micah Stroud, arrivate
in treno da Los Angeles, ma gi pensa al concerto e
alla vescica che dopo cinque o sei canzoni si sentir scoppiare.
Quindi no, per il momento basta vino. Magari pi tardi,
dice, mentre sua madre, con un sorrisetto controllato,
sgattaiola via per farsi un altro giro, raccomandandole (inutilmente:
i posti sono prenotati) Tienimi un posto.
Alle otto meno un quarto gli uscieri aprono i portoni, lei
prende sua madre sotto braccio ed entrano nell'atrio ricoperto
di moquette. C' un piccolo contrattempo per il vino
(uno degli uscieri si avvicina per dire che in sala non  consentito
portare bevande, e cos sua madre svuota il bicchiere
e glielo porge), poi eccole dentro l'auditorium; sua madre si
lascia sfuggire una piccola esclamazione di sorpresa per l'eleganza
della sala, come se si aspettasse uno squallido capannone
da rave o una bettola invasa dalle bottiglie. Rimangono
un momento in fondo alla sala, a rimirare in silenzio le sontuose
poltroncine bordeaux che scendono verso il palcoscenico
buio, poi sua madre si scusa e parte in direzione del
bagno delle donne. Alma cerca da sola i loro posti (posti
decenti, quindicesima fila, settore centrale) e si mette a studiare
il programma nel brusio preconcerto.
Sente che si sta rilassando, che si sta gustando il momento.
Dalle pareti, le applique diffondono una luce soffusa, le
voci della gente trepidano per l'attesa.  la sesta volta che va
a sentire Micah Stroud, due a San Francisco, tre a Los Angeles
e una a Phoenix. Per le ragazze nella fila davanti a lei sar
la prima, e lei le invidia per questo, il brivido dell'evento, le
luci che si abbassano mentre le sagome spettrali dei membri
della band cominciano a prendere forma sbucando dall'ombra,
poi lo spot che si accende sopra il microfono nudo, il
batterista che sfiora i piatti con le spazzole e a un tratto ecco
Micah, la voce si leva come un ricamo dagli accordi della
chitarra insinuandosi in ogni minimo anfratto dell'edificio e
delle persone che lo riempiono.  andata cos tutte le volte.
E ora, piena di aspettativa, si protende in avanti, studiando il
palcoscenico. Tamburella oziosamente con un piede. Resiste
alla tentazione di preoccuparsi per sua madre.
Di l a poco, i posti vuoti attorno a lei cominciano a riempirsi,
le luci si abbassano e proprio mentre si sta girando a
cercare sua madre con lo sguardo, eccola qui, la borsa stretta
in una mano e un programma tutto stropicciato nell'altra.
C'era una coda in bagno, mormora con aria estenuata, poi
si siede al suo posto. Il pubblico fa silenzio. Qualche
ritardatario si aggira su e gi per le corsie, si intrufola strisciando
contro pance, borsette, ginocchia rattrappite. L'uomo davanti
a lei tossisce nervosamente e rumorosamente. Poi il
crepitio degli applausi accelera (scimmie che battono insieme
le mani tese con le dita rigide, pensa lei, non diversamente
da come accadeva nelle savane africane tre milioni di anni
fa, e lei  una di loro, un battimani di affermazione), mentre
il presentatore entra sul palco con passo deciso, si impadronisce
del microfono e d una lunga occhiata divertita al pubblico
finch il battimani non si spegne.
 un ometto minuto sui quaranta tutto pelle e ossa, con i
capelli che gli ricadono davanti agli occhi nascondendogli le
orecchie, e si prende un momento per fare un piccolo panegirico
sulle rassegne che ogni due mesi portano artisti di fama
nazionale - e internazionale - come Micah Stroud (altri
applausi) in questo storico teatro della nostra cittadina di
Santa Barbara, poi invita tutti a prendere un programma e
ad abbonarsi, perch cos non soltanto si sostiene la musica
che si ama ma si fa anche un affare, vi rendete conto che
abbonandovi alle rassegne si risparmiano fino a centoventi
dollari a stagione? Sa che deve tagliar corto, ma ci sono lo
stesso fischi dalle prime file e qualcuno dietro Alma comincia
a scandire Micah, Micah, Micah, gli altri si aggregano e il
microfono tace. Per un lungo istante, rimane l squadrando
tutti con uno sguardo malizioso, poi alza le due mani a palmo
in su finch i cori non si placano.
E ora, dice in tono del tutto diverso - stentoreo, pastoso,
un tono da venditore, da imbonitore, da battitore d'aste
- il momento che tutti voi aspettavate... signore e signori,
gnomi e pesciolini, ecco a voi il Prodigio del Cajun, il Leone
del Bayou, l'uomo con la voce e il cuore pi forte di tutti...
MICAH... STROUD!
Sebbene sia il tipo di persona supervigile, sempre attenta
a ci che la circonda e con i cinque sensi all'erta rispetto a ci
che il mondo le propone, non si agita, non si guarda attorno
e si limita a seguire il tempo con il piede e con la testa fino al
terzo brano della scaletta, da solo, chitarra acustica, la band
momentaneamente in attesa di lato, invertendo lo schema
abituale, nient'altro che la sua voce e la chitarra. Sua madre
 accanto a lei, ma Alma non se ne accorge nemmeno, le
canzoni ormai cos personali che sembrano scritte apposta
per lei, e la portano su, fuori da s, altrove. Che poi  come
devono andare le cose. La ragione per cui  qui. La ragione
per cui si concentra completamente su Micah, piegato sulla
sua chitarra finch la lucente crocchia alla Pompadour non si
scioglie e la mosca sotto il labbro da musicista soul non si
imperla di sudore.
Apre con Loggerhead Blues, un blues lento, tranquillo,
che sfuma nel ritmo sincopato di Dip and Rise per poi tornare
a una versione tragica di Minamata, una novit, con le sue
immagini di bambini deformi riportati nel mare amniotico
da cui provengono fino a che l'ambiente, gli ovuli della madre
e gli spermatozoi del padre non saranno liberi dal
metilmercurio e loro potranno riemergerne, intatti e disintossicati
muovendo i ditini aperti di mani e piedi in un saluto di pura
gioia. Lei ondeggia sulla poltrona. Niente pensieri, solo sensazioni,
perch questo  un uomo che capisce, che lotta per
l'ambiente, un uomo che se solo sapesse si farebbe avanti
con tutta la sua forza e la sua influenza per appoggiare lei e
Tim e tutto quello che stanno cercando di realizzare.
Poi per ricomincia a pensare, mentre la band si fa avanti
e lo affianca sul palco, lui imbraccia la chitarra elettrica, il
batterista d il tempo con le sue bacchette lucide, e si chiede
se abbia mai visitato le isole, se sia a conoscenza della gravit
della situazione e della posta in gioco. D un'occhiata a sua
madre, che si diverte o sembra divertirsi. Poi torna a concentrare
la sua attenzione sul palco, sugli accordi di Swamp Savior
che scendono gi come una precipitazione atmosferica,
ma ora lei non  pi in sala, no,  sull'isola, e accanto c'
Micah Stroud, a valutare i danni prodotti dai suini, china
sulle volpi prigioniere, tranquille e al sicuro nelle loro gabbie,
e gli chiede se magari non potrebbe scrivere un pezzo
per loro, un inno alla salvezza; lui le si avvicina, in piedi, il
riflesso del sole negli occhi, e dice con quella sua parlata
strascicata: Ma certo, anzi far di meglio e devolver tutto il ricavato
alla causa. Che te ne pare? Ti sta bene? No? Be', allora ti
faccio anche un assegno... solo per se c' una contropartita,
ma te l'ha mai detto nessuno che sei irresistibile? Insomma,
non ti prendi mai un po' di tempo per te? Voglio dire, non mi
accompagneresti nella tappa europea del tour? A Stoccolma?
Sei mai stata a Stoccolma...?
Quattro pezzi insieme alla band, poi il palco torna buio a
parte il faretto. Lui si gira di spalle un momento, scompare
nella penombra per cambiare chitarra - di nuovo l'acustica
-, poi si accosta al vecchio microfono a piantana che  diventato
il suo tratto distintivo e si domanda a voce alta se qualcuno
si sta divertendo. Be', certo che s. Tutti quanti. Persino
la madre di Alma, che si lascia andare a un grido selvaggio
uscito direttamente dagli anni sessanta mentre la folla risponde
con un boato. Citt calorosa, mormora asciugandosi
il sudore dalla faccia con una salvietta. Io di sicuro lo
apprezzo molto, in una fredda sera autunnale quaggi sulla
costa californiana dove un povero ragazzo del bayou pu
sempre crogiolarsi al calore generato da voi altri brava gente
- fischi, applausi - e ve ne sono profondamente grato.
China la testa un momento per ringraziare dell'applauso,
i capelli sciolti in un groviglio sudato, e quando si raddrizza
e la luce torna a illuminargli il volto, lei vede che sta sorridendo.
Ma stasera, gente, ho una sorpresa per voi, una di
voi - alza una mano per schermarsi gli occhi e passare lo
sguardo sul pubblico - una cantautrice eccezionalmente
dotata che suoner il prossimo brano insieme a me. Anise?
Ci sei, tesoro?
A quel punto ha la sensazione che tutto le giri intorno e
corra veloce, come se fosse caduta in un vortice, un tombino
aperto che la risucchia gi portandosi dietro tutta la fila di
poltroncine, sua madre un'illusione, l'uomo con la tosse svanito,
gli alternativi con l'impermeabile svolazzante, la sciarpa
e le lenti fotocromatiche, tutto scivola via mentre Anise Reed
si alza da un posto in prima fila (ma come ha fatto a non vederla?)
con un enorme fungo atomico di capelli che sparano
in fuori. E non  tutto. Perch nella poltrona accanto a quella
che lei ha appena lasciato c' anche Dave Lajoy, le mani
giunte in segno di ringraziamento mentre tutta la sala si anima,
e accanto Wilson Gutierrez, che batte i piedi e fischia, e
Alicia, che solleva la sua faccia inespressiva verso la luce proveniente
dal palco, e la donna seduta di fianco a lei con una
gran chioma di capelli grigi... risplende... di orgoglio materno.
La madre di Anise. Di Anise Reed. E prima che Alma
possa anche solo iniziare a elaborare la rivelazione, ecco che
la cantautrice eccezionalmente dotata in persona sale i gradini
del palco, i piedi nudi palpitanti, le unghie lucide, e intanto
un lacch arriva di corsa da un angolo e le porge la chitarra
come un'offerta votiva.
Quasi sessantanni prima, nel settembre del 1946, quando
la sala del Lobero stava tornando a riempirsi dopo i magri
anni di guerra, al St. John Hospital di Santa Monica la nonna
di Alma dava alla luce sua figlia, una bella bambina di tre
chili e trecento grammi che sembrava non aver risentito delle
traversie di sua madre sull'isola di Anacapa. Beverly all'epoca
viveva con la madre poich, gi alla fine di quel primo
mese disastroso in cui Till le era mancato ogni singolo minuto
di ogni singolo giorno, come se fosse partito un'altra volta
per la guerra, non era pi in grado di pagare l'affitto dell'appartamento
che divideva con lui. E cos erano due vedove in
quella casa in cui era cresciuta, suo padre morto da dieci
anni, sua madre in piedi dal mattino alla sera davanti al registratore
di cassa in un negozio di alimentari sul Lincoln
Boulevard, nonostante le vene varicose e le caviglie gonfie
come un pan di Spagna tracimato dal bordo della teglia.
All'inizio, quando si svegli all'ospedale e l'infermiera le
port in stanza sua figlia, Beverly pens che ci fosse uno sbaglio,
tanto era convinta che dovesse essere un bambino, il
figlio di Till, la sua immagine reificata uscita dal nulla per
sostituirsi a lui, Till Jr., che sarebbe diventato un uomo con
due braccia integre e funzionanti. Non aveva pensato a nomi
da bambina. Ma quando sua madre arriv dal lavoro con la
divisa ancora addosso e prese la piccola fra le braccia con
un'espressione estatica, un nome nuovo le balen in mente
(Matilda, l'avrebbe chiamata Matilda, diminutivo Tillie) e lo
disse a voce alta, lo pronunci per sua madre nella stanza
rimbombante, e la donna nel letto accanto alz lo sguardo
con i suoi due gemellini e un sorriso placido. Tillie, che ne
pensi di Tillie?
Sua madre, che fissava il volto della bambina come se la
bambina fosse il messaggio incarnato che arrivava da un luogo
ignoto, schiocc la lingua. Vuoi veramente vivere tutta la
vita con questa cosa? disse senza alzare gli occhi.
Vivere con quale cosa?
Se non lo capisci da sola non posso dirtelo io. Per pensaci.
Ti dico solo pensaci.
Per tutta quella giornata di suoni smorzati respinse l'idea,
fra cambi di pannolini, poppate e la corsa nel taxi che
pass a prenderla il mattino dopo, ostinata, vedendosi davanti
Till com'era prima della guerra, Till in uniforme, Till
senza uniforme, a letto, che premeva il suo corpo affamato
contro di lei. Per le prime due settimane, fino alla vigilia del
battesimo, la bambina fu semplicemente la bambina, ma alla
fine, seduta sulla sedia a dondolo vicino alla finestra ddl'unica
casa che avesse mai conosciuto fino alla comparsa di suo
marito, mentre sua figlia succhiava placida dalla tettarella di
gomma del biberon appena intiepidito e sua madre, in piedi,
stanca, entrava nella stanza per offrirle una tazza di t, torn
in s; aveva una figlia, non un figlio, e ormai Till era uno spirito.
In quel momento la bambina ebbe il suo nome: l'avrebbe
chiamata Katherine, come quella donna gentile dal volto
sofferente e un sorriso dolce sulle labbra tirate che teneva in
equilibrio la tazzina da t sul suo piattino quasi si trattasse di
un gioco di prestigio, senza levarle un istante gli occhi di
dosso.
C'era qualche uomo che le ronzava attorno, uomini fatti
della stessa pasta di Warren, ma Beverly non dava mai il minimo
incoraggiamento e dopo un po' quelli non si facevano
pi vedere. A risposarsi non ci pensava proprio, anche per il
bene di sua figlia, perch lei era una donna da un uomo solo,
allora e per sempre, ed era pronta ad arrivare sola al termine
della vita, conservandosi per Till quando si fossero incontrati
in cielo. Katherine (o Kat, come cominciarono a chiamarla
tutti, perch non si staccava mai dal suo gattino di peluche se
non per fare il bagno, e anche allora lo faceva malvolentieri)
crebbe senza padre, ma non era l'unica, fra il tasso di divorzi
e gli uomini che la guerra si era portata via, e non sembrava
risentirne, almeno finch and a scuola. Ovviamente Beverly
non ebbe altra possibilit che tornare a lavorare un mese dopo
la nascita di sua figlia, scambiandosi i ruoli con la madre,
che lasci il negozio di alimentari per stare a casa a tempo
pieno.
Sua madre la viziava, la bambina? Assolutamente s. Interminabili
pomeriggi in spiaggia con un secchiello di plastica
rossa e la paletta, la collezione di conchiglie e le stelle
marine essiccate, spedizioni per dar da mangiare alle anatre
nei canali, coni e coppette in gelateria, un'infinit di giocattoli,
vestitini e scarpe. I bambini sono fatti per essere viziati,
cos la pensava sua madre. E se Kat voleva sentire una storia
nel bel mezzo della cena, be', la spuntava. E una all'ora di
andare a letto e poi ancora a colazione. All'inizio erano le filastrocche
che Beverly aveva appreso dalle labbra materne,
quand'era bambina, Il papero pasticcione, Il piccolo Jack
Horner e Mary aveva un agnellino, gli stessi vecchi libri che aveva
tenuto su uno scaffale apposito nella sua camera finch, ormai
grande, non erano diventati motivo di imbarazzo e cos
li aveva relegati nel garage, poi erano arrivati i raccontini che
non finivano mai e i tre porcellini e i tre orsetti, e tutte le sere
dopo cena, prima di accendere la radio (e negli anni seguenti
la TV), lei e la madre passavano da un libro all'altro, ma regolarmente
Kat ne voleva ancora. Dopo le filastrocche fu la
volta di Dick e Jane e Winnie th Pooh, e via discorrendo fino
a quando Kat, gi all'epoca in cui cominci l'asilo, non fu in
grado di leggere da sola.
La scuola per lei fu una rivelazione. Era una scolara
volenterosa, diligentissima nei compiti che le venivano assegnati,
per quanto ripetitivi e frustranti apparissero agli occhi
dei suoi compagni. Le sue pagelle erano brillanti. E quando
venne il momento degli esami di quinta e poi delle medie,
ottenne voti nettamente sopra la media. Era una bambina
felice. Florida. Cresceva. Poi arriv l'adolescenza, che si present
con la forza improvvisa di un meteorite; il giorno prima
Kat era una ragazzina con la molletta di Minnie nei capelli
e un attimo dopo si era arrotondata e c'erano ragazzi che le
ronzavano attorno tutti i giorni dopo la scuola, versioni pi
giovani degli uomini che avevano frequentato la casa prima
di loro, ma Kat sembrava non cedere alle lusinghe dell'uno o
dell'altro e mai, nemmeno per un giorno, nemmeno per la
festa di fine anno scolastico, trascur i compiti. Beverly cominci
a sognare l'universit, magari una borsa di studio,
perch era convinta che non ci fossero limiti a quello che
poteva fare sua figlia.
Per questo metteva da parte un po' di soldi dalla paga
settimanale. Lei non aveva avuto l'opportunit di laurearsi,
aveva preso il diploma di scuola superiore in piena Depressione
e poi durante la guerra era andata a lavorare in un'industria
bellica, ma aveva seguito un corso da segretaria che
aveva dato i suoi frutti. Quando Kat era in prima elementare
aveva cominciato a lavorare presso la sede della Scuola distrettuale
unificata Santa Monica-Malibu, un lavoro stabile e
garantito, e dato che viveva con sua madre e che sua madre
aveva una casa libera e vuota, quello che avrebbe dovuto finire
in affitto finiva invece in un apposito libretto di risparmio.
E non stiamo parlando di metter via qualche spicciolo
alla settimana per i regali di Natale, l erano soldi veri. Un
fondo per il college. Per Kat. Kat era la sua speranza. Kat,
con la madre segretaria e il padre morto annegato nelle acque
irrequiete dell'Anacapa Passage, sarebbe stata la prima
in famiglia ad andare al college e quindi ad avere accesso a
tutte le professioni che una laurea le apriva, legge, medicina,
l'insegnamento, la scienza.
Quando la presero all'Ucla con una borsa statale che
comprendeva le tasse e un modesto sussidio per mantenersi,
festeggiarono (tutte e tre, anche se ormai la madre di Beverly
faceva fatica a camminare e non usciva di casa da mesi) con
una cena a base di aragosta in un hotel sull'Ocean Boulevard
con vista sul mare. Il primo anno Kat rimase a vivere in casa,
poi dal secondo and in un pensionato studentesco e la vedevano
solo nei fine settimana. Dopo un po' cominci a saltare
un fine settimana ogni tanto, poi due di fila, dando la
colpa al carico di lavoro. A volte passava un mese intero prima
che tornasse a casa, e quando arrivava si portava dietro
una sacca di panni sporchi che Beverly era felicissima di lavare,
piegare e prepararle in bell'ordine, cercando intanto di
non preoccuparsi, di non assillarla. Perch Kat era troppo
magra, aveva i capelli lunghi con la riga in mezzo, come gli
hippie di cui si leggeva sui giornali e che si vedevano alla TV,
e come gli hippie portava jeans a vita bassa scoloriti, con le
stelline e i fiorellini cuciti sopra, e camicette che lasciavano la
pancia scoperta e che chiunque, non solo sua madre, considerava
provocanti. E la droga? La marijuana? Faceva uso di
marijuana?
Kat non diceva mai una parola in proposito. Non parlava
mai nemmeno dei suoi voti, anche se quando arrivavano i
resoconti di fine semestre Beverly, che non si sarebbe mai
sognata di aprire la posta della figlia, non poteva fare a meno
di interrogarsi in proposito. Andava tutto bene? Si, assicurava
Kat, tutto bene. E soggiungeva in un tono che a Beverly
non piaceva, Piantala di tormentarmi. Arrivata all'ultimo anno
cominci a uscire parecchio con i ragazzi. Era innamorata,
o cos diceva alla madre per telefono e nei rari weekend in
cui tornava a casa, ma lui chi era? Come si chiamava? Com'era
la famiglia? Qual era il suo corso di laurea? Perch era
uno studente, vero? Non  che fuma marijuana o altro, no?
Cosa fa suo padre? Di dov' la famiglia? E cos per tutto il
weekend, dal venerd sera a cena fino a domenica mattina a
colazione, mentre la lavatrice andava nel portico verandato e
un sole pallido e stanco si spandeva ovunque per la cucina
come una macchia di unto. Non puoi dirmi nemmeno il
nome? chiese Beverly mettendole davanti un piatto di frittelle
e due uova al tegame. A tua madre? Insomma, cosa c'
di tanto segreto? Cos', un nano o qualcosa del genere -
fece una risatina - o un comunista? O magari  per causa
nostra. Di tua nonna e mia. Ti vergogni di noi,  cos?
Greg, disse Kat alla fine, il volto tutto a un tratto atteggiato
a un'espressione stizzita. Si chiama Greg. Va bene?
Sua madre, che le stava addosso da venerd sera quando
aveva messo piede in casa, prese l'aria di una che era stata
schiaffeggiata e Kat, suo malgrado, se ne pent subito.
Senti, disse, mi dispiace, mamma. Sono solo terribilmente sotto
pressione, tutto qui. A scuola. Ho solo bisogno dei miei
spazi, okay?
A tavola, le dita nodose e la testa china su ci che stava
facendo, la nonna sgusciava i gamberetti come se per tutta la
vita non avesse fatto altro. I gamberetti, grigi e nudi, finivano
in una ciotola di vetro mentre i gusci trasparenti si accumulavano
su una pagina del Times. Non alz gli occhi, sebbene
ci fosse aria di tempesta.
Sua madre le dette uno sguardo risentito, le labbra strette
su una strisciolina di peperone verde che continuava a spostare
da una parte all'altra della bocca come uno stuzzicadenti.
Non voglio insistere, per... disse.
Allora non farlo.
Alla successiva visita a casa, per le vacanze di Natale, sua
madre usc dalla cucina nell'attimo stesso in cui la chiave girava
nella porta d'ingresso. Si stava pulendo le mani in una
salvietta, con un largo sorriso di benvenuto che si spense
mentre attraversava la stanza per baciare Kat sulla guancia,
voltandosi poi verso il tavolino dell'ingresso per prendere
una busta e porgergliela. Ieri  arrivata questa per te, disse
guardandola fissa negli occhi.
Era di Greg, Kat lo cap alla prima occhiata. Quella settimana
aveva dato un ultimo esame di psicologia infantile,
mentre lui aveva finito prima ed era tornato a casa a Santa
Barbara per trascorrere le vacanze con i suoi. Sarebbe venuto
a prenderla in macchina il giorno dopo Natale per passare
qualche giorno in campeggio a Ensenada; ci stavano pensando
da un mese, sei giorni tutti soli sulla spiaggia e di notte in
tenda, nello stesso sacco a pelo come (la battuta era di Greg)
Robert Jordan e il suo Coniglietto(1). Prendendo la busta, piegandola
e infilandosela nella tasca posteriore dei jeans, doveva
essere arrossita. Non disse niente, ma sua madre la scrutava
con tale intensit che pareva volesse segarla in due con il
laser come nella scena di Goldfinger.
Take-sue, disse sbagliando la pronuncia del nome, 
ungherese? O di qualche paese d'oltre cortina? O di dove?
La nonna e io non riusciamo proprio a immaginarcelo.
Lei aveva voglia di rispondere Non vi sforzate, ma invece,
per il gusto di vedere che faccia faceva sua madre, disse: Ta-
kesue. Tre sillabe. E l'ultima si pronuncia sui, come in chop(2) suey."
Chop suey? ripet sua madre con aria perplessa. Dalla
strada, dietro il vetro della finestra, saliva un suono di voci,
ubriachi che tornavano dai bar sul lungomare. Fece una risatina
nervosa. Vuoi dire...? Non sar mica cinese, no?
Era il momento che aspettava dal giorno in cui Greg le
era apparso davanti alla mensa, i capelli lunghi, folti e lucenti,
pi lunghi di quelli di George Harrison, pi lunghi di
quelli di chiunque avesse mai visto, si era chinato sul tavolo
a cui era seduta con la sua amica Pattie e le aveva chiesto: Ma
tu il semestre scorso non frequentavi le lezioni di Bieler?
No, mamma, rispose ancora in piedi nell'ingresso, la
lettera al sicuro, la borsa a tracolla e il giaccone aperto, non
 cinese. Fece un attimo di pausa, lasciando scivolar gi la
borsa e guardando sua madre dritto in faccia. Takesue non
 un nome cinese,  giapponese.
Quindi, prima che sua madre potesse fiatare, grugnire,
urlare o girare la testa di scatto sopra la spalla e gridarle
Giapponese? Stai con un giap? Dopo quello che hanno fatto a
tuo padre?, era gi dall'altra parte della stanza, poi in fondo
al corridoio e stava chiudendo con decisione la porta della
sua stanza dietro di s.
A Santo Stefano, quando Greg si present sulla soglia di
casa, le braccia cariche di pacchetti incartati e la Dodge
Charger bordeaux del padre parcheggiata accanto al marciapiede
dietro di lui che sembrava una nave spaziale a riposo,
sua madre apr la porta e si trov davanti uno splendore,
solo che lei non la pens cos. Greg!  grid Kat volando fra
le sue braccia dall'altra parte della stanza mentre la madre
vacillava per lo choc, perch Greg non solo era un hippie,
con un poncho psichedelico, pantaloni a righe color argento,
scarponi logori e un cappello a tesa larga con una penna d'aquila
che spuntava fiera dal nastro, ma in pi era un orientale.
Peggio che orientale: giapponese. Con un paio di baffi
alla Fu Manchu che gli incorniciavano la mandibola in due
ciuffetti di peli chiari spioventi. Kat lo prese per mano, lo
port nell'ingresso e disse: Mamma, ti voglio.... Ma la madre
era sparita, si era ritirata in camera da letto dall'altra parte
della casa.
Lei aveva cercato di prepararlo (Mia madre  un po' strana,
sai, la guerra e tutto il resto, cio, la Seconda guerra mondiale),
ma lo conosceva abbastanza bene da capire che era
rimasto sconcertato, sconcertato e ferito. Che lo prendessero
in giro gli anziani, ignoranti e gretti, con quei loro faccioni
bianchi e il taglio di capelli da cinque dollari, per come si
vestiva e per il fatto che era un hippie, a lui non faceva n
caldo n freddo. Ma il razzismo era un altro paio di maniche.
Lui era di quinta generazione, americano come chiunque altro,
di famiglia benestante, con un'azienda di frutti di mare
fuori Santa Barbara, ed era intenzionato a prendersi il suo
posto nella societ americana che la cosa piacesse o non piacesse,
e se scendeva nelle strade a protestare contro la guerra
in Vietnam, erano fatti suoi oltre che un suo diritto. E cos
pure il modo in cui sceglieva di vestirsi, la musica che
ascoltava sul suo stereo e le droghe che introduceva nel suo corpo
con tutta la libert del mondo. Greg era cos. E cos la pensava.
E se il mondo era una lotta continua, amen. Lei era infuriata.
I pensieri rimbalzavano da una recriminazione all'altra,
come un grillo su un marciapiede bollente. Vieni, gli
disse prendendolo per mano e spingendolo avanti.
Le spalle curve, gli occhi bassi, la segu rigido in sala dove
la nonna stava seduta in poltrona a guardare una delle sue
soap opera.
Gli prese i pacchi di mano e li mise sul divano. Poi alz la
voce per farsi sentire dalla nonna e disse: Ti presento mia
nonna. Nonna, questo  Greg.
Nel corso dell'ultimo anno la nonna era caduta in uno
stato confusionale, il volto immobile, lo sguardo vacuo, le
mani irrequiete in grembo. Con uno sforzo, alz gli occhi e
sollev il mento tremulo. Greg si protese in avanti e le porse
la mano. Piacere di conoscerla, mormor, ma lei si limit
a osservare la mano senza aprire bocca.
Greg  il mio fidanzato, nonna... Ti ricordi che te ne ho
parlato? disse sentendo tutto a un tratto freddo, gelo, la
casa come un ghiacciaio che si era appena spaccato in due,
irrimediabilmente, per sempre. Si gir verso di lui e disse:
La nonna  un po' dura d'orecchio - sorriso - non  vero,
nonna? Mia madre, invece, sar andata a cambiarsi... O che
so. Aspetta. Vado a cercarla.
La sua risposta fu laconica (anche lui era nella morsa del
ghiacciaio). Lascia perdere, disse.
Le piaceva pensare di essere rimasta incinta di Alma durante
la vacanza in Messico, ma era impossibile, perch Alma
era arrivata a ottobre, quindi doveva essere stato dopo il
ritorno all'universit. In ogni caso, a prescindere dal fatto
che prendeva la pillola e che a livello conscio non aveva il
minimo desiderio di restare incinta, o almeno non ancora,
era successo, e quella gravidanza la rinchiuse nel ghiacciaio
fino a quando non si spacc di nuovo. Non poteva tornare a
casa. E non ci torn. Si laure (con sua madre in lacrime alla
cerimonia senza sapere esattamente per che cosa piangeva, o
fino a che punto piangeva per quello) e and a vivere con
Greg, a Santa Barbara, dove lui cominci a lavorare sulle
barche del padre, pescando aragoste e molluschi dietro Santa
Cruz.
All'inizio vissero dai genitori di Greg in una casa sulla
mesa, subito sopra la marina, ma la casa - un grosso cottage
sconclusionato con un portico al piano di sotto, uno al piano
di sopra e finestre a est e a sud che si affacciavano sul mare
- nonostante la grandezza, era affollata. C'erano i cinque fratelli
di Greg, tutti pi giovani di lui e sempre alle prese con
eterne lotte intestine, il padre della madre, due zi scapoli e
una quantit di cani, gatti e gabbie di uccelli che schiamazzavano
rumorosamente. Nonostante avessero una stanza tutta
per loro, Kat non riusciva a sentirsi a casa propria. La suocera
respingeva ogni suo tentativo di dare una mano, non le
lasciava tagliare le verdure, lavare i piatti e nemmeno portar
fuori la spazzatura, e tutte le volte che si sedeva sul divano o
entrava in cucina si sentiva un'intrusa, come di fatto era. E
sebbene si ritenesse del tutto libera da pregiudizi, era comunque
strano trovarsi a vivere in una famiglia giapponese,
o giapponese-americana, come lei stessa si correggeva costantemente.
Non che fossero poi cos diversi da chiunque altro, mangiavano
bistecche, hamburger, hot dog eccetera, magari un
po' pi di pesce visto che l'azienda di famiglia trattava di
quello, ma la realt era che qualsiasi casa, qualsiasi altra famiglia,
foss'anche quella accanto all'abitazione di sua madre
a Venice, le sarebbe sembrata disorientante, soprattutto nel
suo stato. Era abituata al silenzio e all'ordine, a una casa in
cui avevano vissuto e lavorato in pace tre generazioni di donne
senza la presenza molesta di uomini, bambini, animali.
Qui invece c'era il caos, c'era l'altro, nuovi legami e una nuova
organizzazione. Erano diversi gli odori, i piccoli rituali
che accompagnavano i pasti, il posto in cui si sedevano le
persone, il rumore e la confusione dei bambini e della torma
dei loro amici - persino i cani, una coppia di Akita, non somigliavano
a nessun altro cane che lei avesse mai visto, la
testa larga e piatta come quella di un orso e abitudini misteriose,
ma dove facevano i loro bisogni? Di tanto in tanto li
sorprendeva nel suo letto e un paio di volte trov le coperte
umide in maniera sospetta.
Nel giro di un mese cominci a dare il tormento a Greg
perch si trovassero un posto tutto per loro - un po' di privacy,
non chiedeva altro, niente contro la sua famiglia - e
quando arriv Alma, che lei allattava tutto il giorno chiusa
nella sua stanza per non doversi sorbire l'ennesima paternale
della suocera su come si allevano i figli, la cosa si fece imperativa.
Nella primavera dell'anno seguente, il 1969, la spunt.
Una sera umida e ventosa Greg torn a casa dal lavoro, si
scost i capelli dalla faccia e con una voce che faticava a contenere
l'entusiasmo annunci che si trasferivano al porto, a
vivere in una barca che aveva acquistato per 3.600 dollari, un
terzo subito e il resto da versare nel corso dell'anno. Non
fosse stato per la bambina, gli avrebbe buttato le braccia al
collo. Date le circostanze, lo circond con un braccio continuando
a cullare Alma con l'altro e ballarono tutti e tre per
la stanza finch Billy, lo zio di Greg che lavorava di notte e
dormiva nella camera sotto la loro, venne su dalle scale a lamentarsi
del baccano.
Il Black Gold era una barca da lavoro, un dieci metri, un
cabinato convertito con un ponte posteriore aperto in vetroresina
al posto dell'originale rivestimento in legno e sotto un
gavone per il pescato; la cabina principale e la zona notte
erano a poppa. C'era una cucina grande come una ghiacciaia,
una ghiacciaia grande come una cassetta d'arance, un
tavolo a scomparsa che quando non serviva (non succedeva
mai) veniva ripiegato, una piccola bara verticale con una testata
e un'asse di compensato, un materassino di gommapiuma
sbriciolata e un sacco a pelo che diffondeva nell'aria sotto
la prua un pot-pourri di fetori misti. Alla marina c'erano
docce, bagni, lavanderie. Kat diceva sempre per scherzo che
la barca ridefiniva il concetto di umido. Gli indumenti, i
pannolini, le salviette sembravano delle spugne, e l'unico
sollievo era quando splendeva il sole e si alzava il vento e si
potevano stendere i panni ad asciugare. Cio, i giorni in cui
erano in porto. E quei girni erano rari, almeno all'inizio.
Si svegliava col buio e Alma che strillava, la portava nel
loro letto per la poppata, poi si alzava e preparava la colazione
a Greg, riso saltato, quattro uova, sgombro, molluschi o
bacon canadese rosolato in padella, formaggio alla piastra,
caff a volont. Poi, quando arrivava il suo socio Mickey
Mans con l'aria di uno che la sera prima aveva bevuto troppo,
affamato e ubriaco in ugual misura, lei prendeva la bambina
e saliva su in collina dalla suocera per tutto il giorno,
oppure andava a piedi alla biblioteca di Anacapa Street dove
restava a scartabellare e giocare con Alma finch non sentiva
che la noia la stava soffocando. Ma vivevano contando i centesimi,
avevano la loro privacy e tutte le sere, quando la barca
entrava scoppiettando nella bocca del porto, lei lo aspettava
al molo con le borse della spesa. Era diventata il genio
della cucina rapida ma nutriente, per lo pi verdure in padella,
cavolfiori, cavolo cinese, funghi, piattoni, germogli di
soia - tutto ci che aveva un bell'aspetto al mercato - arricchiti
con halibut, aragoste, granchi e scorfani che comprava
per due soldi dai pescatori al loro rientro.
E uni, anche se lei non era mai riuscita a farseli piacere.
Greg e Mickey andavano in cerca esclusivamente di uni perch
la pesca dei molluschi era crollata a causa della raccolta
eccessiva, le popolazioni di pesce di fondale e di aragoste
stagionali erano calate e il padre di Greg aveva trovato una
nicchia di mercato per i ricci di mare, che vendeva a un commerciante
di Los Angeles il quale poi li spediva in Giappone
via nave. Erano stati fra i primi a sfruttare la risorsa, ma il
vero boom era arrivato alla fine degli anni settanta, quando
Alma frequentava la quarta, la quinta e poi la sesta e pensava
che vivere su una barca fosse la cosa pi naturale del mondo.
I ricci di mare, in passato considerati una specie nociva, improvvisamente
erano diventati l'articolo pi ricercato sul
mercato. I giapponesi ne richiedevano grandi quantit.
Quello che gli interessava erano le uova, o per meglio dire le
gonadi, organi color arancio disposti a stella all'interno del
guscio spinoso, che venivano estratte dal grossista, confezionate
in ghiaccio e inviate a Tokyo con voli notturni. Oro nero,
era cos che la gente chiamava i ricci di mare, anche se in
realt al sole il loro colore andava dal rosso al porpora, e i
guadagni erano buoni, i guadagni erano entusiasmanti, favolosi,
troppo bello per essere vero.
Quando Alma fu in sesta comprarono una casa loro in
una viuzza laterale a pochi minuti a piedi dal porto, e l'umidit,
la muffa, l'alloggio angusto e l'odore di pesce cos forte
che sembrava di stare nella mota in fondo al mare, divennero
un ricordo. Non tutto era perfetto (per i primi mesi Alma
ebbe sonni interrotti, si svegliava in lacrime perch il letto
non si muoveva e il pavimento non oscillava, non traballava,
non dondolava, e per dormire si metteva sul tappeto sotto il
letto, come se fosse ancora rannicchiata nella sua cuccetta di
prua), ma per Kat era stato come passare dalla notte al giorno.
Avere una casa lontano dall'acqua dove c'era un po' di
spazio per muoversi, non doversi preoccupare tutta la notte
che la figlia cadesse fuori e annegasse e poter camminare sul
pavimento della cucina senza sguazzare nell'acqua era una
benedizione, una rivoluzione, una liberazione, per non parlare
degli effetti sulla loro vita sessuale: non ricordava pi
quante volte lei e Greg avevano dovuto sgattaiolare fuori
dalla cabina rabbrividendo dal freddo per fare l'amore sul
ponte o sul piccolo sedile di pelle del pozzetto per non farsi
sentire da Alma. Poi c'era il piccolo miracolo della signora
Meehan, la donna che avevano trovato perch badasse ad
Alma dopo la scuola, consentendo a Kat di lavorare sulla
barca insieme a Greg e Mickey.
Kat divenne il loro mozzo, il che permetteva a loro di
dedicare pi tempo alla raccolta dei ricci e meno a trafficare
con l'attrezzatura, e il cambiamento la riport alla vita dopo
gli anni passati a fare la spola fra la biblioteca, casa Takesue
e i lavoretti part time che prendeva per ammazzare la noia
quando Alma iniziava la scuola. I primi giorni furono duri,
ma ingran alla svelta - Greg era paziente con lei anche se il
suo socio, soprattutto al mattino prima di cominciare le
immersioni, tendeva a essere un orso - e nel giro di un mese la
sua fiducia in s cominci a crescere, insieme ai muscoli delle
braccia e delle spalle, e anche se un corpo di acciaio non
era esattamente femminile, lei si sentiva bene. E cos pure
essere lontani dalla costa, all'aria aperta, sotto il cielo.
Il mozzo su una barca per ricci ha il compito di occuparsi
di tutte quelle cose che chi si immerge preferisce non dover
fare personalmente, come calare e sistemare l'ancora in
un punto promettente, mettere ad asciugare mute e manichette,
manovrare il verricello per issare a bordo il pescato,
tener d'occhio il compressore d'aria quando i sub sono a dieci
metri di profondit nei mulinelli di acqua gelida e preparargli
un buon pasto caldo perch riprendano le forze dopo
le immersioni pomeridiane. Nonch tirar fuori le birre fredde
per il viaggio di ritorno verso casa. Mentre loro erano in
acqua, in genere per turni di trenta minuti (trenta minuti
mediamente bastavano a riempire di ricci la sacca rinforzata
da nervature d'acciaio), lei impiegava il tempo come meglio
poteva, leggendo romanzi e pile di vecchie riviste che le passava
un amico di Greg che lavorava da un dentista, schizzando
a matita i promontori dell'isola o semplicemente lasciando
vagare lo sguardo nel vuoto e sognando, un occhio attento
alle spire delle manichette gialle che bucavano la superficie
del mare scomparendo verso il fondo. Finalmente la vita,
sembrava assecondare i suoi desideri. Non era mai stata pi
felice di cos.
Poi arriv una mattina d'agosto, calma e serena, davanti
alla barca un filo di nebbia a pelo d'acqua che si dissolveva
mentre l'attraversavano, lei timonava rilassata come un camionista
sulla statale mentre di sotto Greg e Mickey dormivano.
Ormai erano sei mesi, sei mesi proprio quel giorno (al
ritorno, quella sera, lei e Greg avrebbero festeggiato andando
a cena fuori e poi al cinema), e aveva raggiunto una sicurezza
tale da potersi occupare praticamente da sola di condurre
la barca, andata e ritorno, perch che senso aveva che
i suoi sub dovessero sprecare le forze quando potevano crollare
nelle cuccette nel viaggio di andata e accasciarsi sulla
loro birra in quello di ritorno? Risparmia le forze, diceva a
Greg dopo il primo mese strizzandogli il braccio all'altezza
del bicipite mentre erano in cabina, con la sua migliore interpretazione
di uno sguardo allusivo, e lui ricambiava lo sguardo,
la baciava appassionatamente e le passava una mano sul
seno, poi alzava anche l'altra e la teneva l. Certo, diceva,
perch no? Ormai sai fare tutto benissimo. Basta che tieni
d'occhio le spie e sorvegli il motore, non c' bisogno di altro.
Ed era proprio cos. Nessun problema. E se qualcosa non
funzionava, a bordo c'erano due meccanici e lei lasciava che
se la sbrigassero loro. Una tazza di caff al mattino per tenersi
sveglia, una sola birra e solo alla sera dopo aver oltrepassato
le rotte delle navi. Un'occhiata all'ecoscandaglio. Fissa un
punto e non deviare mai perch andare a zig zag serve solo a
sprecare carburante. La cosa pi semplice del mondo.
Quel mattino erano diretti verso la punta occidentale
dell'isola, verso i banchi di alghe brune alla Forney's Cove
dove il giorno prima avevano scoperto un giacimento di ricci.
Alma si trovava a Venice con nonna Boyd per tre giorni,
gli screzi su Greg ormai acqua passata, perch quando finalmente
Kat aveva portato a casa la figlia di quattro mesi (solo
lei, solo per un giorno) la madre si era sciolta, e su giap, gialli
o orientali non venne pi detta una parola, almeno non
quando c'era Alma. Ultimamente la pesca era stata eccezionalmente
buona, ricci di prima qualit - ne prendevano mediamente
un migliaio al giorno - e quasi numerosi quanto le
pietre vulcaniche che tappezzavano il fondale. Arrivavano
sempre pi barche, ma loro non riuscivano a immaginare
nemmeno lontanamente un crollo della pesca, non ancora.
Non con tutta quella abbondanza. Finch ce n', tu prendi,
pensava lei. Paga il mutuo. Risparmi per il domani.
Greg riemerse da sotto, stropicciandosi gli occhi, non appena
sent mettere in folle e il motore che calava di giri. Siamo
gi qui, eh? disse stiracchiandosi e sbirciando fuori
dall'obl dove le alghe allungavano le loro fronde sull'acqua
come mani tese.
Certo, ribatt lei, bella la vita quando si dorme sempre.
Come vanno i peperoncini? Era il nomignolo che dava
alle alghe, perch avevano esattamente la stessa consistenza
e colore dei piccoli peperoni piccanti che si potevano vedere
nella vaschetta degli antipasti al bancone della gastronomia.
Non so, rispose lei. Ce n' un sacco.
Sal sul ponte per dare un'occhiata (cercava foglie smangiucchiate,
segno che l sotto si stava svolgendo un party di
ricci), poi dopo un minuto agit il braccio e le fece cenno di
calare l'ancora. In quel momento Mickey strisci fuori dal
cucinotto, un berrettino da baseball che un tempo era stato
bianco calato sugli occhi e la mano che stringeva una tazza di
caff come una sagola di salvataggio. Anche lui, al pari di
Greg, portava un paio di pantaloncini e una felpa con macchie
di vernice, olio di motore e vari fluidi interni di questa o
quella creatura marina. Era di costituzione tozza e robusta,
gi quasi calvo a trent'anni, un irresistibile sorriso sdentato
che gli dava l'aria del primo della classe, cio esattamente
quello che era stato. A sentir lui. Sfortunatamente non elargiva
mai il suo sorriso n niente di simile prima delle dodici,
le dodici come minimo, e quando spunt dalla cabina un
attimo dopo era ingrugnito come al solito. Ragazzi, io stamattina
non me la sento di buttarmi in quell'acqua, disse
sporgendosi oltre il parapetto e fissando con sguardo vacuo
la scia di alghe cullate dolcemente dalle onde. Perch non
te la metti tu la muta, Kat? E io me ne sto qua a prendere il
sole. E a leggere... cos', Cosmopolitan? O Better Homes
and Gardens.  quello che vorremmo tutti, no? Case migliori,
giardini migliori.
Mm-mmm, fece lei. Ci serve una pesca migliore. Gli
sorrise, poi guard ostentatamente l'orologio. E questo
vuol dire che  ora di accendere il compressore e mandare i
miei sub laggi dove ci sono tutti quegli animaletti pieni di
spine. Il compressore - l'aveva montato Greg - era fissato
sul ponte appena dietro la cabina sul fianco destro, sotto la
falchetta che lo proteggeva dal vento e dagli spruzzi. Lei
odiava tirare la corda e avviare quell'aggeggio, che col suo
baccano - un petulante scappamento che scoppiettava senza
posa come un intero plotone di soffiafoglie da giardino al
lavoro sul mare - rovinava la pace mattutina e anche quella
pomeridiana. Non appena i ragazzi si immergevano, lei si
metteva i tappi nelle orecchie, che per riuscivano solo ad
attutire il frastuono, per cui ogni parola che leggeva in uno
dei libri sgualciti o nelle riviste scolorite dal sole sembrava
risuonare due volte, una sulle sue labbra e l'altra nei meandri
dissociati e fluttuanti del cervello. Bisognava cambiare il silenziatore,
questo era sicuro, lei continuava a dirlo a Greg
che faceva le solite promesse, ma andavano avanti a raccogliere
finch la raccolta era buona, e alla fine della giornata si
sentivano come se avessero fatto la maratona e nessuno aveva
voglia di pensare alla manutenzione; la manutenzione era
riservata ai giorni di burrasca in gennaio o febbraio, quando
i ricci deponevano le uova e passavano settimane e settimane
ad avvitarsi nel nulla.
Il motore part al primo colpo, Vrrrr-rap-rap-rap, e dovettero
urlare per parlarsi mentre lei faceva scorrere le manichette
e Greg e Mickey si infilavano muta, pinne, maschera e zavorre.
Quindi saltarono fuori bordo in un ribollire di acqua
scura, restando sospesi una frazione di secondo sull'abisso
opaco prima di scomparire. Per abitudine (per noia, perch
cos'altro aveva da fare?) rimase l a guardare le bollicine salire
alla superficie, poi ognuno dei due se ne and per conto proprio
verso le colonie di echinodermi neri e spinosi, da staccare
dalla roccia e infilare nella sacca a rete che si trascinavano
dietro, per la bella somma di cinquantasei centesimi al chilo.
Si era alzato un po' di vento e lei si sporse oltre il parapetto,
sognando, lasciando vagare lo sguardo sulla superficie fino
alla bianca mezzaluna della spiaggia, cinquecento metri
pi in l, e alle colline bruciate dal sole che si levavano subito
dietro. La barca girava all'ancora. Un frangente - punteggiato
di bianco, spumeggiante - corse davanti al vento e cancell
le bollicine d'aria. Il motore a scoppio che faceva andare
il compressore perse un colpo, tossicchi, poi si riprese
con un gemito acuto, scorreggiando i suoi gas di scarico attraverso
la marmitta bucherellata dall'aria salmastra. Il vento
gelido risucchiava il freddo dalle onde come un gigantesco
condizionatore d'aria, e lei scese in cabina a prendere la felpa.
Mentre risaliva, pass dalla cucina e si ferm a farsi la
terza tazza di caff e a prepararsi un sandwich di pane nero
con prosciutto ed emmenthal, una fettina di cipolla dolce e
tanta senape, che scald appena in padella per far amalgamare
il tutto per bene, come piaceva a lei, poi torn sul ponte.
Erano scesi da venti minuti - perfetto - quindi aveva tutto
il tempo di gustarsi il sandwich e indugiare sul suo caff
prima che loro risalissero e lei dovesse issare le sacche sul
ponte con il verricello. Quella parte era divertente, rompeva
la monotonia, gli animaletti timidi e schivi che, prima che lei
li rinchiudesse nel buio della stiva, rotolavano sulle assi, gli
aculei frementi e raggruppati come per valutare la minaccia
di un'atmosfera aliena, composta da aria velenosa invece che
da liquida acqua. L'operazione richiedeva cura: le punture
degli aculei, anche se superficiali, si infettavano sempre, e se
uno penetrava sotto la pelle e si rompeva, era meglio cominciare
a preparare venticinque dollari perch per tirarlo fuori
e disinfettare la ferita serviva un medico. Erizos del mar, ricci
di mare, cos li chiamavano i messicani. Oppure talvolta
semplicemente heriditas, feritine.
La barca prese a rollare un po', niente di serio, niente di
men che ordinario, il tempo da queste parti  quanto mai
mutevole, ma seduta al sole con la felpa addosso stava bene,
il sandwich era buono e il caff ancora caldo. Allo scadere
dei trenta minuti n Greg n Mickey erano ancora riemersi,
segno che il bottino era un po' pi magro di quanto speravano
o che laggi le correnti li stavano sballottando, e quindi la
cosa andava per le lunghe pi del solito. Divor il sandwich
morso dopo morso, lasciandosi la parte centrale per ultima,
poi si lecc le dita, rimpiangendo di non aver preso un pezzo
di carta da cucina o un tovagliolino e finendo per pulirsi le
mani sui pantaloncini, che tanto erano da lavare. Dopo trentacinque
minuti si alz e and a guardare se sei metri pi in
l, lungo la linea delle manichette che spuntavano dall'acqua,
c'erano bollicine, ma non vedeva niente a parte gli
spruzzi di schiuma sull'acqua sferzata dal vento. Se non fossero
risaliti nei successivi cinque minuti avrebbe dato un paiodi strattoni alle manichette per chiedergli di tornar su.
Quello che non sapeva era che il compressore, montato
alla bell'e meglio, muovendosi aveva cominciato piano piano
a staccarsi dalla lastra d'acciaio a cui l'aveva fissato Greg.
Questo fece aumentare le vibrazioni, il che a sua volta provoc
il distacco del silenziatore dal raccordo di una frazione di
centimetro, ma i gas di scarico cominciarono a rifluire verso
la presa d'aria. Poich la barca era girata contro vento e il
compressore si trovava nello spazio fra la paratia della cabina
e la falchetta, venne a crearsi un ristagno di monossido di
carbonio che fin per infiltrarsi nella presa d'aria. Greg non
stava respirando ossigeno. E nemmeno Mickey.
Alla fine, trascorsi quaranta minuti, dette due robusti
strattoni alla manichetta di Greg e un attimo dopo sent che
tirandolo a s il tubo veniva su, dunque tutto bene, nessun
motivo di allarme; probabilmente la sacca era piena fino
all'orlo e lui faceva fatica a manovrarla, quindi lei lo aiutava
a risalire evitando che la manichetta si impigliasse. Scrutava
intenta l'acqua, aspettandosi di vedere le bollicine, le sue
gambe che battevano mentre riemergeva dal fondo con il canestro
che lei avrebbe dovuto agganciare e tirare a bordo,
quando a un tratto lo vide venire a galla come un pezzo di
legno. Greg, suo marito, il suo amante, i lunghi capelli serici
non pi trattenuti dal cappuccio aperti a raggiera attorno a
lui come alghe e, cosa strana, niente sacca in vista. Cosa ancora
pi strana, le pinne non si muovevano e lui non sollev
la testa per sorriderle dietro la maschera appannata con il
pollice alzato. Anzi, non si muoveva affatto.
Il resto era tutto confuso, un brutto sogno in cui non riusciva
a muoversi, a reagire, i piedi che affondavano nelle sabbie
mobili, le mani rigide lungo i fianchi, ma tir la manichetta
che si tese e poi si afflosci di nuovo, e mentre si precipitava
verso la cabina a lanciare l'SOS vide Mickey a galla
dall'altra parte della barca, braccia e gambe spalancate e la
faccia sommersa. Un attimo dopo era in acqua, senza nemmeno
avvertire lo schiaffo gelido dell'oceano grigio, e stava
sollevando il viso di Greg, strappandogli la maschera, premendo
le labbra contro le sue, bocca a bocca, ma no, doveva
portarlo sul ponte, ecco cosa doveva fare, portarlo sul ponte
e pompargli l'acqua fuori dai polmoni, perch stava annegando,
quello era il fatto, e anche Mickey stava annegando.
Lottando con tutte le sue forze con le ondate e con lo scafo
che oscillava e sembrava allontanarsi come fosse una cosa
viva, come se quello fosse un gioco, si agganci al parapetto
di poppa con un gesto disperato della mano mentre con l'altra
agguantava Greg, per la faccia, per la testa, per il colletto
della muta, qualunque parte le riuscisse di prendere. Freneticamente,
respirando a fatica, prov e riprov a tirarlo fuori
dall'acqua, ma non trovava un appiglio, nient'altro che inafferrabili
onde gonfie e lo scafo liscio, finch a un certo punto,
sfruttando l'arrivo di un'onda, punt goffamente il braccio
sul parapetto e riusc a issarsi a bordo tenendolo per la manica
della muta, ma il suo peso la trascin gi di nuovo, affondando
e poi riemergendo con l'onda successiva che arriv
a colmare il vuoto.
Tremante, senza fiato, continu a provare e riprovare
senza per riuscire a destreggiarsi con quel peso pazzesco e
a portarlo sul ponte. Non ne aveva la forza. E la barca non
collaborava. Ogni volta le onde la ricacciavano indietro,
schiaffeggiandole il viso, bruciandole le labbra e pungendole
gli occhi. Ansimava, resisteva, urlando tutta la sua frustrazione.
Ma non serviva. Niente serviva. Perch Greg non stava
annegando, e nemmeno Mickey, e non c'era respirazione
bocca a bocca che potesse rianimarli, perch erano morti
tutti e due. Morti per intossicazione da monossido di carbonio
ben prima che lei cominciasse ad allarmarsi, prima che
desse lo strattone alla manichetta di Greg, prima che scendesse
in cabina a prendere la felpa e farsi il sandwich. Il vento
era cambiato, la barca ruotava all'ancora, il silenziatore
era ormai staccato. E loro erano gi andati prima che fossero
trascorsi dieci minuti.
Altre due barche - un altro pescatore di ricci e alcuni gitanti
- arrivarono nel giro di qualche minuto, uomini che
gridavano e si tuffavano in acqua, afferravano Greg e Mickey
e anche lei e li trascinavano sul ponte, il vento che fischiava e
il sole piantato nel cielo come un chiodo che segnava il tempo,
dieci e mezza del mattino, 3 agosto 1984, l'attimo in cui
era diventata vedova come sua madre prima di lei, e Alma,
che aveva quindici anni e si abbronzava al sole di Venice
Beach mentre i palestrati uscivano dalla Gold's Gym e punk,
fricchettoni e musicisti di strada allineati lungo il pontile
vendevano ci che avevano da vendere, perse suo padre per
sempre.
Poi, dopo tre bis, un'ultima ovazione di una decina minuti
e il rito del lancio di rose a gambo lungo ai piedi di Micah
Stroud da parte di una combriccola di ammiratrici in
delirio che l'hanno fatta sentire vecchia, Alma risale il corridoio
ed esce dal grosso portone di legno, con la madre che
dilaga accanto a lei.
Avevi ragione, le sta dicendo mentre escono nella sera
mite sotto la prima impalpabile pioggerella autunnale, tutto
 umido e fresco dopo l'aria secca del teatro, della stagione,
delle montagne riarse e della vegetazione bruciata che mette
a dura prova l'intero ecosistema,  davvero speciale, proprio
speciale. Insomma, mi  piaciuto tantissimo. E quella
cantante che lo accompagnava... com' che si chiamava?
Quella che ha chiamato dal pubblico. Anche lei non era
niente male. Non esattamente una Joni Mitchell, pi sul genere
di Buffy Sainte-Marie...
Chi?
Ma s... quella cantante folk. Degli anni sessanta. Sono
sicura che sentivi i suoi dischi in casa quando eri piccola.
Ricordo che a tuo padre piaceva. Almeno all'inizio, prima di
conoscere Janis. Una risata in cui trapelava tutto il piacere
del ricordo. Ma come si fa ad ascoltare chicchessia dopo
aver sentito Janis?
La luce dei lampioni filtra dalla foschia, goccioline che si
allungano in striature argentate precipitando sull'asfalto lucido,
e lei dovrebbe sentirsi rinata, ritemprata - Micah
Stroud e la prima pioggia stagionale, il compleanno, sua madre,
le isole che galleggiano nella nebbia, e tutto ci per cui
ha lavorato, tutto ci su cui ha riposto le sue speranze avviato
al completamento - e invece no. Si sente debole, svuotata,
una vaga sensazione di nausea, e Anise Reed non c'entra
niente, o questo almeno  ci che dice a se stessa. Certo,
nell'attimo in cui l'ha vista alzarsi dal suo posto ha provato
un moto di astio e di risentimento (e di gelosia, anche di gelosia)
che ha avuto l'effetto di straniarla dal concerto e di
farla ripiombare nuovamente nel contesto della sua vita,
quanto meno della vita che conduce negli ultimi tempi. E poi
Alicia. C'era anche Alicia, loro complice, membro organico
della ghenga. E quel che  peggio, doveva ammettere che
Anise non era affatto male, una voce pi pura di quanto
avesse diritto di essere e quasi magica quando si fondeva con
quella di Micah. Le aveva fatto da spalla in due brani suoi e
poi, incredibilmente, l'aveva invitata a restare sul palco in
tutto il suo splendore, piedi nudi e chioma voluminosa, a
suonare il tamburello e dare il suo contributo ai cori, piegandosi
sul microfono, in un controcanto con lui.
Micah Stroud, Anise Reed, Dave Lajoy, Alicia Penner,
Wilson Gutierrez.
Sono arrivate alla macchina, segni ancora visibili dove
Ed, chino sul cofano, ha cancellato le scritte con la pasta
abrasiva e una buona dose di olio di gomito, testimonianza
contro cui sta lottando, e tutto a un tratto si sente cos triste,
sopraffatta, che le cadono le braccia lungo i fianchi e rimane
l imbambolata con le macchine che le girano attorno e sua
madre si ferma mentre sta parlando di un concerto che aveva
sentito una volta all'Hollywqod Bowl insieme al padre di Alma,
insieme a Greg, per chiederle cosa c'.
Ma il fatto  che non pu risponderle perch non lo sa
nemmeno lei.
Alma? La voce di sua madre  come un leggero frullare
di ali nel buio. Tutto bene?
Ecco di nuovo quella spossatezza, quella sensazione di
vuoto e di sfinimento, la nausea che Tassale come se fosse
saltato un tappo, e quasi non si rende conto che sta aprendo
le braccia per infilarsi fra quelle di sua madre, la stringe sotto
la pioggia tra le lucine rosse dei freni di centinaia di macchine
mentre lass passa la notte e Micah Stroud  tutto solo nel
camerino in un bagno di sudore.
Al mattino, di nuovo la nausea, senza nessuna ragione,
piegata in due sul water finch qualunque cosa fosse (qualunque
cosa sia) viene su in un rapido fiotto acido e rimane
per un po' a galla prima di scomparire nel mulinello d'acqua
che se lo porta via.

Note.
1. Robert Jordan  il protagonista del romanzo di Hemingway Per chi suona
la campana e Coniglietto  il vezzeggiativo che usa per Maria, la ragazza che
ama .[N.d.T.]
2. Il chop suey  un piatto della cucina cinese, a base di carne e riso, con fagiolini
e altre verdure. [N.i/.X]
 
Capitolo 12.
Willows Canyon.

All'Home Depot, il posto pi anonimo del mondo, paga
le cesoie in contanti, cinque paia, facendo la coda insieme a
una schiera di casalinghe fuori servizio, ubriaconi diurni e
vigorosi pensionati e nessuno bada a lui. O forse s, per via
dei dreadlock, ma chi se ne frega? E un cittadino come loro,
un uomo con i soldi in mano che ha bisogno di un certo
utensile per un certo lavoro e aspetta il suo turno senza lagnarsi,
sebbene tutti i clienti davanti a lui (sette, per la precisione)
siano curvi su carrelli pieni come case viaggianti di
cianfrusaglie di ogni genere, portacarta igienica in acciaio
inox, contenitori per armadi, antizanzare elettrici, nanetti da
giardino in ceramica. La cicciona indolente alla cassa alza il
lettore ottico come se fosse un bilanciere da sollevamento
pesi. L'interfono gracchia senza posa. I jet (l'aeroporto  dietro
l'angolo) rombano in alto a intervalli sempre pi brevi.
Tutti hanno voglia di fermarsi a fare due chiacchiere.
Diciotto minuti. Diciotto minuti per un semplice acquisto
perch per questa gente il servizio clienti  un concetto
sconosciuto, e idem pagare un prezzo onesto per un prodotto
onesto. Detesta i posti come questo - come piccolo esercente
non potrebbe essere altrimenti, con tutta la concorrenza
che gli fanno ventiquattr'ore al giorno sette giorni su sette
i vari Costco e i Best Buy - e sarebbe andato alla ferramenta
locale su nella parte alta del paese anzich prendere la macchina,
venire fin qui e parcheggiare in mezzo a questo deserto
lastricato, se non fosse che l lo conoscono, lo conoscono
bene e per questo acquisto desidera soprattutto l'anonimato.
Gi, e Benvenuti da Home Depot, signori clienti.
In macchina, mentre torna verso la marina, ripercorre la
sua lista mentale, controllando ancora una volta ogni particolare
per essere sicuro di non aver dimenticato niente. Il
berrettino nero  sul sedile accanto a lui, gli occhiali da sole
sul naso, la crema solare nello zainetto, insieme alla felpa nel
caso che faccia freddo e a un poncho di plastica contro la
pioggia, perch  prevista pioggia, come sempre a febbraio,
l'unico mese dell'anno in cui si pu star certi che piover. Da
mangiare ha preparato tre panini, due al burro di arachidi e
uno con emmenthal e pomodoro, e ha con s anche una barretta
energetica, pi un litro d'acqua, non si sa mai cosa si
trover laggi sulle isole, soprattutto quando ci sono carcasse
di suini in putrefazione sparse dappertutto. Una bussola,
anche se non  del tutto sicuro di sapere come si usa e comunque
non gli servir: restare nel canyon e seguire la recinzione,
questo  il suo piano, ed  quello che dir anche a
tutti gli altri. Qualunque cosa succeda, non perdetevi. Perch
se vi perdete, tornate a casa a nuoto.
Parcheggia nel solito punto, dalla parte opposta rispetto
agli spazi stretti dove non ci pensano due volte ad ammaccarti
portiere e paraurti, ben lontano dagli eucalipti che lo
delimitano, che in questa stagione dell'anno tendono a perdere
i rami - ci manca solo quello, ritrovarsi un parabrezza
fracassato scendendo dalla barca. La sua chiave ce l'ha Wilson
(non voleva che la gente in attesa del suo arrivo davanti
al cancello attirasse l'attenzione, cos Wilson li aveva gi fatti
entrare), quindi prende il cellulare per chiamarlo e intanto
fruga nello zainetto e ne tira fuori il berrettino che si calca
sugli occhi. Sono le dieci appena passate e il tempo regge.
C' vento dall'oceano, le nuvole corrono veloci, coprono il
sole e poi tornano a scoprirlo come una connessione disturbata,
e componendo il numero di Wilson pensa che per loro
la pioggia  solo un bene perch costringer gli assassini di
maiali sotto i teloni e nasconder le barche che si avvicinano
all'isola, quindi s, che piova. Che venga gi come una dannata
benedizione.
Wilson risponde al primo squillo: S?.
Fra due minuti sono al cancello. Sono arrivati?
S, pi o meno.
Pi o meno? Che cazzo vuol dire pi o meno? Ci sono o
non ci sono? Avanza a grandi passi, ha fretta, il mare  nero
che sembra olio, risale lo scivolo per le barche fino al bordo
del parcheggio lavato da una schiuma giallo piscio, il che significa
che oltre la linea dei frangenti sar mosso. La giornalista,
giusto? Non dirmi...
Ha chiamato.  in ritardo.
Cazzo. Gliel'avevo detto. L'avevo avvertita... Sente gi
montare la rabbia quando, girato l'angolo dietro ai bagni, si
trova davanti Toni Walsh, con una cerata rosa da uovo di
Pasqua e sandali in tinta, i capelli rossicci sferzati che il vento
le appiccica alla faccia come alghe portate dal mare, in piedi
davanti al cancello chiuso con l'aria perplessa. Ehi, le grida
lui dando una rapida occhiata in giro per assicurarsi che
nessuno li stia guardando (nessuno li sta guardando: il posto
 praticamente deserto perch il tempo sta peggiorando e lo
sanno tutti). Toni, salve. Poi, spremendo fuori un sorriso
mentre le si avvicina, trova una frase sufficientemente innocua
da buttarle l: Tutto pronto?.
Lo sguardo che gli d, come se lo vedesse per la prima
volta, come se non avessero programmato tutto quanto al
telefono e non si fossero incontrati due volte al tavolo in fondo
del Longboards per scambiarsi informazioni su come stava
andando l'eliminazione e sull'ordine di restrizione temporaneo
che Phil Schwartz aveva emesso nei suoi confronti
(cosa che apparentemente non aveva provocato altro effetto
se non un'alzata delle sopracciglia da parte del giudice), lo
coglie di sorpresa. Il vento le agita i capelli e lui vede che sul
collo, appena sotto il lobo dell'orecchio, ha un cerotto contro
il mal di mare, come se si trattasse di un gioiello color
carne. Uscir viva da tutto questo? Ha le iridi color fango, la
sclera solcata da righine e venuzze, il mascara di ieri sera
incrostato sulle ciglia. Tiene il telefono stretto in una mano e
nell'altra una borsetta griffata, rosa e grande come una valigia.
Per un lungo istante lo fissa, una ciocca di capelli color
salmone incollata all'angolo della bocca.
Ha portato la macchina fotografica, vero? le dice, saltando
le formalit. Perch magari vorr fare qualche foto,
documentare qualcosa di questo...
Ha detto che saremo di ritorno per le sette, aveva detto
cos, no?
S, pressappoco. Sette, sette e mezza. Immagino che arriveremo
forse per le dodici e mezza o gi di l, risaliamo il
canyon e lei vede come stanno le cose, scatta qualche foto,
noi facciamo quello che dobbiamo fare e quando diventa
buio siamo gi a bordo. Poi ci vogliono un due ore e mezza
per la traversata. Pi o meno.
Bene, dice lei, bene. Niente sorrisi, niente saluti,
niente ringraziamenti per le dritte, niente scarpe da trekking,
Cristo santo. Perch ho un appuntamento - e qui finalmente
sorride, una compressione delle labbra e un vago lampo
negli occhi a far capire che l dietro tutto sommato c' un
cervello che gira - diciamo alle otto? E devo anche passare
da casa a lavarmi, sa?
Si sta chiedendo cosa rispondere, visto che complimenti
e salamelecchi non sono propriamente il suo forte, e neppure
essere amabile e fare conversazione quando sei sotto tiro,
ma ecco Wilson che arriva a grandi passi salendo la rampa
dall'altra parte del cancello, che un momento dopo si apre
accogliendoli all'interno, clic, Oltre questo punto solo proprietari
di barche. Wilson alza il pollice come se non facesse
altro che frequentare giornaliste con addosso cerate rosa, le
dita macchiate di nicotina e sandali aperti, poi si avviano gi
per la rampa verso la barca, dove gli altri membri dell'equipaggio
sono gi in cabina, accosciati, a sorseggiare caff. In
attesa.
Conosce gi Wilson, dice lui facendo le presentazioni
nella cabina affollata mentre la barca sobbalza e oscilla sotto
di loro, e questi sono Josh, Kelly, Cameron - Cammy, voglio
dire - e Suzanne.
Toni Walsh rimane l in piedi impacciata, le spalle incurvate,
un cenno del capo a ciascun componente dell'equipaggio
- i volontari, come gli piace chiamarli, tutti pi o meno
sui diciotto, vent'anni; Josh  un tatuatore apprendista e sostenitore
dei cibi integrali, e le ragazze sono compagne del
corso di studi ambientali al City College - poi si sbottona la
cerata rivelando un golfino nero di cashmere e sotto un reggiseno
nero. Non vi preoccupate, dice, user nomi di
fantasia.
Josh - che indossa una canotta per esibire gli avambracci
tatuati, una specie di dragone intrecciato a lombrichi che si
arrampicano su per le braccia - si accosta al tavolo trascinando
il secchio rovesciato su cui  appollaiato e le d un'occhiata
di fuoco. Sar alto meno di uno e settanta, palestrato
ma con quell'aspetto gracile dei corpi troppo esili per riuscire
a mettere su muscoli veri, e si capisce al primo sguardo
che si crede un duro, il che lo rende ancora pi facile da
manipolare. Cazzo, dice, per quanto mi riguarda pu anche
sbandierare il mio nome nel titolo, col carattere pi grosso
che c' - si scrive Joshua Holyrood Miller, con due o -,
sono pronto a mettere tutto per iscritto per fermare il massacro.
Come tutti noi. Giusto, Cammy?
Le ragazze non sono niente di che, non che la cosa gli
interessi - sono ragazzine, in fondo, e lui ha Anise e Anise gli
basta eccome, fin troppo - ma Cameron, Cammy, una bionda
emaciata dagli occhi castani, i capelli che si arricciano sulle
spalle e l'aria di una che sa molto di pi di quanto dimostra,
ha un certo non so che. Giusto, risponde girando lo
sguardo tutto attorno alla cabina, giusto. Per il mio nome
non lo scriva.
Chiusa l: nella cabina cala il silenzio. Scendendo dalla
rampa, gli era parso di sentire un vocio animato, risate, l'eccitazione
di chi sta andando in battaglia, ma Toni Walsh 
riuscita a ucciderla. Amen. Faranno pace strada facendo e
che trovino o meno un terreno comune non lo interessa, lui
non  un animatore e quella non  una nave da crociera. Osserva
spassionatamente Toni Walsh posare la sua borsa sul
tavolo e prendere posto circospetta sulla panca accanto a
Cammy.
Allora, dice lui, tutto pronto, okay? Siamo pronti ad
andare? Fa per salire i gradini del pozzetto, poi si ferma.
Ah, gi, prima che me ne dimentichi - tira fuori le cesoie
dal sacchetto di plastica dell'Home Depot e le dispone sul
tavolo, una a testa eccetto Toni Walsh, naturalmente, che  l
solo come osservatrice - mettetele dove potete prenderle
facilmente. Che altro? Be', rilassatevi, per arrivare di l ci
vogliono due ore e mezza. E se c' mare grosso, vomitate
fuori bordo, mi raccomando, non in cabina...
Ovviamente, considerato l'aspetto del cielo e il movimento
delle barche agli ormeggi, che ci sar mare grosso 
sicuro al cento per cento; grosso quanto lo si capir soltanto
una volta superata la linea dei frangenti. Il vento viene gi
sul canale da ovest e provoca increspature fin dove arriva lo
sguardo, la barca beccheggia in modo piuttosto aggressivo in
tutte le direzioni possibili, da sinistra a destra e viceversa,
sollevandosi senza peso sulla cresta delle onde e poi ricadendo
pesantemente. Per Wilson non  un problema, visto che
prima ancora di uscire dal porto  gi nel mondo dei sogni,
ma gli altri hanno le facce verdi e sono muti come pesci (che
poi, si dice lui, se fossero pesci non soffrirebbero certo il mal
di mare ma sguazzerebbero e nuoterebbero felici come vongole,
anche se in realt quanto potranno mai essere felici le
vongole, che se ne stanno tutto il giorno nel limo ad aspettare
che arrivi qualcosa e le apra per impadronirsi di quello
che sono, sostanzialmente nient'altro che poltiglia animata?).
Comunque, deve ricacciarla gi anche lui, quella sensazione
di qualcosa di alieno che gli sale su per la gola mentre
intanto lo stomaco sprofonda sempre pi, ma la buona notizia
 che quando l'isola si profila alla vista comincia a cadere
la pioggia, e non si tratta di una pioggerellina ma di bei goccioloni
grossi e fitti che si abbattono sull'acqua increspandola
e sollevandola come creature mitologiche, come di, angeli
o demoni, e cancellano ogni cosa. Ottimo. Benissimo.
Qualcuno avr voglia di andare a caccia di suini oggi? Non
credo.
La cabina si risveglia appena spegne il motore e cala l'ancora.
Si sono fermati a Willows, sul lato pi lontano dell'isola,
un posto che ha scelto perch  fuori mano e perch lo
conosce meglio di tutti gli altri.  qui che tre mesi prima ha
liberato i procioni alla luce del sole, ancorando il Paladin
proprio in questo stesso punto e trasportandoli a riva con il
gommone. Quando aveva messo gi la gabbia si erano subito
rianimati, correndo da una parte all'altra sotto il telone impermeabile,
e meno male che quel giorno il mare era calmo,
altrimenti si sarebbe ritrovato fra le mani due procioni annegati.
Non potevano sapere quello che stava per succedergli,
non potevano sapere che lui non intendeva far loro del male,
che stavano per andare in un territorio vergine, madre e figlio,
e che forse si sarebbero riprodotti dando vita a una
nuova linea genetica, fra consanguinei o meno, o magari (e
quel pensiero gli era venuto quando aveva portato la gabbia
a terra e l'aveva nascosta fra i salici che davano nome al
canyon) lui ne avrebbe catturati altri. Un grosso maschio,
un'altra femmina, chiss? Questo avrebbe sconcertato la
dottoressa Alma, giusto? Un'intera nuova specie animale
quaggi sull'isola, perch no? Le sue amate volpi e moffette,
le lucertole e le tre specie di serpenti erano arrivate l per
caso, scaraventate sulla terraferma gi dai canyon in una
burrasca come quella insieme ai detriti portati dalle onde, e
solo per caso fra gli altri animali non c'erano anche i procioni.
Aveva tirato indietro il telo impermeabile e li aveva visti
rannicchiati l, gli occhi inchiodati su di lui, in attesa del peggio,
poi aveva aperto la porticina della gabbia e aveva fatto
un passo indietro (per la verit, si era spostato dietro un cespuglio
per nascondersi) e li aveva guardati sollevare il naso
in aria, irrigidirsi e darsela a gambe. Due macchie di pelo,
dileguatesi rapidamente e completamente come se non fossero
mai state l. Anche quella era casualit. Ma lui - Dave
Lajoy, cittadino, proprietario di casa, attivista, sconfitto in
tribunale e ignorato dai manifestanti - era stato l'autore deliberato
del rilascio, e in questo non c'era niente di casuale.
Era colui che dava la vita, ecco cos'era, il salvatore di quelle
creature che alla Protezione animali gli avevano praticamente
detto di eliminare mentre loro si giravano dall'altra parte.
Quindi, due viaggi? si informa Wilson.
Ora sono tutti sul ponte, il gommone  in acqua e tende
la cima di ormeggio, la pioggia cade costante. Tutti lo osservano
perch  lui che comanda, qui il capitano  lui, lui si 
procurato la mappa delle recinzioni (grazie ad Alicia) e lui
conosce la strada per risalire il canyon. Rimane in silenzio
per un istante, gli occhi rivolti alla spiaggia, un taglio scuro
che si staglia contro la schiuma, e tutti girano la testa per
seguire il suo sguardo. E un paesaggio selvaggio, l'insenatura
chiusa da una parte e dall'altra dai massicci pilastri di liscia
roccia bagnata che salgono verso le montagne, la pioggia che
punteggia l'acqua, il cielo incombente, tutto immobile, persino
i gabbiani.
S, certo, risponde lui a beneficio del gruppo, anche se
con la testa  gi a terra e sta risalendo il canyon. Buona idea.
Meglio non sovraccaricare il coso, considerato il tempo.
 tutta scena, perch lui e Wilson hanno studiato i dettagli
mentre sballottavano doppiando il promontorio ed entrando
nella Willows Cove. Con un tempo simile qualcuno
deve fermarsi in barca, e sar Wilson perch  l'unico membro
dell'equipaggio affidabile in questo gruppo di dilettanti.
Il che vuol dire che Wilson dovr traghettarli, tre nel primo
viaggio, tre nel secondo, e poi tirare di nuovo a bordo il gommone
casomai qualcuno venisse a ficcare il naso.
Dir che sto facendo una gita, aveva scherzato Wilson
intanto che gli altri sottocoperta armeggiavano con l'attrezzatura.
Anzi no, che sto cercando un posticino tranquillo
dove suicidarmi. Che ne pensi? Dici che se la bevono?
Ma lui era troppo teso per stare al gioco. Tu fai tutto per
bene, d'accordo? E tieni d'occhio la spiaggia; insomma, non
appena torniamo indietro tu cali quel gommone e ci dai dentro
di brutto, come se ogni secondo fosse vitale.
Cosa ti aspetti che dica, Sissignore?
Non prendermi per il culo. Non qui. Non ora.
Sai che non ti prenderei mai per il culo, Dave, aveva
detto Wilson, continuando a farlo. Comunque stai tranquillo,
ragazzo, tutto a posto. Voglio fare questa cosa quanto te,
o te lo sei dimenticato?
Benissimo, dice ora, un occhio alla spiaggia dove le onde
non sono poi cos grosse perch il temporale sospinge i
flutti parallelamente alla sponda dell'isola. Toni, andremo
per primi lei, Cammy e io, poi toccher a Josh, Kelly e Suzanne.
E non appena il gommone tocca la riva voi saltate fuori e
correte verso quei salici laggi, dove vi sto indicando. Non vi
preoccupate di bagnarvi i piedi n di nient'altro, l'importante
 scomparire dalla vista pi in fretta possibile di modo che
Wilson possa portar via il gommone e issarlo a bordo. Non
c' bisogno che ve lo dica, se ci vedono in acqua siamo fregati.
Poi salgono nel canotto gonfiabile che saltella sulle onde,
la costa si avvicina come se fosse tirata da una corda, il motore
brontola, spruzzi in faccia. Wilson li porta pi vicino
che pu, alza il motore e va con la spinta, ma Toni Walsh non
ha afferrato del tutto il concetto di saltare a riva agilmente
dal gommone e, gi fradicia fino alle ginocchia,  l l per essere
investita dall'ondata successiva quando Dave la prende
per un braccio e la trascina sulla battigia. Per contro, Cammy
balza sulla sabbia come un marine e senza fermarsi un attimo
si lancia verso i cespugli, i capelli bagnati che sventolano sotto
il cappuccio nero, la mantella impermeabile trasparente
incollata alle cosce. In un batter d'occhio  scomparsa.
Un momento dopo - due minuti, centoventi secondi -,
lui e Toni Walsh la raggiungono sotto i salici, senza nemmeno
un po' di affanno. Almeno lui, Toni per parte sua sembra
in iperventilazione. La sente ansimare con un rantolo rotto
da fumatrice, l'acqua scorre rumorosamente sulle pietre, le
rane arboricole fanno il loro verso stridulo, la pioggia sibila
sulle foglie. C' un intenso odore di vegetazione, di fango e
di muffa. Sembra che tutto grondi acqua. Il cielo, che si inarca
sopra di loro,  pi nero che grigio, lui ha i calzini zuppi e
sente lo scroscio freddo della pioggia che cola sotto il cappuccio,
gli inzuppa i capelli e scende gi per il collo, goccia
a goccia.
Osserva la barca attraverso il velo della pioggia, Wilson
che manovra il gommone accostando la poppa del Paladin e
Josh che si allunga a prendere la cima. Senza pensare, sale su
un mucchio di massi lavati dall'acqua per vedere meglio, e
Toni Walsh, fradicia fino alle ossa, il fiato corto, gli lancia
un'occhiata irritata frugando nell'enorme borsa rosa bagnata
in cerca di una sigaretta. I massi sono scivolosi e tondeggianti
come uova di dinosauro, e Cammy, gambe lunghe, snella e
l'aria soddisfatta di s, compare improvvisamente al suo fianco,
ma non Toni Walsh. Toni Walsh rimane gi, sotto di loro,
nell'acqua fino ai polpacci - acqua che corre veloce, scura e
vorticosa - e lui trova la presenza di spirito per allungare una
mano e tirarla su come un sacco, che poi  quello che . Che
poi  la ragione per cui Anise si  rifiutata di venire, nonostante
gli improperi, le minacce e tutti i tentativi di farla sentire
in colpa che  stato capace di escogitare.
 qui che comincia a rendersi conto che potrebbe esserci
un problema, una variabile che non aveva considerato, ossia
che il Willows Creek, normalmente un torrentello gorgogliante
che si scavalca con un salto, al momento non  affatto
un torrentello ma un fiume. Torbido e impetuoso, pieno di
detriti, rombante fra i risucchi e l'acciottolio delle pietre
smosse, si allarga all'imboccatura del canyon come un manto
limaccioso, ramificandosi nella sabbia e protendendo i suoi
tortuosi tentacoli marroni verso il mare. Il piano prevede che
prendano l'agevole sentiero che costeggia le lingue di sabbia
snodandosi fra le canne e i salici, lo seguano risalendo il letto
del torrente fino in cima dove finalmente incontreranno la
recinzione di filo di ferro che taglieranno in pi punti possibile
mentre Toni Walsh, con il suo aiuto, raccoglier le prove
fotografiche dello sterminio, carcasse ammucchiate come foglie
secche, come un ossario; per arrivarci baster seguire i
corvi. Il piano  questo. Ma il sentiero  scomparso e cos
pure le lingue di sabbia. E canne e salici sono sommersi
dall'acqua scura, che corre impetuosa.
Non importa. Mentre Wilson approda con il gommone
sulla spiaggia e gli altri si arrabattano a scendere nelle onde,
lui improvvisa: ormai  troppo tardi per fare marcia indietro,
perch a giudicare dall'aria di Toni Walsh non ce la faranno
mai a trascinarla fin qui un'altra volta, e se non si sbrigano i
maiali faranno la fine dei topi di Anacapa. Si volta a studiare
le pareti del canyon, pensando che gli toccher salire in diagonale,
tenendosi sopra il livello del torrente, un percorso
accidentato ma praticabile, nessun problema, nessunissimo
problema, perch lui  l per questo, i ragazzi si butterebbero
nel burrone o gi dalla scogliera se glielo chiedesse, e Toni
Walsh... Toni Walsh dovr stringere i denti. Se vuole fare il
suo articolo. E lei vuole farlo, deve volerlo, altrimenti non
sarebbe qui. Quando torna a voltarsi, la barca  l e due figure
infagottate nella cerata (le ragazze) stanno saltando gi e
correndo verso la spiaggia, mentre Josh, agitando le braccia
per non perdere l'equilibrio, cade fra le onde, non una ma
due volte, poi si raddrizza e scatta dietro di loro.
Eccoli che arrivano, dice Cammy, trattenendo a stento
l'entusiasmo nella voce. E Josh - una risatina chioccia -
guarda Josh! Ges. Sorride, allegra come una bambina,
ma dove si credono di essere, a un reality? A una vacanza
estiva? La vede balzare sulla roccia davanti a s, agile come
una pulce, gli occhi accesi dalla gioia del momento. Vuoi
vedere che ha deciso di farsi una nuotata, eh? Ehi, Josh, lo
chiama, com' l'acqua?
Non ha nessuna intenzione di fornire spiegazioni o di
ammettere di aver sbagliato i calcoli sul volume d'acqua che
scende dal canyon in questo periodo dell'anno perch le
spiegazioni sono per i perdenti e qui l'unica cosa che conta 
portare a termine l'impresa. Cos quando Kelly e Suzanne -
piccole e paffutelle entrambe, fisico a pera, quasi indistinguibili
l'una dall'altra nelle loro cerate verde oliva identiche -
arrivano sguazzando, si china con il braccio teso e le tira su,
una e una due, fino alla roccia, insieme al resto del gruppo.
Poi arriva Josh, gi in preda ai brividi, e l'unica soluzione, a
meno di non accendere un fuoco e farlo asciugare, che poi
non  una soluzione,  muoversi, muoversi continuamente,
tipo salire fino in cima al canyon in un posto dove possa lavorare
di cesoia fino a sudare.
Okay, dice abbassando la voce con fare cospiratorio
sebbene nel raggio di chilometri non ci sia nessuno che possa
sentirlo, il temporale ha allagato il canyon quindi ci sar da
arrampicarsi un po' di pi del previsto, ma andr tutto bene...
Magari potremmo metterci solo un po' di pi per arrivare
su, tutto qui. D un'occhiata ai suoi scarponi fradici, ai
massi su cui sono appollaiati, con l'acqua che scorre tutto
attorno; sembra quasi che si sia alzata nei cinque minuti da
quando sono arrivati, ma non  possibile, no?
Josh  a mollo, fino alle cosce, la cerata troppo grande
che si allarga dietro di lui tirata dalla corrente. Fa finta di
niente, come se ogni giorno non facesse che tuffarsi di testa
nell'acqua a dieci gradi, e cerca di tener duro sebbene la faccia
lo tradisca e si morda il labbro per evitare di battere i
denti dal freddo.
Sentendosi vagamente ridicolo, come un generale dal
volto di pietra in un vecchio film sulla Seconda guerra mondiale,
Dave sente la propria voce che dice: Okay, allora seguitemi,
poi scende nell'acqua e si dirige verso l'argine a
sinistra. E come la pesca alla trota, sta pensando, come starsene
nella corrente con gli stivaloni, ma senza l'ingombro
della canna e del cesto di vimini, e in realt l'acqua si fa pi
profonda prima di arrivare al primo ostacolo, l'argine, che a
un esame ravvicinato si rivela una parete di roccia di una
decina di metri rimasta intatta, a differenza degli strati sottostanti
pi morbidi, erosi dal torrente. Fa un tentativo di girarci
attorno, aggrappandocisi con tutte e due le mani, ma
l'acqua sale fino al petto e dopo un minuto ci rinuncia e comincia
a scalarla.
La scogliera (un dosso, una collina)  di qualche tipo di
pietra vulcanica, basalto, suppone,  piena di scanalature e
crepacci fino alla cima. Il problema  che il materiale  friabile
e si sgretola continuamente fra le mani, pezzetti e frammenti
che cadono dietro di lui mentre schiaccia il bacino
contro la pietra spostandosi da un appiglio al successivo.
Mi dispiace, dice guardando le loro facce, tanti pallidi meloni
bagnati sotto di lui, dobbiamo superare questo pezzo,
poi sono sicuro che sar pi facile...
Per Cammy  una sciocchezza, si avventa verso la parete
di roccia saltando come una capra, ma le altre due ragazze
sono un po' meno sveglie. E Toni Walsh, intralciata dalla
borsetta, riesce a issarsi fino al primo appoggio solido, poi
per perde lo slancio. Josh, grida lui, puoi darle una mano?
Sa che toccherebbe a lui tornare indietro e aiutarla, ma
ormai  quasi in cima ed  ansioso di vedere cosa c' dall'altra
parte, di vedere che cosa li aspetta.
Per quanto Josh non sia un boscaiolo, sia goffo e tremante
nel sacco bagnato dei vestiti e almeno sette o otto centimetri
pi basso di Toni Walsh, lo sorprende. Ha gi dato una
mano alle altre due ragazze (Kelly e Suzanne; difficile distinguerle
l'una dall'altra, a parte il fatto che Suzanne... o si tratta
di Kelly?... sulla manica destra sfoggia uno stemmino rosso
sangue della PETA) e ora si piega in avanti, pianta bene gli
scarponi per terra e si protende in tutta la sua lunghezza allungando
una mano verso Toni Walsh, e Toni, una volta tanto
intrepida, l'afferra e si issa verso l'appiglio successivo, poi
verso quello dopo e in un batter d'occhio sono tutti in cima
a guardare gi le acque torbide nel canyon.
Grazie alla posizione elevata, vede che la piana gi in
fondo  un grande lago fangoso alimentato da un lontano
rubinetto, una serie di rubinetti che scendono dalla pancia
bassa delle nuvole: cascate, che si riversano una sopra l'altra.
Quando  venuto qui a liberare i procioni, cascate non ce
n'erano. Il sole illuminava sottili rivoli d'acqua fin dove arrivava
lo sguardo, le libellule danzavano e volteggiavano, il
torrente scorreva pigro allargandosi in pozze poco profonde
e gorgogliando fra le radici gialle e contorte dei salici, simili
a dita, ad artigli. Tutto a un tratto  furente. Furente con se
stesso. Come ha potuto essere tanto stupido da non pensare
a cosa sono i canyon, come si sono formati, cosa pu essere
la pioggia in un ambiente naturale? D'altra parte, aspettare
una giornata di sole pieno quando chiunque abbia una barca
affolla il canale era come preavvisare via radio gli scagnozzi
del Park Service cos che andassero ad arrestarli. Dovevano
approfittare della pioggia, non c'era alternativa. Cos come
ora non c'era alternativa se non iniziare la discesa dall'altra
parte e portare a termine il lavoro.
Allora, sentite, dice, il piano  girare attorno a quell'altura,
appena sopra il livello dell'acqua, perch al momento
c' l'acqua alta  il sentiero che avremmo dovuto prendere 
stato spazzato via...
Tutti guardano in fondo alla valle, lontano, dove l'acqua
affluisce dall'imboccatura in rigagnoli e cascatelle incolori.
Nessuno dice una parola. La pioggia continua a cadere, un
vero acquazzone che scroscia sui cappucci e sulle spalle, facendo
muovere il terreno sotto i loro piedi.
 ripido, magari sar un inferno per le vostre caviglie,
ma  fattibile. Si gira verso Toni Walsh. Per lei va bene? Se
a un certo punto diventa troppo, basta che me lo dica, d'accordo?
Ingobbita, pallida, una striscia giallastra di fango sulla
guancia che pare una cicatrice tribale, lei si limita a stringersi
nelle spalle. Non so, dice dopo un attimo, di nuovo con
quell'accenno di sorriso, per un articolo si fa questo e altro,
giusto?
Adesso  Kelly a parlare (si tratta decisamente di Kelly,
con il suo stemmino della PETA, la faccia da luna piena e le
labbra strette in una smorfia di disapprovazione). Si rende
conto che con Suzanne non ha proprio niente in comune,
non almeno nel volto. E che mi dici delle frane di fango?
dice lei. Voglio dire, della possibilit di una frana? La vedi
quella depressione, quella conca? Indica il lungo pendio infossato
che dovranno attraversare per risalire il canyon.
Quella  una grossa frana, come puoi vedere.
S, be', non possiamo far altro che correre il rischio,
insomma, sono stato in giro con un tempo simile migliaia di
volte... Insomma, come te, no? Come tutti, giusto? E magari
fermer i cacciatori di maiali per un giorno o due, ma sappiamo
che sono l a oliare i fucili. Ad aspettare.
La pioggia sceglie quel momento per rinforzare, alzando
ulteriormente la posta. I capelli gli pendono fradici sotto il
cappuccio zuppo, goccia, goccia, goccia. Vuole essere ragionevole,
vuole controllare quelle persone controllando se
stesso, ma adesso non  una scelta, non lo  pi. 'Fanculo.
Non ho intenzione di stare qui a discutere. Se volete fermarvi,
bene, fate pure, accomodatevi. Io per vado, adesso, subito.
E tutto a un tratto si mette in movimento, incamminandosi
in una poltiglia di pietrisco e fango a passi esagerati,
cos incazzato che non si prende nemmeno la briga di voltarsi
per vedere se lo seguono; certo che s, ne  sicuro. Devono
seguirlo.
Mezz'ora dopo, con la pioggia che continua a cadere e
l'acqua scura che ribolle nel burrone salendo di minuto in
minuto, comincia ad avere qualche ripensamento. Sente la
fatica nei lunghi muscoli delle cosce, le maniche della felpa
sono infangate fino al gomito perch non c' modo di avanzare
senza usare le mani, gli fanno male le caviglie per lo
sforzo di tenersi in equilibrio su una pendenza di quarantacinque
gradi. E per fortuna  in forma. Che  pi di quanto
si possa dire di Toni Walsh, delle due ragazze a forma di pera
o anche di Josh. Procedono tutti in fila indiana dietro di lui,
quindici metri sopra il livello dell'acqua, aggrappandosi per
restare in piedi a qualsiasi cosa solida trovino, spinosa o meno,
e nessuno apre bocca. Cammy lo segue da presso, lo incalza
addirittura, poi vengono le due ragazze, quindi Toni
Walsh (faccia grigia, bagnata fino alle ossa, l'aria di uno zombie)
e ultimo Josh per tenerla d'occhio. Avranno percorso
poco meno di un chilometro - sono quasi alla prima delle
cascate, dove almeno saranno fuori dal fango - e di maiali,
cacciatori, volpi, corvi o altro nemmeno l'ombra. Sembra di
essere sulla faccia nascosta della luna. A parte il fatto che
sulla luna non piove. E non c' fango.
La sorpresa  Toni Walsh. Si aspettava che cedesse non
appena iniziata la discesa della prima collina, invece di tanto
in tanto si guarda alle spalle e lei  l, che arranca a testa bassa.
Ma, si domanda lui, per quanto ancora riuscir a sopportare
tutto questo? Devono uscire dal canyon, e presto. Oppure
trovare un posto dove lei pu fermarsi mentre lui e Josh
o Cammy vanno in esplorazione, in cerca di qualunque cosa
possa darle un buon motivo per andare avanti. Sta scrutando
il terreno tre o quattrocento metri pi avanti, nel punto in
cui il canyon comincia a restringersi - roccia e ancora roccia,
crepacci e canaloni invasi dall'acqua - quando avvista un
punto su una sporgenza che esce dal fianco della collina come
una gigantesca tenda da sole. Incoraggiato (Finalmente,
pensa) si gira verso Cammy e le fa un gran gesto prima di
dare una voce agli altri. Lass, grida guardando i loro occhi
alzarsi dal vuoto dei loro volti. Facciamo una sosta.
Il riparo non  granch - una cengia larga due metri e
mezzo o tre schiacciata sotto la copertura gocciolante di roccia
aperta alle intemperie su tre lati - ma almeno tiene lontana
la pioggia. Lo spazio  angusto, tutti incastrati spalla contro
spalla, scarpone contro scarpone, e la prima cosa che
fanno, come un sol uomo e una sola donna,  frugare nello
zaino in cerca dei sacchetti di cibo. La conversazione si limita
a Potresti spostarti un pochino, per favore? oppure
Volevi quello al burro di arachidi o quello al formaggio con
i cavolini di Bruxelles? e per un bel pezzo non si sente altro
che il sibilo della pioggia, il fruscio del cellofan e il suono
sommesso della masticazione. Poi Josh tira fuori una borraccia
(vinile e plastica, niente stomaco di pecore sulla sua coscienza)
e chiede se qualcuno vuole un cicchetto.
Che cosa c' dentro? Toni Walsh alza lo sguardo interessata.
 accovacciata come un fagottino rosa, un intrico di
gambe e scarponi infangati, la faccia bianca come la pancia
di un pesce, i capelli che sembrano paglia da imballaggio per
cassette di frutta, e non fa nessuno sforzo per compiacere la
compagnia, tutta presa da un panino imbottito di prosciutto
e formaggio. Brandy, spererei?
Vino rosso. Un ottimo Zinfadel bello forte.  buono,
bevi.
Il ventaglio si allarga un po' in modo che tutti possano
assaggiarne un goccio. Quando Suzanne fa girare i biscotti
d'avena fatti in casa tutti sembrano stare leggermente meglio.
Poi arriva il vino e ne sorseggia anche lui, perch no?
Un po' di alcol gli far bene.
Allora, che ne pensi? dice Cammy voltandosi verso di
lui. Realisticamente, voglio dire. C' qualche possibilit di
riuscire ad andare e tornare prima che faccia buio?  stravaccata
contro la parete di roccia, braccia e gambe abbandonate,
e sembra che abbia dodici anni. Perch questo non
l'avevi messo in conto, aggiunge rapidamente. Queste
condizioni, voglio dire.
Lui si stringe nelle spalle come a dire che non  un gran
problema e passa la borraccia a Kelly, che gli sta praticamente
seduta in grembo. Ogni traccia di eccitazione per l'avventura
 scomparsa da un pezzo, ma rovescia obbediente la
testa all'indietro, alza la borraccia e si schizza un getto di vino
in bocca. Odora di sudore e dell'arancia che sta sbucciando
e i suoi capelli ricci si allargano sotto la visiera del berrettino.
Distrattamente, lui la guarda leccarsi le labbra macchiate,
una ragazza cicciottella, sgraziata, insignificante, con un
bisogno disperato di cambiare qualcosa se vuole sperare di
risultare attraente per un uomo e di avere una vita sua o comunque
una vita non monacale, poi torna a girarsi verso
Cammy. S, stavo pensando che magari io vado avanti con
un paio di persone e gli altri tornano indietro; Toni, se vuole,
prendo la sua macchina fotografica. Magari sono fortunato.
Tutti lo guardano, ma dalla loro espressione non sa dire se
siano sollevati o meno. Per Cammy ha ragione, abbiamo
scelto il giorno sbagliato, tutto qua, e non c' verso di riuscire
a fare tutto quanto. Non almeno quello che pensavamo di
fare.
Che merda, dice Josh, con voce cupa. Ha lo sguardo
perso nel nulla, le ginocchia strette al petto, la borraccia vuota
pende inerte dalle dita di una mano. Gli scarponi sono
infangati fino alle stringhe. Ha i brividi. Sotto di loro, adesso
il rombo incessante, irridente dell'acqua che dilaga nel
canyon arriva forte, forte come una scarica elettrostatica. A
quanto pare nessuno ha niente da dire. Vogliono tornare indietro,
vogliono mollare, tutti quanti, glielo legge in faccia.
 un momento di stanchezza, scoramento, depressione.
Ma lui non ha nessuna intenzione di arrendersi, salir fino in
cima a questo canyon a scattare immagini, una pi vergognosamente
scandalosa dell'altra, perch il Press Citizen le
sbatta in prima pagina e tutti possano vedere con i propri
occhi che cosa stanno combinando gli assassini, dopo di che
taglier le recinzioni, dovesse anche metterci tutta la notte,
tornare alla barca a nuoto e...
Poi il vento gira e cambia tutto.
Sentite questo odore?  Kelly, riscuotendosi. Si mette
a sedere, inarca la schiena, socchiude gli occhi. Annusa rumorosamente,
ostentatamente, con una smorfia in faccia. Si
direbbe - ed eccolo l, ora lo sentono tutti quanti, pungente,
intenso, dolciastro e corporeo al tempo stesso - qualcosa
di morto
Un momento dopo sono di nuovo fuori sotto la pioggia,
tutti, persino Toni Walsh, e riprendono a salire, verso la cengia
successiva, quella sopra lo strapiombo, una protuberanza
rocciosa che sporge dall'alta parete del canyon, salvia, arbusti,
coreopsis e altro ancora, una forma scura incastrata come
uno zerbino fra due rocce aggettanti in una fanghiglia pallida.
Il cammino  pessimo, orrendo. L'odore si acuisce, si fa
pi denso fino a diventare insopportabile. Ma quello ...?
dice qualcuno.
Davanti a loro ci sono i resti, le carcasse, di due maiali, un
animale adulto grande come un grosso cane sovrappeso e
uno giovane. Gli occhi non ci sono pi, buchi rossi intagliati
nel muso, le mascelle spalancate, le viscere esposte con una
colorazione che va dal blu al grigio. La groppa  coperta di
setole nere animate dai vermi che se ne nutrono in un brulicare
di bestioline che si muovono freneticamente.
Che schifo, dice Kelly.
Josh si lascia sfuggire un'imprecazione. Cristo, ringhia,
che cosa avranno mai fatto per meritarsi una cosa cos?
Tremante, ingobbita, la grossa borsetta rosa che sembra
un arto offeso e la faccia schiacciata contro il mirino, Toni
Walsh si avvicina per riprendere la scena, scattando una foto
dopo l'altra. Non dice niente, non una parola, perch ora sta
lavorando, sta facendo il suo lavoro, immortalando la scena,
sta scrivendo la storia. Gli altri sembrano impressionati. O
spaventati.  la rappresentazione della morte, quello contro
cui stanno lottando, esattamente quello, ed eccola l, proprio
sotto gli occhi, puzzolente, ai loro piedi.
Lui cerca di districarsi fra le proprie sensazioni - orrore,
piet, dolore, rabbia - ma c' dell'altro, una scarica di eccitazione,
persino di gioia. Bene, dice, eccellente:  quello
che volevamo, e con un bastone muove la carcassa della
bestia pi grande, in cerca del foro di entrata, del proiettile,
di una prova incontrovertibile perch non  che questi maialihanno perso l'equilibrio, sono caduti oltre il ciglio del
canyon e sono stati trasportati fin qui dall'acqua. No, sono
stati uccisi, massacrati, questa  la parola. Ecco, Toni, qua,
credo che sia qui che gli hanno sparato, vede? Pu fare un
primo piano?
Lo spazio su cui si trovano  angusto, non pi grande di
una vasca da bagno, la pietra  scivolosa, sotto di loro scroscia
il torrente, la pioggia scende a rivoli sui volti dalle visiere
dei berrettini, tutti si avvicinano per vedere meglio e in mezzo
lui e Toni, una ratifica, un riconoscimento, quei figli di
puttana, e quando Kelly indietreggia di un passo per lasciare
spazio a loro, appena un passo, lui stenta a rendersi conto di
quello che sta succedendo davanti a lui. La ragazza non grida.
Non si aggrappa alla sua spalla n a quel misero cespuglio
rinsecchito, un'ombra pallida e inconsistente dietro di
lei. Si limita a mormorare Oh, merda come se stesse intrattenendo
una conversazione privata su un argomento che nessuno pu
minimamente immaginare, e un attimo dopo non
c' pi.
Cade a capofitto, sulla schiena, le braccia spalancate e le
mani che si aggrappano al nulla, e met del fianco della collina
scompare con lei in un fragoroso smottamento di pietre
e terra, davanti a lei si apre un dirupo fino all'acqua che scorre
trenta metri pi gi. Si sente un tonfo e un rimbombo, la
cerata kaki che sventola e si gonfia nella corrente mentre la
capocchia di spillo della testa nuda, senza pi il berrettino e
con i capelli che fluttuano alla deriva come detriti, emerge
una, due, tre volte prima di venir risucchiata in basso e scomparire
alla vista.
Non c' tempo di assorbire lo choc, non c' tempo per le
imprecazioni, le esclamazioni o per l'urlo strozzato che sale
dalla gola di Suzanne e risuona impotente per tutto il
canyon, perch lui  gi in movimento, si lancia gi per la
parete di roccia, saltando dallo strapiombo e cadendo nel
pantano, gli occhi inchiodati nel punto in cui  scomparsa,
aspettandosi da un momento all'altro - o meglio, sperando
- di scorgerla aggrappata a un masso o a un tronco. Sente gli
altri che gridano e si affannano alle sue spalle e pu solo
pregare che nessun altro metta un piede in fallo e precipiti
come lei. Non ci sono appigli. E coperto di fango. Sente un
saporaccio in fondo alla bocca.
Quando finalmente arriva all'acqua - quanto sar passato,
cinque minuti, dieci? - tutto ci che pu fare per evitare
di essere inghiottito anche lui  cavalcare una cascata di sassi
e fango. Sta di fatto che sprofonda fino alla vita prima di riuscire
ad aggrapparsi alla riva con una mano e alla chioma
scivolosa di un salice a pelo d'acqua con l'altra, sentendo la
corrente che lo strattona come una cosa viva. Da sopra gridano.
Ciottoli, rami, sterpi rotolano gi. Alza lo sguardo indispettito
e vede che due di loro (Cammy e Josh) stanno cercando
di raggiungerlo. Ma non capiscono? Non si rendono
conto del pericolo? Tornate indietro!  ruggisce. Non  mai
stato tanto furibondo in vita sua.
 in quel momento, mentre tira fuori le gambe dall'acqua
e si raddrizza nel fango instabile che lo risucchia cedendo
sotto i suoi piedi come un tapis roulant, come se stesse correndo
senza muoversi in un incubo a occhi aperti, che comincia
a rendersi conto della portata di quanto sta accadendo.
Se si  fatta male - Kelly, e continua a pensare a come 
precipitata oltre il ciglio, come se fosse stata afferrata per il
colletto, senza poter fare nulla, assolutamente nulla - dovr
spiegare un sacco di cose. Alla Guardia costiera. Ai poliziotti.
Ai giornali e ai membri dell'FPA e a tutti quelli che faranno
il triste calcolo di mettere a confronto la sorte degli animali
con le sofferenze umane, la vita umana, e che cosa faranno,
la intervisteranno nel letto d'ospedale? Metteranno la
firma sul gesso?
 un casino. Un maledetto disastro. Avanza, curvo sulla
superficie dell'acqua, aggrappandosi a tutto ci che riesce ad
afferrare, preso dalla frenesia di trovarla, di salvarla, di tirarla
fuori da l e riportarla sulla barca, avvolgerla nelle coperte,
darle una minestra calda, qualunque cosa, del brandy, mettere
il riscaldamento al massimo, e l'unica cosa che non pu
ammettere, che non pu nemmeno pensare,  la cupa preoccupazione
che Kelly, con quella sua faccia vivace, il fisico a
pera e lo stemmino cucito sulla manica (Gli animali non sono
qui per essere mangiati, indossati, usati per esperimenti) sia
gi al di l di qualsiasi aiuto che lui o chiunque altro possa
darle.
Quando finalmente la ritrovano, la pioggia  diventata
acquerugiola, la luce sta svanendo nel cielo, i rudi strattoni
del fiume in piena l'unica cosa che abbia mai conosciuto -
infreddolito fino alle ossa, dolorante, ferito nell'animo. Il
corpo si staglia contro lo sfondo scuro e disordinato di cespugli
sradicati e alberi brutalizzati, pallido come un fungo,
perch l'acqua, con la sua forza, le ha strappato tutti i vestiti
di dosso e non c' traccia della maglietta, dei pantaloncini e
nemmeno della cerata kaki. E lui che lotta con la corrente
per raggiungerla mentre gli altri formano una catena umana
srotolando la fune che qualcuno ha trovato in fondo a uno
zaino, ed  lui che la tocca, tocca la sua pelle fredda e nuda,
e che vede cosa le hanno fatto le rocce, vede la faccia a pelo
dell'acqua, mentre un ramo di salice, impigliato nell'incavo
dell'ascella, si muove avanti e indietro come un illusorio segno
di vita.
E stata trascinata fin gi da dove erano partiti, dove il rinato
fiume scorre a ridosso della roccia da una parte e si allarga
scaricando i suoi detriti dall'altra; se solo lo avessero
saputo avrebbero potuto arrivare da lei prima. Invece non lo
sapevano e gli era toccato ridiscendere il canyon passo dopo
passo, scrutando attentamente le rive e chiamando il suo nome
finch la voce non gli si era spezzata in gola. C' un'ironia
in tutto ci? Non lo sa. Esiste solo quel momento e quel
momento  tetro e lancinante come poche altre cose che gli
sia capitato di vivere su questa terra. Quando la prende fra le
braccia, pensando intanto che Cammy continuava a dire di
saper fare il massaggio cardiaco - quando era al liceo aveva
seguito il corso per assistente bagnino e aveva fatto pratica
con i manichini, questo continuava a ripetere, le lacrime agli
occhi, il respiro rotto -, deve ancorarsi al terreno, la spinta
violenta dell'acqua contro la schiena che gli solleva le gambe
da sotto, sebbene in quel punto sar profonda al massimo un
metro e mezzo, e questa  un'altra ironia. Le passa un braccio
attorno alle spalle ma non riesce a fare granch, il corpo
 saldamente incastrato, impigliato fra i rami, ecco qual  il
problema, e istintivamente gli viene da essere delicato con
lei, ma la delicatezza non serve a niente e allora le d uno
strattone, proprio uno strattone come se fosse un gioco, una
gara di resistenza e lei potesse rispondere con uno strattone
a sua volta. Dalla riva, la voce di Suzanne, roca e catarrosa:
Sta bene?.
 provato dal freddo, ipotermico, sta per avere una crisi
isterica, ma non molla, tirando e accanendosi contro la soffice
ostinazione di Kelly finch finalmente cede, insieme a un
ramo di salice spezzato con un corteo di foglioline fluttuanti,
ma non riesce a prenderla e il suo volto si gira e lo inchioda
con uno sguardo censorio mentre la corrente la porta via.
Dalla sponda gridano, lui  frenetico, ma ormai ha perso la
presa anche sulla fune e ci che resta dell'albero cede sotto
la sua stretta spasmodica. La corrente lo trascina. Punta i
piedi, agita le braccia, si dibatte, ma il fiume lo sovrasta e
far quello che vuole. Qualcosa lo agguanta all'inguine sotto
la superficie, poi c' un ciocco di legno duro che gli piomba
sulla tempia come un pugno, e poi un altro e un altro ancora,
ormai il fiume l'ha sommerso fino al collo, gli sbatte la faccia
nel fango e per un attimo annichilente non riesce a vedere,
non riesce a respirare, non riesce a risalire.
Poi tutto a un tratto la spinta si allenta e si sente depositare
su un vasto cumulo irto di detriti e il risucchio della
corrente scivola via sotto il suo corpo. Spalanca gli occhi,
scuote la testa avanti e indietro per sgombrarsela. Kelly  l
accanto a lui, cos vicina che se allunga una mano la tocca. E
girata sulla schiena, braccia e gambe spalancate, la faccia rivolta
al cielo. I seni pendono dalla cassa toracica, il pelo pubico
una macchia scura all'inguine. E la sua pelle, la pelle 
tutta graffiata e scorticata, si vede la carne viva in un lungo
squarcio a mezzaluna che va dal ginocchio all'anca. Un piede,
quello vicino a lui, ha ancora lo scarpone. C' qualcosa,
un brandello di stoffa, blu, a pallini, attorcigliato a una coscia.
Le dita delle mani sono serrate. Lui vuole solo tirarsi in
piedi e allontanarsi, andarsene via, correre, ma non ci riesce,
 come se avesse i muscoli bloccati, come se avesse un ictus,
come se il cielo gli fosse rovinato addosso e non riuscisse a
strisciarne fuori. Rimane l per l'istante pi lungo della sua
vita, a studiare l'asola della stringa sullo scarpone di lei, la
calza inzuppata fino alla caviglia, il carrarmato della suola
lavata e lucidata che pare appena uscita dalla scatola.
Alla fine si rialza, naturalmente, e quando si rialza arrivano
Josh e Cammy, districandosi fra i rami mentre le altre
due, Suzanne e Toni, se ne stanno inebetite sulla sponda opposta
a guardare. Sente il rombo dell'acqua, il suo odore. La
faccia di Josh  priva di espressione, la pelle color del lardo.
Cammy, senza pi la cerata, i vestiti incollati addosso come
pellicola per alimenti, i piedi nudi come una penitente, piange,
continua a piangere, ha abbandonato le scarpe per poter
nuotare, perch lei e Josh potessero arrivare l a nuoto incuranti
del rischio per andare ad aiutare, a prestare i primi soccorsi,
a praticare il massaggio cardiaco con gli occhi bordati
di rosso.
 morta, dice Josh con il tono di voce pi distaccato
che gli riesce, perch anche lui  sull'orlo di una crisi di nervi,
vero?
Tu che ne dici, cazzo? Guardala, Cristo santo.
Ed ecco Cammy, che si china per voltarla e comincia a
comprimere energicamente le scapole, come se servisse a
qualcosa, e magari lui  un po' pi brusco del necessario,
magari dovrebbe lasciare che vada avanti in quella farsa e
pensare a che fare, ma non ce la fa. Allontanati da lei! le
urla tirandola per il braccio come se volesse staccarglielo, e
quando riesce a tirarla su la spinge via, il cuore che martella
contro le costole, vomitando senza ragione tutte le imprecazioni
che gli vengono in mente.
Cammy. La ragazza stecco. Con il suo bel viso. La bambina.
 snella e smilza come i suoi greyhound, ma lei gli si
scaglia contro con tanta velocit che lui non ha nemmeno il
tempo di alzare le mani per proteggersi la faccia. Il pugno 
una proiezione della sua volont, lo colpisce tre volte in rapida
successione finch non le blocca i polsi e lei avvicina il
volto e gli sputa addosso. Tu, singhiozza. E tutta colpa
tua... Sei tu che l'hai uccisa. Tu! 
La voce di Josh sembra strozzarsi in gola. Ehi, dice.
Soltanto quello: Ehi, un bisbiglio come di una foglia che
cade.
Perch discutono? Che senso ha? Che senso ha tutto ci?
Cammy si calma. Le lascia andare i polsi. La notte sta
calando. Il cadavere ai suoi piedi sembra gonfiarsi e dilatarsi
risucchiando quel poco di luce che resta. Le facce delle due
persone davanti a lui sono confuse, Josh potrebbe essere
Cammy e Cammy Josh. Uno squadrone di pipistrelli si materializza
dal nulla zigzagando nel vuoto del cielo.
Quello che dobbiamo fare, dice alla fine, perch adesso
 razionale, tutti loro sono razionali,  andarcene di qua.
Insomma, avvolgerla in qualcosa - e nonostante sia fradicio
e abbia le dita delle mani e dei piedi intorpidite si sfila la
mantella da sopra la testa - e riportarla alla barca. Poi vedremo
cosa fare, cio... quello che bisogna... Lascia la frase
in sospeso.
Ma non  facile, come tutto il resto. Mentre dall'altra parte
Toni e Suzanne si avviano per conto loro sul dosso (ed 
un piccolo miracolo che nessuno ne esca con qualche osso
rotto), lui e Josh avvolgono il corpo nei loro impermeabili
cercando per quanto possibile di chiuderli alle estremit con
la cinghia tagliata dal suo zaino e un paio di stringhe di riserva.
Il cammino  infido, il peso li impaccia enormemente,
Josh da una parte, lui dall'altra, Cammy in mezzo. Quello
che c' dentro (la pelle maciullata, il sangue rappreso) continua
a scivolare, inerte, si sposta e per portarlo (portarla) fino
in cima alla colonna di roccia deve metterci tutta la sua forza.
C' un attimo di sospensione, tutti trattengono il fiato, poi la
cala dall'altra parte dove si trova Josh, appena visibile, sotto
di lui. Attento, ora, attento... ce l'hai?
Voci nell'oscurit. Lo scroscio dell'acqua, il martellio
delle onde. Ora sono gi anche lui e Cammy e i tre sembrano
un mostro a sei gambe che avanza nella sabbia, ogni passo
un'impresa, ma riescono a trascinarla fino alla lingua di
spiaggia, appena prima della linea di marea, e a deporvela
con tutta la delicatezza che userebbero se fosse ancora viva,
assopita per sopportare il male. Toni Walsh e Suzanne emergono
improvvisamente dietro di loro, facce che fluttuano
perifericamente nel buio. Oh mio Dio, continua a ripetere
Suzanne. Li lascia l, le loro voci penetranti come lo scricchiolio
di foglie secche. La notte  nera. Non riesce a vedere
la barca. Si avventura nell'acqua e azzarda un grido. Wilson!
Wilson, sei l?
Niente. Dovrebbe esserci almeno una luce. Aguzza la vista,
cercando il minuscolo bagliore delle lucine verdi di navigazione,
pensando che ci vorrebbe una torcia per fare segnali,
ma qualcuno, uno di loro, avr pensato a portarla? Forse
Suzanne. Aveva pensato ai biscotti. Era lei che aveva un rotolo
di corda ben arrotolata in fondo allo zaino, le stringhe di
riserva, la colla. Sta per girarsi, le onde lo schiaffeggiano e i
brividi gli corrono per tutto il corpo come una scarica elettrica,
quando gli pare di intravedere qualcosa poco lontano, un
buco pi scuro, pi profondo, nella notte. Ma non si rende
conto che si sta ingannando, perch da vedere non c' proprio
niente, niente di niente.

 Capitolo 13.
El Tigre.

Il giorno dopo il concerto (domenica, grazie al cielo domenica)
non capisce cosa le sta succedendo. Butta indietro le
coperte, mette le gambe sul pavimento nella quiete dell'alba,
sente il tappeto vivo sotto le dita dei piedi e annusa il forte
aroma tostato del caff che sua madre sta gi preparando gi
in cucina, poi avverte quel vuoto dentro, un rimescolio gi in
fondo che la spinge verso il bagno, la fa inginocchiare e vomitare
per il secondo (anzi, il terzo) giorno di fila: c' qualcosa
che non va, decisamente. Non pu certo trattarsi dei postumi
di una bevuta visto che si  limitata a due bicchieri di
vino, e comunque non varrebbe per il giorno prima e per
quello prima ancora, quando si era fatta non pi di due o tre
sak con sua madre e Ed, tanto per la compagnia. Non star
mica diventando ipersensibile all'alcol? O sar l'influenza?
Poi le parole di una delle cover di Micah Stroud le risuonano
nella testa (Ho una polmonite da rock e un'influenza da
boogie-woogie) e un attimo dopo si infila un paio di pantaloncini
e una maglietta e scende le scale come se niente fosse.
Hai l'aria stanca,  la prima cosa che le dice sua madre
quando entra in cucina. A quanto pare Ed non si  ancora
alzato, ma a tavola c' un posto apparecchiato per lui, una
tazza di caff con il piattino, succo d'arancia, mezzo
pompelmo che luccica nel suo colore rosa pallido sotto le luci della
cucina, tutte accese, e il giornale posato l di fianco come
un'offerta. Non hai dormito bene? Perch personalmente
credo di aver dormito non pi di cinque minuti... E per via
del rumore di quello stradone. Non so come fai a sopportarlo.
Alma  davanti al frigorifero e guarda senza entusiasmo il
latte e il succo nei loro cartoni sgargianti, un pezzo di formaggio
avvolto nella plastica, qualcosa su un piatto che sta
diventando scuro sui bordi, sentendosi tutto a un tratto
troppo sfinita per rispondere.
Se vuoi sapere la verit, hai l'aspetto di una che non ha
dormito abbastanza...  il lavoro, vero? Ti spossa. Sei sempre
stata incline all'ansia, anche da piccola,  pi forte di te,
neanche potessi guarire con le tue mani ogni animale malato
del quartiere, non so, salvare ogni topolino e lucertola che il
gatto portava a casa.
Sua madre (nelle sue mani sono comparse due uova dal
guscio marroncino che sta rompendo in una ciotola) non si
aspetta veramente una risposta. Parla tanto per ascoltare la
propria voce, gi sveglia e all'opera nella cucina della figlia a
quell'ora malinconica di un grigio mattino.
Questo  per Ed? chiede Alma, prendendo posto su
una delle sedie al tavolo. Il succo, dico.
Posso farti delle uova... Ti vanno le uova? Le mangi le
uova, vero?
No, risponde lei, tutto a un tratto irritata, non voglio
le uova.
Non c' bisogno di rispondermi male.
Non ti ho risposto male...
Invece s.
No, insiste. Si allunga dall'altra parte del tavolo per
prendere il succo di Ed e fa scivolare il bicchiere verso di s
con un lieve fruscio.  solo che non ho fame, tutto qui.
I gusci delle uova sono sul bancone. L'orologio sulla cucina
segna le 6,17. Sua madre posa lentamente il frullino e si
volta a scrutarla. Tre passi con gli zoccoli ed  vicino a lei,
una mano sulla fronte e gli occhi fissi nei suoi. Stai bene?
In quel momento, proprio mentre sta per confidarle che
in realt non sta affatto bene essendo che ha appena vomitato
nel bagno del piano di sopra e le sembra che la testa stia
per staccarsi dalle spalle e mettersi a fluttuare per tutta la
stanza, si fa strada la verit sulla sua situazione, la conclusione
ovvia a cui qualsiasi biologo che avesse passato gli ultimi
quindici anni a studiare i processi vitali sarebbe arrivato in
un secondo.
Mamma? Chiama sua madre parlando con un tono
normale, ma la sua voce sembra elastica, tesa e stirata come
una caramella mou. La verit - il dato di fatto - sta emergendo
alla superficie sospinta da una forza incontenibile, ma le
parole per esprimerla sembrano incastrate in gola.
Sua madre la guarda senza parlare. S? dice. Che c'?
Come si fa a capire, insomma, quando sei incinta?
Nella frenesia di arrivare al negozio al momento dell'apertura
(domenica mattina, ore otto) praticamente il suo
unico pensiero  lo stupore del momento, per quello che le
sta capitando, o che forse le sta capitando. Ci sono tre isolati
da fare, arrivare al punto in cui ha investito lo scoiattolo (ormai
solo una macchia sull'asfalto), prendere il cavalcavia sulla
statale e infilarsi nella lunga striscia tortuosa gi in paese.
Attraversando la strada  pi attenta del solito, si comporta
come se avesse gi un neonato fra le braccia, pensando soltanto
che deve sapere con certezza, anche se sua madre lo d
gi per scontato. Sua madre l'aveva abbracciata, chinandosi
goffamente e accostando una guancia alla sua in un fermento
di foga ed emozione. Poi si era raddrizzata e aveva riso.
Avevo i miei sospetti, aveva detto, le mani sui fianchi e la
testa piegata di lato, al settimo cielo, letteralmente al settimo
cielo, ma non volevo dire niente. E parola mia non so proprio
perch le chiamino nausee mattutine, io devo aver vomitato
mattino e sera per sei mesi di fila tanto che pensavo
che sarebbe stato pi facile scalare l'Everest in bikini che tirare
avanti cos anche solo un altro giorno, ma in questo tuo
padre fu carino. In quel senso era bravo. Un grandissimo
sostegno. E ti ha amato dal primo minuto che sei venuta al
mondo. Stravedeva per te. E poi gi ancora, tutta una
rapsodia sul parto in casa con l'aiuto di una levatrice perch una
stanza d'ospedale sterile ed eccessivamente illuminata non
era il posto in cui venire al mondo; quella sera avevano festeggiato
il parto, lo sapeva? E avevano fatto anche un filmino
(Si vedeva benissimo la tua testolina spuntare, una cosina
morbida e rossa cos piccola che sembrava un mango)
ma la cassetta era finita chiss dove.
Soltanto quando ha in mano il test di gravidanza e ne
studia le indicazioni nel corridoio fin troppo sfavillante fra
donne che le passano accanto in scarpe da ginnastica e completo
da tennis, bisbigliando e distogliendo lo sguardo, finalmente
pensa al futuro padre, a Tim. Tim che al momento si
trova sull'isola, dove i cellulari non prendono, a fare la posta
alle aquile reali. Ne vede la faccia l davanti a s mentre scruta
la confezione (Risultati digitali accurati 5 giorni prima, precisi
al99%), vede quel suo modo di atteggiare la bocca all'ingi
quando  sorpreso o perplesso, e che sar sorpreso 
certo, nessun dubbio, visto che non hanno mai parlato della
possibilit di avere un figlio, o almeno non seriamente. Fanno
uso di contraccettivi, rigorosamente, e se hanno abbandonato
i preservativi per la gioia di Tim, lei non tralascia mai
(mai, nemmeno quando sono presi dalla passione) di mettersi
il diaframma. Sono entrambi ambientalisti impegnati. Dediti
alla salvaguardia dell'ecosistema, a difendere quel che
resta, a ripristinarlo. Far nascere un bambino in un mondo
sovrappopolato  da irresponsabili,  sbagliato, un sabotaggio
n pi n meno...
E allora come mai si sente cos euforica? Perch tutto a
un tratto si sente enorme, dominante, largamente superiore
a tutte quelle donne che non hanno in mano un test di gravidanza?
Perch anche lei  un essere vivente, ecco perch, e
gli esseri viventi si riproducono. L'unico scopo discernibile
della vita  creare altra vita, lo sa qualsiasi biologo. Lei ha
trentasette anni. L'orologio fa tic-tac. E un individuo unico
con un patrimonio genetico unico, che nei fatti (freddi fatti,
senza pregiudizi) rappresenta una linea superiore, e altrettanto
Tim, con il suo QI elevato e il suo carattere posato, le
sue gambe lunghe e slanciate, e se c' una speranza di migliorare
la specie hanno il dovere di trasmettere i loro geni.
La donna alla cassa (postmenopausa, capelli sfibrati, rughe
che partono dagli angoli della bocca) sembra una mamma,
anche se di quelle che le gravidanze se le sono lasciate
alle spalle da un pezzo, e fa un timido sorriso complice ad
Alma mentre passa il suo acquisto sul lettore e lo insacchetta.
E Alma, sempre enorme, torreggiando, la fissa negli occhi e
ricambia il sorriso. Le auguro una buona giornata, dice la
donna e quella frase logora assume tutto un nuovo carico di
significato. Alma non riesce a trattenersi dal sorridere mentre
prende la borsa di plastica e ci caccia dentro lo scontrino.
Oh, penso che lo sar, dice, ne sono sicura.
A casa, con sua madre che ronza fuori dalla porta del
bagno, cerca di concentrarsi per fare un goccio di pip, ma
per qualche ragione la pip non vuole venire. Rimane seduta
sul water per un bel po', pensando a Tim e a come gli comunicher
la notizia, perch muore dalla voglia di farlo, sicurissima
che sulla strisciolina del test che stringe in mano compariranno
due belle righe rosa, risultato positivo. Ovviamente
potrebbe chiamarlo al centro operativo via radio, ma che
gli direbbe, Com' il tempo, ah, fra l'altro sono incinta? Fra
quattro giorni sar a casa. Pu andare ad aspettarlo alla barca,
prenderlo per mano, accompagnarlo su per i gradini del
Docksider, sedersi a uno dei tavoli con una pinta di Firestone
e un piatto di calamari fritti e guardarlo intensamente negli
occhi con un sorriso misterioso. Che c'? chieder lui con
un sorriso aspettandosi qualche battuta. Lei giocher per un
po' con lui, allungher una mano sotto il tavolo per accarezzargli
la coscia, si sporger in avanti per dargli un bacio. Si
prender il suo tempo. Godendosela... Ma forse sta correndo
troppo, no? Perch la pip nel bicchierino non Tha ancora
fatta, non ha immerso lo stick e in realt non sa, non ha la
certezza.
Alma? Sente sua madre che si dondola da un piede
all'altro, le assi del parquet le trasmettono il movimento attraverso
le piastrelle del pavimento del bagno fino alle piante dei
piedi nudi. E tutto a un tratto si sente ridicola, come una bambina,
come una marmocchia, sua madre l fuori in attesa di
sentire il rumore della pip come doveva aver fatto per tanti
anni nella casa dei Takesue o nello striminzito bagno a bordo
del Black Gold. Addestramento al vasino. E cos che si dice.
Sta prendendo fiato per rispondere, per dire Non ancora
o anche Un minuto quando arriva, calda e improvvisa.
Ha appena il tempo di mettere il bicchierino per raccoglierne
un po' (per un attimo, persa nei suoi pensieri, si era dimenticata
completamente lo scopo della faccenda), ma alla
fine eccola qui, la sua urina, un paio di centimetri o poco pi,
dentro il contenitore usa e getta provvidenzialmente incluso
nella confezione. Immediatamente, prima ancora di alzarsi e
lavarsi le mani, vi immerge dentro lo stick e lo posa sulle
mattonelle fra i piedi snelli divaricati. Alma? chiama sua
madre muovendo la maniglia della porta. Non lasciarmi qui
fuori sulle spine.
I secondi passano. Non succede niente. Il cuore che batte,
con una sensazione di febbre e debolezza, si china in avanti a
prendere il contenitore e dargli una rimescolata, magari bisogna
agitare,  cos che pensa, magari il contatto fra lo stick e
il liquido  troppo scarso e forse sta facendo qualcosa di sbagliato,
quando improvvisamente sotto la prima riga ne compare
una seconda, rosa come un batuffolo di cotone.
Sua madre insiste per festeggiare, loro due e basta (Non
c' bisogno di dire niente a Ed finch non saremo un po' pi
avanti, tanto lui se ne sta davanti alla TV e si diverte con le sue
partite di pallone), portandola all'hotel in fondo alla strada
per un brunch domenicale perch adesso lei deve mangiare
per due e s, pu farsi un Mimosa, uno e basta, e quello sar
l'ultimo alcol che vedr per i prossimi nove mesi. Non lo
perderai, tesoro, credimi, e prego soltanto che tu non abbia
ereditato la mia, come dire, propensione alle nausee mattutine.
Ovvero nausee mattutine, pomeridiane e serali, aggiunge
con una risata. Ma ogni persona  diversa, ogni gravidanza
 diversa, e sono sicura che tu starai bene.
Seduta nel patio dell'albergo a guardare il punto dove il
mare si rovescia immemore sulla spiaggia, oltre il prato perfettamente
tosato e la striscia di asfalto della strada, il sentore
del sale nelle narici e il valore simbolico di tutto quell'oceano
pullulante di vita, come se stesse nuotando sotto le onde con
la maschera e il boccaglio che spunta fuori, comincia di nuovo
a dubitare di s. Lo vuole davvero? C' davvero posto per
un'altra bocca da sfamare su questo pianeta dolente e ferito?
E poi Tim. Che dir Tim?
Che cosa stai pensando? le chiede sua madre, i gomiti
puntati sul tavolo e una mano che fa girare languidamente il
liquido arancione pallido dentro al bicchiere. Il suo piatto 
pieno di gusci di gambero trasparenti e di valve di cozze lucide
e nere, di bucce di frutta e noccioli di oliva, di insalata piluccata
che naviga in un condimento oleoso. Perch la decisione
spetta a te. E naturalmente a Tim. Per puoi fare di me
una donna molto felice, tesoro, perch io sono pronta, lascia
che te lo dica forte e chiaro, a diventare nonna. Janis, o come
si chiamava quella dei Mamas and th Papas, magari non l'avrebbe
fatto, ma io s. E sono pronta a gridarlo al mondo.
Sorridendo, agitandosi sulla sedia, incrocia per caso lo sguardo
di due donne sedute al tavolo di fronte. Strizza l'occhio.
Muove le labbra senza parlare: Sto per diventare nonna! .
In qualsiasi altra situazione una cosa del genere sarebbe
mortificante, soprattutto considerato che le due donne non
badano a loro e tornano alla loro conversazione, ma oggi, in
questa gloriosa tarda mattinata baciata dal sole autunnale e
fragrante dell'odore di pulito dell'oceano, Alma lascia correre.
Sta affrontando un processo di adattamento, se ne rende
conto, ormoni che schizzano dentro di lei, sbaragliando le
sue resistenze anche se il cervello cerca di prendere il sopravvento,
di ragionare, soppesare le opzioni, finch finalmente
sente che si sta abbandonando. Si stringe nelle spalle. Gratifica
sua madre di un sorriso. Alza il bicchiere. S, dice
mentre la madre si protende in avanti per fare cin-cin, penso
proprio di s.
Bene. Certo. E poi c' Tim.
 gi sulla rampa ad aspettarlo quando la barca del Park
Service scivola oltre la linea dei frangenti e vira a sud per
entrare nel porto di Ventura, il pomeriggio si inarca nel cielo,
il cielo  di un colore azzurrino pallido con pennacchi bianchi
e il sole una presenza gentile e benefica appena sopra la
chioma delle palme, di un giallo cos intenso che sembra dipinto.
Ogni cosa, compresi i manifestanti che girano senza
posa attorno all'edificio alle sue spalle, sembra risplendere di
una luce interiore, i colori accesi e le ombre morbide mentre
i loro striscioni e cartelli con i loro scarabocchi (Fermiamo la
strage!) impallidiscono fino a sembrare un'astrazione. Dopo
la prima volta, ha ripetuto l'esame tre volte, investendo in un
secondo test per essere sicura che il primo non avesse anomalie,
e poco prima che sua madre raccattasse Ed e riprendesse
la strada per l'Arizona, ieri mattina, ha preso un appuntamento
con un'ostetrica per luned della settimana
prossima. Per fare un esame del sangue. Per essere sicura, al
di l di ogni dubbio, al cento per cento.
Sbarcano in cinque, due delle universitarie che lavorano
con le volpi in gabbia, un archeologo che studia i resti
Chumash, il botanico che ha messo in piedi un vivaio per propagare
le piante indigene con l'idea di reintrodurle una volta
eliminati, o almeno messi sotto controllo, il fiordaliso giallo e
il finocchio, e Tim. Le fa un cenno con la mano mentre risale
la rampa con un'aria ancora pi macilenta del solito, stanco,
sciupato, i capelli che ricadono disordinatamente oscurando
la sua faccia sottile e lunga, le spalle curve sotto il peso dello
zaino strapieno. Ha un paio di occhiali da sole che non gli ha
mai visto prima, occhialoni tondi anni settanta cerchiati d'oro,
ma quanto  passato? Dieci giorni, tutto qui. Sembrano
anni. Guarda il suo sorriso che parte dalla mandibola e gli
illumina il volto, poi eccolo qui, si libera dello zaino e allarga
le braccia per accoglierla in un abbraccio. E quando lo stringe
a s, quando sente il suo calore, i contorni familiari del
suo corpo, il tocco delle labbra sulle sue, non riesce a lasciarsi
andare, non ancora. Non prima di avergli comunicato la
propria gioia nel linguaggio che sta al di qua del linguaggio,
pelle contro pelle.
Wow, fa lui liberandosi per chinarsi a prendere lo zaino,
si direbbe che ti sono mancato.
Lei gli sorride, lo sguardo che vaga dal fango secco sulle
maniche e sui pantaloni ai morbidi peli serici di un'incipiente
barbetta che quando si sono visti l'ultima volta non c'era,
e si limita a dire: Non sai quanto.
Lui si rimette lo zaino su una spalla e si incamminano sul
vialetto, mano nella mano. Dunque, da come mi hai accolto
presumo che tu voglia andare dritta a casa senza perder tempo...
oppure prima ci facciamo una birra?
Prima una birra.
 tutto come se l'era immaginato: il tavolo vicino alla finestra,
i calamari fritti, la Pilsner giallina che spumeggia nel
bicchiere, occhi negli occhi, la musica un mormorio di fondo.
Buone notizie, dice lui, tuffando un anello di calamaro
in una salsiera d'argento piena di aioli come se stesse infilando
la cruna di un ago. Credo che non siano rimasti pi di
tre o forse quattro uccelli.
Ha provato fra s per i quattro giorni precedenti quello
che gli vuole dire, passando da una conversazione immaginaria
all'altra. Ma adesso, ora che il momento  arrivato, non
riesce a far altro che annuire, sorridere e dire: Fantastico,
con voce fievole e sfuggente.
All'inizio dell'anno prossimo, al pi tardi in estate, perch
per il momento l'hanno spuntata loro, almeno fino alla
primavera quando potremo vedere chi nidifica e chi no, le
aquile reali saranno sparite e potrai liberare le volpi. Tracanna
birra e butta gi calamari come se fin l fosse rimasto
abbandonato su un'isola deserta invece di essersi riempito la
pancia dal pentolone comune con quello che si cucinava al
centro operativo. Per devo dire, continua agitando un
pezzo di calamaro con i tentacoli raccolti sulla punta della
forchetta, che  una bella rogna. Cominciano a sgamarci.
Ehi, ma ci sono altre buone notizie: in questo momento ci
sono tre aquile reali felici e in ottima salute in viaggio per le
Sierras dove verranno liberate, e una, un esemplare giovane
che purtroppo si  danneggiato un'ala nella rete, che trover
nuova dimora allo zoo di Santa Barbara.
E lei che cosa dice? Fantastico.
E tu? Tua madre  ancora qui?
 partita ieri... Ed aveva tipo un torneo di golf o non so
cosa e doveva rientrare.
Comunque  andato tutto bene? Insomma, il loro soggiorno,
il concerto? Com' stato?
Fantastico.
Si interrompe, allunga il collo per far cenno alla cameriera
di portargli un'altra birra, due gabbiani con l'aria speranzosa
lo guardano fisso dal parapetto dietro le finestre alte fino
al soffitto, poi torna a girarsi verso di lei come se soltanto
allora si fosse accorto della sua presenza. Ma che c'... non
bevi? Pensavo - e qui abbassa la voce per buttare l un'allusione
sessuale, dieci giorni di separazione e un bel letto grande
e comodo che li aspetta a casa - che per darmi il bentornato
ti saresti fatta almeno un bicchiere di vino. Non sei contenta
di vedermi?
Non posso bere, le scappa fuori prima di riuscire a fermarsi.
Senza nemmeno lasciargli il tempo di cominciare ad arrovellarsi
- vede lo stupore dipingersi sulla sua faccia -, la cameriera
 l accanto e chiede se vogliono un altro giro. Lei prende
una Firestone, giusto? dice rivolta a Tim. Tim annuisce.
Poi ad Alma: Un'altra Diet Coke?.
No, mormora lei, sono a posto.
Siete pronti per ordinare o...?
Certo, dice Tim sorridendo alla cameriera, se avete
qualcosa da mangiare. Non  che avete finito tutto, no?
La cameriera gli sorride a sua volta, poi si dedicano alle
ordinazioni. Insieme ci vuole delle patatine o dell'altro cavolo
in insalata, l'insalata della casa viene servita con vinaigrette
e la minestra  zuppa di molluschi, quindi finalmente
la cameriera se ne va e Tim la scruta attento, dicendo: Ehi,
sul serio, hai deciso di chiudere con l'alcol o cosa?.
Sono incinta.
Il sorriso vacilla, poi torna fuori, pieno, come se non riuscisse
a controllare i muscoli facciali. Cosa? Che cosa stai
dicendo?
Sono incinta.
Stai scherzando, vero?
L'ho scoperto pi o meno quattro giorni fa. Mentre era
qui mia madre. Il ciclo non arrivava, cio, ma io non... insomma,
non ci avevo fatto granch caso fino a quando non
ho cominciato ad alzarmi e vomitare tutte le mattine...
Vomitare? In che senso vomitare?
La sua faccia  cambiata, cos dura che i pori risaltano
sulla pelle, grigia e stanca sotto l'abbronzatura. Non le piace
l'espressione dei suoi occhi, non le piace il modo in cui la
bocca si piega all'ingi attorno alle labbra contratte. Quando
l'ha conosciuto, all'inizio, prima che cominciasse a rilassarsi,
aveva sempre quell'espressione: per quanto spiritoso, tenero,
gentile e sincero fosse, da qualche parte c'era sempre un
velo di diffidenza. Era per via della ex moglie. Crystal. Crystal
aveva una carriera (dirigeva un negozio di abbigliamento di
cui era socia per una quota) e non riusciva a capire i sacrifici
che lui doveva affrontare per seguire il lavoro sul campo,
l'unico lavoro che avrebbe potuto fare perch per lui starsene
dietro una scrivania era come morire, era cos che la pensava.
Non sono un cane da cuccia, le aveva detto quando era
venuto fuori l'argomento al loro terzo o quarto appuntamento.
Poi aveva fatto marcia indietro, arrossendo di colpo, imbarazzato
perch in quell'attimo si era reso conto di quello
che stava dicendo e aveva farfugliato delle scuse, sperando
che lei non si fosse offesa. So bene che qualcuno deve pur farlo,
non sto dicendo questo, per scusatemi - ed  quello che
dicevo a Crystal - non io. O almeno non ora. Non prima che
sia vecchio decrepito.
Si chiamano nausee mattutine.
Sei sicura? Insomma, c' qualche possibilit che ti sbagli?
Quello che resta dei calamari ha un aspetto umidiccio e
unto e a quella vista il suo stomaco ha un sussulto. Beve una
sorsata di Diet Coke, si protende di l del tavolo per prendergli
la mano, ma lui la ritira. Prova un moto di stizza. Su
questa cosa si sta comportando come un bambino. Come un
idiota. Ho rifatto il test a casa tre volte, risponde a voce
bassa. E ho preso un appuntamento con questa ostetrica
che mi ha raccomandato Paula Meyers...
Ostetrica? La parola gli rotola fuori dalle labbra come
un'imprecazione.
...per fare un prelievo in modo da avere la certezza. Ma io
sono gi sicura al novantanove per cento. Ed ecco di nuovo
il capogiro, le ghiandole spalancate, il sangue che corre nelle
vene su mille minuscole ali. Anzi: al cento per cento.
Se ne sta l rigido, le mani strette in grembo, davanti alla
seconda birra ancora intatta sul ripiano lucido del tavolo.
Appena spillata e servita dall'evanescente cameriera, la birra
sospinge in superficie l'anidride carbonica in una folle rincorsa
frenetica di bollicine, fino a svaporare. Tutto attorno a
loro, gente che mangia, chiacchiera, ride. Le voci si fondono
e si levano in un rombo sordo, sovrastando il debole pulsare
della musica che si riversa dagli altoparlanti nascosti. Sono in
un ristorante. C' rumore.  stato via per dieci giorni, lei gli
ha comunicato la novit pi grossa di tutta la loro esistenza
improntata alla schiettezza e lui non la guarda. Guarda il tavolo.
Fuori dalla finestra. La sua birra. Be'? dice lei.
Be' cosa?
Non hai niente da dire? Non sei - e qui si sente sprofondare,
come se le gambe della sedia si stessero squagliando
e il pavimento la risucchiasse - almeno, non so, interessato?
Attratto? O, Dio non voglia, felice?
Sposta gli occhi su di lei. Felice? No, non sono felice...
Sono solo sbigottito.
La sua faccia ora le sembra lontanissima, in fondo al locale
o ancora a bordo della barca, come se stesse cercando di
metterla a fuoco con un binocolo. Lui non apre bocca. I suoi
occhi sono vuoti, opachi, stretti come quelli di un prigioniero
nella stanza degli interrogatori. Forse non era il momento
giusto, forse avrebbe dovuto aspettare almeno fino a quando
non fossero arrivati a casa... ma no, ci di cui stanno parlando
 la loro vita, il resto della loro vita, e questo lui lo deve
capire, deve riscuotersi e cedere, parlarle, entrare in sintonia,
assimilare la notizia, prenderle la mano e dirle che la ama.
Dovremo sposarci, dice lei, insistente, ma non pu farne a
meno.
 una proposta? Perch se lo , non dovrei essere io a
farla? Non  cos che funziona? Fa per prendere la birra,
poi si ferma. Cosa c' che non va nel modo in cui stanno le
cose adesso?
Tutto, risponde lei, di colpo arrabbiata, furiosa. Perch
non voglio che nostro figlio (o nostra figlia, spero che sia
una bambina, lo spero proprio) cresca con addosso un marchio
come quello, perch lascia che te lo dica, crescere senza
un padre per me  stata piuttosto dura.
E io non ho voce in capitolo? Insomma, mi butti addosso
questa cosa, questa merda appena sceso dalla barca come
se fosse gi tutto deciso... io non voglio figli, va bene? Non
ho mai voluto figli. Credevo che l'avessi capito. Non eri tu
quella che parlava tanto dei sette miliardi di persone? Le d
un'occhiata risentita, fa una vocina di scherno: Entro il
2011 saremo sette miliardi, le risorse sono esaurite e la nostra
sorte  segnata? Non eri tu quella? O mi sbaglio? Eh?.
Lei lo ignora.  successo.  un dato di fatto.  la vita.
Sono incinta.
Sbarazzatene, dice lui alzandosi dal tavolo e gesticolando
rabbiosamente in direzione della cameriera. Gli interni
del ristorante si alzano e poi recedono nuovamente, la cameriera
appare all'improvviso con una faccia talmente lucida
e radiosa che pare il grosso fanale di una locomotiva lanciata
verso il disastro, e le dice: Lasci perdere il cibo e mi porti il
conto, okay? e non c' traccia dell'uomo che conosce, n
tenerezza, n considerazione, n amore. In quel momento,
ancora prima di vederlo buttare sul tavolo due banconote da
venti e avviarsi alla porta, senza una parola e senza guardarsi
indietro per guardare se lei lo segue o anche solo se  viva,
non prova nulla per lui, assolutamente nulla.
Quattro mesi dopo, mentre cala la malinconia di febbraio,
quando ogni giorno nebbioso e piovigginoso  una copia
esatta del precedente che ti ammazza l'anima e le finestre
dell'ufficio sono grigie e opache come rettangoli di cartone,
la questione rimane irrisolta. Per il momento la pancia non si
nota ancora, o almeno non se n' accorto nessuno, e se va in
giro tutta infagottata - camicette larghe e maglioni spessi -
tutti pensano che sia perch  inverno. Il seno  diventato
sensibile, appena sotto l'ombelico c' una cintura di pelle
tesa e gonfia che le ricorda il ventre gonfio di un serpente
gatto bruno che ha appena mangiato e per buona parte del
tempo si sente come se stesse vivendo un'esperienza extracorporea
- come se stesse fluttuando sopra se stessa, un
aquilone tenuto su dal vento - ma nessuno sa niente a parte
sua madre, la dottoressa Chandrasoma e Tim. E Tim non c'.
Perch Tim  partito in dicembre per un incarico di sei mesi
sulla costa molto pi in su, alle Farallones, per censire urie,
cormorani, alche di Cassin, Pulcinella di mare e urie colomba
che cominciano a delimitare il territorio per la covata primaverile.
Se voleva uno stipendio, le aveva detto a testa china
per la vergogna, il senso di colpa, la rabbia e il sollievo,
non aveva altra scelta. E in ogni caso era un'opportunit per
fare qualcosa nei mesi invernali.
E lei? E il bambino?
Ti chiamo, le aveva detto laconico. E verr ogni quattro
settimane. O cinque. A seconda dei turni a terra.
E il matrimonio? E i suoi doveri? Amore, vicinanza, empatia...
semplice amicizia? Tutto congelato. A data da destinarsi.
La prima sera avevano litigato in macchina per tutto il
ritorno da Ventura, trenta minuti che erano sembrati trenta
ore, e avevano imboccato il vialetto in silenzio. Tim era entrato
in casa a passo di marcia, aveva buttato lo zaino
nell'ingresso e si era chiuso in bagno. Lei aveva sentito il
rumore dei jeans incrostati di fango che cadevano per terra,
il sospiro della porta di vetro fum sui cardini usurati e poi
il sibilo e lo scroscio della doccia. Si stava lavando via lo
sporco dell'isola, lasciando scorrere l'acqua gi per lo scarico
finch non era diventata fredda, purificandosi... e tutto
per che cosa? Se pensava che lei intanto si stesse mettendo
una goccia di profumo dietro le orecchie, infilandosi in un
neglig trasparente per dargli quello che lui desiderava come
se non fosse accaduto nulla, era completamente fuori
strada. Era cos tesa che tremava, letteralmente, mentre
metteva il bollitore sul fuoco, pensando di calmarsi con
una tisana e magari un paio di quei biscotti ricoperti di
cioccolata che avrebbe mangiato a dozzine ma che si centellinava
per via del giro vita, ma questo adesso non importava,
no? Sbatt il bollitore sul fornello, il gomito nervoso,
uno scatto rabbioso del polso. Perch era sempre tutto cos
difficile? Perch?
La tisana era troppo calda ma lei la bevve lo stesso, ascoltando
il sibilo violento della doccia e ricordandosi che non
aveva mangiato niente visto che lui le aveva fatto saltare la
cena, aveva fatto una scenata, si era comportato da cretino.
Da stronzo. Uno stronzetto che si rifiutava di crescere, che
non era un uomo e mai lo sarebbe stato. Dopo quindici minuti
- quella non era una doccia, era un travaso dell'intero
bacino Cachuma nelle fognature e poi nell'oceano -, si alz
dal tavolo della cucina, si butt la borsa su una spalla e and
da Giancarlo a farsi una pizza margherita e un'insalata.
Giancarlo le saltellava attorno, troppo discreto per chiederle
di Tim o perch mangiasse da sola, e si concesse un bicchiere
di Chianti, un bicchiere soltanto, tutto l, e quando usc incamminandosi
verso casa si sentiva meglio, anche se di poco.
La reazione di Tim era stata gretta, meschina, offensiva (senza
scusanti), ma tutto quanto era successo cos velocemente
che le era mancato il tempo di riprendersi, di riflettere per
bene sulla faccenda, di pensare a lei, a come si sentiva. Gli
sarebbe passata, era sicura che gli sarebbe passata. Diamogli
una possibilit. Era il suo uomo. Il padre del bambino che
aveva in grembo. Lo amava. Lui la amava. Ne era sicura.
Allung il passo, immaginandoselo nel bagno invaso dal
vapore, uscito dalla doccia, i muscoli lunghi e tonificati dal
lavoro, un velo di umidit fra i peli che contornavano i capezzoli,
che gli colava dal mento, dalle ciglia bagnate. Le luci
dei negozi e dei ristoranti galleggiavano in una sorta di nube
brumosa. Gli eucalipti spuntavano dalle tenebre con le loro
braccia bianche. Le automobili le passavano accanto. Sull'altro
lato della strada un tizio che faceva jogging a falcate silenziose.
Si sentiva nuovamente vitale, le braccia che oscillavano,
i tacchi che risuonavano sul marciapiede. Quando arriv
alla porta di casa, la chiave in mano, stava gi pensando alla
riconciliazione, e magari anche a qualcos'altro, alla seduzione
(anche lei non faceva sesso da dieci giorni) e al neglig
piegato in fondo al cassetto della biancheria.
La chiave gir nella serratura, la porta si apr. Non si
accorse che lui aveva spostato lo zaino, che lo zaino era
scomparso, finch non lo chiam senza ottenere risposta.
Appallottolati sul pavimento del bagno c'erano due asciugamani
bagnati. La porta dello stanzino era aperta e i suoi scarponi
incrostati di fango erano l in bilico su un cumulo di
panni da lavare. Mancava la sua camicia preferita, quella che
gli aveva regalato lei (nera con un motivo di fiori tropicali e
grossi disegni gialli) e cos pure la giacca che in genere indossava
sopra. Idem per le Converse rosse.
Rimase alzata fino a mezzanotte, a guardare un film che
vide e non vide, poi se ne and a letto. Lui non torn a casa.
N quella notte n quella successiva, ma lei non aveva intenzione
di chiamarlo al cellulare, non gli avrebbe dato quella
soddisfazione. Che andasse al diavolo. Per quello che le importava,
poteva anche crepare. Continu a fare le sue cose
come se lui non esistesse, fredda con Alicia, indifferente verso
i manifestanti, guidando in uno stato di trance nel tragitto
da casa al lavoro e viceversa, cucinando solo per s e perdendosi
fra Micah Stroud e noiosissimi telefilm. Il terzo giorno,
rientrando dall'ufficio, not tracce del suo passaggio a casa,
gli scarponi erano scomparsi, sostituiti dalle Converse, e la
biancheria sporca era sparita, ma non si fece vedere nemmeno
quella sera. Chiam sua madre perch aveva bisogno di
parlare con qualcuno, e sua madre, con l'intermittente accompagnamento
dei cubetti di ghiaccio che tintinnavano contro il
vetro del bicchiere da cocktail, carburata dalla vodka, pass
un'ora e mezza a scagliarsi contro il carattere di Tim, il suo
aspetto, la sua educazione e la sua intelligenza, ma tutto ci
non fece che spalancare un baratro dentro di lei talmente
grande che avrebbe potuto caderci dentro tutta l'isola di
Santa Cruz. Finalmente, il quinto giorno, le lasci un biglietto
attaccato al frigo con un magnete a forma di volpe di profilo.
Mi dispiace, c'era scritto, lo so che  sbagliato ma non
posso fare a meno di sentirmi come mi sento. Le cose stanno
cos, semplicemente non sono pronto. La firma, ridondante,
diceva: Mi dispiace, Tim.
Il giorno dopo quando torn a casa lo trov l, sul tavolo
c'erano dei fiori, aveva preparato la cena e poi erano andati
di filato a letto, travolti entrambi dal desiderio, e lui le aveva
detto che l'amava, ma nonostante tutto si tirava indietro e il
giorno dopo se n'era andato di nuovo. Avevano parlato e riparlato,
pi volte, di persona e anche al telefono. Lei insisteva
a dire che avrebbe avuto quel bambino che gli piacesse o
meno e lui che non si sarebbe fatto incastrare e certamente
non si sarebbe piegato a nessun ultimatum. A furia di tormentarla,
riusc a farle prendere un appuntamento con Planned
Parenthood (Sette miliardi di persone, ripeteva lui come
un mantra, sette miliardi), and con lei, parl al consulente e
fece di tutto perch fissasse un giorno per l'aborto. Lei capiva
il suo punto di vista, era d'accordo con lui, ma il suo corpo
si ribellava. Ogni tre o quattro giorni quando tornava a
casa lo trovava l e facevano l'amore per disperazione, ma era
una cosa triste, malinconica e meccanica e ognuno era sulle
sue, pieni di risentimento, rabbiosi, in guerra, finch da ultimo
lui annunci che andava alle Farallones e la lasci sola a
fare quello che doveva.
E ora siamo a febbraio, al mattino ha la nausea, il suo
corpo si trasforma giorno dopo giorno per fare posto al feto
che le cresce dentro e al lavoro nessuno sa niente. Dall'inizio
dell'anno  stata sull'isola tre volte, due con Annabelle e una
con Fred Sampson, il biologo della UCSB che sovrintende al
programma di riproduzione in cattivit delle volpi, e che le
sia toccato starsene a poppa a rimettere la colazione oltre il
parapetto era pi che prevedibile visto che notoriamente
d'inverno il canale  burrascoso, lo sanno tutti. La buona
notizia  che le volpi crescono forti e robuste. Le prime sei
coppie, catturate e messe in gabbia nel 2002, hanno dato alla
luce cinque piccoli, tre dei quali sono stati liberati, solo per
diventare prontamente pasto per le aquile reali. Successivamente,
quello stesso anno, hanno portato altre tre coppie,
che insieme ai due cuccioli restanti e alle sei coppie originarie
fanno dieci coppie fertili. A conti fatti, fin qui, quattro
anni dopo, hanno partorito ottantacinque figli, felicissime di
riprodursi avendo a disposizione cibo in abbondanza, bacche
raccolte una per una, topolini appena catturati e uova di
quaglia, e niente predatori con artigli e ali lass in cielo a
prenderle di mira. Eliminate le aquile reali, almeno in gran
parte, e riportate le aquile calve, sembra proprio che a primavera
le volpi potranno essere rimesse in libert. Quanto ai
suini, Frazier e i suoi cacciatori - dodici in tutto, con due
dozzine di cani addestrati, agili e scalpitanti - stanno procedendo
sistematicamente in ciascuna delle cinque zone, in
largo anticipo sui tempi.
Il giorno di San Valentino cade di marted, e lei lo festeggia
tutta sola, con del cibo cinese da asporto, un computer e
tanto lavoro che si  portata a casa dall'ufficio, e non pensa a
Tim, non ci pensa affatto, nemmeno quando il telefono suona
alle nove e dieci e lei salta su dal divano per prenderlo al
secondo squillo, ma dall'altra parte del filo le arriva solo la
voce di sua madre che vuole sapere se ha ancora problemi di
stomaco. Venerd deve uscire prima dal lavoro per l'appuntamento
mensile con la dottoressa Chandrasoma (Tutto a
posto, non si preoccupi) e il mattino dopo sul far del giorno
si ritrova in macchina diretta verso Ventura sotto lo scheletro
nudo di una nuvola e un sole basso e incerto, per raggiungere
la barca che la porter sull'isola per tre giorni di ispezione
delle recinzioni e per seguire Frazier nei suoi giri. Come osservatrice,
rigorosamente come osservatrice. Per farsi un'idea,
verificare i progressi, vedere cosa significa pagare qualcun
altro perch tiri il grilletto.
 una di quelle giornate in cui il meteo pu volgersi al
bello o al brutto. Siccome era gi in piedi e fuori casa prima
che arrivasse il giornale, non ha potuto guardare le previsioni;
non che la cosa abbia importanza, visto che prender la
barca sia che piova a catinelle sia che il sole splenda alto nel
cielo come se fosse nuovamente a Guam. Non ha ancora vomitato,
il che  positivo, ma d'altra parte non ha nemmeno
messo niente nello stomaco. Mentre guida guarda l'oceano,
le isole che appaiono e scompaiono alla vista dietro i finestrini
schizzati di fango e le onde increspate fin dove arriva lo
sguardo. Pioggia o sole, il mare sar agitato. E lei vomiter.
Niente di nuovo, quindi.
Annabelle la sta aspettando nel parcheggio, con i piedi
sul cruscotto della sua Mini bicolore, sorseggiando un chai al
latte di Starbucks e sfogliando il giornale. Quando Alma si
ferma accanto a lei alza gli occhi, lo sguardo vacuo (evidentemente
non si  messa le lenti a contatto), poi la riconosce,
le fa un cenno di saluto con due dita e scivola fuori dalla
macchina. Tutto pronto? le chiede, gi col sorriso sulle
labbra mentre Alma si sgancia la cintura di sicurezza e si
volta a prendere lo zaino dal sedile posteriore.
Scorre mentalmente la lista delle cose che ci ha messo
dentro, avvertendo i primi fremiti dell'eccitazione che sempre
la prende quando ha l'occasione di abbandonare la scrivania
per tornare sul campo, il suo vero posto. Magari Tim
non la pensa cos. Ma d'altra parte Tim non ha fatto tre anni
a Guam. S, dice mentre emerge dall'auto soppesando lo
zaino e chiudendo la portiera, mi sembra di avere tutto.
Pensi che piover?
Muovendo le spalle per sistemarsi lo zaino, Annabelle fa
una smorfia poi si raddrizza e inarca la schiena per distribuire
il peso. Indossa abiti da escursione, un giubbetto marrone
chiaro e pantaloncini dello stesso colore che sembrano appena
tirati gi da un manichino di Banana Republic, scarpe da
trekking da trecento dollari, una bandana rossa e cappello di
tela, anche quello marrone chiaro. Temo proprio di s, risponde,
mentre tutte e due si girano per chiudere le macchine
con il telecomando e si avviano verso l'imbarcadero; nessun
manifestante in vista.
E i nostri amici dove sono? si chiede Alma ad alta voce.
In chiesa?
Annabelle, camminando con le sue gambe lunghe e i capelli
raccolti in una sventolante coda di cavallo che si allarga
sullo zaino rosso come un lecca lecca, le fa un sorriso perch
in questo sono in sintonia, bersagli con pari opportunit. 
sabato.
Giusto. Quindi immagino che stiano ancora dormendo
per smaltire la sbornia. E poi, a che ora ti svegliavi il sabato
mattina quando eri all'universit?
Boh, non saprei... le dieci?
O anche mezzogiorno, replica Alma.
Mezzogiorno? Facciamo la una? O le due, ho sentito
dire le due?
Ed  divertente, molto divertente, alle sette e un quarto
di una mattina di febbraio con nove gradi, il freddo odore
del mare che sale dall'acqua e la prospettiva di tre giorni
sull'isola davanti a loro, tre giorni di libert dall'appartamento,
dal supermercato, dall'ufficio e dalla macchina, e scendendo
la rampa verso la barca ridono. Anzi no, ridacchiano.
Come scolarette in gita.
La barca del Park Service  grossina, niente da dire, ma
parecchio pi piccola dell'Islander e infinitamente meno stabile.
All'inizio Alma si siede al tavolo della cabina principale
con Annabelle e tre ragazze del college che danno il cambio
a tre ragazze del college che hanno accudito le volpi in gabbia
nelle ultime due settimane al salario minimo pi qualche
credito formativo, ma il posto sembra soffocante e caldissimo
e le tocca uscire a poppa e starsene all'aria finch non le
passa la nausea. Fa freddo. Il cielo, fino a poco fa cos promettente,
comincia a rannuvolarsi. Alcuni delfini nella scia
nuotano sulla cresta delle onde, balzano fuori e riprendono
a nuotare. Lontano, una coppia di megattere (o si tratta di
due grandi balene azzurre?) proiettano in alto il loro spruzzo,
creature selvagge in un ambiente selvaggio, la terraferma
sparisce rapidamente e le onde si abbattono malinconiche
contro lo scafo come se la barca fosse l in mezzo al canale al
solo scopo di intercettarle. Dopo un po' deve scegliere fra la
nausea e la morte per assideramento, per cui rientra in cabina
e si siede rigida al tavolo, lo sguardo fisso all'orizzonte
sforzandosi di pensare a qualunque cosa che non siano ponti,
barche e il mare fin quando non sente i motori decelerare
e pian piano appare alla vista il lungo molo marrone di Prisoners'.
Frazier  l ad aspettarle nell'ammaccata Land Cruiser
Toyota che qualche anima gentile ha donato al Conservancy
e si stipano tutti dentro per i cinque chilometri fino al ranch
principale, dove lasciano Annabelle. Si fermano in mezzo al
viottolo di terra battuta, il motore al minimo e aspettano che
lei si metta lo zaino in spalla e si chini verso il finestrino del
guidatore portando il suo grazioso volto pallido all'altezza di
quello bruciato dal sole di Frazier, come se volessero confrontare
le dimensioni dei cappelli. Invece no: si stanno baciando.
E non si tratta di un semplice rituale fra due colleghi
affiatati, un bacetto frettoloso sulla guancia o un saluto affettuoso
e informale, ma qualcosa di molto simile a un avido
bacio francese di due amanti che devono separarsi. Come se
non fosse gi abbastanza imbarazzante, devono aspettare altri
sessanta secondi mentre Frazier la guarda sculettare per
tutto lo spiazzo del parcheggio fino all'ombra delle querce
dove si sistemer in una delle stanze ariose, pulite e ben arredate
in quella che un tempo, prima della trasformazione in
una specie di B&B stile vecchia California grazie ai grandi
donatori del Conservancy, era la dimora dei lavoranti del
ranch. Poi ingrana la marcia e proseguono per altri cinquecento
metri sulla sconnessa stradina bianca che porta al centro
operativo, dove le stanze non sono ariose, pulite e ben
arredate, e dove srotoleranno i loro sacchi a pelo cercando di
ricavare un po' di spazio in mezzo al bailamme lavorativo.
C' un grande scambio di abbracci, qualche pettegolezzo,
brevi saluti di benvenuto e strazianti saluti di congedo
mentre le ragazze si scambiano i posti e Alma sgattaiola nella
stanza singola - un materasso logoro ma decente buttato su
un nudo letto - per prenderne possesso prima che lo faccia
qualcun altro. Si china sul letto, lisciando il suo sacco a pelo
e sostituendo un cuscino sospetto (chiss da quanto tempo 
l e a quale uso  stato adibito) con quello che si  portata da
casa, quando si rende conto di non essere sola. Si gira e vede
Frazier in piedi sulla porta. E vestito con la sua tenuta da
lavoro: pantaloncini kaki e maglietta dello stesso colore, feltro
da cacciatore a cupola alta e due zanne di cinghiale infilate
nel nastro di pelle, scarpe da trekking a rete fitta e ghette
in Gore-Tex per tenere lontano dalle calze le bacche di ginepro.
Qui in particolare le ghette sono indispensabili e lei se
n' portata dietro un paio, avendo imparato per esperienza
che non si possono coprire lunghe distanze con una mezza
dozzina di bacche che pungono come aghi conficcate nelle
calze e nella pelle, e il ginepro  il miglior esempio di adattamento
per disseminazione. A parte la zecca dei cervi, naturalmente.
Ma qui non ci sono zecche dei cervi perch non ci
sono cervi ad allietarle. Allora, dice Frazier, con un sorriso
che si accende come fascine vicino al fuoco fino a non sembrare
neanche pi un sorriso, ma una specie di folle ghigno
da un orecchio all'altro, hai intenzione di startene l tutto il
giorno o vuoi vedere un po' di azione con i maiali?
El Tigre Ridge si trova a circa cinque chilometri dal centro
operativo e si eleva fino a 452 metri sopra il livello del
mare in mezzo a una parete conica di picchi erosi che scendono
a precipizio nel crepaccio di Wiflows Canyon a ovest.
 trecento metri pi basso della principale vetta dell'isola, il
Diablo Peak, a nordovest dall'altra parte della valle centrale,
e oltre novanta metri pi basso della cima di El Montanon,
sedici chilometri a est, il punto pi alto della dorsale che divide
la propriet del Park Service da quella del TNC. E comunque
una bella salita e, per quanto dal ranch si origini una
parvenza di stradina di terra, tortuosa, sconnessa e piena di
buche, il veicolo della Island Healers - un minuscolo pick-up
con una striminzita cabina da due e il volante dalla parte
sbagliata - pu arrivare solo fin l. Soprattutto ora, in inverno,
quando una serie di temporali provenienti dal Pacifico
hanno spazzato via tutto a parte la roccia, tanto che ora sembra
una strada bombardata. Ripetutamente. Dopo una discesa
particolarmente accidentata in un cratere zampillante e
la risalita dall'altra parte con la macchina che sbandava,
Frazier sterza all'improvviso a sinistra, si ferma sul ciglio della
strada e spegne il motore. Da qui in poi dobbiamo continuare
a piedi, annuncia spalancando la portiera, tirando
fuori le gambe e piantando gli scarponi nel fango. Ora il suo
sorriso si  fatto ancora pi largo, come se tutto ci fosse un
grosso scherzo a spese di Alma, che saltando gi dall'altro
lato non pu fare a meno di chiedersi se il cacciatore non
abbia gi fatto ricorso alla fiaschetta. D una rapida occhiata
all'orologio: non  ancora mezzogiorno.
L'aria  satura di umidit, il vento freddo. Quel poco di
sole che c'era ormai  sparito definitivamente e per quanto
lei non sia tipo da scommesse, avrebbe puntato tutti i suoi
averi sulla possibilit (non la certezza) che venisse a piovere.
Sono qui per questo, gli risponde, mettendosi lo zaino in
spalle e ricambiando il sorriso. Per fare un po' di moto. (A
differenza di Annabelle, che si  defilata con un grande sorriso
ipocrita, dichiarando di avere troppe cose da fare al
ranch principale per infangarsi gli scarponi sulla collina,
scartoffie, conti, piccole riparazioni, insomma, roba noiosa. Il
peggio.) Poi, pensando a Tim, perch Tim  sempre nei suoi
pensieri e non riesce a cacciarlo fuori, aggiunge: Sai, non
sono un cane da cuccia.
Frazier non risponde. Sta parlando al walkie-talkie che
tiene appeso alla cintura, blaterando in neozelandese con
uno dei suoi cacciatori, uno dei due elementi della squadra
che si trova da qualche parte sopra di loro e che a quanto
pare ha avvistato un bersaglio. Bene, dice, bene, avviandosi
su per la salita, sorprendentemente veloce per un uomo
che sembra sempre cos scomposto e rilassato, ma come ha
fatto a sfuggirle il fucile che in qualche momento si  messo
in spalla? I suoi occhi corrono l, al calcio lucido, all'occhiello scuro del grilletto lustrato dall'uso, al tubo micidiale della
canna. Si rende conto adesso che quello  il suo strumento di
lavoro e lo maneggia con la stessa familiarit del cellulare,
del cambio della Toyota, del cavatappi attaccato alla catena
delle chiavi. Perch mai questo dovrebbe sorprenderla?
Elettrizzarla? Inchiodare la sua attenzione? Perch non ha
mai usato un fucile in vita sua, non ne ha neanche mai preso
in mano uno, ed ecco qua il fucile che Frazier usa con tanta
disinvoltura e regolarit, appeso alla spalla come se fosse la
cosa pi naturale del mondo, come se non servisse per sparare
proiettili ad alta velocit rivestiti di rame contro esseri
viventi, come se non servisse per cacciare, per uccidere.
No, sta gridando lui, seguili solo se pensi di poter tirare.
Siamo appena dietro di voi. Uno sguardo sopra la
spalla per accertarsi che lei ci sia, e lei si affanna per tenergli
dietro. Non credo che Alma vorr sparare di persona. Piedi
in movimento, fango che schizza dai tacchi, preme il tasto
per ascoltare la risposta gracchiante, un flebile e pressoch
incomprensibile assenso neozelandese che giunge via etere.
Lo sente respirare, risucchiare l'aria con rapidi ansiti bronchiali.
Ora avanzano pi spediti, saltando pozze, schivando
rocce, quel che rimane della strada si piega in brusche curve
a gomito e sale, sale. Giusto, Alma?
Lei non ha n il tempo n il fiato per rispondere. Sorride
per dimostrare di essere una compagnia perfetta, concentrandosi
sul movimento delle gambe, seguendolo falcata dopo
falcata, anche se la gara  impari visto che le gambe di lui
sono molto pi lunghe. Guardando il fucile, guardando il
suo cappello, le spalle e i muscoli dei polpacci che guizzano
sotto i lacci delle ghette, lo segue da presso a passo svelto su
per la salita fino a un punto in cui un sentiero che solo lui
riesce a vedere taglia improvvisamente sulla destra addentrandosi
nel chaparral. Lo segue, buttandosi a capofitto nella
boscaglia, aggrappandosi ai rami per non perdere l'equilibrio,
gli occhi fissi sui piedi per non finire in una buca o
stortarsi una caviglia. Ora stanno scendendo, cento, duecento
metri, poi lui piega nuovamente sulla destra, tenendosi sul
versante in discesa, e d'un tratto per la prima volta da settimane
e settimane si sente leggera, si sente bene, viva e integra,
beandosi della vista, degli odori, del tripudio di flora
che, rinvigorita dall'acqua, spunta dal terreno tutto attorno a
lei in un ininterrotto groviglio di infiorescenze grigio-verde e
giallo acceso alte fino alla vita o anche di pi.
Sta avanzando con tutta la rapidit possibile (aprendosi
la strada nella boscaglia,  l'espressione) quando si mette a
piovere. Comincia con un leggero picchiettio sul chaparral,
come se su tutto il fianco della collina le foglie si stessero risvegliando
una a una, poi rinforza e lei sente le gocce insistenti
sulla visiera del berrettino e il loro tocco freddo sulle
mani, sulle ginocchia nude, sulla nuca. In un attimo tutto
profuma di salvia, una gradevole fragranza che l'acquazzone
sprigiona dal versante della collina bagnata. Sotto di loro, la
linea visiva del lato opposto del canyon si fa pi morbida,
pi spessa, sfocata. Si chiede perch lo chiamino El Tigre,
visto che certo qui di tigri non ce ne sono mai state, nemmeno
tigri dai denti a sciabola ai tempi del mammut pigmeo, o
quanto meno non vi sono reperti fossili a testimoniarlo. Non
c'erano neanche linci rosse, n altri felini. Ma forse  una
questione di percezione, forse le formazioni rocciose, viste
dal basso, richiamano la forma di un felino allungato sul fianco.
Oppure magari  stato un vaquero ai tempi dei ranch
giunto fin qui dal profondo sud del Messico dove nottetempo
i giaguari venivano a prendere i cani del villaggio e magari
era stato soprannominato El Tigre perch prima di venire
a Santa Cruz ad allevare pecore su questa collina si era preso
la sua vendetta. O magari era morto qui. In un incidente, in
una frana, nel fango come adesso.
Non c' alcun suono a parte il mormorio della pioggia e
il bisbiglio delle foglie e dei rami che si scostano mentre passano
nel chaparral, seguendo la via di minor resistenza. Ha le
cosce coperte di graffi e anche gli avambracci sanguinerebbero
se non avesse la felpa, che si fa sempre pi pesante e
zuppa. Sta sudando. Ha il fiatone. E fuori forma perch 
incinta, perch ha messo su peso, perch di sera  stanca e
passa le giornate alla scrivania invece di uscire a camminare
come faceva sempre con Tim. Sobbalza quando all'improvviso
una quaglia si alza ai suoi piedi, spiega le ali e sfreccia via
lasciandosi portare dal vento, e cos perde un altro passo o
due rispetto a Frazier, che  gi una decina di metri avanti.
Vorrebbe chiamarlo per dirgli di rallentare, ma l'orgoglio la
trattiene.
In quel momento, proprio quando sta per arrendersi e
restare indietro, nel canyon esplode il frenetico abbaiare dei
cani. Il baccano, un crescendo di furiosi latrati che poi si assestano
su un unico ululato estatico a gola spiegata, sembra
provenire da qualche parte sotto di loro, nel punto dove la
dorsale si inabissa tra circonvoluzioni e declivi. Frazier d
un'occhiata sopra la spalla poi scompare, lanciandosi verso
la direzione da cui arriva il frastuono, e lei lo segue senza
neanche pensarci. Di botto la vegetazione le piomba addosso
in una corsa cieca, i cespugli balzano su colpendola alle
costole, le afferrano i piedi, la buttano di lato, ma lei non si
ferma. L'eccitazione dei cani le mette il fuoco addosso e ora
tenersi in piedi non  pi un problema, non vacilla, i piedi
trovano gli appoggi e lei scansa un ramo dopo l'altro, salta di
roccia in roccia come una ginnasta e finalmente supera Frazier
che si  fermato, le mani sui fianchi, a guardare gi da un
crepaccio di almeno una dozzina di metri. I cani abbaiano,
pi vicini. In posizione accucciata da cacciatore, corre lungo
il crinale finch non trova quello che stava cercando, uno
scivolo di roccia levigata su cui scorre un'acqua incolore, e
senza esitazione, tenendosi con entrambe le mani, butta le
gambe in avanti e si lancia gi dal pendio sulle natiche. Ed
ecco che anche lei  in acqua, dodici metri di dislivello con
salto finale, le palme scorticate, i polpacci indolenziti, ad
aspettare che lui le faccia un cenno. Dove si trovano? ansima,
tirandolo per un braccio mentre si rimette in piedi.
Prima che possa risponderle, tre spari rimbombano uno
dietro l'altro, un suono breve e secco come lo schiocco di
uno straccio bagnato. I colpi d'arma da fuoco zittiscono i
cani per un istante sospeso, poi ricominciano a schiamazzare,
abbaiando, ringhiando finch, in mezzo alla cagnara, non
risuona l'ultimo sparo, il quarto, e tornano ad acquietarsi.
Guarda Frazier che, in ascolto, la testa piegata di lato, imbraccia
l'arma, il fucile, e prima che lei registri il furtivo scalpiccio
di zoccoli lo straccio schiocca un'altra volta nelle sue
orecchie e la nera creatura che dal folto dei cespugli si scagliava
verso di loro giace a terra morta, come se fosse sempre
stata l, sostituita al suino vivo in virt di chiss quale magia.
Sente l'odore dell'arma, della pioggia, del sangue, ed ecco
qui i cani, due degli adorati Bull Arab australiani di
Frazier, con i loro petti possenti, il testone, il grosso muso e un
lampo assassino negli occhi. Sbucano fuori dai cespugli correndo
e si precipitano sul maiale - un cinghiale, un grosso
cinghiale dalle zanne bianche - finch Frazier non li richiama
e si avvicina per dargli il colpo di grazia con una pistola
che tiene in una fondina al fianco. Un altro schiocco e i cani
si accucciano sulle zampe posteriori. Ora si sentono delle
voci, voci neozelandesi, che si levano da qualche parte l sotto.
L'hai preso, Fraze?
Non sbaglio mai, grida lui in risposta. Per voi altri
ragazzi vi state rammollendo. Se ce lo lasciamo scappare, la
prossima volta sar un osso duro da abbattere.
Il rimbrotto aleggia un momento nell'aria, poi dal basso
arriva una delle voci - che lei riconosce per quella di Clive
Hyndman, ventisei anni, biondo, il naso eternamente spelato
e due gambe cos perfette che potrebbe sfilare in passerella
con i suoi pantaloncini kaki. Abbiamo preso la scrofa e tre
maialini. Non sapevamo che ci fosse anche il capofamiglia
finch non si  messo a correre su per la collina.
E Frazier, portando le mani a coppa alla bocca: Non ti
preoccupare, ragazzo. L'importante  che non ci sia sfuggito.
Venite su voi o devo scendere io?.
Li sentono affannarsi nella risalita, fruscii e trapestii accompagnati
dall'acciottolio di sassi sotto i piedi. I cani, lustri
di pioggia, sono seduti tranquilli, il suino ormai privo di ogni
interesse per loro:  l'animale vivo a far scattare la molla,
l'animale che fugge, la creatura misteriosa che scatta al suono
delle loro voci congiunte e non si ferma se non quando
loro l'hanno spinto in un angolo e l'uomo con la pistola arriva
per il finale. Avrebbe voglia di sedersi sulla roccia pi vicina,
le gambe inerti, intorpidite, troppo deboli per sostenerla,
e invece si ritrova in piedi accanto alla carcassa come se
volesse riportarlo in vita con la forza della sua volont.  pi
grosso di quanto pensasse, davvero enorme, centocinquanta,
centottanta chili, il pelo striato e ispido, pi simile a quello di
un cane da pastore che alla groppa liscia e setolosa dei maiali
domestici che vedeva grufolare attorno ai villaggi a Guam.
Il primo colpo di Frazier, quello sparato con il fucile, gli ha
reciso la carotide e dalla ferita  zampillato fuori un arco di
sangue rosso vivo, ricco di ossigeno, fino a che il cuore non
ha smesso di battere e il flusso si  affievolito come l'acqua da
una canna per irrigazione ostruita. Ora il sangue sulla carcassa
si  fatto scuro, talmente scuro da sembrare olio, come se
la bestia fosse inciampata cadendo in una sentina.
La pioggia agita il fitto groviglio del pelo, gocciola silenziosamente
negli occhi immobili e ciechi, con le loro ciglia delicate,
l'epicanto, il marrone scuro e caldo delle iridi. Si piega in
avanti per vedere meglio, dimentica del picchiettio della pioggia.
 affascinata dagli zoccoli. Prima d'ora non aveva mai
visto uno zoccolo tanto da vicino, cos adatto allo scopo, una
calzatura incorporata, bagnata, lucida e scura, compatta come
un pezzo di plastica. E le orecchie, il modo in cui stanno
ritte, come quelle di un pastore tedesco, per raccogliere e
amplificare suoni che noi percepiamo solo debolmente. Le
spalle forti, l'arco elegante delle cosce, il riccio della coda.
Questa bestia selvatica, questa creatura perfetta. Sente il dolore
in fondo alla gola, il dolore dell'esistenza, e se potesse
riportare in vita l'animale, inserirlo in un altro ecosistema
idoneo a lui dove possa vivere felice fino al termine dei suoi
giorni, lo farebbe.
Frazier le arriva alle spalle. Cinque sistemati, dice, ne
resta ancora qualche fottuto centinaio.
Lei si limita ad annuire. Per - si sente un'idiota prima
ancora che le parole siano uscite di bocca -  piuttosto bello.
In salute, voglio dire. Un bell'esemplare.
Mmm, gi, dice Frazier facendo un passo avanti e toccando
la carcassa con la punta dello scarpone. Era nel fiore
degli anni, su questo non c' dubbio. Sar stato tutto preso a
fare pi maialini che poteva. Per le vedi queste? Lo scarpone
punzecchia le mascelle. Queste zanne? Con quei cosi
pu sventrare un cane in men che non si dica, e non sto esagerando.
 una bestia formidabile. E da come si dirigeva verso
di noi, posso assicurarti che non aveva propositi caritatevoli.
Ha ragione. Ovviamente ha ragione. Questi animali vanno
eliminati, e se ci si ferma a considerarli uno per uno  la
fine. Senza quel suino ai loro piedi a ingozzarsene, quante
ghiande potranno ora germogliare e diventare alberi, ombreggiando
il terreno e trattenendo l'umidit fra le chiome?
Cinque sistemati. Ne resta qualche centinaio.
In quel momento, Clive sbuca dal chaparral e subito dietro
il suo compagno, pi basso ma altrettanto ben piantato e
altrettanto abbronzato, trascinato da altri due cani al guinzaglio.
Gli uomini sono vestiti nello stesso identico modo:
ghette, pantaloni corti, poncho, cappello a tesa larga. Hanno
fucili della stessa marca e dello stesso calibro di quello di
Frazier. Cristo, che giornata, urla Clive con la sua voce
roca e acuta che sembra sempre l l per abbandonarlo. Direi
che siamo stati fortunati a prendere quello che abbiamo
preso, perch queste bestie sono tutt'altro che stupide... Con
questa pioggia saranno tutte al riparo. Poi, come se l'avesse
vista solo ora, si tocca la tesa gocciolante del cappello e dice:
Ciao, Alma. Bella giornata, no?.
L'altro cacciatore - non la guarda direttamente, non ancora
- libera i cani che corrono a raggiungere i loro compatrioti
esibendosi rapidamente in una serie di spintoni e scodinzolii.
Quella  una bestia da trofeo, Fraze, dice con un
cenno del capo in direzione del cinghiale. Avrei preferito
che la lasciassi a me.
Magari Alma vuole le zanne per ricordo? dice Clive,
dandole un'occhiata di sbieco.
Ma certo, dice il secondo, alzando finalmente gli occhi,
e il suo sguardo  inequivocabile, un giovane sano e robusto
in mezzo alla boscaglia che sente la mancanza delle donne,
uno sguardo che le dissolve i vestiti, le guarisce i graffi e la
ripulisce del fango in un colpo solo, ma sono sicuro che sa
che per averle bisogna tagliare la testa e seppellirla per un
paio di settimane in modo che vermi e scarafaggi la spolpino
per bene. Se provi a togliergliele in qualsiasi altro modo si
spezzano. Guarda l'animale morto, poi di nuovo lei. Fra
l'altro, sono A. P., che sta per Arthur Peter... non credo che
abbiamo avuto il piacere.
Stringe la mano che le porge, fredda e bagnata come la
sua, e mormora: Io sono Alma. Piacere di conoscerti. Forse
per, considerato lo sforzo, potremmo lasciarla ai corvi. Si
volta verso Frazier, non in cerca di protezione, non perch il
momento  imbarazzante e percepisce il desiderio che emana
da A. P. come un'aura, ma perch di nuovo si sente bene,
o almeno meglio, e vuole disperatamente evitare di crollare
davanti a loro, evitare di mostrarsi debole al cospetto dell'uccisione,
dell'agonia e della morte che loro trattano con tanta
disinvoltura. Una morte necessaria. Una morte che ha ordinato
lei. Come capo e sovrintendente. Dico bene, Frazier?
aggiunge, alzando la voce in tono lieve e faceto.
Giusto. D'altra parte, e questo  sempre un problema
quando ci si imbarca in queste cose, cos facendo introdurremo
una variabile artificiale presso la popolazione dei corvi,
lo sai, no? E alla fine nessuno pu dire quale sar l'effetto
che produrr, diciamo, sulle ghiandaie dell'isola o sull'uta
stansburiana o su una qualunque delle altre specie che state
cercando di preservare.
Okay, cinguetta A. P., inginocchiandosi davanti alla
carcassa, allora proviamo con un po' di bocca a bocca e
vediamo se riusciamo a resuscitarlo...
Sono l sotto la pioggia, sul fondo di un canyon selvaggio
in un'isola al largo della costa del Pacifico su cui al momento
ci saranno non pi di venti persone in tutto, a discutere degli
effetti a cascata della rimozione artificiale di una specie a favore
di un'altra. Nei tanti anni passati in biblioteca, in aula,
alla scrivania del pensionato studentesco a produrre scritti e
a sognare la vita all'aria aperta, non se lo sarebbe mai immaginato.
Per non  male. E giusto. Ignorando A. P., dice:
Certo che ne sono consapevole. Dare ai corvi questa risorsa
far aumentare esponenzialmente il loro numero e una volta
che le carcasse saranno finite ricominceranno a patire la fame
e a morire, non prima di aver depredato tutti i nidi che
trovano e di aver cacciato tutto quello che si muove... Per 
un rischio che dobbiamo correre. Insomma, il punto sta proprio
qui, no?.
Frazier annuisce. Volevo solo fartelo notare, dice. Poi,
a titolo di chiarimento, aggiunge: Non c' problema.
Uno dei cani guaisce. La pioggia, che aveva rallentato,
ricomincia a cadere fitta. A. P., ancora inginocchiato e ancora
in vena di scherzi, dice: Niente, questo qua non c' modo di
rianimarlo. E Clive, le mani lungo i fianchi e una cascata
che gli ruscella gi dalla tesa del cappello, dice: Ecologicamente
parlando, quello che non capisco  perch non ci mettiamo
al coperto da qualche parte?.
Il pranzo, seduti in cerchio al riparo di un telo di plastica
azzurro che Frazier ha fermato in cima alla cengia sopra di
loro con qualche pietra, legandolo alla chioma di una mesua
ferrea che spunta da sotto, consiste in sostanza di strisce di
carne secca, barrette energetiche e frutta disidratata, anche
se poi ciascuno degli uomini tira fuori un panino avvolto nella
stagnola e Alma elargisce una mezza dozzina di involtini al
formaggio e verdure che ha preparato in cucina, prima
dell'alba, pensando a una situazione come questa. Hanno acceso
un fuoco e lei ne  contenta, visto che sta tremando, la
felpa fradicia  appesa a un bastone ad asciugare o quanto
meno a sgocciolare, e no, non ha nessuna intenzione di preoccuparsi
del divieto assoluto di accendere fiamme libere -
non oggi, non in questo casino. Frazier fa girare la fiaschetta
e lei si porta il freddo bordo metallico alle labbra buttando
gi una sorsata di fuoco come tutti gli altri, sente che scende
gi per la gola e incendia lo stagno acido del suo stomaco,
fuoco su fuoco. Da l, entrer in circolo, salir a massaggiare
i centri cerebrali del piacere e quindi torner di nuovo gi
passando nell'embrione che sta crescendo dentro di lei, sua
figlia, ed  meglio che sua figlia impari ad assimilarlo, a irrobustirsi,
 cos che pensa. Un sorso. Mezzo bicchierino. Che
male pu fare?
Che cosa stai pensando, Alma? le chiede Frazier, chinandosi
in avanti per attizzare il fuoco.
Non so. Niente, direi.
Un altro sorso?
No, dice lei, allontanando la fiaschetta che le viene offerta.
Poi sente che le sta venendo da sorridere. Anzi s, al
diavolo, perch no? Altra sorsata, altro fuoco. Si sente audace,
in vena di festeggiare, pronta a tutto... Iniziazione, non
 cos che si dice? Frazier non dovrebbe intingere un fazzoletto
nel sangue del cinghiale e battezzarla sulla fronte?
Lo spirito  questo, ragazza, dice A. P. mentre lei gli
passa la fiaschetta, consapevole non solo del suo sguardo ma
anche di qualcos'altro, una nota di apprezzamento per quella
sua levit, come se l'avesse provocata lui, come se, a dispetto
dell'illusione di cameratismo, lui - e cos Clive e Frazier -
non scordassero mai che lei  quella che paga il conto.
Ora la pioggia sembra ancora pi forte, se possibile. I
quattro cani, bagnati e puzzolenti, se ne stanno vicini, a ranghi
serrati. Il cinghiale morto, un fagotto gonfio e ispido a
bagno nei propri fluidi a due passi di distanza,  l'unico a
non essere invitato al festino, sebbene in un certo senso sia
l'ospite d'onore. Fa freddo. Si accosta al fuoco.
Per un bel pezzo nessuno dice niente, tutti immersi nei
propri pensieri ad ascoltare la pioggia, il fuoco, la vita che
rinasce tutto attorno, la vita della natura selvaggia che si dipana
minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, in questo
stesso posto, che loro stiano l a guardarla o meno. Il brandy
le  arrivato al cervello. Ha ancora i brividi e si allunga in
avanti a prendere la felpa.
Allora che dite? chiede Clive con una specie di jodel
che sorprende tutti. Chiudiamo qui per oggi? Non  che
abbia grande senso sguazzare in questo pantano. Oggi altri
suini non se ne vedranno, ve lo garantisco io.
A. P. guarda prima lei, poi Frazier, per vedere come viene
accolta la proposta, poi si frega le mani, piegando il capo in
segno di assenso. No, dice, questo  sicuro.
Frazier, le ginocchia sollevate davanti a s, l'eterno sorriso
sulle labbra, lascia che sia lei a decidere. Tu che ne dici,
Alma, hai visto abbastanza?
Prima che possa rispondere - gi si vede il camino acceso
nello stanzone rivestito in legno al centro operativo, gi sente
il calore asciutto e confortevole del proprio corpo lavato e
cosparso di borotalco chiuso nel sacco a pelo - succedono
due cose. La prima  l'apparizione fugace, in fondo allo
spiazzo di terra e roccia su cui si trovano, di due musi mobili
e quattro occhi allarmati, e la seconda sono i cani che
erompono in una frenesia di zampe e furibondi latrati isterici.
In un batter d'occhio scompaiono gli uni e gli altri, gli
elusivi suini (erano due, no? Di taglia media: lattonzoli?) e i
quattro cani. Frazier balza in piedi imprecando.
Oh cazzo, mugugna A. P, ma non si muove. E nemmeno
Clive. Te l'avevo detto, - a Clive - che i cani dovevamo
tenerli legati.
Ma chi l'avrebbe detto... insomma, 'sti stronzi di suini se
ne vengono proprio qui, manco avessimo un secchio di pastone
e fosse l'ora di mangiare?
Oh cazzo, ripete A. P.
I latrati, i guaiti, si stanno gi allontanando per la discesa
quando Frazier, che non ha fatto nemmeno il gesto di mettersi
lo zaino in spalla, o di afferrare il fucile che vi sta appoggiato,
comincia a spegnere il fuoco, togliendo i rami che
stanno bruciando e scalciando terra sulle braci. Allora,
dice scoccando un'occhiataccia prima a Clive e poi ad A. P.,
volete tirar su il vostro culo e andar dietro a quei cani?
Di malavoglia, con movimenti esageratamente rigidi, i
due si rimettono in piedi. Hanno l'aria infastidita, arrabbiata,
risentita per il rimbrotto; non hanno voglia di uscire sotto
quel tempaccio, nessuno ne ha voglia, e aspettavano solo che
lei intervenisse dicendo S, per me basta cos, torniamo indietro.
Ma adesso non  pi possibile. Adesso gli tocca correre
dietro ai cani perch i cani stanno seguendo una pista e non
si pu lasciarli andare per conto loro.
Alma? Frazier la sta guardando, avvolto da una nube
impalpabile di fumo che gli risale lungo le gambe, si apre e
torna ad avvolgerlo mentre continua a trafficare con ci che
resta del fuoco. Ti va? Se vuoi posso riportarti indietro...
E che cosa pu dire lei? Pu dire Riportami indietro come
una passacarte segretamente incinta, come una donna,
oppure tirarsi la felpa umida sopra la testa, infilarsi il poncho
di plastica chiara e prendere lo zaino come tutti gli altri?
Per me va bene, dice, poi arrotolano il telo e lo ripongono,
calpestano il fuoco e seguono Clive e A. P. gi nella gola del
canyon, pioggia sopra la testa, fango sotto i piedi.
Ha perso la nozione del tempo -  troppo stanca per badarci,
troppo sfinita anche solo per alzare il polso, tirare indietro
la manica della felpa e guardare l'orologio - ma la
sensazione  che stiano camminando da ore. Mentre arranca
gi per una discesa e poi risale dall'altra parte, il mondo bagnato
come doveva esserlo quando i continenti emersero
dalle acque burrascose e non c'era altro che le colline, il
chaparral, i corsi d'acqua, i ruscelli, i torrenti e le cascate, le 
chiaro che i suini non li troveranno, non oggi. Pu darsi che
non ritrovino nemmeno i cani. O la strada. O il furgone, se 
per quello. I cacciatori, Clive e A. P., si muovono l attorno da
qualche parte, come automi, come pistoni, su e gi, su e gi.
E lei  rimasta indietro con Frazier che - ne  acutamente
consapevole - ha rallentato per lei, scegliendo il cammino
nel terreno con attenzione, silenzioso, il sorriso sparito, immerso
nei suoi pensieri. Procedono sulla dorsale, pi in basso,
molto pi in basso - cos in basso che riesce a vedere le
diramazioni superiori del Willows Creek, sinuose e marroni,
e a sentire il rimbombo dello scroscio nella sua corsa verso il
mare, acqua che va ad aggiungersi ad altra acqua - quando a
un certo punto avvista qualcosa pi in gi. Un movimento.
Un lampo di colore. Non possono essere A. P. o Clive. Non
possono essere i cani. O i suini. Perch il colore - si sta muovendo,
decisamente - non  quello giusto. Il colore, e qui
grida a Frazier, davanti a lei, di fermarsi mentre intanto posa
a terra lo zaino e prende il binocolo dalla tasca laterale, 
rosa.

 Capitolo 14.
Crotalus viridis.

La barca non c' perch Wilson  stato allontanato dalla
Guardia costiera, che ha affiancato il Valadin e con un megafono
gli ha ordinato di tirare su l'ancora e lasciare il posto in
quanto l'isola e le acque circostanti sono chiuse a tempo indeterminato
a tutti i visitatori; a quel punto Wilson non ha
potuto fare altro che mettere tristemente la prua verso Ventura
per tornare indietro al calare dell'oscurit, ma questo
Dave non lo sa. Quello che sa  che tutto  andato in vacca e
lui si ritrova per le mani una ragazza morta, tre aspiranti sabotatori
in ipotermia e una giornalista, tremante di freddo,
silenziosa e decisamente scocciata. Per di pi, fradici fino al
midollo, con una temperatura che si aggira sui quattro gradi
e la pioggia che continua a cadere a intermittenza, se non
trovano un riparo e non accendono un fuoco rischiano di
morire quaggi, tutti quanti, ma il fuoco  un azzardo; ci
vorrebbero Wilson, la barca, il riscaldamento in cabina al
massimo, abiti asciutti e un piatto caldo o del caff, qualsiasi
cosa che tolga il gelo dalle ossa.
Dave, Dave. Qualcuno lo sta chiamando nel buio, un
volto sospeso privo di lineamenti nella flebile luce che filtra
dalla costa lontana sotto le nuvole; lui indietreggia dall'acqua,
il risucchio della spuma attorno alle caviglie, e vede che
 Josh. Ascolta, Dave - Josh trema talmente tanto che fatica
a spiccicare le parole - abbiamo bisogno di un fuoco,
tutti quanti, stiamo morendo di freddo...
No, dice, morto di freddo anche lui.  troppo rischioso.
Gi, per, rischioso o no le ragazze stanno gi raccogliendo
i legnetti e Suzanne ha i fiammiferi, quelli che si accendono
sempre, in una boccetta di plastica per medicine
per non farli bagnare. E vogliamo fare un fuoco, un fal...
pu fungere da segnalazione. Per Wilson. Si interrompe e
tira su col naso, portandosi alla faccia una mano evanescente.
Insomma, dov finito?
Aspettiamo tranquilli. Diamogli ancora qualche minuto.
Arriver.
E poi?
Poi saliamo a bordo, ci asciughiamo, ci scaldiamo.
E Kelly?
La portiamo con noi.
La voce di Josh gli risponde, dura, rabbiosa, sul punto di
spezzarsi: Lei non si scalder. Mai pi.
Il meglio che riesce a fare  trattenersi, ricacciare gi le
emozioni, non perdere il controllo, perch qui se c' qualcuno
che c' dentro fino al collo  lui,  lui quello che andranno
a cercare, ormai  da un'ora che cerca di pensare al da farsi.
Potrebbero dire che  caduta dalla barca, ma ha visto CSI: nei
polmoni c' acqua dolce, non acqua salata. Potevano essere
andati a West Anacapa, a camminare, e lei era scivolata cadendo
gi dalla collina in una pozza d'acqua piovana, una
grossa pozza, profonda, in pratica uno stagno, e quando erano
arrivati da lei... Ma Toni Walsh? Toni Walsh non ha nessuna
intenzione di rischiare il collo. Toni Walsh ha il suo articolo
e l'articolo scaricher tutto su di lui, senza alcun dubbio.
Comportamento irresponsabile. Illegale. Avventato. Una
giovane morta, e per che cosa? Alla fine dice: Non possiamo
farci niente. Sono... - sa benissimo che le sue parole suonano
false - sono cose che capitano.
Cose che capitano? Stiamo parlando di Kelly. Kelly 
morta, te ne rendi conto? Da qualche parte nell'oscurit
alle loro spalle sente gli altri che raccolgono legnetti, voci
sommesse, piedi strascicati nella sabbia. Le onde arrivano e
si ritirano. C' puzza di marcio nell'aria. Dobbiamo chiamare
la polizia, sta dicendo Josh con una voce acuta e tremula,
come se qualcuno lo stesse strangolando. Dobbiamo
fare denuncia alla polizia. Vengono - e al corpo ci pensano
loro. Insomma, mandiamo un segnale radio dalla barca.
Lui non risponde. E non protesta quando Suzanne, con i
fogli di giornale che ha tenuto all'asciutto in un sacchetto di
plastica, i fiammiferi antivento e una bell'arietta grazie a un
gran sventolare e soffiare congiunto, da una lingua di fuoco
sottile e incerta riesce a far scaturire una fiammata e poi un
fal che brucia tutto quello che trovano da buttarci dentro,
secco o bagnato che sia.  l con loro, pi vicino possibile al
fuoco, le braccia strette intorno al corpo, girandosi per asciugarsi,
il caldo l'unica cosa che conta. E quando finalmente
arriva Wilson, quando si comincia a sentire il ronzio sommesso
e continuo del motore sopra il risucchio lamentoso e
il rombo delle onde e dal nulla si materializzano le lucine in
movimento, il primo ad accorgersene non  nemmeno lui. 
Cammy. Cammy che grida: Eccolo! Wilson!  qui!.
Schizzano via dal fuoco come un sol uomo e corrono sulla
riva a guardare le luci che si avvicinano, tendendo l'orecchio
al sottile cigolio metallico della catena dell'ancora che si
srotola, il ciuf discreto dell'ancora, e un istante dopo il tonfo
smorzato del canotto sull'acqua. Si immaginano Wilson -
ignaro, felice - che si cala nel gommone e si prepara a tirare
la cordicella del motore, a sciogliere gli ormeggi per venire a
portarli via da l, avvolgerli nelle coperte, riportarli a casa,
quando in fondo alla spiaggia risuona un urlo. La voce di un
uomo, brutale, ringhiosa, la voce dell'autorit e del castigo:
Chi va l? Chi  l?. Poi quattro figure sbucano dalla notte,
ci sono anche dei cani, pantaloncini corti, cerate, cappelli
da cacciatore, armi: Che nessuno si muova.
Il resto  confuso, cani che li annusano, uomini armati
che si aprono a ventaglio come in un'azione di polizia, Cammy
e Suzanne che si dimenano e agitano le mani gridando:
Aiuto! Abbiamo bisogno di aiuto! come ragazzine in un
film di paura, il ruggito del fuoco, il martellio del mare, il
lamento del motore del gommone che si avvicina squarciando
ogni altro suono come una lama sottile e affilata, e poi,
vacillando - Ma come aveva fatto a saperlo? -, Alma Boyd
Takesue che emerge alla luce dalle tenebre, un sogghigno di
trionfo carico di un odio autentico e implacabile sulla mezzaluna
di un muso giallo. Gli ci vuole un momento per raccapezzarsi.
Quelli sono cacciatori, i killer di suini importati
dalla Nuova Zelanda, come se non ci fossero abbastanza killer
locali in giro. E quelli sono i loro cani. E quella, quella
donnina dai capelli neri e una smorfia di scherno con le ghette
schizzate di fango e la felpa che gronda, quella  il loro
capo, la Haupt-carnefice in persona, venuta ad assicurarsi che
il sangue scorra con la dovuta solerzia ed efficienza. Alma.
Alma Boyd Takesue.
Che cosa credete di fare voialtri qui?  l'uomo nel
mezzo, quello grosso con il cappello di sbieco, il fucile appeso
alla spalla e la mano vicino alla pistola nella cintura, quello che gli ha urlato contro a quindici metri di distanza e che
sembra una testa di cuoio - e si potrebbe eventualmente
estendere la metafora - che lo vuole sapere. Che chiede per
sapere.
Josh ha l'aria spaurita, Cammy trattiene a stento le lacrime,
Suzanne corre piagnucolando verso lo stronzo, le mani
tese in avanti, come se quel tipo avesse qualche autorit, ripetendo
come una cantilena infantile quello che ha appena
finito di dire - Abbiamo bisogno di aiuto - mentre Toni
Walsh si pianta nella sabbia, incurva le spalle e cerca di accendersi
una sigaretta. Tocca proprio a lui. E lui che cosa
dice? Dice: Chi cazzo siete voi per venire qui a dare ordini?.
L'uomo fa un passo avanti finch fra di loro non restano
che una trentina di centimetri. Alla luce del fuoco i suoi occhi
sono un gelido baluginio ferino. Io sono quello armato,
dice. Fa una pausa, per lasciar decantare le parole, la
loro bellicosit, la minaccia implicita, la fredda arroganza, lo
sguardo che passa lentamente da una faccia all'altra, senza
fretta, e infine i suoi occhi tornano a posarsi su Dave. E voi
siete quelli che hanno violato una propriet. Peggio ancora,
siete dei vandali. Venuti qui a interferire...
Stronzate. Voi qui non avete alcuna autorit. Si gira
come una furia agitando un dito verso Alma. E neppure lei,
Dottoressa Takesue. Questa non  nemmeno una propriet
del Park Service.
Il gommone ormai  a riva e Wilson, strizzando gli occhi
e passandosi perplesso una mano fra i capelli, entra nello
spiazzo illuminato dal fuoco. Cristo, brontola quasi fra s,
che cazzo sta succedendo qui? Poi, all'uccisore di maiali,
quello con la bocca e le zanne di cinghiale infilate nel nastro
del cappello manco fosse un aborigeno (e perch non nel
naso, pensa Dave, non sarebbe pi appropriato?): Voi chi
siete?.
Alma, ignorandoli, si volta verso il grand'uomo. Chiamate
la Guardia costiera, dice. E la centrale dei ranger.
Come, si intromette Dave, arrivano i nostri? Di nuovo?
Non crede alle sue orecchie. Ve l'ho detto, qui non
avete nessuna autorit. Nessuna. Zero. Nada. E tu - squadrando
da capo a piedi quel pallone gonfiato - se vuoi dare
ordini, prima facci vedere il distintivo. Dov', eh? Non sei
nemmeno un cittadino americano. Sei soltanto uno sgherro
prezzolato, una testa di cazzo che ha lo stesso rispetto per la
vita di...
Adesso basta, dice l'uomo, e ora ha in mano l'arma, la
pistola.
Sto effettuando l'arresto di un cittadino - Alma gira lo
sguardo tutto attorno sulle facce, la bocca risoluta, gli occhi
duri. Fino a che non arriveranno le autorit preposte e potremo...
 Suzanne che la interrompe. Butta indietro la testa e
strilla, riversando fuori tutte le traversie, la frustrazione e
l'orrore della giornata in un devastante sfogo di disperazione
e rabbia. Non capite? C' stato un incidente! grida, le
spalle curve sotto il peso della cosa, i muscoli della faccia
tirati come se portasse una maschera di gomma. C' una vittima,
una ragazza, , ...
 morta. Toni Walsh, sigaretta fra le labbra, finalmente
fa sentire la sua voce fra le altre. Si  avvicinata silenziosamente
a Dave, le spalle spioventi, ciocche di capelli color
salmone incollati ai lati del collo, subito sopra il cerotto contro
il mal di mare. Gli d uno sguardo spazientito (anzi, di
odio, da giudizio universale), poi si rivolge ad Alma. Dobbiamo
chiamare il medico legale.
La notte  come la prima notte mai scesa sull'isola, calma,
avvolgente, silenziosa a parte il moto regolare delle onde, il
cielo coperto che alita umidit, corroborante fonte di vita.
Notte folle. Notte a s. Notte sull'isola. Tutti hanno dato uno
sguardo alla sagoma immobile avvolta nell'involucro del
poncho come una larva nella crisalide, una larva che non conoscer
metamorfosi, la morte scesa su di loro ad azzittirli.
Wilson fa girare un termos di caff caldo e molto zuccherato,
la radio gracchia vicino alle labbra del grand'uomo, le persone
spariscono nel buio e ne riemergono con rametti contorti
da buttare nel fuoco. Sono passati dieci minuti. I cacciatori,
quasi umani, hanno diviso le loro barrette energetiche con
Cammy e Suzanne, le cui mascelle macinano a tutto andare
nella luce del fuoco nonostante lo choc e il cordoglio, e mentre
la Dottoressa Alma e il grand'uomo se ne stanno in disparte
con le loro radio, dall'altra parte del fal Dave ha
chiamato vicino a s Wilson e Josh, lontano da orecchie indiscrete,
perch la sua testa ha continuato a correre, tutta la
sua furia, la rabbia tenuta in serbo per questo momento, il
momento di decidere, di tirarsi fuori, di togliersi dai coglioni
prima che arrivi la Guardia costiera, e al diavolo le conseguenze.
Me ne frego, dice sputando fuori le parole, che mi
sparino pure. Voglio vedere se lo fanno. Ve lo dico io, non
hanno nessun diritto di trattenerci qui. Scalcia rabbioso la
sabbia per terra. E un sequestro di persona, lo sapete?
Trattenere qualcuno con la forza. Lo sapete che cosa farebbe un
tribunale a questi buffoni?
Wilson, nella cui voce si insinua un lievissimo accento del
barrio: Per la vedo brutta. Voglio dire, chi avrebbe potuto
pensarlo? Questa ragazza - Kelly, giusto? Quella con il coso
della PETA?.
S, siamo nella merda, fa lui, lo sguardo fisso nel buio
davanti a loro. Anzi, peggio.  un disastro. Una tragedia. E
lo pensiamo tutti, vero? Ma il problema  nostro - giusto,
Josh? Sei d'accordo? - e siamo noi che ce lo dobbiamo smazzare.
Un incidente, ecco cos' stato. Stavamo camminando
ed  capitato un incidente.
Josh non dice niente. Per  l, compatto, rilucente, la
faccia burrosa e morbida nel bagliore del fuoco, il duro ridimensionato.
La domanda  se si possa contare su di lui.
Sapete cosa facciamo? Portiamo Kelly al Cottage Hospital,
ecco che cosa facciamo. E morta in un incidente, non
 colpa di nessuno. E quello che stavamo facendo qui oggi
sono fatti nostri e di nessun altro, dico bene?
Il fuoco sibila e scoppietta. Il fumo, una coltre pesante e
puzzolente, sale verso le loro facce, poi vola via portato dal
vento. Dopo un momento, Wilson dice sottovoce: Io sono
con te, amico. Non dobbiamo dare retta a quei pendejos, insomma,
chi sono?.
Proprio cos.
Poi si spostano, lui, Wilson e Josh, mettendosi sottovento,
dalla parte opposta della corta striscia di sabbia rispetto
al punto in cui si trova il corpo infagottato nel telo scuro che
lo avvolge. Lo sollevano (la sollevano), lui davanti, Josh nel
mezzo e Wilson dalla parte dei piedi, un peso tremendo,
concentrato, enorme, e in effetti attraversano tutta la spiaggia
fino al canotto gonfiabile prima che uno dei cacciatori
gridi: Ehi, che cosa state facendo? e tutti, cani compresi, si
accalcano di nuovo intorno.
I suoi scarponi bagnati tutto a un tratto sono pi bagnati,
le calze che fanno cic-ciac, la risacca che spumeggia attorno
alle gambe. Tenerla su  un'impresa, e cos pure vedere quello
che stanno facendo, il fondo di plastica nero del gommone
sembra un buco nella terra (una tomba, gli viene da pensare)
ma lui non ha un attimo di esitazione. Che cosa credete di
fare? incalza il cacciatore, ma loro tre, di nuovo fradici da
capo a piedi, lo ignorano, depongono il loro carico sul fondo
della barca mentre Wilson prende la cima per tirare in acqua
la barca.
Non c' da ragionare, riflettere, discutere. Ne ha avuto
abbastanza, fin sopra i capelli, e quando uno di loro gli mette
una mano sul braccio si scosta con tanta veemenza che rischia
di perdere l'equilibrio. Toglimi quelle cazzo di mani
di dosso, dice a voce bassa e tranquilla perch ormai 
pronto a tutto, ben al di l delle minacce, dei calcoli o anche
solo della prudenza. Che vuoi fare, spararmi? Fai pure, testa
di cazzo. Questo  un problema nostro, questa  la nostra
- esita, vorrebbe dire compagna, ma poi ci ripensa -
amica. Kelly. E faremo quello che stavamo facendo prima
che voi - agita il braccio in direzione di Alma - e i vostri
sicari prezzolati vi intrometteste.
Voi non potete... farfuglia lei facendo addirittura un
passo verso di lui, verso la risacca, ma per chiss quale motivo
sembra che non trovi le parole per dirlo.
Non possiamo cosa? ribatte lui, urlando fuori di s.
Vivere, respirare, salvare le vite di animali innocenti, risalire
sulla nostra barca con il corpo di questa ragazza che tu non
hai mai visto in vita tua? Andarcene dalla tua isola puzzolente
del cazzo?
Sono schierati attorno a lui come tante silhouette, il fal
che guizza dietro di loro. Le onde sembrano ghiaccio. Il
gommone gratta la sabbia, la cima  tesa, Josh d una mano
per portarla a bordo. Non sta nemmeno a dire Mettimi alla
prova o a ripetere che qui loro non hanno nessuna autorit,
perch a questo punto qualsiasi cosa dica  fiato sprecato.
Sali in barca, Josh, dice. E tutti quelli che vogliono venire.
La risacca lo trascina. Adesso  immerso fino alle cosce.
Cammy? grida nell'oscurit. Suzanne? Venite? Fa un
tentativo, due. Allora va bene, annuncia, a voi la scelta.
Noi siamo qua.
E quando uno dei cacciatori, nel buio non saprebbe dire
quale, gli si fa incontro, lui  pronto, pi che pronto, figlio di
puttana, penosa sottospecie di un essere umano, cieco, stupido
e impiccione, e cadono avvinghiati fra le onde; sono entrambi
bagnati fradici e nel momento cruciale in cui uno dei
due deve scegliere se mollare la presa o annegare, si libera, si
issa sul bordo del gommone e con tutto l'odio che riesce a
raccogliere spara un calcio al tondo bianco della faccia oscillante
dell'uomo. Loro imprecano contro di lui. Lui impreca
contro di loro. Avanti, spara!  grida. Avanti!  Poi il motore
si avvia, la barca descrive un semicerchio e arriva il mare
da sotto ad alleggerirlo del peso.
Il sollievo  di breve durata. Hanno appena preso il largo
che sono gi di nuovo nei guai. Il mare  grosso per via del
temporale, il gommone si impenna e si abbatte sui frangenti
e furiose raffiche di vento alzatosi dal nulla li trascinano parallelamente
alla costa allontanandoli dalle luci della barca.
Il litorale  nero, l'acqua ancora pi nera. Ci sono scogli l
fuori, a banchi, canali in cui la corrente pu risucchiarti e
capovolgerti in un batter d'occhio. Dave lo sa e lo sa anche
Wilson. Wilson lotta con la barra del timone, il motore arranca
con un gemito acuto e continuo, e sono praticamente
fermi. I minuti scorrono, scoccano uno dopo l'altro, poi finalmente
mettono la prua al vento, le luci del Paladin si stabilizzano
all'orizzonte e cominciano a correre verso di loro.
Nessuno fiata, ma Dave freme, si trattiene a stento dallo scostare
Wilson e prendere il timone lui stesso, e quando arrivano,
quando finalmente affiancano la barca, il gommone continua
a sobbalzare allontanandosi dalla poppa e il Paladin a
impennarsi e ricadere gi sempre nel momento sbagliato
tanto che sta per venirgli un attacco di nervi, e va gi bene
che riescano a issare Kelly sul ponte e ad assicurare il gommone
senza ammazzarsi.
Va tutto male. Si fa prendere dalla frenesia di partire prima
dell'arrivo della Guardia costiera, anche se non sa proprio
come far a evitarli nel canale, o peggio ancora alla marina,
al rientro, dove  sicuro che li stanno aspettando... D'altra
parte, continua a ripetersi, non ha fatto niente di male.
Una ragazza muore tragicamente in mezzo al nulla e tu la
riporti indietro, cos'altro si poteva fare? Certo non starsene
l con le mani in mano ad ascoltare Alma Boyd Takesue; la
tiri fuori dall'acqua e la porti di corsa in ospedale in modo
che possano fare l'atto di morte e poi si vedr. Forse tutto
sommato la vuole, la Guardia costiera. Una volta che saranno
in mare, dovr mandare un SOS. Ufficializzare la cosa. Fare
tutto per bene. Far vedere che non stanno cercando di
nascondere niente, violazione di domicilio o meno, perch
ora l'unica cosa importante  trovare assistenza medica per
questa ragazza... giusto? Ma perch parla da solo? E perch
non hanno ancora salpato l'ancora? Come mai lui non  al
timone? E perch cazzo non stanno andando?
Sono bagnati fradici tutti e tre, ecco perch, tremano e
vanno a sbattere uno contro l'altro come zombie mentre si
agitano nella cabina strappandosi di dosso i vestiti bagnati e
spalancando gli stipetti in cerca di qualcosa di asciutto, qualsiasi
cosa, una coperta, una felpa, dei pantaloncini, calze,
una giacca a vento cos unta d'olio da essere quasi trasparente.
Hanno il volto teso. Evitano di incrociare lo sguardo degli
altri. La cabina non  mai sembrata cos affollata e inadeguata.
Dobbiamo andarcene da qui, continua a ripetere ma
non riesce a smettere di tremare. La stufetta elettrica  al
massimo. Wilson ha gi messo su l'acqua per il t. O cioccolata
calda, amico, che cosa vuoi? Josh? Dave?
Poi, finalmente - saranno passati cinque minuti a dir tanto
-,  al timone, l'ancora a posto, e mette la prua verso il
mare aperto. E un continuo sobbalzare, le onde arrivano dal
traverso, poi hanno il vento in poppa e filano verso est seguendo
il nero fianco dell'isola, niente davanti a lui, niente di
dietro, nemmeno il bagliore del fal. Da sotto arriva un po'
di calore. Adesso  asciutto, addosso un maglione e una
camicia di flanella abbottonata fino al collo, ma i capelli, ancora
bagnati, gli gelano la nuca come la fredda mano di un
morto, come la mano di Kelly. Di l a poco dalla scaletta comincia
a diffondersi l'aroma della cioccolata e lui deglutisce
involontariamente, rendendosi conto tutto a un tratto di
quanta fame abbia. Un momento dopo Wilson e Josh lo raggiungono
nel pozzetto con una tazza di cioccolata calda, che
si mette fra le cosce, e una manciata di salatini con sopra del
burro di arachidi che ballonzolano sul sedile accanto.
Cazzo, fa Wilson, che giornata, eh?
La peggiore della mia vita, dice Josh con voce cupa e
piatta. Ancora non riesco a crederci.
Nemmeno io. Wilson si china in avanti sulle ginocchia
e corregge la sua cioccolata con uno schizzo di whisky da
un'anonima bottiglia da un quarto. Josh? Alza la bottiglia
e la scuote.
Certo, mormora Josh porgendo la tazza proprio mentre
la barca ha uno scossone cos che una buona met si rovescia
sul ponte. E sul tappeto.
Dave?
No, io no. Devo avere la mente lucida, perch qui siamo
nella merda - per tanti di quei motivi che non riesco neanche
a dirveli tutti. Non appena saremo in un punto dove prende
il cellulare, chiamo Sterling.
Come, l'avvocato?
Gli sembra di vederselo, Sterling, seduto a cena con quel
bastone secco della moglie, che borbotta con la sua voce tribunalizia
da morto in piedi sul processo di cui si sta occupando
- o magari sta raccontando barzellette con lo shaker
del Martini in mano, oppure se la sta spassando in discoteca
con una donna dalla camicetta scollata e le tette strizzate che
decisamente non  sua moglie, chi pu dirlo? Non sa niente
di lui, a parte il fatto che emette parcelle da strozzino.
S, dice, vorrei capire come muovermi. Insomma, non
me la vedo proprio la Guardia costiera che ci abborda, capite
cosa intendo? In qualche momento dovremo lanciare un
SOS, ma pensavo di farlo quando cominciamo a vedere le
luci del porto, direi pi o meno - guarda l'orologio - fra
due ore e un quarto. Poi facciano quello che vogliono, raccolgano
le nostre dichiarazioni, portino via il corpo, chiamino
gli agenti e il medico legale o chi gli pare. Comunque,
voglio che Sterling sia l. Sul cazzo di molo.
Ma non siamo mica nei guai - la voce di Josh  cos
flebile che tra il fragore delle onde e il monotono rombo del
motore la si sente appena - o no?
Wilson scuote la testa. Certo che no. Vorranno interrogarci
- siamo testimoni, no? O almeno, voi lo siete. L'avete
vista morire, giusto? Quindi  come un incidente stradale o
gi di l, uno ha assistito al fatto e i poliziotti vogliono sapere
chi, dove, quando e perch, cose del genere.
Si sente un forte urto a prua, un cavallone anomalo che
non segue il moto delle altre, e per un attimo rimangono sospesi
in aria prima di ripiombare gi nel cavo dell'onda e poi
tornar su di nuovo, con la barca che freme in tutta la sua
lunghezza. E poi da capo, l'urto, l'impennata, il tonfo, solo
che stavolta durante la discesa qualcosa sbatte contro la porta
della cabina e ci mettono un po' a capire di cosa si tratta.
Dobbiamo portarla dentro, dice Josh barcollando.
Lasciala stare, dice Dave pensando al casino, la sabbia,
l'acqua e i fluidi organici che ormai staranno fuoriuscendo
dal suo corpo. Dopo la morte, non si rilasciano gli sfinteri?
Gli sembra di averlo letto da qualche parte.
Lasciala stare? Stiamo parlando di un essere umano.
Un ex essere umano.
Figlio di puttana. Vaffanculo. Ha ragione Cammy. Non
fosse stato per te...
Sta per alzarsi dalla sedia e scagliarsi contro quel ragazzetto
piagnucolante dalla faccia di bambino con ancora il
pannolino tanto  patetico, ma chi si crede di essere - chi
cazzo si crede di essere - per parlargli a quel modo? Poi per
interviene Wilson, la voce della ragionevolezza. E se finisce
fuori bordo?
Non succeder niente di simile.
Ma se succede...
Hanno ragione. Certo che hanno ragione. Se perdono il
corpo sembrer che abbiano qualcosa da nascondere, che ci
sia sotto qualcosa, magari un omicidio. Tutto a un tratto si
vergogna di aver pensato quello che ha pensato. Fino a oggi
in tutta la sua vita non aveva mai visto una persona morta, e
adesso eccolo qua a macchinare come un criminale, come un
assassino. Okay, d'accordo, dice alla fine. Portatela dentro.
Ma non mettetela sui letti o sul divano. Per terra, intesi?
La porta si spalanca in un odore di mare aperto e Josh vi
entra di spalle, trascinandosi dietro Kelly, ma da solo non ce
la fa e Wilson si alza per dargli una mano. Peso morto. La
frase gli fa un'impressione che non gli aveva mai fatto prima,
e come avrebbe potuto, fino a poco fa? La ragazza  mezza
dentro e mezza fuori. La barca sprofonda, si impenna. Ora si
sente l'odore di qualcos'altro, feci, urina. Poi il poncho, un
coso di plastica da quattro soldi che non vale il prezzo, si sta
gi sbrindellando, si squarcia su un fianco mentre Josh, curvo,
cerca un appiglio, ed ecco di nuovo l Kelly, afflosciata sul
tappeto a prova di macchia, che lo fissa.
Il quadrante digitale sul cruscotto della macchina segna
le 2,15 quando imbocca il vialetto e aziona il telecomando
per aprire il cancello. E cos stanco che quasi non riesce a
girare il volante; i fari spazzano il prato e non c' niente, n
furtivi ladri notturni n gatti domestici sovrappeso a caccia,
solo erba, lussureggiante, fitta e perfettamente tagliata, e
quando si ferma nel garage e spegne il motore non riesce a
far altro che restare l senza nemmeno la forza di aprire la
portiera. Vede mentalmente l'ingresso, i gradini che portano
alla camera da letto, il letto con le lenzuola fresche, i cuscini
soffici e il copriletto color panna fatto all'uncinetto da sua
madre, ma rimane dove si trova, inchiodato, ad ascoltare il
ticchettio del motore che si raffredda, finch i sensori di movimento
sopra il garage spengono le luci. Pensando ad Anise
- deve chiamarla, anche se  tardissimo - e poi ai cani, chiusi
in casa per tutto quel tempo, apre la portiera e le luci
tornano ad accendersi. Poi mette i piedi sul cemento, sul vialetto
di casa sua, al sicuro dietro il cancello chiuso. Respira l'aria
della notte, rovescia la testa all'indietro ruotandola sul
collo e il cielo si accende sopra di lui, le stelle in bella mostra
e la pioggia che il vento porta verso il mare. Ammesso che
qui abbia piovuto. Tutto  silenzioso, a parte il flebile uggiolio
soffocato dei cani dietro la porta d'ingresso.
Ovviamente nell'ingresso c' della cacca, ma la colpa 
solo sua, pensava di essere di ritorno sei o sette ore fa. I cani
sono l a salutarlo, si strusciano contro le sue gambe e poi
scivolano fuori nella notte con aria colpevole; lui lascia la
porta socchiusa e va in cucina a vedere se hanno bisogno di
cibo. La ciotola dei croccantini  vuota. Idem quella dell'acqua.
Versa un po' di pappa secca dal sacco, riempie la ciotola
dal rubinetto, poi si appoggia al bancone, completamente
svuotato. Ha la bocca secca, le labbra spaccate. Si versa un
bicchier d'acqua e poi, inaspettata, l'idea del cibo si fa largo
nella sua mente (in frigo c' dell'Asiago, pomodori, avocado,
mezza pagnotta di avena) e il pensiero immediatamente successivo
 per l'alcol. Un goccio di qualcosa per stordirsi. Lo
stipetto degli alcolici con le bottiglie scintillanti, marroncine,
trasparenti, verdi; in un primo momento pensa alla tequila,
poi gli viene in mente che in freezer c' del rum bianco. Il
primo sorso gli schiarisce le idee, il secondo gli rimette in
moto il cuore. Il panino  nel microonde, le unghie dei cani
zampettano sulle mattonelle del pavimento mentre lappano
rumorosamente l'acqua. Alza il telefono e compone il numero
di Anise.
Suona tre volte, poi parte la segreteria. C' una pausa
esasperante seguita da qualche nota alla chitarra che si ripete
e la voce forte da soprano di lei che si leva in sottofondo, poi
la registrazione con il solito messaggio: Ciao, sono Anise. In
questo momento non sono in casa. Parlate dopo il bip. O il
segnale acustico. O quello che .
Prova con il numero di casa e lascia squillare sette, otto,
nove volte, poi riattacca e riprova con il cellulare.
Finalmente risponde, un attimo prima che parta la registrazione. Lo
sai che ora ? Ha la voce intontita, impastata dal sonno.
Sono tornato adesso.
Pausa. Be'?
Cazzo,  stato un incubo. Il peggio. Non puoi immaginare...
Hai fatto bene a non venire, hai fatto la cosa giusta.
Non ti sarai mica fatto beccare, no?
Peggio, molto peggio.
Cio? Ora il torpore  sparito dalla sua voce. Gli pare
di vederla seduta sul letto, gli occhi strizzati e le labbra strette
per la concentrazione. Hai distrutto la barca, qualcuno 
caduto in acqua o che altro?
Qualcuno  morto.
Morto? In che senso, morto?
Kelly. Tutto a un tratto  furioso, furioso ancora una
volta. Tutta colpa di una ragazzina sovrappeso, spastica e
scoordinata che non  stata capace di tenersi in equilibrio
per salvarsi la vita, letteralmente. Un conto  girare in tondo
per un parcheggio con un cartello in mano, un altro  addentrarsi
in un territorio selvaggio. Non sa nemmeno lui quello
che sta pensando. Avrebbe dovuto limitarsi a Wilson. Lui e
Wilson e basta. E niente giornalisti.  morta, dice.  precipitata
- se la vede davanti di nuovo, la pelle esangue e
gambe e braccia scomposte, bianca come cera mentre attorno
tutto  marrone, grigio e verde - sull'isola. A Willows.
Non c' stato niente da fare...
Dall'altra parte arriva un'esclamazione soffocata, un'imprecazione
borbottata, mormorata. E la polizia...? La Guardia
costiera?
Non ha voglia di addentrarsi nei particolari, non sa nemmeno
lui perch ha chiamato. Anzi no: ha chiamato perch
aveva bisogno di sentire la sua voce, aveva bisogno di conforto
- soprattutto di liberarsi di quel peso, perch nonostante
tutta la stanchezza sa gi che non riuscir a dormire.
Voglio che tu venga qui.
Venire l? Non posso venire l. Stavo dormendo come
un sasso. Domani devo lavorare. Canto al Cold Spring, non
te lo ricordi? Il concerto pomeridiano? Alle cinque?
Alla marina, quando erano arrivati alla rampa, c'erano
due macchine della polizia ad aspettarli, lampeggianti accesi
come per un posto di blocco, e per precauzione era stato
scortato dalla Guardia costiera. C'era anche un'ambulanza,
le luci che rischiaravano la scena con lampi gialli e rossi, e un
andirivieni di curiosi, impiccioni e rincoglioniti vari che la
prospettiva dello spettacolo aveva attirato fuori dai cespugli.
Sterling, l'aria attenta, vestito di tutto punto in giacca e cravatta,
aveva tenuto a bada la polizia, evitandogli di passare la
notte in cella grazie alla denuncia per violazione di domicilio
fatta da Alma Boyd Takesue via radio, tramite il ranger Richard
Melman, per conto della sua collega Annabelle Yuell
del Nature Conservancy. Avevano consegnato l'atto di citazione
a tutti e tre, Wilson compreso, dopo di che erano stati
rilasciati con l'impegno a presentarsi davanti alla corte, mentre
Sterling, un velo di spavalderia e di indignazione in volto,
insisteva perch la polizia stendesse un verbale di denuncia
contro Alma e i cacciatori stranieri per aggressione e percosse,
sequestro di persona e per aver deliberatamente inflitto
loro sofferenze emotive impedendogli di portare la ragazza
ferita - cio morta - in ospedale. Alma era sull'isola. Sterling
era l in piedi davanti alla scrivania alla centrale di polizia,
immobile, la faccia scolpita nella pietra. La denuncia era stata
messa per iscritto. Josh se n'era andato a casa. Wilson se
n'era andato a casa. Dave se n'era andato a casa.
"Devo parlarti, le dice.
Domani.
Tu non capisci - siamo fottuti,  finita. Toni Walsh - avresti
dovuto vedere la sua espressione. Mi metter alla gogna.
Silenzio dall'altra parte della linea.
Vieni qui, le dice.
Dormici sopra, Dave.
Quel tono definitivo nella sua voce lo manda in bestia.
No, cazzo - si mette a gridare tutto a un tratto e i cani,
spaventati, si allontanano dalla ciotola in un frenetico trapestio
di zampe - ci dormirai sopra tu! Ho bisogno di te. Mi
senti?
Pausa. Poi la sua voce gli arriva per nulla turbata, tranquilla
come un sedativo, uno sgocciolio di sillabe inflessibili:
Buonanotte, Dave. Ci vediamo domani mattina.
Si sveglia di pessimo umore poco dopo mezzogiorno.
Non saprebbe dire a che ora  finalmente caduto addormentato,
dopo aver fissato il soffitto ascoltando ogni minimo
scricchiolio della casa che sembrava amplificato dieci
volte, ma nell'istante in cui apre gli occhi, gli ripiomba addosso
subito tutta l'angoscia e lo scombussolamento del
giorno prima. La mattina  andata. Se Anise ha chiamato - o
Wilson, Sterling o chicchessia, l'AP che gli chiedeva una dichiarazione,
l'Hog Butchers' Journal, Harley Meachum
che gli diceva che tutti e quattro i negozi erano andati a
fuoco simultaneamente - lui non ha sentito il telefono. E
ora  troppo a pezzi, mentalmente e fisicamente, per pensare
di ascoltare i messaggi. Che vadano tutti a fare in culo,
pensa in questo momento. Vaffanculo al mondo. Vaffanculo
a tutti quanti.
A piedi scalzi, con un paio di pantaloncini e una camicia
di flanella, va alla porta, fa uscire i cani e si avventura guardingo
sul vialetto per prendere il giornale del mattino (dove
non ci sar ancora niente, lo sa bene, visto che Toni Walsh 
rimasta bloccata sull'isola fino a che ormai era troppo tardi
per qualsiasi cosa, ma non pu fare a meno di controllare
comunque). No, neanche un accenno. Domani per sar tutta
un'altra storia. Domani ricomincia la tempesta di fango,
un uragano, venti forza 10, e si chiede vagamente se non dovrebbe
scrivere la sua versione dei fatti e postarla sul sito
dell'FPA per controbilanciare quello che Toni Walsh gli scaricher
addosso, quando dalle profondit della casa gli giunge
lo squillo del telefono.
Balza sui gradini, rientra, agguanta la cornetta nel soggiorno
al quarto squillo - con una smorfia, una smorfia perch
laggi ieri deve essersi stirato tutti i muscoli del corpo,
una scarica rovente di dolore puro che parte dal ginocchio
sinistro e arriva all'inguine e che lo costringe ad accasciarsi
sulla prima sedia, afferrarsi l'interno della coscia e premere
finch non passa. Pronto? risponde, aspettandosi che sia
Anise.
Parlo con Dave?
Non riconosce la voce, una voce maschile, bassa, bisbigliante,
con un imprecisato accento del Sud. Esatto, dice.
Chi parla?
Il nome non gli dice niente. Gli esce subito dalla testa.
Ha bisogno di caff, uova, pane tostato, qualcosa di sostanzioso
da buttare nello stomaco. Ci mette un po' per mettere
a fuoco quello che sta cercando di comunicargli l'uomo al
telefono, un amico di un conoscente di un amico di Wilson.
Posso procurarti ci di cui hai bisogno, dice l'uomo. Tutti
quelli che vuoi. E solo questione di prezzo. Trenta l'uno?
Ti pu andar bene?
Dave ha una folgorazione e capisce che sta parlando di
serpenti a sonagli, crotali, Crotalus viridis, per la precisione.
 troppo sorpreso - anzi, colto alla sprovvista dal tempismo
- per poter rispondere.
Ci sei? Mi senti? Ho detto che sono Everson Stiles, di
Wellspring. Texas.
S, dice lui, riprendendosi. S, certo. S, ti sento. Sono
interessato. Molto interessato.
Saranno passati mesi, pi o meno all'epoca in cui era andato
sull'isola con i procioni, da quando ha chiesto a Wilson
di tastare il terreno per conto suo, e questo  il contatto che
 riuscito a scovare. Everson Stiles, ex pastore di una chiesa
cristiana evangelica che professava il verbo dell'introduzione
dei serpenti nel tempio. Tutti gli anni si faceva una raccolta
di serpenti a sonagli e i fedeli arrivavano con sacchi di iuta
pieni di rettili e li rovesciavano per terra in mezzo a loro che,
in trance, supplicavano il Signore di preservarli dai morsi.
Ma a quanto pare il Signore li aveva abbandonati e qualcuno
- una bambina di dieci anni - era stato morso, a morte. C'era
stato un processo che si era chiuso con la condanna della
chiesa e la storia, e anche la chiesa, era finita l.
Pi le spese. Di viaggio, dico. Rimborso per il carburante.
Come, dal Texas fin qui?
All'altro capo del filo c' un breve scoppio di ilarit. No,
non sto pi l. Adesso vivo a Ojai. Poco pi in l di dove stai
tu. E ti dico che il momento per prenderli  adesso, in inverno,
quando sono nelle tane. Appallottolati, tutti aggrovigliati
insieme. Se aspettiamo la primavera, quando usciranno,
che in pratica vuol dire prenderli uno alla volta, il prezzo
sale.
Sta cercando di immaginarseli, i serpenti in un sacco che
si muove come se fosse animato, tre, quattro sacchi sul pavimento
di cemento del garage, e gli serviranno anche altri animali
- altri procioni, conigli magari, citelli, perch no citelli?
Direi che va bene, dice sentendosi allargare il cuore mentre
visualizza quell'immagine nei dettagli, conigli nelle gabbie
che muovono nervosamente il naso e pestano le zampe
guardandolo ansiosamente con i loro occhi grandi e stolidi.
E non stiamo parlando dei coniglietti bianchi che si regalano
ai bambini per Pasqua, ma di grossi conigli dalle zampe lunghe
e l'animo selvatico abilissimi nella sopravvivenza. No, il
prezzo va bene, e s, li voglio. Assolutamente. Per ascoltami,
sono in un momentaccio - posso richiamarti io?
Il telefono squilla non appena riattacca, riscuotendolo
dalle sue fantasticherie. E Anise, che gli chiede se ha dormito
bene, e il suo umore subisce un nuovo crollo.
Sai bene che la risposta  no. E anche grazie a te.
Senti, perch non passi a prendermi per pranzo e mi
racconti tutto per filo e per segno, cos poi andiamo al concerto
insieme, ti va?
Lui non dice niente, pieno di risentimento verso di lei.
Posso fare un comunicato, si offre lei, e gli pare di
vedersela nella cucina, che mordicchia la punta della matita o
un grissino, ogni cosa al suo posto, tranquilla e radiosa. Sulla
ragazza e su quello che  accaduto, su ci per cui ci battiamo.
Oppure dei volantini, possiamo fare dei volantini se
vuoi.
Tu non sai quello che ho passato, le dice alla fine, con
un tono che suona debole e autocommiserativo alle sue stesse
orecchie, un tono di resa. Non puoi immaginarlo nemmeno
lontanamente.

 Capitolo 15.
Il naufragio dell'Anubis.

Quando riattacca il telefono con Maria Campos, l'avvocato
che le  stata raccomandata da Freeman Lorber,  cos
agitata che deve andare di filato in cucina e versarsi un bicchiere
di sak per non afflosciarsi come un vestito vuoto. Beve
una lunga e generosa sorsata, lo sguardo sul parcheggio
bagnato, le felci piegate dal recente temporale, il prato un
pantano, gli eucalipti con la corteccia che viene via in lunghe
strisce sfrangiate. Il sole splende, almeno quello, ma l'appartamento
sembra diverso e asettico e tutto il suo contenuto -
le xilografie ereditate da nonna Takesue, il divano di pelle
verde foresta in legno di ciliegio che le  costato un mese e
mezzo di stipendio, lo stereo, il vaso con la dracena e persino
i CD di Micah Stroud impilati sulla libreria - sembra quasi
appartenere a qualcun altro. Tim se n' andato. E senza Tim,
la casa  vuota, abbandonata, inutile. Per un attimo si sente
sull'orlo delle lacrime, ma non ha voglia di piangere, n per
Tim n per Dave Lajoy n per nessun altro, e deve premersi
il bicchiere gelato sulla fronte, tenerlo l fra le sopracciglia
come un impacco, finch non le passa.
Quello che Maria Campos le ha appena detto  talmente
incredibile che non riesce a farsene una ragione - uno scherzo,
uno scherzo assurdo e perverso reso ancora peggiore dal
fatto che non  affatto uno scherzo ma la dura verit di quello che  il mondo e di quello che dovr affrontare. Personalmente.
Non come coordinatrice del progetto e direttore
dell'Information Services del Channel Islands National Park
che fa soltanto il proprio lavoro e lotta giorno e notte per
migliorare le cose e dare all'ecosistema una possibilit di riprendersi,
di rifiorire, di sbocciare, ma come individuo davanti
alla legge. Al mattino - domani, luned mattina, a causa
dell'incidente a Willows aveva dovuto abbreviare la visita
sull'isola e cos aveva fatto un solo giorno sul campo, come
se non bastasse - deve presentarsi al tribunale di contea di
Santa Barbara in forza di un'ordinanza a comparire scaturita
da quanto accaduto sull'isola, o la polizia la verr a prendere.
Incredibile. Come se la criminale fosse lei e i veri criminali
cittadini ossequiosi della legge. Peggio ancora, contro
Frazier, Clive e A. P. sono stati emessi mandati d'arresto, il che
significa che dovranno sospendere la caccia per almeno un
giorno, o forse pi - e proprio nel momento pi delicato.
Non star dicendo sul serio, aveva ribattuto lei, il telefono
una granata sul punto di esploderle in mano.
Lo so che  una seccatura, aveva replicato Maria, con
voce ferma, sbrigativa, come se tutto ci fosse una bazzecola,
la cosa pi normale del mondo, ma a questa convocazione
bisogna andarci, che le accuse siano giuste o meno. Per mi
creda - il tono si era fatto pi duro - otterremo l'archiviazione
delle accuse e faremo in modo che i cattivi abbiano il
fatto loro. D'accordo? Non se ne dia pensiero. Lo cancelli
dalla sua mente.
Ma io non ho mai... Insomma, non ho mai preso nemmeno
una multa per eccesso di velocit.
Lo so, lo so. Ma lei lasci perdere. Mi occupo io di tutto,
va bene? Aveva fatto una pausa, aspettandosi che Alma
protestasse, poi aveva detto, con un tono di voce meno duro:
Ascolti, perch non va a farsi una passeggiata sulla spiaggia,
oppure al cinema, o una cosa qualsiasi. Tim? Si faccia portar
fuori a cena da Tim.
Era tutto cos sbagliato che Alma non sapeva da che parte
cominciare a mettere insieme i pezzi. Tutto ci che disse,
la voce ridotta a un sussurro, fu: Okay.
 una sciocchezza, glielo dico io. Soltanto una manovra
disperata da parte loro. Vedr. Si fidi.
E ora, riagganciato il telefono, il sentore secco e asciutto
del sak che le aleggia sul palato e la testa che va per i fatti
suoi, solleva il bicchiere e se lo porta alle labbra, poi lo rimette
gi bruscamente. Ma dove ha la testa? Non pu bere.
Niente, nemmeno una goccia. Ha gi bevuto ieri, appena
ieri, come una qualsiasi ragazzina della periferia, incinta e
abbandonata a se stessa. Rovescia il bicchiere nel lavandino
pensando alla sindrome alcolico-fetale, al danno cognitivo,
al ritardo mentale e quando torna a posarlo le trema la mano.
Deve riprendere il controllo. Farsi forte. Dominio. L'unica
cosa che prova  debolezza, confusione e dolore e
nient'altro.
Sono le dieci del mattino appena passate. Anche se al ritorno
ha dormito in barca, il sonno era leggero e intermittente
e ogni volta che apriva gli occhi Toni Walsh e le altre due
ragazze la stavano fissando come se fosse la carceriera e
aspettassero soltanto l'occasione di fuggire - neanche potessero
volare o camminare sull'acqua - e adesso tutta la stanchezza
le sta venendo fuori, una spossatezza tale da renderle
insensibili le gambe come se fossero staccate da lei, e deve
tirar fuori una sedia da sotto il tavolo della cucina e
lasciarvisi cadere pesantemente. Per un bel pezzo rimane l a guardar
fuori dalla finestra, poi - inevitabile, umiliante, inutile - allunga
una mano verso il telefono e compone il numero di
Tim.
Non si aspetta niente. Lui  alle Farallones, sul campo,
dove i cellulari non prendono - nessuno lo sa meglio di lei.
Magari per  andato a San Francisco a fare provviste, due
giorni di licenza, magari  appena arrivato,  appena sceso
dalla barca, ed  per questo che non l'ha ancora chiamata,
ma risponder, deve rispondere, perch lei ha voglia di sentire
la sua voce, deve sentirla... Lo stomaco  in subbuglio.
La gamba comincia a tremare sotto il tavolo. Ma non si
aspetta niente e niente trova. Il telefono suona due volte, si
sente un clic debole e lontano, poi pi nulla.
Al mattino si mette il tailleur blu marina, una camicia di
seta bianca appena ritirata dalla lavanderia, collant e tacchi e
va in tribunale, con Maria Campos al fianco, dove succede
solo che perde tutta la mattinata a sentire un'udienza via l'altra,
finch non arrivano i suoi due minuti davanti al giudice,
che le d un'occhiata distratta e la congeda con l'obbligo di
ripresentarsi fra un mese. Quando finalmente approda in ufficio,
di Alicia nessuna traccia - ha dovuto prendere una
giornata di permesso, le spiega Suzie Jessup dell'ufficio accanto,
un'emergenza -, c' un mare di scartoffie da sbrigare
e una sfilza di email che non finisce pi. Lavoro.  quello che
le serve - che l'assorbe - e cos solo attorno alle due e mezza,
quando comincia a sentire il bisogno di un bel bicchierone
di t freddo magari con uno spuntino, si decide ad alzarsi
dalla scrivania, scende le scale e si dirige verso la strada pedonale
che costeggia la marina, pensando di prendere qualcosa
al Docksider. Cammina immersa nei suoi pensieri cercando
di schiarirsi le idee, quando improvvisamente si ferma.
C' qualcosa di diverso, qualcosa di fuori dall'ordinario,
ma di che si tratta? Gira lo sguardo sul viale (turisti che passeggiano),
l'edificio del Park Service (turisti che vanno avanti
e indietro, entrano ed escono fermandosi a guardare la
mappa in rilievo delle isole e gli altri oggetti esposti al primo
piano) e infine l'ampia distesa del parcheggio (sole che splende
sui vetri e sulle cromature delle auto posteggiate ordinatamente
nelle loro file), poi capisce di cosa si tratta: i manifestanti
non ci sono pi.
Incredibile. Come se si fosse svegliata nella sua capanna
di cemento a Guam e uscendo si fosse accorta che durante la
notte la giungla era scomparsa. I manifestanti non ci sono
pi. Niente slogan, niente cartelli diffamatori, niente graffiti.
Si sono arresi? Finalmente? Una buona volta? Le viene il
pensiero - un pensiero felice, che la percorre da capo a piedi
come una scarica elettrica - che non ci sono pi perch non
c' pi la loro forza motrice. Perch Dave Lajoy  dietro le
sbarre o fuori su cauzione o si aggira in qualche vicoletto tirandosi
il cappuccio della felpa sopra la testa come un mafioso o
un senatore in disgrazia. Ha fatto un passo falso fatale.
Ha chiuso. E finito. E la caccia ai suini procede con tale anticipo
sul programma che quando torner fuori il progetto
sar bell'e che finito e non avr niente per cui protestare.
Non sar meraviglioso?
Quell'idea la riempie di luce. Attorno a lei tutto sembra
splendere come se fosse stato ricreato da materiali riciclati,
nuovo, fiammante e luccicante. Il buon umore l'accompagna
per tutta la passeggiata fino al Docksider, e si scopre a fare
cenni di saluto a persone che conosce appena e a fermarsi
per sorridere a una giovane madre che condivide con il suo
piccolo una vaporosa nuvola rosa di zucchero filato, poi per,
salendo le scale, sente tornarle addosso tutta la gravit,
quel peso dentro di s inamovibile come un mattone - come
le piacerebbe raccontare a Tim le novit, farlo partecipe della
sua gioia, del sapore dolce della vittoria e della ragione ristabilita.
Invece Tim non  qui, le persone che si affollavano
per il pranzo sono tornate al lavoro e il posto ha un'aria deserta
e vagamente deprimente. E sola a pranzo, una persona
sola, grazie, e quando la cameriera cerca di pilotarla verso un
tavolino minuscolo in mezzo alla sala, lei insiste per avere il
separ vicino alla finestra, in genere riservato ai gruppi di
quattro o pi persone, ma perch no? E stanca di farsi comandare
a bacchetta. Stanca di tutto. Semplicemente stanca.
Mentre studia il menu cercando di decidere se prendere
la porzione piccola o quella grande di zuppa di molluschi
con granchio Louis, si sofferma a guardare la coreana del
negozio di generi vari l accanto, in piedi vicino al suo tavolo.
La signora Kim. Tiene in mano un giornale, il Press Citizen,
e glielo porge come un'offerta. Questo l'ha gi visto?
le chiede.
Alma non l'ha ancora visto. Stamattina era in uno stato
tale, fra la tensione di dover comparire in tribunale e il dubbio
se tenere la camicetta fuori dai pantaloni per nascondere
il fatto che il bottone di mezzo della giacca non si chiude pi,
da essersene dimenticata completamente. Molto spesso, fra
l'altro, il giornale lo sfoglia appena, ricordandosene soltanto
a sera tardi quando arriva nel vialetto di casa e lo vede l stropicciato
e strappato. Il che dopo tutto non  poi cos importante,
perch  sempre carta straccia, piena di minacce vuote,
arroganti e disinformate che stanno dalla parte sbagliata
rispetto a tutto ci in cui crede. Tim lo chiamava Press
Critizen.
No, dice Alma. No, perch?
La signora Kim, una donna sui settantacinque anni alta e
dritta come un fuso che una volta, dopo uno scambio di saluti
superficiali, aveva stupito Alma con un Nihon-jin, eh?
poggia il giornale sul tavolo e con un sorriso complice lo
spinge gentilmente verso di lei. Sar contenta di quello che
scrivono oggi. Copia gratis. La prenda.
Prima che abbia avuto modo di ringraziarla, il suo sguardo
si appunta sul titolo: Morte a Santa Cruz. E sotto: Tattiche
discutibili da parte dell'FPA provocano la morte di una giovane
studentessa del college di Toni Walsh.
La signora Kim si allontana lentamente, con un breve inchino
che Alma ricambia come pu da seduta. Basta manifestanti,
eh? dice l'anziana con una strizzatina d'occhio.
Un danno per il lavoro, fra l'altro. Il suo e il mio.
Alma, il cuore che batte all'impazzata, le sorride. Pu
dirlo forte.
L'articolo non  esattamente ci che sperava, ma per la
prima volta dall'inizio di tutta questa vicenda il principale
quotidiano di Santa Barbara cerca di prendere nettamente
distanza da Lajoy e dalla sua banda di pazzi. Continua a presentare
lui come un crociato e il TNC e il Park Service come
il nemico, ma Toni Walsh - sporca di fango, sangue e malamente
provocata - lo sgancia, usando toni pi da editorialista
che da cronista:
L'attivista e imprenditore locale, David Francis Lajoy, 47
anni, di Montecito, fondatore e presidente dell'organizzazione
per i diritti degli animali For th Protection of
Animals,  stato arrestato sabato a tarda notte dopo un
assurdo e tragico incidente sull'isola di Santa Cruz. A
quanto pare, Lajoy guidava un gruppo di seguaci nel tentativo
di sabotare la campagna del Park Service di sterminare
i maiali selvatici isolani dopo che un ricorso dell'ultima
ora per la sospensione della caccia era stato respinto.
I membri del gruppo hanno dichiarato che Lajoy ha
voluto andare avanti a tutti i costi nonostante le avverse
condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato il fine
settimana. Tentando una pericolosa scalata al seguito
di Lajoy in una zona soggetta a forti inondazioni, Kelly
Ann Johansson, 19 anni, di Goleta,  precipitata trovando
la morte.
Lajoy  accusato di violazione di propriet, atti vandalici
e cospirazione. I genitori della ragazza deceduta, Ronald
e va Johansson, anche loro di Goleta, contattati telefonicamente,
non hanno voluto commentare, ma un amico
di famiglia che ha chiesto di restare anonimo afferma
che stanno valutando se denunciare Lajoy per omicidio
colposo.
Legge l'articolo due volte da cima a fondo, e ora si sente
meglio, molto meglio. Quando arriva il cibo, tiene il giornale
aperto davanti a s per guardare il titolo e la foto d'archivio
sgranata del molo al Prisoners' Harbor che hanno ripescato
a corredo dell'articolo. La zuppa  deliziosa, con tanti molluschi,
patate, burro, e il granchio Louis  il migliore che abbia
mai assaggiato. Si ritrova a ripulire il piatto con pezzetti di
pane a lievitazione naturale di cui il locale va tanto fiero e finisce
che mangia troppo, o almeno cos le sembra. Quando
finalmente alza gli occhi, sono le tre passate da un pezzo, e
nonostante la sferzata che le ha dato il t ghiacciato, fatica ad
alzarsi dalla sedia. Ha sonno,  esausta, ma accantona l'idea
di uscire prima dal lavoro non appena le si affaccia alla
mente.
Fuori dal locale, si sforza di tenere un passo svelto, alzando
le ginocchia con andatura marziale e respirando l'aria di
mare a pieni polmoni, la marina  tranquilla, il parcheggio 
tornato a essere soltanto un parcheggio. C' una lieve brezza
fragrante che soffia da sud in un vago anticipo della stagione
nuova; si ferma un momento sull'angolino di prato sul retro
offrendole il volto mentre il custode sbuca dalla porta posteriore
e scuote lo straccio dei pavimenti e una decina di storni
bisticciano per qualche patatina fritta sul marciapiede. Poi
torna al lavoro, ma l'umore si guasta subito quando vede la
sedia di Alicia vuota. Si mette alla scrivania pensando che
quando verr a chiederle una valutazione dovr comportarsi
secondo coscienza. Punto e basta. E amen se cos facendo
urter i sentimenti di qualcuno.
Alla fine si ferma al lavoro fino alle sei, cercando di recuperare
la mattinata persa in tribunale, anche se, naturalmente,
non fosse per quello che  successo a Willows sarebbe rimasta
sull'isola, quindi non c' bisogno di essere cos inflessibile
con se stessa. Mentre chiude a chiave la porta dietro di s,
scende i gradini e attraversa il parcheggio deserto  a quello
che pensa, alla scena sull'isola, alla ragazza morta. Arrivando
sulla spiaggia con gli uomini e i cani si sentiva forte, padrona
della situazione e in un primo momento, vedendo la sagoma
rannicchiata e inerte buttata l sulla sabbia sotto il poncho
bagnato, aveva pensato che fosse un suino, uno dei maiali
morti che loro avevano tirato fuori da un crepaccio per portarlo
di soppiatto sulla costa ed esporlo a tutti. Il sangue le
rombava nelle orecchie. Portar via qualunque cosa dall'isola,
animali, vegetali o minerali, era un reato, ed eccoli l, colti sul
fatto, come se non bastasse la violazione di propriet e il tentativo
di interferire con un progetto che era gi costato milioni
di dollari ai contribuenti, ora cercavano anche di impadronirsi
di un animale selvatico, di rubarlo, usarlo, quando tutti
da un capo all'altro del paese sanno che la fauna selvatica, su
terreni privati o pubblici,  propriet del governo. Era furiosa,
imbestialita, elettrizzata dal piacere di inchiodarli, finalmente,
quando un ceppo nel fuoco si era infiammato rivelando
che la sagoma sotto il poncho era ben altro.
Il traffico  intenso sulla freeway immersa nel buio, un
fiume oscillante di fanalini rossi che la trascina con s nella
sua corrente. Accende la radio, prima ascolta le notizie, poi
cerca della musica, sforzandosi di non pensare alla ragazza
morta, a Tim, al bambino che sta crescendo dentro di lei e a
quello che dir quando non potr pi tenerlo nascosto. C'
un brano che adora, che alla radio non fanno quasi mai - I
Came So Far For Beauty, una canzone di Lonard Cohen nella
versione di Jennifer Warnes - e prova a cantarla, ma le
parole le scivolano via e dopo il secondo ritornello si azzittisce.
La prima sosta  al negozio di alimentari gi al villaggio
- dopo quel po' po' di pranzo non le serve granch: un pezzo
di salmone (di allevamento, con l'aggiunta di coloranti) e
una busta di spinaci da buttare nel microonde - poi passa al
videonoleggio. Ci impiega un po' per scegliere qualcosa, curiosando
fra le pellicole nuove, molte delle quali le ha viste al
cinema con Tim quando sono uscite, poi le commedie, tutte
puerili e divertenti soltanto per definizione, quindi va alla
sezione classici e si decide per un film di Ernst Lubitsch che
deve aver visto almeno due o tre volte, ma non di recente.
L'idea - il tema della serata -  di tenersi sul leggero, qualcosa
per distrarsi, niente di pi, poi infilarsi a letto e lasciarsi
sommergere dall'oblio come da una nera ondata di nulla.
Benissimo. Ottimo. Ma quando arriva alla porta di casa e
infila la chiave, si accorge che  gi aperta. Strano, perch lei
non  tipo da dimenticarsi di chiuderla. Mai. Per un momento,
ripercorrendo mentalmente i suoi movimenti da quando
 suonata la sveglia e lei  saltata fuori dal letto in preda all'agitazione
fino a quando  uscita di casa con un bagel stantio
e un po' di formaggio spalmato sopra alla bell'e meglio, prova
a visualizzarsi mentre, in piedi davanti alla porta, gira la
chiave nella serratura, ma l'immagine non appare. Tutto a un
tratto le viene paura. Ultimamente ci sono state una serie di
effrazioni nel quartiere, in una delle quali una donna di Olive
Mill Road - a nemmeno tre isolati da l -  stata aggredita
dopo aver sorpreso i ladri mentre spostavano i mobili per
portarsi via i suoi tappeti orientali. Molto lentamente, in silenzio,
lei stessa come una ladra, gira la maniglia e allunga la
mano per accendere la luce del corridoio.
 immobile sulla soglia, pronta a scattare se ce ne sar
bisogno, ma quando pian piano apre la porta - completamente,
per essere sicura che non ci sia nessuno nascosto dietro
- non vede niente se non il solito ingresso, il tavolo con
sopra l'impermeabile, ombrelli, riviste non lette e le tre borsette
che ormai le sono venute a noia. Ehi? fa. C' qualcuno?
 Poi, col cuore in gola, le viene in mente Tim.  lui quello
che non si ricorda mai di chiudere la porta uscendo - il pi
delle volte non trova nemmeno le chiavi. Tim? chiama gi
pensando a una rappacificazione. Tim che le fa una sorpresa,
sarebbe proprio da lui sbucare fuori da un angolino buio e
spaventarla a morte. Tim, sei tu?
E solo una volta entrata, una volta arrivata in cucina, in
sala e poi in camera da letto che comincia a capire. Tim 
stato l e se n' andato. Le sue cose - tutto, la bicicletta, i libri,
i videogiochi, persino la biancheria e la sua collezione di
t-shirt - sono scomparse. Cassetti vuoti, ecco tutto quello
che ha lasciato. Rotolini di polvere. E un paio di scarpe da
basket con i lacci rotti e le suole consumate sui calcagni.
Il suo primo impulso  di prendere le Converse, toccarle,
portarsele alla faccia, ma non ce la fa. Le gambe si fanno
molli sotto di lei e deve mettersi a sedere l dove si trova,
sull'angolo del letto. Incrocia le braccia sul petto e si stringe
le spalle con forza. Le sembra di non riuscire a sollevare la
testa. Dopo un po', i capelli cominciano a cascarle davanti, la
forza di gravit fa scivolare da dietro le orecchie una ciocca
dopo l'altra finch tutta la faccia non  in ombra. Non potrebbe
dire per quanto tempo rimane l in quella posizione,
disperata, rannicchiata, a fissarsi le gambe accavallate nello
spigato blu marina del vestito che ha indossato per andare in
tribunale, quelle gambe che lui toccava e accarezzava, e ora
dov'? Non poteva darle almeno un colpo di telefono? Lasciarle
un biglietto? Qualcosa? Qualcosa per far capire
quanto erano importanti l'uno per l'altra, quanto
significassero quei cinque anni in cui avevano dormito insieme nello
stesso letto? Era una cosa oscena. Uno scherzo. Una cosa
sbagliata, profondamente sbagliata.
Pi tardi, molto pi tardi, quando finalmente si tira su
dal letto, si aggira per le stanze come una paziente in un reparto
di chirurgia, trascinando i piedi, passando le dita distrattamente
sui tavoli e sulle sedie, in cerca di una traccia di
lui. Il biglietto  l,  sempre stato l - lo trova in cucina, sul
tagliere, fermato dalla pietra per affilare i coltelli. Un foglio
di carta piegato in due. Dentro ci sono due chiavi - la sua
chiave di casa e quella di riserva della Prius. Sul biglietto, tre
frasi:
Alma:
ti amo, ti amer sempre, ma se vuoi fare questa cosa  una
scelta tua. Puoi tenerti la macchina perch io non ne ho
bisogno - dopo le Farallones penso che in estate me ne
andr al nord a lavorare con questo tizio degli uccelli
dell'universit di Fairbanks. Dopo di che vedremo.
Tim
L'odore del salmone le d la nausea ma si sforza di mangiare,
la cucina  troppo illuminata, triste, assolutamente silenziosa.
Guarda il film per distrarsi ma non riesce a seguirlo.
 solo rumore e movimento. Odia Tim, ecco la verit - ed
 proprio contenta di aver scoperto com'era fatto prima che
fosse troppo tardi. E odia anche il bambino che ha dentro -
l'embrione, quella creatura che si  installata l, la vita, sempre
e ancora vita. Va a letto quando l'orologio dice che 
l'ora ma non riesce ad addormentarsi. Non pu chiamare
sua madre. Non chiamer Tim.
Al mattino  peggio. Probabilmente ha sonnecchiato, ha
sognato, ma si ricorda solo di essere rimasta sdraiata sulla
schiena a fissare il soffitto mentre la luce del giorno, quasi
vergognandosi, si insinuava nella stanza.  una giornata lavorativa,
marted, ma lei non ha intenzione di andare al lavoro.
Quello che ha intenzione di fare - quello che deve fare - 
costringersi ad alzarsi dal letto, svuotare la vescica, affrontare
il rituale mattutino di vomitare, lavarsi la faccia e sciacquare
via quel sapore acido dalla bocca, poi mettersi addosso
qualcosa e andare in centro. Al poliambulatorio.  incinta
di venti settimane, nel secondo trimestre, e non  mai andata
al poliambulatorio, non ci  nemmeno passata vicino, da
quando in novembre Tim le ha instillato la nozione della sua
esistenza. Non sa neppure a che ora apra o se qualcuno la
vorr vedere. O per essere precisi: se pratichino aborti anche
a gravidanza avanzata. A quanto ne sa, per un aborto a questo
stadio - o procedura, come la chiamano - servono degli
strumenti per asportare il feto, il forcipe, poi la ventosa e
infine un cucchiaio chirurgico per il raschiamento delle pareti
dell'utero cos da essere sicuri di rimuovere ogni frammento
di tessuto. L'utero  pieno, questo  il problema, le
comprime l'addome,  gonfio, preme, tira e i vestiti le stringono,
e loro - chiunque sar, qualcuno, un medico col camice
verde - lo svuoteranno, porteranno via tutto quanto. Ecco
perch si fa la procedura. Il piano  questo.
Immettendosi nel traffico della freeway l'unica cosa che
riesce a pensare  questa - portar via tutto quanto. E a stomaco
vuoto, nemmeno una tazza di caff o una fetta di pane
tostato. Solo la nausea, che gratta in fondo alla gola come per
aprirsi una strada. Le macchine sfrecciano da tutte le parti.
La giornata  serena e soleggiata e la pioggia ha rinverdito la
vegetazione che fiancheggia la strada, ma lei lo nota appena.
Vede l'asfalto, l'acciaio cromato delle automobili, i gas di
scarico che si levano velenosi quando il traffico inevitabilmente
si ferma e le lucine rosse si accendono in tutta la coda.
Camion. Furgoncini. Rifiuti sparsi nello spartitraffico. E poi,
proprio mentre sta per uscire dalla freeway, la natura si riafferma
sotto forma di un gabbiano che plana sopra di lei verso
il luccicore increspato dell'oceano, le ali inevitabili come
il mare e come la prima creatura che ne usc.
Il fatto  che non riesce a trovare il posto. Ma dov' - sulla
Haley? Sull'Ortega? Anzi no, sulla Garden. E sulla Garden,
giusto? Arrabbiata, frustrata - niente lacrime, non ancora
- stringe il volante, persa fra sensi unici e semafori che
sembrano cambiare a casaccio come se tutta la citt fosse
contro di lei, ciclisti che attraversano il suo campo visivo da
ogni dove, pedoni come un muro di carne umana a questo
incrocio e a quell'altro. Va troppo forte, poi troppo piano.
Qualcuno dietro di lei suona il clacson. Sfoglia le cartine della
citt, ma pare che del centro di Santa Barbara non ce ne
sia neanche una, cercando allo stesso tempo di recuperare il
cellulare dalla tasca laterale della borsetta - chiamare, ecco
quello che deve fare, chiamare e farsi dare indicazioni, ma
non dir niente, non chieder un appuntamento e nemmeno
di parlare con il consulente che lei e Tim hanno visto la volta
prima, soltanto le indicazioni e basta - quando proprio davanti
a lei una donna con una macchinetta color argento che
sembra un asciugacapelli sbuca fuori da un passo carraio e le
due auto si urtano, piano piano, delicatamente, i paraurti
che si toccano come due palle da biliardo in mezzo al tappeto
verde di feltro.
Dietro di lei ce un altro colpo di clacson, un improvviso
stridore di frenate brusche. Lancia un'occhiata al viso della
donna, una donna non molto diversa da lei, una donna sulla
trentina che sta andando a lavorare, i capelli pettinati all'indietro
e il trucco ancora fresco sugli occhi. Si studiano per
un attimo, l'espressione della donna attraversa tutte le sfumature
possibili, choc, imbarazzo, fastidio, rabbia, rassegnazione,
poi entrambe simultaneamente aprono gli sportelli ed
escono alla luce. Solo allora Alma si accorge dei due piccoli
sul sedile posteriore dell'auto - due bambine con il grembiule
di scuola, legate dalla cintura di sicurezza, che allungano il
collo per vedere che cos' tutto quel trambusto.
L'Anubis, al largo di Santa Barbara, un cabinato in vetroresina
di undici metri con due motori diesel Volvo che pu
arrivare a cinquantadue miglia orarie con mare calmo, era
stato acquistato nuovo nel 2005 da una coppia locale in sostituzione
di una barca pi piccola. Todd e Laurie Gilfoy,
entrambi poco meno di trent'anni, erano navigatori esperti e
Todd aveva passato tutte le estati da quando aveva memoria
a bordo della barca del padre, il Dreamweaver. Si erano sposati
subito dopo essersi laureati all'universit di Santa Barbara,
lui in economia e commercio e lei in scienze dell'educazione
primaria, e da allora Todd aveva affiancato il padre
nella concessionaria della GMC mentre lei insegnava in una
scuola media privata a Hope Ranch. Non avevano figli e
amavano passare i weekend in mare, spesso in compagnia di
altre giovani coppie. L'isola di Santa Cruz era fra le loro mete
preferite, soprattutto la parte meridionale della costa, dove
c'erano meno imbarcazioni a rovinare il paesaggio. Entrambi
non disdegnavano bere. E quando bevevano, spesso
si lanciavano in una sorta di gara per attirare l'attenzione che
a volte metteva in imbarazzo i loro ospiti, soprattutto se erano
bloccati in mezzo al canale e non potevano fuggire da
nessuna parte.
In una bella domenica di settembre, appena un mese
dopo aver acquistato la barca che avevano ribattezzato
Anubis (l'idea era stata di Laurie - era appassionata di mitologia
egizia e sperava prima o poi di visitare le grandi piramidi
sul Nilo), avevano invitato altre due coppie a passare
il fine settimana con loro a Coches Prietos. Jonas e Sylvie
Ryerson erano cari amici dai tempi in cui erano studenti;
Ed e Lucinda Cherwin, che avevano dieci anni pi di loro
ed erano vicini di casa di Jonas e Sylvie, erano invece una
conoscenza pi recente. Si erano incontrati alla marina alle
dieci del mattino, una giornata perfetta, temperatura sui
ventitr gradi con un vento di terra da leggero a moderato
e onde fra i sessanta centimetri e il metro. Laurie li aspettava
al cancello in bikini leopardato e Crocs rosa per accompagnarli
alla barca dove Todd, con addosso un paio di pantaloncini
cargo, li aspettava con una caraffa di margarita.
Ehi, marinai d'acqua dolce, li apostrof. Cazzo, credevo
che non ce l'avreste mai fatta ad arrivare. Forza, che
state aspettando?
Non erano ancora usciti dal porto e Todd stava gi offrendo
il secondo giro di drink, e quando Lucinda si scherm
con un sorriso, osservando che erano solo le dieci e un quarto
e che avevano davanti tutto il giorno - e la notte, quanto a
quello - il volto di Todd si rabbui. Fighetta, sbott. Poi,
rivolto a tutto il gruppo: Le fighette e i marinai d'acqua
dolce scendano pure di sotto. Okay? si chin verso Jonas,
con un sorriso tirato. Dico bene?
Ci sono cose che si possono perdonare e altre no. Arrivati
a cinque miglia dalla costa, tutti e quattro gli ospiti erano
in cabina e Todd e Laurie erano sopracoperta nel pozzetto,
che si trovava in pieno sole avendo levato il tettuccio e i
tendalini laterali di tela, e discutevano su qualche cosa. A voce
alta. Animatamente. Si sent un forte colpo sul ponte sopra
di loro, poi Laurie scese i gradini che portavano in cabina,
con un filo di sangue all'angolo della bocca. Piangeva - almeno
stando a quanto dichiar in seguito Sylvie Ryerson -,
and in bagno, chiuse la porta e non lasci entrare nessuno.
Nel frattempo, Todd spingeva la barca al massimo, virando
stretto a babordo e poi schizzando via a dritta giusto perch
gli andava cos, e negli stipetti tremava tutto e le cose scivolavano
da una parte all'altra del pavimento della cabina. Lucinda
Cherwin cominci ad avere la nausea e suo marito,
accompagnato da Jonas, sal sul ponte per cercare di far ragionare
Todd, ma Todd se ne stava al timone, il volto impietrito,
ignorandoli.
Vuoi ascoltarmi? Ed aveva tutte le vene del collo gonfie.
Era un imprenditore, abituato a dare ordini. Stai facendo
una stronzata e non mi interessa che storie avete tu e tua
moglie, per voglio che tu giri questa carretta e ci riporti a
terra. Lucinda sta male. Stiamo male tutti. Mi senti?
Todd non alz nemmeno lo sguardo. Dette uno strattone
alla ruota come se stesse trainando uno sciatore d'acqua,
mandandoli a sbattere tutti e due contro il parapetto.
Todd, andiamo, amico, cos non va, supplic Jonas,
cercando di recuperare l'equilibrio. Erano vecchi amici. Stava
cercando di essere ragionevole. Lo sai anche tu. O ti riprendi
o ci porti tutti indietro - insomma, stai terrorizzando
Lucinda...
Il risultato fu che finalmente Todd gir la prua della barca
- a tutta velocit, con una brusca virata di trecentosessanta
gradi che per poco non li fece finire tutti a bagno - e non
disse pi una parola per tutto il viaggio di ritorno alla marina.
Quando scaricarono le borse, i motori accesi, l'aria appestata
dal puzzo di gasolio e la barca che ancora dondolava
sull'ultimo tratto della scia, Jonas, ormai inferocito, salt gi
dalla barca e gli grid: Puoi essere un vero stronzo, amico,
lo sai?. A quel punto Todd alz lo sguardo dal cruscotto -
in mano aveva un bicchiere, un altro bicchiere - e mostr il
dito medio a tutti quanti. Fighette, rugg, tanto che dalle
barche vicine si girarono tutti a guardarlo, fighette, ecco
cosa siete. Tutti quanti!
Nessuno si volt indietro. Se l'avessero fatto, avrebbero
visto che Laurie era uscita sul ponte e si stava scagliando
contro di lui, imprecando, i capelli al vento, tempestandogli
di pugni le spalle nude su cui spiccava il tatuaggio di una
moffetta, e Todd che la teneva a distanza. Quale fosse la materia
del contendere non lo cap mai nessuno. Ma novanta
minuti dopo l'Anubis, con il pilota automatico, si incagli a
China Beach senza nessuno a bordo. L'ipotesi  che a un
certo punto della traversata la situazione fosse degenerata e i
due, nella foga della colluttazione, fossero caduti in mare,
mentre la barca, lanciata a tutta velocit, si allontanava rapidamente.
Il corpo del marito, senza nessun segno a parte
qualche abrasione sulle braccia, venne recuperato quella sera
stessa in prossimit del punto in cui si supponeva che la
coppia fosse caduta fuori bordo. La moglie venne ritrovata
soltanto l'inverno successivo, quando il corpo, a faccia in su
e con ancora il bikini addosso, venne buttato a riva a
Prisoners' Harbor.
Alma non avrebbe mai visto la notizia, se non fosse stato
per sua madre. Sua madre la trov su internet, la stamp e
gliela sped per posta senza nessun commento, il titolo - Corpo
ritrovato sull'isola di Santa Cruz - sottolineato in rosso.
L'inverno si attard fino agli ultimi giorni di marzo, ma le
piogge calarono nettamente e i ghiacciai raggiunsero appena
l'ottanta per cento della norma, il che alla fin fine significava
avere problemi con l'acqua. I meteorologi parlarono di effetto
del riscaldamento globale, come se una singola stagione
potesse riflettere altro che se stessa, e il Press Citizen pubblic
una serie di articoli allarmistici sullo scioglimento della
calotta polare, l'innalzamento del livello del mare alle
Seychelles e il rischio di tsunami lungo le coste californiane
- il che era un bene quanto meno nella misura in cui induceva
le persone a pensare. Poi arriv aprile, un sole robusto
che ogni giorno saliva pi in alto, e per quanto Alma sapesse
che bisognava sperare in un ultimo forte acquazzone, non
poteva fare a meno di sentirsi sollevata dalla possibilit di
passeggiare sulla spiaggia e di prendere un po' di sole sulla
faccia e sulle gambe. Era piacevole, specialmente dopo la cupezza
dell'inverno e tutto quello che aveva passato, la vicenda
giudiziaria ormai alle spalle, dissolta come una pastiglia
nell'acqua, come se niente fosse successo. Maria Campos
aveva dimostrato di sapere quello che diceva - il giudice aveva
archiviato tutte le accuse, non solo contro di lei ma anche
contro Frazier, Clive e A. P. E perch? Perch non avevano
fondamento, perch erano false, e il procuratore distrettuale
se n'era reso conto, l'aveva capito, e aveva dichiarato il non
luogo a procedere.
Dopo aprile era arrivato un maggio grigio, e adesso, la
prima settimana di giugno, il sole era scomparso ed ecco la
cappa. La cappa di giugno.  la situazione pi comune in
questo periodo dell'anno, la foschia marina che non si alza
mai per tutto il giorno, a volte un pochino nel pomeriggio, a
volte neanche quello.  il momento della meteoropatia per le
persone che vivono lungo la costa, e in questo lei si identifica,
decisamente.  l'anno della Nina, per cui l'acqua  pi
fredda del solito, il che significa ancora pi foschia sul suo
condominio, sulla spiaggia e su buona parte della citt, per
non parlare del suo ufficio e di tutta Ventura e Oxnard. Il
suo modo di reagire alla cosa  star fuori dall'ufficio pi
possibile, e l'isola  diventata il suo rifugio, soprattutto il ranch
principale, pi soleggiato dello Scorpion.
Adesso  l, distesa nella stanza sul retro al centro operativo,
a cercare di chiudere gli occhi. Solo un momento. Sono
le sei e mezza di sera e la cena  quasi pronta, a giudicare
dall'inequivocabile profumo di soffritto d'aglio, zenzero e
porro che arriva dalla cucina dove le ultime due ragazze delle
volpi - Marguerite e Allison - stanno preparando una frittura
di tofu e persico spigola. Dalla stanza grande le arriva il
mormorio delle voci, le risate, qualcuno che strimpella una
chitarra. A cena saranno una dozzina di persone o gi di l
- Frazier, Annabelle, un'accolita di cacciatori (gli uomini dei
suini e le ragazze delle volpi ormai fanno coppia fissa da un
paio di anni, e come dargli torto?), biologi, archeologi, qualcuno
della manutenzione, il tutto molto cameratesco, prendi
finch ce n', stasera cucini tu, domani cucino io.
Si berr vino. Il vino qui  sacro, e dopo essere stati fuori
nei boschi tutto il giorno  pi che necessario. Le sembra di
vederli, spaparanzati in giro per la stanza, a svuotare bottiglie
dentro a un assortimento di bicchieri spaiati, scherzando,
chiacchierando, spettegolando, parlando di biologia sul
campo, di politica, degli scandali, di sesso e di tutto ci che
passa loro per la testa in assenza di televisione e telefoni cellulari.
I suoi amici. La sua famiglia. Le persone che hanno
lavorato con lei e sotto di lei seguendo rigorose linee di ricerca
scientifica e non incidentalmente eliminando 5.036 suini
selvatici in appena quindici mesi, senza che sull'isola sia rinvenibile
traccia anche di un solo superstite. Fra un minuto si
alzer e andr a raggiungerli. Manger - non ricorda di essere
mai stata tanto vorace come nelle ultime settimane -, ma
non berr un bicchiere di vino con loro, nemmeno un minuscolo
goccetto innocuo.
 una lotta, gomiti, braccia e polsi deboli come se fossero
privi di ossa, ma alla fine riesce a guadagnare la posizione
eretta e un attimo dopo i suoi piedi trovano i sandali, anche
se le strisce di velcro sono troppo per lei e per il momento li
terr slacciati. Rimane l un istante a guardare le mosche
sulla finestra, il mondo divenuto improvvisamente estraneo per
loro, le correnti d'aria dolce e generosa che le sosteneva sulle
marmitte di minestre, sui bidoni della spazzatura e sui teneri
bocconi di carogna, adesso  diventato duro e impenetrabile
come pietra; come  potuto accadere, quale mistero si  verificato?
Non lo sanno. Brancolano, ronzano e muoiono, il paradiso
proprio li davanti ai loro occhi ma al tempo stesso irraggiungibile.
Se fosse ancora a Guam, ci sarebbe un geco
arrampicato sulla parete a banchettare, qui invece i rettili
sono pi circospetti. Ma la cena  pronta, decisamente, e un
momento dopo  in piedi sulle assi crepate, varca la porta ed
entra nello stanzone, dove tutti alzano lo sguardo e tutti sembrano
sorriderle.
Cristo, Alma, ruggisce Frazier, la sua faccia rossa ancora
pi rossa, pensavamo che avessi partorito tre gemelli l
dietro - stringendo i denti e staccando il cordone ombelicale
a morsi, tutto da sola. Ammicca agli altri, passa il bicchiere
da una mano all'altra mentre attraversa la stanza verso di lei,
posa la mano con le dita aperte sul pancione rigonfio ed esulta:
Ma no, ragazzi, sono ancora qua dentro. E non saprei
dargli torto - quale bambino sano di mente avrebbe mai voglia
di uscire per trovarsi di fronte a un branco di maledetti
ubriaconi e fanatici dei boschi?.
Parla per te, dice qualcuno, accolto da una risata generale.
Annabelle si fa avanti per intercedere, spingendo Frazier
da parte con aria giocosa e alzando una bottiglia in modo che
Alma la possa vedere. Sidro frizzante, analcolico. Ho pensato
che magari ne vuoi un bicchiere - che dici?
S, mi fa piacere, dice lei con una voce tenue e delicata, -
un fremito alle sue stesse orecchie. Ammesso che mi abbiate
lasciato un bicchiere pulito, naturalmente.
Un grido da parte di A. P, che butta gi ostentatamente il
suo vino rosso, si alza, sciacqua il bicchiere al lavello, lo
asciuga accuratamente con l'angolo semipulito di uno strofinaccio
e poi glielo porge con un gesto elegante. Annabelle 
subito l con la bottiglia per riempire il bicchiere e lanciare il
brindisi. Ad Alma, dice. E al suo piccolino!
O piccolini, soggiunge Frazier.
Fai presto a parlare - Annabelle si china in avanti per
rabboccare il proprio bicchiere dalla bottiglia di pinot grigio
pi a portata di mano - non sei tu a doverti portare in giro
tutto quel peso. Fa una pausa, come per un ripensamento,
e si allunga per dargli una pacca sulla pancia. Anche se a
ben guardare...
Io no, giuro che non sono incinto.
Gravidanza plurigemellare! grida A.P. Qualunque
cosa di meno sarebbe - annaspa, sorride, cerca di bere a
canna e di dire qualcosa di sensato tutto allo stesso tempo -
insopportabile. O insostenibile. O, o... che so io.
Il termine  fra due settimane e mezzo. Lo sanno tutti,
anche Freeman Lorber, che ha fatto di tutto per imporle la
sua autorit e nelle prime settimane da quando la gravidanza
 diventata palese ha continuato a insistere di essere il testimone
di nozze ideale, fino a che lei non gli ha fatto capire
che le nozze non ci saranno e che comunque la cosa non lo
riguardava. Ci di cui ti devi occupare, gli ha detto, con un
tono di voce duro che non ammetteva repliche,  chi bader
a tutto quanto mentre io sar in maternit - che poi vuol
dire una settimana, cinque giorni lavorativi, quindi non fare
quella faccia. In caso di sorprese - se il travaglio dovesse
anticipare e putacaso lei fosse sull'isola - ci sar tutto il tempo
di riportarla sulla terraferma, se non in barca, in elicottero.
Ma non succeder perch l'ultima settimana se ne star a
casa e con lei ci sar sua madre. E Ed. Ed, che ha fatto il
pieno alla macchina e ha controllato le gomme, gi pronto a
farsela a tavoletta da casa all'ospedale.
Dopo cena prende una sedia e si mette fuori a guardare
la luce che muta sul dosso dietro la casa dei pecorai. Ha lasciato
il libro sul letto, ma non le serve un libro, non qui, non
stanotte. Tutto  tranquillo, le rondini tornate ai loro nidi, le
cavallette che alle volpi piace tanto schiacciare fra i denti
nascoste nell'alta erba gialla, il colore delle costruzioni, dei
campi e del chaparral che cambia fondendosi proprio come
nei quadri di Diebenkorn appesi nell'edificio principale - e
Diebenkorn era stato qui, esattamente qui, aveva calpestato
questo stesso terreno, amico e ospite di Carey Stanton quando
questa terra non era ancora pubblica, o quanto meno non
era ancora una propriet vincolata all'uso pubblico.  questo
che sta pensando, ritrarre quella scena, cos toccante e
confortante, a olio o anche a matita, anche se sarebbe quasi
impossibile, e ai suoi ultimi tentativi nelle arti figurative, in
seconda o terza media, che finivano tutti per sembrare
espressionismo astratto, quando una delle ragazze delle volpi,
Allison, arriva a farle compagnia.
La luce comincia a impallidire, i pipistrelli saettano nel
vasto cielo, una corrente fredda di aria marina arriva dall'oceano
attraverso il passo. Allison - una fumatrice - si siede
per terra accanto a lei, appoggiando la schiena al muro di
intonaco grezzo. Ti spiace? chiede, agitando la sigaretta
spenta verso di lei.
No, fai pure, dice, ma non pu fare a meno di avvertire
una punta di fastidio. Non pu andare a fumare di dietro?
Oppure su in cima al dosso? Su una delle boe in mezzo al
canale? In un qualsiasi altro posto?
Insomma, sono sottovento rispetto a te, ne sono abbastanza
sicura. La vampata del fiammifero, le labbra che si
chiudono, l'odore acre e aggressivo di erba bruciata, che svanisce
subito, spostandosi lungo la base della casa come uno
spirito evocato e subito scacciato.
Rimangono in silenzio per un momento, Alma con lo
sguardo fisso dall'altra parte del cortile dove il bidone del
compost si erge come un'altra costruzione, Allison tutta presa
dalla sua sigaretta. I pipistrelli schizzano fuori dal nulla,
l'oscurit si infittisce un altro po'. Poi, tanto per dire qualcosa,
per sembrare gentile e accogliente invece che vecchia, incinta
e scorbutica, Alma dice: Cena eccellente. Vi siete veramente
superati.
T' piaciuta?
Credo di aver mangiato troppo.
Gi, cio, quando Marg e io abbiamo visto il persico
spigola che aveva preso A. P. l'abbiamo impanato subito,
scottato e messo da parte perch non si afflosciasse, e il resto
era facile, solita frittura con riso integrale. E vino. Fa una
risatina. Con un po' di vino  buono tutto. Allison  bionda,
di quel biondo che la madre di Alma chiamerebbe un
biondo sporco, viso sottile e grazioso e gli stessi anni della
ragazza che Dave Lajoy ha portato qui a morire.
Be', comunque, dice Alma, stasera eravate ispirati.
Sul serio, ragazzi, dovreste aprire un ristorante.
Ma Allison non risponde. Ha lo sguardo perso in direzione
del secchio del compost. Che cos' quella, dice in un
sussurro, una volpe? Ma no, non pu essere una volpe, vero?
Le volpi, che durante la cattivit si sono abituate a qualche
boccone gratis, ormai sono una presenza assidua attorno
al ranch, anche alla luce del giorno. Alma ne ha identificato
sei diversi individui che tutte le notti fanno il giro del compost,
piluccando delicatamente fra gli avanzi, fra cui stasera
un bel mucchietto succulento di pelle, interiora e spine di
persico spigola. Ma Allison - dopo tutto  una ragazza delle
volpi - ha ragione. Alma lo capisce anche se non ha gli occhiali.
Quella non  una volpe. Si muove in maniera tutta
diversa, ingobbita e a scatti, senza la fluidit che dovrebbe
avere. Una moffetta, dice Alma alzandosi dalla sedia nel
momento stesso in cui Allison si tira su da terra per mettersi
in piedi accanto a lei. Che altro potrebbe essere?
Ed  qui che la cosa si fa interessante; avanzano caute sul
vialetto risalendo il leggero pendio fra le erbe stagionali che
la falce ha ridotto a monconi gialli e occasionali eruzioni di
qualche finocchio tagliato che sembra un pugno verde, il
sentiero  sconnesso e la luce incerta inganna gli occhi. Cercano
entrambe di limitare i movimenti al minimo come in un
gioco da bambini, un-due-tre stella, tenendo le braccia lungo
i fianchi e immobilizzandosi dopo ogni passo. Il bidone si
trova a una quindicina di metri. Strizzano gli occhi per mettere
a fuoco nonostante il velo della notte incipiente, ma anche
nella luce scarsa  chiaro a tutte e due che quella creatura,
che muove le zampe come una contadina china su un
bucato notturno presso la riva del fiume, non  n una volpe
n una moffetta. Tanto per cominciare  troppo grossa. E si
muove in maniera tutta diversa. E poi il pelo. Il modo in cui
si accuccia sulle zampe posteriori per mangiare. Per un attimo,
mentre la perplessit si trasforma in indignazione, Alma
vede un cane davanti a s, un bastardo malandato e pieno di
malattie che qualche idiota in barca ha abbandonato senza
pensare alle conseguenze, al disastro che il cimurro canino o
il parvovirus pu produrre sulla popolazione delle volpi, poi
per capisce che non si tratta nemmeno di un cane. Stupefacentemente,
incredibilmente, sembra essere qualcosa di totalmente
diverso. Qualcosa con una maschera, dita articolate
e una lunga coda cespugliosa a strisce.

 Capitolo 16.
La zona di separazione.

E cos finalmente siamo a giugno, il canale pullula di imbarcazioni,
tutti i suini sono morti e nessuno lo sa o se ne
cura. Lui ha deciso di non prendersela, di non arrabbiarsi
visto che  tutto mutile. L'FPA  defunta, ormai soltanto un
triste ricordo, le donazioni evaporate fino all'ultimo centesimo
dopo la sparata di Toni Walsh e il modo in cui le testate
nazionali ci si sono buttate sopra. Per non parlare dei blog.
Se prima il loro operato poteva apparire eroico agli occhi di
una certa fascia della popolazione, ora sono diventati un simbolo
di cocciutaggine ed eccesso - o peggio, di una buffonesca
incompetenza che lo fa vergognare di mostrarsi in pubblico.
Persino Marta, quella patetica culona di Marta, che in
questo momento si trova in cucina ad assicurarsi che le sue
cazzo di uova siano effettivamente rivoltate e il pane tostato
quanto meno friabile, aveva fatto un accenno alla situazione,
in un grigio mattino in cui il locale era pieno zeppo e tutti -
compreso l'apprendista barbone dai pantaloni lerci che si
trascina fin qui tutti i giorni a prendere un caff - erano l
con le orecchie tese. Si direbbe che ti sia cacciato in un guaio,
no, Dave? gli aveva detto, a voce abbastanza alta in modo
da farsi sentire da tutti, sebbene la sua faccia rugosa e
cadente fosse atteggiata a un'espressione di finta solidariet.
Rosso di rabbia e umiliazione, aveva spostato lo sguardo sulla
sala dietro di lei - chi se ne frega delle loro risatine - poi,
con voce controllata, aveva detto: Niente che non possa gestire.
Seduto a un tavolo accanto alla finestra, riflette su quella
scenetta, su tutte le sciagurate scene della sua vita di merda
negli ultimi quattro mesi, e guarda il traffico scorrere sulle
strade bagnate, la nebbia talmente fitta che le macchine sembrano
sbucare dal nulla, una dopo l'altra. Ci di cui ha bisogno
 una seconda tazza di caff, le sue uova e il pane tostato,
ma Marta si muove come se il pavimento fosse fatto di carta
moschicida e sono passati almeno cinque minuti da quando
 scomparsa in cucina, probabilmente a farsi una fumatina o
forse una trasfusione di sangue o meglio ancora un trapianto
di cervello. La odia? No. La sopporta, n pi n meno, come
sopporta tutti gli altri idioti e incompetenti del mondo. Vorrebbe
cercarsi un altro locale, con cibo e servizio migliori?
No. Perch  una creatura abitudinaria, nel bene e nel male,
 il primo ad ammetterlo - anche con Anise, che non metterebbe
mai piede in un posto come questo. Soprattutto con
Anise.
Per lo meno la questione giudiziaria  chiusa, o quasi. Il
processo civile  una farsa - Kelly era una persona adulta che
si era aggregata di sua spontanea volont, per esigenze e convinzioni
proprie - e non andr oltre il rito abbreviato. E Sterling
 riuscito a ridurre le accuse penali a un unico capo d'accusa
minore per violazione di propriet, per cui Dave si dichiarer
colpevole - orgogliosamente, pavoneggiandosi nel
suo blog sul sito web dell'FPA per quei pochi che ancora lo
leggono -, pagher la multa e la cosa finisce l. Che poi 
l'argomento del giorno. Dopo colazione, se mai Marta ce la
far a trascinarsi fuori dalla cucina e portargliela, il che, se
non va errato,  quello per cui la pagano, andr al supermercato,
prender qualcosa per fare dei panini, tofu, pomodori
ciliegino, peperoni rossi, funghi e cipolloni da kebab, un paio di bottiglie di buon vino locale, poi passer a prendere
Anise, Wilson e Alicia e li porter a Coches per il weekend.
A rilassarsi. A fare snorkeling. Prendere il sole. Perch la
radio, a dispetto delle apparenze, per mezzogiorno prevede
sole.
Scocca un'occhiata assassina alle porte immobili della cucina,
con i vetri bisunti e le maniglie piene di ditate, poi torna
alla nebbia e alle automobili zombie.  una sua sensazione
o si  un po' diradata? Un minuto fa non si vedeva nemmeno
l'idrante dall'altra parte della strada, no?
In quel momento una donna sbuca dalla nebbia, gira attorno
all'idrante, d una rapida occhiata da una parte e
dall'altra e attraversa la strada come se fosse diretta verso di
lui. E sui trentacinque, quaranta al massimo, e indossa una
gonna, collant scuri, stivali neri di vernice fino al ginocchio,
un volto dolce e generoso, grandi occhi appassionati, perfettamente
truccata alle sei e mezza di un sabato mattina e un
cappellino bianco che le taglia la fronte con una linea misteriosa.
Un saltello ed  sul marciapiede, viene dritta verso la
vetrina, ma lui non la conosce, no? Ha le pupille dilatate,
grandi, scuri pianeti bordati da una corona marrone cola,
che la fa apparire vulnerabile, gentile, ricettiva - non  lo
sguardo dell'amore? O si tratta solo di miopia? Eccola l, a
pochi centimetri di distanza, ma non sta guardando lui, non
 affatto l per lui. Sta guardando oltre le sue spalle, scrutando
l'interno, il bancone, i separ, cerca qualcuno, poi tutto a
un tratto lo trova e gli scocca un largo sorriso incerto di resa.
Normalmente, a quest'ora del mattino, sorpreso nel suo
separ - preso alla sprovvista - si sarebbe accigliato. Ma oggi
no. Oggi  diverso. Oggi  l'inizio di qualcosa, di un mondo
rilassato, dell'accettazione, della gioia e del perdono, e cos
ricambia il sorriso, e quel sorriso, anche se ha Anise e anche
lei ha qualcuno, qualcuno che comparir da un momento
all'altro ed entrer nel locale con lei al braccio, dice che 
disponibile, capace e pronto a tutto.
C' coda al supermercato, ma non dovrebbero essere ancora
tutti a letto? Non pu fare a meno di provare una punta
della solita vecchia impazienza quando la commessa al banco
chiama inascoltata un cassiere alla cassa tre - Randy?
Randy alla cassa tre - ma non arriva nessuno e cos gli tocca
aspettare dietro al vecchio che si muove come un subacqueo,
ha dimenticato la carta fedelt e non si ricorda il numero di
telefono, e tre donne ognuna delle quali ha comprato provviste
per un anno, neanche dovessero tornare a casa per rinchiudersi
nel bunker, prima che finalmente arrivi il suo turno,
e sebbene la cassiera sia piena di caffeina e in vena di
chiacchierare lui risponde a monosillabi a tutte le sciocchezze
che le escono di bocca, finch se ne va mentre un Buona
giornata a lei risuona alle sue spalle.
A casa, lascia la spesa in macchina, si ferma un attimo a
trasferire i cibi deperibili nella ghiacciaia che ha messo nel
bagagliaio, poi entra in casa per far uscire i cani in giardino.
Si  accordato con la signora delle pulizie, Guadalupe, perch
venga a provvedere ai loro bisogni alla sera e anche il
mattino dopo, quindi da quel punto di vista  tutto a posto.
I cani - che sono gi usciti all'alba, quando si  svegliato ed
 andato a recuperare il giornale - sgattaiolano fuori nel prato
con i loro corpi scheletrici e arcuati a fare quel che devono
fare. Sono stati maltrattati, hanno l'imprinting del dolore, ce
l'hanno nelle loro ossa sottili da tutta la vita, dalla fabbrica di
cuccioli al cinodromo e poi al canile e poi ancora al cinodromo
finch non sono troppo vecchi per correre e allora arriva
l'uomo con l'ago - dal quale li ha salvati lui, almeno questi
due. Ma sono comunque furtivi, bestie spaurite, spettri che
si aggirano per casa come se si vergognassero di farsi vedere.
Li guarda un momento, poi con un occhio all'ora fischia per
farli rientrare. Sono le otto e mezza e Stiles arriva alle nove.
Alle nove in punto si sente il cicalino al cancello e poi la
voce aspra e graffiante di Stiles che filtra dal citofono come
un messaggio da un pianeta lontano. Sono io, Stiles, dice.
Ti ho portato la merce.
Se quello che si aspettava era una caricatura di uomo del
Sud, con la salopette e un cappello da mandriano sulla nuca,
a bordo di un pick-up scalcinato con le balle di fieno e le
capre che allungano il collo sul pianale posteriore, Dave rimane
sorpreso. Stiles  al volante di un Gmc Yukon lavato e
lucidato, stesso modello del suo, solo un po' pi nuovo, e
quando si ferma davanti alla casa e scende sul vialetto
lastricato per stringere la mano di Dave  vestito esattamente come
qualsiasi Aghetto al centro commerciale. Ed  giovane,
molto pi giovane di quanto Dave avrebbe pensato sentendo
la voce al telefono: Stiles avr poco pi della sua et.
Be', grazie di essere venuto, dice Dave lasciando la mano
dell'uomo.
Segue un silenzio imbarazzato, mentre Stiles lo fissa come
se si aspettasse un discorso di elogio e di benvenuto. Dopo
un momento dice: Casa tua?.
S.
Coster parecchio, immagino.
Dave si stringe nelle spalle. Siamo in California.
Non dirmi. Altra pausa, stavolta pi lunga. Ma in
ogni caso io sono un uomo di parola, e il prezzo che abbiamo
pattuito se non sbaglio  trenta l'uno. Giusto?
Giusto. Quanti ne hai portati...?
Dieci. Ognuno nel suo sacco di iuta, dice, girando dietro
il SUV e aprendo il portellone posteriore.
Dave d un'occhiata. La stessa lucina interna della sua
macchina, la stessa tappezzeria grigia e gli stessi scomparti di
plastica dura. Sul tappetino un foglio di plastica e sulla plastica,
buttati come borse di cipolle o di patate, i sacchi di
iuta. Osservando attentamente si nota qualche movimento,
la contrazione e decontrazione di un muscolo come un'onda
che si increspa e si frange sulla superficie uniforme della tela
marrone.
Tienili separati in modo che non si mordano fra loro.
Non sono immuni dal proprio veleno, questo bisogna saperlo.
Li ho visti andar fuori di testa e mordersi da soli, come
suicidi. E meglio evitare. Non per trenta dollari l'uno.
Fino a quel momento non ha pensato veramente a quanto
letali siano quelle creature - sono serpenti, n pi n meno,
serpenti a sonagli, se ce ne sono a Santa Catalina perch
non dovrebbero essercene anche a Santa Cruz, e se in una
bella mattina di sole la dottoressa Alma dovesse metterci un
piede sopra, amen. E la natura, no? Ora per, guardando i
muti sacchi marroni e gli esseri viventi che fanno capolino da
dentro, si sente percorrere da un brivido, simile al brivido di
paura ed eccitazione che ha provato la prima volta che ha
visto un'arma, una pistola, un oggetto inerte di metallo nero
posato casualmente sul bancone di cucina in casa di un vicino.
Era l, un debole luccichio fra la zuccheriera e il barattolo
dei biscotti, ma potenzialmente pronta a un risveglio letale.
Come faccio a maneggiarli? Voglio dire, possono mordere
anche attraverso il sacco o cosa?
Stiles allunga una mano e tira fuori uno dei sacchi, tenendolo
per il nodo che lo chiude in alto. Il braccio si tende per
lo sforzo. La sagoma si sposta all'interno del sacco, appesantito
sul fondo. Potrebbero. Ma il sacco gli piace, e cos pure
il buio. Non hanno voglia di mordere quello che non vedono
- o che localizzano con il loro radar.
Radar?
Io lo chiamo cos. Sensori di calore. Per individuare le
vittime a sangue caldo, di notte, quando strisciano fuori. Topi
e via dicendo. Conigli. Gli porge il sacco. Ecco, vuoi
tenerlo tu? No? Un sorriso, privo di allegria, che si piega in
gi agli angoli della bocca. Almeno vuoi dargli un'occhiata,
vedere quello che stai comprando?
No, risponde lui, con un gesto della mano. Va bene
COS.
Silenzio. Stiles lo guarda, quell'aria arcigna sulla faccia
immobile. Okay allora, come vuoi. Fanno trecento. Cash.
Lasciamo perdere i soldi per la benzina. Vuoi che te li metta
in macchina?
S, certo, dice Dave, cercando di tirar fuori il portafogli
dalla tasca e al contempo di aprire il portellone posteriore
dello Yukon. Devo metterci la plastica, come hai fatto tu?
Un'alzata di spalle. Potrebbero cagare. E un odoraccio
una volta che ha impregnato la tappezzeria. Ma se vuoi posso
lasciarti questo telo. A me non serve.
Detto, fatto. Stiles toglie il telo di plastica come un cameriere
che cambia la tovaglia e lo stende sul fondo della macchina
di Dave, spianandone le grinze con un gesto brusco
della mano. Poi solleva i sacchi di iuta, due alla volta, e ve
li depone sopra delicatamente. Quando ha finito, Dave gli
consegna il denaro, trecento dollari in banconote. Stiles si
sofferma un momento, aprendole a ventaglio nella sua mano,
poi le ripiega e se le caccia nella tasca destra. Si tocca un
cappello immaginario e sale nella cabina del furgone. Sbatte
la portiera. Il motore si avvia, dolce come un aspirapolvere.
Un'ultima cosa, sporgendo la testa dal finestrino, il sorriso
cos tirato da sembrare quasi una smorfia: Niente male, il
tuo mezzo. Si sente un colpetto metallico mentre ingrana la
marcia. Mi piace il tuo stile.
Dave  a bordo della barca quasi un'ora prima dell'appuntamento
che ha dato agli altri, mette via tutto quanto
(vuole che i serpenti siano una sorpresa, un po' la ciliegina
sulla torta della giornata, e cala gi i sacchi prudentemente,
uno alla volta, stando ben attento a tenerli lontano dal corpo)
e fa tutti i preparativi per l'uscita in mare. Si ferma al
molo per il rifornimento, poi torna all'ormeggio a preparare
i panini, marinare il tofu e le verdure per il kebab. Il vino
 nella borsa termica, la birra pure - Wilson  un vero patito
della birra - e i conigli sono nella loro gabbia sotto il tavolo,
con tanti bei giornali aperti sotto per raccogliere gli escrementi.
Finora non si era mai reso conto di quanto cibo possano
ingurgitare i conigli, come se fossero al mondo al solo
scopo di produrre palline di merda, merda e ancora merda,
e tenerli in garage per le due settimane precedenti  stato un
vero tormento. Glieli aveva procurati il marito di Guadalupe
- il tipo coda di cotone, non quelli grossi e alti che voleva
lui - ma non avrebbe saputo come trovarli diversamente.
Tre anni prima Salvador aveva catturato un paio di conigli
selvatici che gli stavano devastando il giardino e li aveva
messi in un recinto, nutrendoli per poi mangiarseli, un affare
piuttosto remunerativo, a sentire Guadalupe. Bene, questi
cinque invece sarebbero stati risparmiati, e a cinque dollari
l'uno costavano anche poco. La prima settimana, le ragazze
- tanto Anise quanto Alicia - li coccolavano e gli davano da
mangiare fettine di carote, lattuga e cose del genere, poi avevano
perso interesse, lasciando a lui le incombenze legate al
loro mantenimento. Per non vedono l'ora di lasciarli liberi,
questo  sicuro. Faremo una piccola cerimonia sulla spiaggia,
aveva detto Anise, stringendogli il bicipite. Un party
di debutto, Conigli nella terra dei Lapin. Non sarebbe una
figata?
Quanto ai procioni, ha fatto fiasco. Le trappole non sono
servite a niente a parte catturare lo stesso gatto per tre notti
di fila, poi basta. Idem per gli opossum, anche se un paio di
settimane fa a tarda sera ne ha avvistati due sulla strada davanti
a casa e da allora continua a tenere le trappole pronte e
armate, chiss mai. Sui citelli si  arreso. Sono arrivati qualche
settimana dopo la partenza dei procioni, scavando grandi
crateri conici di terra sul prato nuovo che sembrano tante
minuscole caldere, e lui ha consultato il giardiniere in proposito.
Si possono prendere - vivi, intendo? Senza fargli male.
Il giardiniere l'aveva fissato per un bel pezzo. Poi, molto
lentamente, misurando le parole, aveva detto: Veleno o
trappole. In un caso o nell'altro, sono morti. Se vuole animalidomestici, vada a comprarseli in un negozio.
Anise  la prima a comparire. Indossa zoccoli e una specie
di scamiciato che le arriva all'inguine, giallo, come il
grembiulino che portavano le bambine quando lui era piccolo,
a parte il fatto che lei non  una bambina e il suo grembiulino
ha una scollatura che fa vedere tutto quello che c' da
vedere. Ha la borsa appesa alla spalla e una bottiglia di vino
per mano, un rosso, un bianco. Cambria, tesoro. Martha's
Vineyard. Il mio preferito. Spinge indietro il cappello di
paglia per dargli un bacino e poi arriccia il naso. Cos' questo
odore?
I conigli. Ricordi?  il loro grande giorno.
Un istante dopo la vede carponi sotto il tavolo che schiocca
baci in direzione della gabbia parlando come si fa con i
bambini a quelle creature decerebrate dal naso mobile rintanate
in fondo contro la rete metallica, neanche la rete metallica
fosse l'unica cosa al mondo. Oh, poveri coniglietti, tutti
ammassati in questa brutta gabbia. Piccoli coniglietti, ma
guardali. Adesso nessuno vi manger, non vi preoccupate.
No-no, non adesso che c' mammina.
La osserva con autentico interesse, il bordo della gonna
che si solleva di dietro e i seni appesantiti dalla forza di gravit
(Alla pecorina,  l'espressione che gli viene in mente), da
quant' che non fanno sesso? Dal weekend scorso? Sette
giorni tondi? Tre passi ed  sopra di lei, china a guardare
nella gabbia, con una mano va a cercare il punto dov' pi
calda, nel punto in cui l'orlo spiegazzato del vestito scopre il
tessuto liscio delle mutandine. Mmm, mormora lei strusciandosi
contro la sua mano con un movimento delle anche,
piacevole.
Sono allacciati stretti, bocca a bocca, ventre a ventre,
Anise schiacciata contro la paratia e lui teso come un arco,
quando la faccia di Wilson si materializza sulla porta. Ehi,
insomma, basta con queste cose, gracchia con quella voce
da giullare, che poi  esattamente quello che era e quello che
, o non usciamo pi dal porto. Poi, rivolto ad Alicia, la
cui faccia compare accanto alla sua come se fossero affacciati
da un pozzo: Lo vedi che sta succedendo qui? Stanno
girando un film porno, solo che hanno dimenticato la telecamera.
Anche Alicia ha portato del vino, un cestino di vimini da
cui spunta una selva di bottiglie, tutta gambe mentre scende
gli scalini con un paio di pantaloncini bianchi attillati. Wilson
ha una cassa di Dos Equis su una spalla, un sacchetto del
supermercato con avocado e tortilla chip nella mano libera.
Senza patatine e guacamole, proclama scaricando il fardello
sulla tavola, non  una festa. E questa  una festa, giusto,
Alicia?
Prima che lei possa rispondere, prima che abbia la possibilit
di passare il cestino ad Anise o anche solo di dire ciao,
Wilson la stringe simulando un amplesso, muovendo ostentatamente
il bacino. Mica ce ne staremo qui a guardare, eh,
tesoro?
Dave si sente rilassato, nei limiti del possibile considerato
che il relax non  il suo forte, e invece di fermare Wilson lo
lascia fare. Sorridendo, un braccio attorno alla vita di Anise,
dice: Vedremo - conoscendoti, starai ronfando pi o meno
dieci minuti dopo che saremo al largo.
Wilson si mette immediatamente in movimento, si allontana
da Alicia, prende il cestino, lo poggia sul tavolo, dopo
di che allarga le braccia, stringendosi nelle spalle a mani alzate.
Pu darsi, capitano, ma al momento giusto, una strizzatina
d'occhio ad Alicia, sar pronto al dovere.
Tutto quanto bene, tutto quanto radioso, addirittura bello.
Sorridono tutti, senza eccezioni, e lui pensa che  fantastico
potersi permettere di scappar via, concedersi un po' di
svago, prendersela calma, lasciarsi vivere invece di correre
continuamente dietro alle cose. Fa gite come questa fin da
quando era un bambino e per quanto lo riguarda non c'
niente come l'eccitazione di salire a bordo con le braccia cariche
e sistemare con calma attrezzature e provviste negli ingegnosi
stipetti a prova di caduta studiati per quello - Ogni
cosa a misura di barca, come diceva sempre sua madre -,
poi avviare il motore, mollare gli ormeggi sotto un bel sole
caldo, o anche nella fredda foschia o con la pioggia che tamburella
come mille dita sul tetto della cabina, e uscire dal
porto pregustando ci che verr. Quando andava a scuola e,
fra il tedio della routine, le verifiche di fine quadrimestre e le
interrogazioni a sorpresa, si sentiva sepolto sotto strati di
fango come la rana ibernata nello stagno sull'illustrazione in
tricromia del libro di biologia, nel fine settimana i suoi genitori
lo portavano alle isole con un compagno a scelta - Barry
Butler, Joe Castle, Jimmy Mastafiak.
Mollare gli ormeggi era un po' come sistemarsi sul sedile
di un aereo per le Hawaii o fissare sul tetto della macchina la
tavola da surf per andarsene gi a Baja, ma ancora meglio,
molto meglio, perch il viaggio era parte dell'avventura e
una volta arrivati era come avere con s la casa, invece che
solo una valigia o una borsa da ginnastica. E s, aveva visto i
camper lunghi un chilometro sfrecciare sulla strada con i
morti viventi incastrati al posto di guida, sputazzando gas di
scarico e trascinandosi dietro i propri beni terreni da Toledo
a Butte e ritorno, ma starsene su una striscia di cemento in
una cappa di smog insieme ad altri diecimila idioti non 
nemmeno lontanamente paragonabile a essere in mare, dove
ogni giorno, ogni ora, ogni minuto c' qualcosa di nuovo a
stimolare la mente e basta un colpetto del mignolo al timone
per andare dove si vuole.
Wilson, che quando ha voglia di partire  tutto gesti rapidi
e aria da marinaio, scioglie le cime e li raggiunge al posto
di comando. Le ragazze sono gi in cabina, con un bicchiere
di buon viognier freddo stretto delicatamente fra le mani, la
bottiglia in fresco nel vecchio secchiello da ghiaccio che
Anise ha scovato in qualche negozietto d'antiquariato. Risalgono
tutta la doppia fila di imbarcazioni ormeggiate, il Chez
When, il Mikado e Ylsosceles II girati di poppa, la nebbia talmente
fitta che quasi non si leggono le scritte con i nomi.
Pare che verso mezzogiorno si apra, dice sopra il rumore
del motore, e poi, boh, dovrebbe essere bello per tutto il
weekend. Cos almeno hanno detto alla radio.
Stai scherzando o cosa? Wilson ha una birra fra le
gambe. Indossa una maglietta due taglie pi grande, pantaloncini
sformati e sandali. In testa, un berrettino da baseball
spinto sulla nuca - no, stavolta non nero - rosso pomodoro
degli Anaheim Angels di Los Angeles. Sono passato a prendere
Alicia gi al suo appartamento a Bath; cazzo, non si
vedeva nemmeno la casa. Porta la birra alle labbra, tracanna,
la rimette gi. Mezzogiorno? Possiamo ritenerci fortunati
se si apre per le sei. Sempre ammesso che si apra,
merda.
La lunga struttura sorretta dai piloni di Stearns Wharf,
con i suoi ristoranti, i negozi di cianfrusaglie e le file di turisti
transumanti, improvvisamente sbuca fuori dalla nebbia come
un millepiedi gigante che corre sull'acqua, poi scompare
di nuovo ed ecco che, passata l'imboccatura del porto, si ritrovano
su un mare piatto e lustro come una padella di acciaio inox. Per lo meno  calmo, dice, pensando a come pu
sembrare placido il canale quando lo si vede dall'aereo o si
scende da San Marcos Pass in una giornata di sole, come se
fosse un'inezia e lo si potesse attraversare a remi in una ventina
di minuti.
Gi. Ma io farei volentieri a cambio con almeno una
giornata di sole.
Wilson non dice altro, perch nel giro di qualche minuto,
con l'aiuto del leggero beccheggio della barca e del soporifero
ronzio del motore,  gi andato. La bottiglia, ancora stretta
fra le cosce, non corre il rischio di rovesciarsi, e comunque
ormai  rimasta quasi solo schiuma e un fondo di birra. La
testa gli cade in avanti, con il mento sul petto. Attacca a russare,
appena appena. Per tutta l'ora successiva, Dave lo lascia
in pace, lieto di concentrarsi su quello che deve fare, un
occhio alla strumentazione, lo sguardo fisso nella nebbia visto
che la nebbia  tutto quello che c', cielo, terra e mare
inghiottiti e risputati fuori ma nessun accenno di schiarite.
Pensa ai casi suoi, che per sono parecchio ridimensionati,
finch a un certo punto non pensa pi a nulla, la mente svincolata
dal corpo come gli accade sempre in mare.  vivo e
basta, nient'altro. Il cuore batte. Respira. E la nebbia lo sostiene
con il suo velo di nulla, freddo e levigato, come se
stesse fluttuando - anzi, volando.
Sono a met strada quando Wilson si sveglia di soprassalto.
Oh cazzo, mormora. Cos' successo, mi sono appisolato?
Altro che pisolino, eri in fase REM. Ti sei fatto quasi
un'ora.
Di sotto, il tremolio di voci delle ragazze, risatine, qualche
brandello di musica in sottofondo. Wilson, sistemandosi
sulla panca, scopre la bottiglia stretta fra le gambe, la solleva
per soppesarla e la rimette gi. Vuoi una birra? Io credo
che a questo punto me ne far un'altra.
Quando saremo arrivati.
Va bene. Dacci dentro, Dave. C' silenzio, solo il sommesso
sciacquio della prua, il motore, le chiacchiere da basso.
Per fortuna le ragazze si stanno divertendo, a quanto
pare. Cazzo per,  bella fitta. Santo Dio, come fai a navigare
- insomma, io non distinguo il centro del canale dalla punta
dell'isola. O dagli scogli. O dalle fredde secche perigliose,
cinque braccia di fondale e via dicendo. Tieniti alla larga dalle
secche, eh Dave?
L'intenzione  questa. Guarda qua, la mappa sullo
schermo - qui, s, questa.
Dopo un momento, Wilson dice: Gi, per non mi piace
lo stesso non vedere dove stiamo andando.
Non ce n' bisogno.
Quelle sono le mappe che mi piacciono, questo tipo
qua - si piega in avanti e tira fuori dallo scaffale alla sua sinistra
uno dei fogli plastificati. Vecchia scuola, non so se mi
spiego. Qualcosa da tenere in mano. Ma che cos' quella roba
gialla l in mezzo?
Che c', ora hai bisogno degli occhiali?
Wilson strizza gli occhi e allunga il braccio per allontanare
la mappa. Solo al lavoro, dice. Per a leggere ce la
faccio: Boa meteo East Santa Barbara Channel. Ma tu lo
sapevi gi.
L'abbiamo appena passata. Siamo a met strada fra la
costa e l'isola, poi c' ancora un altro pezzo per portarci sul
versante ovest e arrivare fino a Coches.
Quindi siamo nel - leggendo -  Corridoio navale costiero
settentrionale?
No, guarda qui, sul GPS - ce lo siamo appena lasciato
alle spalle. Siamo nella zona in mezzo.
La zona di separazione.
Esattamente. E quando avremo tagliato il corridoio meridionale,
cinque minuti circa, siamo tranquilli. Finch non
arriviamo alla punta occidentale dell'isola e mettiamo la prua
verso il canale di Santa Cruz, dove ci sono gli scogli, visto
che lo vuoi sapere. Quindi no birra, no cocktail, niente, almeno
per me. Fino a quando non avremo buttato l'ancora
e potr rilassarmi, perch tu lo sai quanto me, questo non 
il posto dove fare cazzate. Soprattutto con un tempo del
genere.
Ricevuto. Il tuo copilota invece, lui pu bere fino al coma -
anzi,  previsto dal regolamento, no? A meno che non
ti venga un attacco di cuore. Non  che ti fai venire un attacco
di cuore, eh, Dave?
Sciabordio di onde, risatine da sotto. Niente uccelli, neanche
una berta grigia. Da qualche parte lass un debole raggio
di sole cerca un varco. E poi la calma. Una calma che non si
pu comprare. O forse s, in fondo non  quello che stanno
facendo?
Vuoi sapere una cosa che non ti ho detto - e non l'ho
detta nemmeno ad Alicia e ad Anise?
Sorridente, le ginocchia piegate, il cappellino spinto
all'indietro con un tocco nervoso delle dita, Wilson aspetta
la risposta. Gli piacciono le sorprese, gli piacciono le feste.
Spara, dice, e il sorriso gli si allarga.
Oggi non libereremo soltanto i conigli. Hai presente
quel tipo del Texas, quel tale che conosce il tuo amico o tuo
zio o chi diavolo? Quello dei serpenti?
Non  vero.
S, gi nella stiva dentro a dei sacchi di iuta ci sono dieci
splendidi esemplari di serpenti a sonagli. E questo  solo l'inizio
- il tipo ha detto che pu procurarmi tutti quelli che
voglio.
Posso vederli?
Quando saremo arrivati.
E dai, di che cosa hai paura? Serpenti a bordo: La vendetta.
Ce la faccio anche adesso. Andiamo, amico, da bambino
io i serpenti li prendevo in mano. Avevo tipo sei terrari,
con un boa di gomma, un serpente corridore, una coppia di
citelli, pitoni reali e serpenti a sonagli, anche serpenti a sonagli.
Lo sapevi che quelli di San Gabriel, gi a Los Angeles,
stanno andando incontro a un singolare mutamento evolutivo
per cui gli individui con i sonagli pi piccoli si accoppiano
di pi perch gli altri, quelli con quei grossi cosi fastidiosissimi,
le cascabeles, vengono sterminati?
Non lo sapevo. Non ne dubito. Ma questi qua se la caveranno
benissimo. E il suo sogno - gli sembra di vederselo
davanti agli occhi - che diventa realt, perch i serpenti che
sta portando quaggi dove nessuno li disturber possono
crescere fino a quando non gli cadono i sonagli, e ditemi un
po' se questo non significa preservare.
Dai. Solo uno. Fammene vedere uno soltanto. Gli occhi
di Wilson - non l'aveva mai notato prima - hanno una
leggerissima palpitazione, nervi che scattano sotto il bianco
dell'occhio come i rettili che si muovono silenziosi nella
morbida prigione dei sacchi.
Ho detto di no. Mi hai sentito? Devo parlare pi forte?
Wilson irrigidisce le spalle e curva in gi gli angoli della
bocca. Si liscia il pizzetto un momento, come se stesse riflettendo
sulla cosa, poi si alza dalla panca, rimette a posto la
mappa sullo scaffale e con lo stesso gesto agguanta la bottiglia
vuota. Va bene, 'fanculo. Per vado gi - a farmi una
birra - e se mi scappa di dare un'occhiata sono fatti miei,
okay? Poi si gira, si aggrappa con le due mani alla balaustra
e scompare gi dai gradini.
 calmo. Lo  stato tutto il giorno, tutta la settimana. Ma
questa cosa gli mette il fuoco addosso perch a volte Wilson
pu essere un vero coglione, in fondo non  altro che un falegname
saputello che pensa di poter fare il guastafeste
quando gli pare e con chi gli pare, e prima di riuscire a fermarsi
Dave si alza dalla plancia e si precipita gi per i gradini
urlando: No, cazzo, ti sbagli - la barca  mia e sono fatti
miei, cazzo!.
Il Tokachi-maru, un cargo di dodici tonnellate partito da
Nagoya e diretto a Long Beach con un carico di tessuti made
in China e pezzi di macchinari, era una delle navi pi vecchie
ancora battenti bandiera giapponese. Era stata costruita alla
fine degli anni sessanta e, a parte qualche breve intervallo in
porto o in bacino di carenaggio, da allora era sempre stata in
mare. Era corrosa dalla ruggine dalla linea di galleggiamento
su su per tutti e sei i ponti fino alla coperta, e per quanto a
pi riprese qualche mano di vernice sopra e sotto i ponti
fosse stata data (prevalentemente grigio elefante e bianco
incrostato), sembrava un pugno nell'occhio, per non dire un
relitto, pi o meno in qualsiasi porto. Era per una macchina
da soldi per gli armatori, ben decisi a farla navigare fino a
quando fosse stato economicamente sostenibile - o meglio
ancora fino a che non fosse finita a fondo in qualche accidentale
tifone nei mari del Sud, coperta da assicurazione, naturalmente,
e senza vittime fra l'equipaggio. A bordo gli incidenti
erano stati sorprendentemente pochi, considerate le
miglia che aveva macinato e gli anni che era stata in mare (le
solite ossa rotte, attacchi di cuore e casi di intossicazione da
alcol, e solo un uomo caduto in mare, al largo della costa
della Georgia verso la fine degli anni ottanta, che purtroppo
non era mai stato rinvenuto), ma a dispetto della sua bruttezza,
dei problemi che l'equipaggio aveva con le porte intaccate
dalla ruggine, della cucina che poteva contare appena su
quattro fornelli e tre antiquati forni a microonde, la strumentazione
era aggiornatissima e il suo capitano, Noboru Nishizawa,
nipote del primo comandante della nave, era fra gli
uomini pi affidabili di tutta la flotta.
Quel giorno in particolare, un sabato di giugno, la nave
trov una fitta nebbia all'ingresso settentrionale del canale di
Santa Barbara e il capitano Nishizawa era presente sul ponte
per dirigere personalmente le operazioni. A titolo di precauzione
ridusse i motori a tre quarti della velocit e ordin di
suonare la sirena a intervalli regolari. A parte ci, per la loro
incolumit faceva affidamento sugli strumenti, sulla sua
esperienza e sulla stazza nella nave. Si mantenne perfettamente
al centro del corridoio meridionale e il radar mostrava
che davanti a lui non c'era niente. In caso di emergenza, al
Tokachi-maru ci sarebbero volute due miglia e tre minuti e
mezzo per fermarsi. La virata pi stretta che poteva fare era
di quasi un miglio di diametro. E in ogni caso, a sette piani
sopra la superficie, anche nelle migliori condizioni meteorologiche
l'equipaggio sul ponte aveva ben poche possibilit di
vedere un piccolo natante gi in basso.
Le cose stavano cos. A questo servivano i corridoi di navigazione
e la zona di separazione. Era un sistema perfetto?
Ovviamente no. La zona di separazione funzionava come lo
spartitraffico di un'autostrada, solo che sull'acqua non c'era
nessuna linea a delimitare le corsie, niente paracarri, palme
o oleandri a dividere il traffico diretto a nord da quello diretto
a sud. Si verificavano incidenti? Ovviamente s. Ma nella
maggior parte dei casi l'equipaggio di un cargo o di una petroliera
non vedeva, non sentiva e non si accorgeva di niente
se una piccola imbarcazione aveva la sfortuna di incrociare la
sua rotta. La si pu pensare cos: un donnone, pi grossa di
Marta del Cactus Caf, una vera montagna di carne, ossa e
fluidi vitali, mette gi dalla macchina i piedi indolenziti dopo
una lunga giornata di lavoro e non si rende nemmeno lontanamente
conto della devastazione che provoca nel mondo
delle formiche, degli scarabei e dei bruchi.
Wilson  svelto, bisogna riconoscerlo. Nel tempo che lui
ci impiega a precipitarsi gi dai gradini Wilson ha gi aperto
il boccaporto dietro al tavolo ed  riuscito a prendere uno
dei sacchi prima che Dave arrivi e lo richiuda con violenza.
Le ragazze - la seconda bottiglia di vino, lo chardonnay di
Anise,  gi mezza andata, e ora stanno mangiando, servendosi
dai panini preparati da lui senza nemmeno prendersi la
briga di offrirgliene uno - alzano gli occhi divertite come se
lui e Wilson stessero giocando, invece non c' niente da ridere,
davvero niente. E una stupidaggine, ecco che cos'. Un'idiozia.
E non lascer che la faccia, non sulla sua barca. Fra
lui e Wilson c' il tavolo e Anise  incastrata sulla panca,
proprio in mezzo ai piedi. Mettilo gi, dice lui.
E Wilson, un gran sorriso smagliante come nella pubblicit
di un dentifricio, gli agita il sacco davanti. Neanche per
sogno, amico. Ora io - abbassa lo sguardo e scioglie il nodo
che chiude l'imboccatura del sacco mentre Dave si allunga
per strapparglielo ritraendosi nello stesso istante per paura
della forma scura che c' dentro, dei suoi denti, Stiles non ha
detto che possono mordere anche attraverso la tela? - lo
apro e faccio vedere alle ragazze... il, ta-da, sorpresa! 
In quel momento, nel momento in cui l'imboccatura del
sacco si apre e Wilson, con un gesto cos rapido che il sacco
sembra essere apparso dal nulla, caccia dentro la mano e la
tira fuori stringendo il rettile subito dietro la testa piatta e
triangolare, il corpo che si contorce tutto come un ceffone in
piena faccia, Dave si sente impotente come mai in vita sua.
Disperato. E impietrito, mentre le due ragazze si abbandonano
a gridolini soffocati di orrore e divertimento, come 
lecito aspettarsi dalle ragazze in una situazione simile, e Wilson
sorride agitando il serpente come se l'avesse creato lui, e
l'unica cosa che gli viene in mente  che le cose hanno preso
una piega terribilmente sbagliata.
Eccolo l, il serpente, il suo serpente, comprato spendendo
di tasca sua per entrarne in possesso e rimetterlo in libert
perch cos gli andava, adesso non pi rinchiuso in un
sacco, avvolto nella iuta e nascosto alla vista, ma l davanti ai
suoi occhi, che si dimena, scuotendo la coda con un suono
acuto e rabbioso come un nido di api disturbate, grosso, potente,
minaccioso, rivelato in tutta la sua essenza. Un serpente.
Un serpente a sonagli. Crotalus viridis. La bocca spalancata
per l'affronto subito, i denti giallastri lucidi di saliva, di
veleno. La cabina si fa pi piccola. Il mare si muove. E per la
prima volta lui capisce che tutto ci  sbagliato, che lui stesso
ha sbagliato, che gli animali - gli animali - devono poter
decidere da soli.
Poi risuona la sirena della nave, forte come una cannonata.
Poi arriva lo schianto.
Poi pi nulla.

 Capitolo 17.
Scorpion Ranch.

Non ha mai visto il canale cos piatto. Nemmeno un'increspatura
dalla parte di Ventura Harbor e alle dieci del mattino
 gi caldo come a mezzogiorno. Per quanto pu dire,
non c' neanche un refolo di vento, assolutamente niente -
calma piatta, zero onde, le barche ferme all'ormeggio, le alghe
immobili sparpagliate sull'acqua. Oggi non ci saranno in
giro molte barche a vela, ma i marinai della domenica dovranno
farsene una ragione, punto e basta, e non le importa
di essere un tantino egoista - anche se avesse la possibilit di
fermare la rotazione terrestre non avrebbe potuto sperare in
una giornata migliore per l'occasione. Davvero straordinaria.
Sebbene l'Islander sia a pieno carico, fra gente del Park
Service e del Nature Conservancy, campeggiatori e gitanti
giornalieri, tutti gironzolano come se fossero a un cocktail in
un appartamento affollato con una vista imperdibile. Nessuno
 verde in faccia, nessuno  piegato in due e non si vede
traccia di Bonine o Dramamina. E cos calmo che portandole
una tazza di t nel bicchierino di cartone riciclato Wade
riesce a camminare dalla cucina per tutta la cabina senza bilanciarsi
con le braccia o dover procedere con la circospezione
di un funambolo - e senza versarne una goccia. Quella l
fuori non  acqua,  vetro, dice protendendosi sul tavolo a
cui lei  seduta insieme ad Annabelle e Frazier. Pi che veleggiare,
stiamo pattinando. E guarda che sole.
Hai ragione, dice lei. Non potrebbe essere meglio di
cos. Come lui, sta pensando all'ultimo festeggiamento di
fine progetto, ad Anacapa tre anni fa.
Oggi nessuno patir il freddo, dice, questo  sicuro. E
bicchieri e piatti di carta, e tutto il resto - cazzo, anche il
dolce - non voleranno certo in mare, giusto, Fraze?
Frazier e Annabelle sono immersi nelle loro fantasticherie
con il caff in mano, il volto disteso e contento, cos rilassati
che sembrano in trance. Lui tiene il bicchierino di carta nella
mano sinistra e lei nella destra. Sono seduti vicino vicino,
fianco a fianco, le due mani libere intrecciate che riposano
con naturalezza sul grembo di Annabelle. Alma osserva l'aspetto
sereno e grazioso di Annabelle, che indossa una giacca
color acquamarina e una camicetta gialla, con il tocco degli
orecchini, due zanne di cinghiale che le ha regalato Frazier, lo
sguardo languido perso sull'acqua in lontananza, nel punto in
cui si intravedono Anacapa e Santa Cruz come un Eden primigenio,
prima di va, prima di Adamo, prima dei nomi.
Frazier alza gli occhi, riemergendo dai suoi pensieri.
Non saprei, amico. Non sono venuto qui per questo - d
un'occhiata prima ad Alma, poi ad Annabelle - perch voi
altri non pensavate mica di portarci qui a sforacchiare tutti
quei topini razzolanti... a prezzo di saldo, non so, diciamo di
cinquanta dollari l'uno. Cinquanta, ho sentito bene?
Wade gli d uno sguardo interrogativo, per capire se sta
scherzando o meno, poi abbassa la testa e annuncia che lui
deve tornare indietro ad assicurarsi che sia tutto a posto.
Stavolta niente casini, okay? Un sorriso nervoso, poi si
sfrega le mani come se dovesse impastare lui stesso le pizze
per il forno a legna. Alma capisce che  agitato. La responsabilit
della festa  sua, dall'inizio alla fine - sua e di Jen. Jen
 la sua nuova segretaria e factotum, arrivata gi da un mese,
una roccia - un genio del computer con alle spalle due anni
di corsi in biologia presso il Santa Barbara City College sotto
l'ala di Alma. Pu occuparsi di tutto Jen. E Wade. E sar
bene che lo facciano. Perch lei si prende un giorno di libert.
Non si  nemmeno portata dietro il computer.
C' una pausa, Wade  partito, le persone bighellonano,
la barca avanza cos impercettibilmente che sembra di essere
fermi, poi Frazier beve un sorso di caff, alza distrattamente
lo sguardo sopra il bordo del bicchierino di carta e dice: E
cos questo sar il primo viaggio in mare di Beverly? O l'hai
gi portata fuori?.
A questa uscita Annabelle alza gli occhi al cielo e gli lascia
la mano per dargli una pacca scherzosa. Ha appena
nove settimane, Fraze, tu che dici?
Il peso della bambina sulla sua spalla, sul petto, su tutto
il lato destro del corpo,  come il peso di una trapunta in una
notte nebbiosa, leggero, rassicurante, necessario, niente a
che vedere con la massa immobile che le cresceva dentro e
che a ogni passo le dava la sensazione di sprofondare nella
terra. Beverly. Ha gli occhi di Tim, due vispi puntini verdi
come le foglie di una foresta sfiorate dalla luce del sole, anche
se Tim ormai non conta pi niente, e la piccola ha le
gambine forti e leggermente arcuate del clan Takesue. Poppa
insaziabilmente. Gorgheggia. Ride. Un sorriso che pu fermare
il traffico. Alma dice: Uh-huh, s. La prima volta.
 una brava piccola viaggiatrice, bisogna dirlo. Non ha
fiatato una volta.
Aspetta che si svegli e si renda conto di aver fame. Mia
madre dice che ha i polmoni di un soprano.
Non sottovalutarla. Da come si sta comportando potrebbe
essere la prima neonata a fare il giro del mondo in
solitaria. Che ne dici? Addormentata al timone?
Beverly si agita. Gli occhi verdi si spalancano e non sembrano
gradire particolarmente quello che vedono. Respira a
fondo due o tre volte e poi parte il pianto soffocato che invade
la cabina, tutti gli sguardi addosso a lei, qualcuno seccato,
qualcuno con la tenerezza del ricordo, poi ognuno guarda
altrove mentre lei armeggia con la camicetta e il reggiseno da
allattamento; la piccola si attacca al capezzolo, il latte sgorga
e la conversazione riprende.
Non so tu, dice Frazier, guardando Annabelle, ma io
sono pronto per una birra. Qualcun altro? Alma?
Sta allattando, tonto. Annabelle gli d un'occhiataccia,
aggrottando le sopracciglia, le labbra strette in una finta
smorfia di esasperazione.
E allora? Una birretta rafforza i marmocchi. Insomma,
guarda me. Mia madre si  scolata un paio di litri al giorno
per tutta la vita - e non venitemi a raccontare che si  tenuta
a stecchetto soltanto perch aveva un bambino attaccato alla
tetta.
Annabelle gli allunga uno scappellotto sul braccio. E
dai, Frazier. Fai la persona civile, okay? Fai finta di essere un
americano.
Non penserai che ti degni di una risposta? dice alzandosi
in piedi. Birra - un linguaggio universale. Torreggia
sopra il tavolo, e Annabelle si scansa per farlo passare. Annabelle?
S, direi di s. Perch no? Stiamo festeggiando, no?
Alma? Sicura?
Lei scuote la testa. Sono a posto. Davvero.
Entrambe lo guardano districarsi fra i tavoli e dirigersi
verso la minuscola cucina dove, a quanto vede Alma, evidentemente
parecchi hanno avuto la stessa idea, birra per tutti,
sebbene siano appena le dieci del mattino. Sar una festa
della madonna, dice Alma.
Annabelle annuisce, sorridendo. E quello l - indicando
Frazier con un cenno del capo - far di tutto perch
duri a lungo, almeno fino a quando non saremo di ritorno a
Ventura e ci sbatteranno gi dalla barca.
I festeggiamenti - che non sono per nulla prematuri, assolutamente
no, perch i miracoli capitano e quando succede
bisogna celebrarli - sono perch da quando l'ultimo suino
 stato abbattuto, in primavera, non se n' pi vista traccia
in tutta l'isola. Avrebbero potuto aspettare un anno per
evitare il possibile imbarazzo di veder spuntare fuori da
qualche parte una scrofa con sei maialini giusto in tempo per
i notiziari della sera, ma i maiali devastano in maniera vistosa
l'ambiente in cui vivono, svellono le piante e lasciano ampie
chiazze di terreno nudo visibili dall'alto, e poi sono tutti
sicuri al novantanove per cento che non ce ne siano pi - anche
se naturalmente continueranno a controllare le recinzioni
per altri due anni prima di rimuoverle definitivamente. E
poi, tra un anno Frazier e i suoi uomini non saranno pi qui
- o forse Frazier s, a giudicare da come guarda Annabelle
quando crede di non essere osservato.
No, a suo parere - a tutti gli effetti - i suini sono debellati.
E questa giornata - met settembre, sole pieno, ventidue
gradi in mare e forse ventisei a Scorpion - sembra creata
appositamente per l'occasione dalle pubbliche relazioni del
cielo e, dato che Freeman Lorber ha un impegno, sar lei a
tenere il suo discorso (con Beverly fra le braccia) ai festanti
riuniti e alle telecamere della KNBC, dichiarando che l'isola
di Santa Cruz  libera da specie faunistiche invasive.
A parte cio un unico importuno esemplare di Procyon
lotor, avvistato tre mesi e mezzo fa al ranch principale mentre
frugava nel bidone del compost. O forse erano due - il
terreno era troppo duro per poter individuare le tracce - ma
quel che  certo  che l'animale era l. L'ha visto lei e l'ha visto
Allison, senza ombra di dubbio. E questa - l'apparizione
del procione al crepuscolo di quella sera di giugno - pu
essere una delle pi sensazionali scoperte casuali nella storia
della biogeografia isolana, o magari un disastro in arrivo. O
entrambe le cose.
All'inizio non voleva crederci nessuno, e naturalmente
nel tempo che tutti si erano precipitati fuori facendo una
gran confusione, l'animale era scomparso. Sar stata una volpe,
avevano detto tutti quanti, o una moffetta; magari una
volpe azzoppata, con una zampa rotta o gi di l (il che potrebbe
spiegare i movimenti strani), ma lei non si era lasciata influenzare.
La sera successiva erano tutti fuori, e avevano intravisto
le evanescenti sagome delle volpi e delle moffette
gironzolare qua e l, ma nessun procione. Avevano cominciato
a guardarla come se fosse vittima di allucinazioni ormonali
- e ad Allison non avevano dato retta perch Allison era
molto giovane. E poi quella sera aveva bevuto parecchio.
La terza sera lei e Allison avevano tirato fuori una delle
trappole per le volpi e l'avevano innescata con una robusta
spalmata di burro di arachidi e una mezza scatoletta di tonno
dall'aspetto dubbio che qualcuno aveva scovato in fondo al
frigo, mentre gli altri - compresi Frazier e Annabelle - bevevano
vino in un'atmosfera di marcato sarcasmo. Procioni, s,
certo, ma che cosa vi eravate fumate? Anche se le sembrava di
pesare pi o meno quanto Konishiki, il famoso lottatore di
sumo - Konishiki e suo fratello insieme -, Alma si era alzata
alle prime luci del giorno camminando sul terreno accidentato
fino al punto in cui avevano messo la gabbia, nascosta
dietro il bidone del compost. Era tutto molto calmo, gli uccelli
non ancora in piena attivit, il cielo a ovest avvolto
nell'oscurit bucata da una manciata di stelle. Quando fu a
cinque metri dalla trappola vide che dentro si muoveva qualcosa,
un animale, un mammifero, ricoperto di pelo. E quando
arriv vicino, sopra, l'animale gir la testa e le spalle e gli
occhi marrone scuro fissarono i suoi da dietro la mascherina
nera da rapinatore.
Frazier voleva farlo fuori. Te lo dico io, disse, enorme
nei boxer e la maglietta che metteva per dormire, tutta quella
pelle, i piedi nudi grassocci e le dita che affondavano nella
terra, se le lasci fare, queste bestie invaderanno tutto.
L'ho visto con innumerevoli specie su tante di quelle isole che non
so pi quante. E questi qui sono onnivori. Avr un impatto
negativo sulle volpi per preservare le quali avete speso - e
non guardare me - sette milioni di dollari.
E se fosse arrivato qui su qualche relitto? aveva detto
Alma, scrutando la gabbia mentre tutti si accalcavano, gli
occhi assonnati, i capelli arruffati, infagottati nei loro indumenti
scompagnati. Magari durante i temporali invernali.
Sono venuti gi un sacco di detriti da quei canyon sulla terraferma
- forse quello che abbiamo sotto gli occhi  una specie
di piccolo miracolo. Il primo colono.
E allora riportiamolo da dove  venuto. Facciamogli un
prelievo di sangue. Delle analisi, disse Annabelle.
Non  possibile che sia sempre stato qui, giusto? intervenne
Frazier, con un'aria impaziente, come se avesse un autobus
da prendere. Non  possibile tanto per quello che
sappiamo di quest'isola, quanto per l'opera di rastrellamento
che abbiamo fatto per i suini...
Sono animali notturni, ribatt Alma, di giorno si rintanano
in qualche buco o nei tronchi caduti, e potrebbero
anche essere passati inosservati. Ma sappiamo da quanto
tempo si trovano qui? No. Di sicuro deve essere una cosa
recente. Ripeto, vi dico,  probabile - insomma,  possibile
- che ci troviamo davanti al primo trapianto naturale in qualcosa
come mille e seicento anni.
E se fosse stato portato qui da qualcuno?
E da chi?
Per scherzo.
Lei si era limitata a guardarlo. Chi  che si prende la
briga di catturare un procione e portarlo fin qui per scherzo?
Che razza di scherzo sarebbe? Non ha senso. No, questo animale
 arrivato qui attraverso la stessa via delle moffette, delle
volpi, dei topi, delle lucertole spinose e via dicendo e noi
abbiamo il dovere preciso di non interferire. Potremmo marcarlo,
magari. Mettergli un radiocollare. Ma la natura deve
fare il suo corso. Aveva girato lo sguardo su tutti loro, passando
da una faccia all'altra, praticamente implorando.
Non  per questo che siamo qui prima di tutto?
Alla fine, dopo aver tenuto l'animale rinchiuso per tre
giorni al sicuro nel centro operativo ed essersi consultati via
radio con Freeman Lorber, il capo di Annabelle al Nature
Conservancy e una mezza dozzina di mammologi, lo sedarono,
lo pesarono e misurarono prelevandogli due provette di
sangue da confrontare con quello delle popolazioni costiere.
La terza notte, chiss come - si tratta in effetti di una specie
molto intelligente, molto capace -, la porta della gabbia si
era aperta e l'animale se n'era andato.
Quando la barca si accosta al molo di Scorpion Bay, Beverly
si  addormentata di nuovo e continua a dormire, grazie
al cielo, mentre Alma le infila braccia e gambe nello zainetto
portabeb e chiude la lampo. Annabelle - non  mai stata
tanto premurosa - le regge la bambina mentre lei scivola negli
spallacci e si sistema lo zainetto sulle spalle, poi escono sul
ponte e si mettono in fila insieme agli altri per salire la scaletta
che porta al molo mentre il capitano dell'Islander, con la
precisione che nasce da una lunga esperienza, tiene la prua
incollata al pontile con il motore al minimo. Quando c' onda,
pu non essere cosa facile reggersi alla scaletta, che naturalmente
a differenza della barca  fissa, ma oggi non  cos.
Nemmeno per gli anziani e i posapiano. Nemmeno per chi ha
un beb.
Sul molo -  talmente bello che toglie sempre il fiato, con
il torrione di roccia che si eleva riducendo all'insignificanza
lei, la barca e ogni altra cosa umana, l'aria popolata da uccelli marini, la vista a est verso la scogliera cos frastagliata, selvaggia
e antica che sembra quasi di vedere i grandi rettili
alati del Cretaceo posati sui loro nidi ingombri - il gruppo si
divide in due. Quelli del Park Service e del Nature
Conservancy prendono la strada verso il ranch l vicino, mentre i
campeggiatori e i gitanti vengono trattenuti da uno dei volontari
del Park Service, che gli snocciola le regole, regole
pensate per la loro sicurezza che la maggior parte delle persone
tende a osservare, anche se c' sempre qualche casinista,
come capita quando si ha a che fare con il pubblico.
Gente che precipita dalla scogliera, gente che annega, gente
che si ubriaca e si azzuffa, ossa rotte, cuori che cedono, e il
tutto in una giornata lavorativa per il Park Service. Alma in
qualche modo ce l'ha con queste persone, il pubblico, che
calpesta tutto quanto e lascia in giro la spazzatura, ruba oggetti,
fa fuggire gli uccelli dal nido, anche se sa bene che non
dovrebbe - ma sarebbe proprio meglio che nessuno venisse
mai qui e le isole potessero essere quello che sono sempre
state. O avrebbero dovuto essere. Prima che arrivassero gli
aleutini a sterminare le lontre, prima dei pastori e dei mandriani
e di tutti gli altri.
Proprio mentre il capitano fa marcia indietro per portare
su a Prisoners' quelli che sono rimasti a bordo, il volontario
- un diligente uomo di mezza et con un paio di pantaloncini,
un berretto spinto all'indietro e in mano un bastone da
passeggio tutto lavorato - conclude con la raccomandazione
pi importante di tutte: Dovete essere di ritorno al molo in
tempo per partire alle quattro in punto. Una pausa per
scrutare i volti uno a uno. Altrimenti passerete la notte qui,
volenti o nolenti. I campeggiatori, chi  qui per un pic-nic
e chi per camminare, si scambiano un sorrisetto di sufficienza
- non perderanno mai la barca, pensano tutti, eppure una
volta su due c' qualcuno che la perde.
E allora, mentre Wade, Jen e gli altri stanno scaricando le
provviste per la festa e Alma se ne sta l a guardare la scena - il
suo primo viaggio sull'isola da quando  nata Beverly! - che
incrocia lo sguardo di una donna in piedi a destra del volontario.
La donna - potrebbe avere l'et di sua madre - sta fissando
proprio lei, forse la conosce? E piuttosto attraente, per
essere una donna che avr una sessantina d'anni, con un gran
cespuglio di capelli sale e pepe che spuntano da sotto uno di
quegli elaborati cappelli di paglia messicani e nell'insieme
trasuda eleganza e forma fisica, i suoi abiti giovanili - giubbetto
e jeans Levi's, una t-shirt nera con il logo di qualche
gruppo, stivali da cowboy - e la chitarra a tracolla. Continua
a fissarla - e anche Alma la fissa, cercando di collocarla -
quando sulla sua traiettoria visiva si frappone Wade.
Wade sta sorridendo. Ha due sacche di tela dall'aria pesante
piene di provviste che gli pendono dalle spalle e i muscoli
delle gambe tesi per lo sforzo. Forza, Alma, le dice,
che fai qui da sola? Non lo sai che c' una festa?
E infatti. La giornata le scivola addosso come un buon
bagno.  seduta circondata da amici all'ombra del vecchio
ranch in mattoni mentre dal grill salgono profumini invitanti
e le persone che arrivano, una dopo l'altra, come se lei fosse
un dignitario, un potente, la Regina dell'isola assisa sul suo
trono, a scambiare due chiacchiere e fare qualche moina alla
piccola. Quando  il momento, si alza e fa il suo discorso,
con Beverly che in un momento di euforia infantile tenta di
prendere il microfono, e lei si sente rilassata e a suo agio
come se stesse parlando da sola allo specchio. Fa i complimenti
ad Annabelle, fa i complimenti a Freeman, a Frazier e
all'impegno di tutti gli uomini della Island Healers, fa i complimenti
alla Nuova Zelanda, fa i complimenti alle ragazze
delle volpi, e alla fine, quando ha ringraziato tutti, spara fuori
una raffica di statistiche a sostegno dell'opera di ripristino
in corso, tutte quelle che le vengono in mente, alza un bicchiere
- di sidro, puro sidro di mele frizzante, ancora imperlato
dal contenitore termico - e brinda alle volpi, presenti e
future. E gli applausi? Gli applausi arrivano come uno
scroscio di pioggia sulle colline riarse l dietro, dove i pini
spuntano fuori dal sottobosco e le querce sono cariche di
ghiande.
Quanto a Rita, sa che c' qualche evento in corso, qualche
buffonata del Park Service che la terr lontana dalla propriet
e dal ranch che  venuta fin qui per vedere, per fermarsi
anche solo per un giorno, ma non sa di cosa si tratti n
cosa si voglia celebrare. Sente il profumo del barbecue e le
sembra di tornare indietro nel tempo, anche se quello che
stanno arrostendo non  agnello,  pronta a scommetterci. E
allora cos' - maiale? O meglio ci che resta di un maiale
dopo essere stato tritato e macinato, le ossa, l'ano, gli occhi e
tutto quanto, e rimodellato sotto forma di hot dog. E manzo,
naturalmente. Per il manzo non c' problema. Nessun conservazionista
lo vede mai se non in una vaschetta avvolta nella
pellicola trasparente, un ammasso di proteine esangue, e
in ogni caso probabilmente uno su due  vegetariano. Quindi
tofu, falafel, melanzane - aubergines, le chiamano -, peperoni
rossi, fiori di zucca, quel genere di cose che piacevano
ad Anise, su cui Anise si era fissata da quando era diventata
grande ed era andata via di casa.
C' il rumore di un microfono, una voce impastata che
cresce e poi scompare per qualche capriccio dell'impianto, e
lei si avvicina all'edificio, il luogo dei suoi ricordi, girando
alla larga da tutte quelle persone con i loro desideri e i loro
bisogni, poi si inerpica verso la golena del torrente per raggiungere
una posizione pi elevata e avere una visuale dall'alto,
vedere il posto cos com'era. Per tutta la traversata in barca
ha continuato a pensare a dove disperdere le ceneri, dove
avrebbe voluto Anise. Magari sull'angolo davanti alla casa,
pensava, che guardava verso la baia o magari di dietro, dove
aveva fatto il suo orto, ma ora, considerata l'intrusione, considerato
l'evento in corso, non ne  pi tanto sicura. Continua
a camminare, il terreno secco e spaccato, il pietrisco portato
gi dalle piogge che scivola sotto gli scarponi. Sente il
sudore sotto le ascelle, sull'orlo del cappellino.  una fulgida
giornata di sole, il cielo lass ricurvo come il coperchio
di un'ampolla. Le cavallette friniscono e volano nell'aria. Il
mondo le balza addosso in una miriade di sfumature di
marroni e grigi e del verde pallido riarso dal sole delle piante
che non vedranno la pioggia fino all'arrivo dell'autunno.
Erano stati due pescatori, su una barca per la raccolta dei
ricci, a trovare il corpo di Anise, non lontano da Scorpion,
come se stesse cercando di tornare a casa. Era rimasto in
acqua per quasi una settimana e doveva aver percorso una
ventina di miglia dal punto in cui si pensava che fosse avvenuto
il naufragio. Era toccato a lei. Doverla guardare, dover
guardare ci che era rimasto di lei, quando il medico legale
aveva tirato indietro il lenzuolo scoprendo la faccia e le spalle
e mostrando i capelli scoloriti e inerti come alghe e quella
carne che non era pi carne, era stato un delitto, talmente
crudele e sbagliato che Rita aveva temuto di non uscire viva
da quel posto, di cadere morta sul pavimento di quella stanza
gelida. Gli altri - Dave, Wilson e l'altra ragazza - non
erano mai stati rinvenuti. Nessuna traccia. Neanche della
barca, a parte qualche rottame buttato a riva. E che cosa le
avevano detto? Che laggi sul fondo di barche ce n'erano a
bizzeffe.
Le gambe la portano su per il canalone, sempre pi in
alto finch il letto comincia a restringersi e c' un rivolo d'acqua
che serpeggia dentro e fuori dalle pietre come se cercasse
di nascondersi. C' un posto su in alto, un gruppetto di
alberi sulla riva opposta dove uno dei mille torrentelli che
d'inverno alimentano il ruscello trova la sua strada per il
canyon, e a un tratto si rende conto di essere diretta l. Lass
c' pace, lo sa, e anche se le cose saranno cambiate in tutti
questi anni, alberi caduti e alberi cresciuti, scogliere franate
e lunghe carovane accecanti di massi volati gi,  sicura di
riuscire a ritrovarlo. Pu contare sulle sue gambe e le gambe
conoscono la strada.
Quando arriva  sudata fradicia, biancheria compresa, il
fiato non  pi quello di una volta. Ma il posto - un affioramento
idrico in quota dove le pecore venivano a leccare la
roccia, in cerca d'acqua e di minerali - sembra pi o meno
uguale a come se lo ricordava. Un gruppetto di querce, che
nel frattempo sono diventate pi grandi, il tronco largo come
le sue spalle, e uno stillicidio lento e costante di acqua
che scivola sulla parete di roccia raccogliendosi in una pozza
ombrosa animata dalla danza di insetti pattinatori e di quegli
altri esserini pi piccoli, i corissidi. Ci sono i corissidi.
E un'unica rana, che scompare con un tonfo sommesso e musicale
sotto un nugolo di libellule blu elettrico.
Le ceneri sono in un barattolo di metallo, con un coperchio
a vite, non un'urna. O almeno non un'urna di terracotta,
l'immagine che il termine le richiama alla mente, qualcosa
che ha a che fare con l'antichit e la durevolezza. Questa invece
non  un'urna, ma un barattolo. Si mette a sedere vicino
alla scura pozza ombrosa non pi grande di un lavandino, lo
tira fuori dallo zainetto e lo posa accanto a s. Poi prende la
chitarra che ha in spalla, la imbraccia e comincia a pizzicarla,
ascoltando, fermandosi per accordarla, per aggiustarla. Il
primo pezzo che canta  uno di quelli che faceva con Toby,
un lamento blues in mi bemolle, talmente triste che riesce a
stento a pronimciarne le parole, poi le dita ritrovano gli accordi
di Carrickfergus, un brano che da bambina Anise le
faceva suonare e risuonare - Carri di che cosa, mamma? le
chiedeva sempre. Carri di che cosa? E poi le canzoni per
Anise, solo per Anise, quelle che aveva fatto sue e quelle
scritte di suo pugno. Le canzoni. Il sole. L'isola. Per spargere
le ceneri aspetter che cali il buio, che tutti siano risaliti in
barca e se ne siano andati, quando gli unici suoni saranno i
suoni della notte.
Da qualche parte c' una volpe, gli occhi che rubano la
luce. Non  una delle volpi che sono state tenute in gabbia,
dotate di radiocollare o anche catturate. E una sopravvissuta,
una lottatrice, la punta del naso ferita in una lontana disputa
territoriale, guarita, ferita e di nuovo guarita. Qualcosa
si muove nell'erba notturna - saranno grilli, scorpioni, creature
con fluidi vitali che scorrono dentro il corpo. La volpe 
attenta, in ascolto. E da qualche parte, nell'ombra pi nera
dell'erba gialla tagliata, si muove qualcos'altro in un lento
attrito costante di vertebre sporgenti - un pioniere, un naufrago,
un sopravvissuto di tutt'altro genere. Immaginiamoci
il gioco dei muscoli flessuosi, la lingua che saetta, gli occhi
freddi e fissi che non hanno bisogno di vedere niente. E il
silenzio. L'erba ondeggia, la luna scende nell'acqua. Notte
sull'isola di Santa Cruz, notte immemore.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Desidero ringraziare Lotus Vermeer, Maria Daily, Kate
Faulkner, Rachel Wolstenholme, Marie Alex, Jim Perry, Jay
Brennan, Stephanie Mutz e Mike DeGruy per la loro cortese
assistenza nelle ricerche per questo libro. Desidero inoltre
esprimere la mia gratitudine agli storici e ai memorialisti
delle Channel Islands, i cui resoconti si sono dimostrati
preziosissimi per lo sviluppo di questa narrazione, in particolare
quelli di Michel Peterson, Maria Daily, John Gherini, Tom Kendrick, Clifford McElrath, Margaret Eaton e
Helen Caire.
Parti di questo libro sono state pubblicate, in forma leggermente
diversa, su McSweeney's, Orion e The Iowa Review.
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FINE.